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La cultura salverà l’Europa

Milano La cultura salverà l’Europa Giovedì 11 e venerdì 12 maggio a Milano una due giorni internazionale di confronto e dibattito sui valori che nei secoli hanno fondato l’identità europea e hanno portato all’idea di “casa comune”. In un momento storico e politico che si sta interrogando sul valore e sul significato dell’unione dell’Europa, l’Università Cattolica promuove giovedì 11 e venerdì 12 maggio , con il contributo del Centro di cultura e iniziativa teatrale “Mario Apollonio” (Cit), l’evento “Identità europea. Una due giorni internazionale di confronto e dibattito sui valori che nei secoli l’hanno fondata e hanno portato all’idea di madrepatria e di “casa comune”. La cultura è vista non come qualcosa di statico, ma come un work in progress che, a partire dalla sua sedimentazione secolare, continua a evolversi e vuol essere fondamento dell’integrazione europea, per la prima volta nella storia impostata non su basi imperialiste, ma democratiche. Diritto, storia, cultura artistica e teatrale" si aprirà giovedì 11 maggio a Milano in largo Gemelli (aula Pio XI, ore 13) e proseguirà venerdì 12 presso la Biblioteca Ambrosiana in piazza Pio XI 2 (Sala delle Accademie, ore 9). Promossa dal Centro di cultura e iniziativa teatrale "Mario Apollonio", la due giorni è stata organizzata con il contributo scientifico dei professori dell'Università Cattolica Enzo Balboni , Angelo Bianchi , Paolo Biscottini e Annamaria Cascetta . La giornata di venerdì 12 sarà dedicata ad approfondire la cultura umanistica europea, con particolare attenzione all'arte e al teatro, attraverso relazioni di docenti italiani e stranieri.

 

Macron, la sfida è adesso

Il 21,30% ottenuto dalla candidata del Front National, ben distante dal 24% di Macron, aveva infatti mostrato come l’ipotesi di una vittoria di Marine Le Pen al ballottaggio assomigliasse più a uno scenario fantapolitico che a una eventualità effettivamente credibile. E la favola del giovane outsider – una sorta di principe azzurro postmoderno, candidatosi senza l’appoggio di alcun partito – si è conclusa con un successo che un anno fa ben pochi si sarebbero spinti a immaginare. Una di queste interpreta l’affermazione di Macron come una sconfitta dei «populisti» e come una vittoria dell’Unione europea. E non semplicemente perché nella retorica del candidato di En Marche! si possono intravedere i tratti di una specifica variante del populismo, che si nutre della retorica antipolitica, del rifiuto dei partiti e dei miti tecnocratici. Ma è tutt’altro che scontato che la buona performance del 23 aprile preluda alla nascita di una formazione di «sinistra populista» analoga a Podemos, che Mélenchon ha più volte prefigurato. Ma – con un programma incentrato sulla riduzione della spesa pubblica, sul taglio dei dipendenti pubblici, sulla flessibilizzazione del mercato del lavoro e sulla riforma delle pensioni – è davvero improbabile che il nuovo presidente francese non incontri sul proprio cammino più di qualche insidia. Senza un partito alle spalle, e senza neppure una solida maggioranza su cui contare, il sostegno di cui Macron ha potuto beneficiare nella competizione elettorale (forse più per le caratteristiche degli avversari e che per propri reali meriti) potrebbe anzi correre il rischio di dissolversi molto rapidamente.

 
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