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La cultura come tool diplomatico

cattolicapost La cultura come tool diplomatico L’incontro delle due Coree per le Olimpiadi invernali o la strategia del presidente francese Macron testimoniano che la Cultural Diplomacy è strumento di pace ma anche “braccio armato” del Soft Power di un Paese. Il suo ruolo assume nuove connotazioni, specie in un momento come quello attuale, in cui i social e la tecnologia sembrano essere protagonisti anche in questioni vitali, come si evince dai fatti drammatici degli scenari di guerra aperti. Attingere al patrimonio culturale può essere infatti una soluzione efficace, come ribadisce la Commissione Europea che nel 2016 identifica formalmente la “diplomazia della cultura” come soft power per promuovere crescita e dialogo. In cosa consiste questo approccio e quali sono le possibili realizzazioni? «La Diplomazia della cultura in epoca di interconnessioni globali rappresenta davvero uno strumento dalle molteplici funzioni» osserva Federica Olivares , ideatore e direttore del master in Cultural Diplomacy dell’ Alta scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) . Essa è, infatti, oggi più che mai un “solvente universale” che può abbattere mura altrimenti impenetrabili e costruire ponti anche fra i più acerrimi nemici. Le Olimpiadi in Corea del Sud del febbraio scorso sono state un clamoroso esempio di utilizzo della cultura sportiva, la Sports Diplomacy, che ha riaperto il dialogo fra le due Coree». Di Diplomazia della cultura, ruolo dei social media, global reputation e carriere internazionali si parlerà in occasione della tavola rotonda organizzata dal Master Cultural Diplomacy, martedì 8 maggio alle 15.30 in via Nirone a Milano , con approfondimenti e proposte da docenti, diplomatici ed esperti di relazioni internazionali.

 
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