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Disabilità, quanto resta da fare

Il bisogno di aiuto di cui necessitano emerge già dal fatto che oltre un terzo di queste persone vive da solo, tra gli ultrasessantacinquenni la quota sale al 42,4%. Si tratta di dati molto preoccupanti poiché palesano una diffusa condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone, che non possono contare sull’aiuto di un familiare. I dati raccolti evidenziano che il livello di istruzione per questo gruppo di popolazione è mediamente basso, nella classe di età 45-64 anni la percentuale di persone che hanno al più la licenza media si attesta a circa il 70%, senza significative differenze di genere. Questi numeri testimoniano il forte divario che c’è tra le persone con disabilità e il resto della popolazione, dove la quota di persone con titolo di studio basso nella classe di età 45-64 anni è di circa il 50%. Un altro diritto in parte disatteso è quello al lavoro, nella classe di età 45-64 anni la percentuale di persone in condizione di disabilità occupata è il 18%, nel resto della popolazione 58,7%, con rilevanti differenze di genere. Permane, dunque, la carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, che costringe le famiglie a continuare a svolgere e a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità. Il processo di integrazione delle persone con disabilità ha raggiunto in Italia un livello assai elevato» afferma Luigi D’Alonzo , docente di Pedagogia speciale dell’Università Cattolica e incaricato del rettore per l’integrazione degli studenti con disabilità o dislessia di tutte le sedi dell’Ateneo.

 
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