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Un grest nelle terre del sisma

Milano Un grest nelle terre del sisma Il progetto promosso dall’Unità di ricerca sulla resilienza RiRes dell’Ateneo insieme alla Comunità Volontari per il Mondo e alla Fondazione Laureus ha portato 50 ragazzi dei comuni colpiti dal terremoto a riappacificarsi con la natura. luglio 2017 di Alberto Arosio * Due giornate di campo estivo nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Allo stesso tempo ho incontrato anche i bambini, che tramite racconti e brevi aneddoti, hanno saputo esternare la loro visione del terremoto: un misto tra timori e capacità di esorcizzare quanto vissuto. E chissà, che un domani, possa diventare una nuova leggenda degna di essere letta e aggiunta tra quelle che aleggiano su queste montagne. Da queste giornate sono così fuoriuscite quelle stesse virtù che i bambini hanno giocosamente donato al cavalier Guerrin Meschino , fatte di forza, fede, furbizia, coraggio, rispetto, sorriso e amore in contrasto a tutte quelle paure che invece rallentano la serenità e l’agire quotidiano di chi abita queste terre. studente del master Relazioni di aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale e internazionale #terremoto #marche #resilienza #psicologia Facebook Twitter Send by mail DUE PROGETTI IN MONTAGNA “Resilienza: la nostra terra” e “Sport e leggende: la montagna amica” . RiRes della Cattolica, oltre al Campo estivo di due giorni a metà giugno sui Monti Sibillini con Comunità Volontari per il Mondo e Fondazione Laureus , ha proposto un Summer Camp dal 26 giugno al 1° luglio a San Severino Marche insieme a Hope .

 

Le università italiane raccolgono fondi per l’ateneo di Ferrara

Fra questi ci sono l’Università di Ferrara e la sua comunità di studenti, docenti e cittadini. La CRUI esprime cordoglio e partecipazione per le popolazioni colpite e istituisce il fondo Università Emergenza Terremoto, facendo appello agli atenei e al personale docente e tecnico-amministrativo delle università italiane perché partecipino a una raccolta di risorse per la ricostruzione degli edifici danneggiati dell’Università di Ferrara. L’IBAN del conto sul quale versare il proprio contributo è IT 49 X 02008 05154 000102149831. Inoltre, ormai da settimane gli ingegneri del consorzio interuniversitario ReLUIS ( Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica) sono al lavoro nelle zone colpite dal sisma. Provenienti da più di 40 Atenei italiani ed esperti nella valutazione e nella riduzione della vulnerabilità e del rischio, i volontari della ReLuis coadiuvano attivamene l’azione del Dipartimento della Protezione Civile. A supporto di questa attività la Conferenza dei Rettori sta sensibilizzando gli studiosi di eventi sismici delle università e dei Centri di Ricerca perché contattino la ReLUIS e diano la propria disponibilità a partecipare alle attività di misurazione e programmazione degli interventi nelle zone colpite dal sisma. terremoto Facebook Twitter Send by mail.

 

Terremoto, la Cattolica al lavoro

Da giovedì 5 luglio tre assistenti del master, alcuni ex tirocinanti con un’esperienza già consolidata durante il terremoto in Abruzzo e alcuni studenti del master in stage sono presenti nel campo allestito dalla Protezione civile della Regione Lombardia per offrire un supporto alla popolazione colpita dal terremoto. Poiché il 70% sono stranieri, in prevalenza pachistani, sik indiani e alcuni nord africani, l’obiettivo principale del progetto è l’integrazione dei ragazzi nella difficile vita quotidiana fatta di code per la mensa, alle docce ecc., situazioni in cui emergono prepotentemente le diversità culturali e i problemi di convivenza. Il gruppo di lavoro mira a far dialogare tutti i ragazzi organizzati in diverse di attività di gioco e riuniti durante i pasti, pranzo e merenda, distribuiti dai volontari e offerti dalla Protezione civile. Alle famiglie di Moglia che hanno aderito al progetto verrà distribuito nei prossimi giorni un depliant informativo a cura del master con una serie di indicazioni pratiche sulla gestione a livello psicologico dei possibili problemi riscontrati nei bambini. Se il bambino piange, ha paura, è irrequieto, vuole stare di più con i genitori, ha difficoltà a dormire, parla molto o troppo poco di quello che è successo è normale e con il passare del tempo tutto questo scomparirà. Come la terra necessita di circa tre mesi per ritrovare il suo equilibrio dopo il terremoto, ai bambini occorre un certo periodo di tempo per recuperare la fiducia e la stabilità di prima. E’ un dato di fatto che i bambini danno il meglio di sé nelle situazioni difficili e che, se aiutati di fronte all’evento traumatico, possono non solo recuperare ma anche arricchire il loro percorso di crescita.

 

Terremoto, gemellaggio con Camerino

brescia Terremoto, gemellaggio con Camerino La sede di Brescia offre la possibilità agli allievi dell’ateneo marchigiano, colpito dal sisma, di seguire le lezioni del primo semestre nel campus di via Trieste, con un accordo di learning agreement . Potrebbe essere la soluzione studiata per alcuni di circa 6.000 studenti dell’ateneo marchigiano, che è stato costretto a sospendere la totalità delle attività amministrative e didattiche dopo il sisma che ha colpito il territorio nelle scorse settimane. L'intento è quello di dare la possibilità agli studenti e ai ricercatori marchigiani di continuare a seguire le lezioni a Brescia - almeno nel periodo del primo semestre - per non rimanere indietro con programma ed esami, ma restando formalmente legati alla propria Università e al percorso di studi. L’idea è stata lanciata dai due rettori degli atenei bresciani, Franco Anelli e Maurizio Tira , al collega di Camerino, Flavio Corradini , per offrire sostegno e informarlo di come Brescia sia pronta a mettere a disposizione le proprie aule e i propri mezzi. A questo proposito è già scattata una gara di solidarietà da parte di alcuni studenti bresciani e delle loro famiglie che hanno già manifestato disponibilità ad accogliere i colleghi marchigiani, mettendo a loro disposizione alcune stanze. Tra gli studenti che, invece, usufruirebbero immediatamente della possibilità di un eventuale “gemellaggio” tra atenei c’è Manuel Zamparini , studente di Bagnolo Mella (Bs) iscritto al primo anno della facoltà di Informatica dell’Università di Camerino. Ho deciso di iscrivermi nelle Marche sfruttando l’ospitalità di alcuni miei parenti a Gagliole, una località in provincia di Macerata, a 20 minuti dall’università, che risulta tra i centri colpiti dal sisma» ha raccontato.

 

A pranzo con i ragazzi di Arquata

Milano A pranzo con i ragazzi di Arquata Un gruppo di 27 allievi dell’istituto comprensivo di Tronto Valfluviana (Ap), provenienti dai comuni terremotati di Acquasanta e Arquata, è stato accolto nella mensa Necchi.9 della sede di Milano nell’ambito di un percorso per superare il trauma. dicembre 2016 Oggi l’Università Cattolica ha ospitato a pranzo 27 ragazzi di terza media dell’Istituto comprensivo di Tronto Valfluviana (AP) e 4 tra i loro insegnanti , provenienti dai comuni terremotati di Acquasanta e Arquata . Aderendo a un progetto di HOPE onlus , l’Unità di ricerca sulla Resilienza (RiRes) del Dipartimento di Psicologia dell’ateneo ha collaborato mettendo a disposizione l’esperienza di anni di lavoro in contesti di emergenza con i minori. Il progetto ha come principali protagonisti minori coetanei milanesi che, sostenuti da psicologi e ricercatori dell’Unità di Ricerca sulla Resilienza del Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica e operatori specializzati di Hope Onlus, portano aiuto e sostegno ai ragazzi dei comuni di Arquata, Acquasanta e Amatrice colpiti dal terremoto. L’Unità di Ricerca sulla Resilienza (RiRes) Nasce all’interno del Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Un team di docenti, ricercatori e professionisti che opera da diversi anni nell’ ambito di progetti di ricerca, formazione e intervento sulle tematiche di resilienza. L’obiettivo è promuovere processi di resilienza in situazioni di vulnerabilità quali guerra, migrazione forzata e catastrofi naturali.

 

Terremoto, gara di solidarietà al Gemelli

roma Terremoto, gara di solidarietà al Gemelli In seguito al sisma che ha colpito il Centro Italia, tanti i romani che hanno donato il sangue al Centro trasfusionale del Policlinico, dove sono stati ricoverati 19 feriti, provenienti soprattutto da Amatrice. agosto 2016 Sono complessivamente 19 le persone assistite al Policlinico Universitario A. Gemelli a seguito del sisma che ha colpito il Centro Italia. Di queste 10 sono entrate in codice rosso (tra cui due bambine di 12 e 7 anni) e 9 in codice giallo. I feriti - nella maggioranza di Amatrice e alcuni romani in villeggiatura nei centri colpiti dal sisma - sono in miglioramento, comprese le due piccole pazienti. Il Centro Trasfusionale, dove a oggi oltre 100 persone hanno donato il sangue, manifestando così la propria solidarietà verso le vittime del terremoto, riprende i normali orari di attività. In questa situazione drammatica voglio ringraziare – dichiara il direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Enrico Zampedri – tutto il personale medico, sanitario, tecnico e amministrativo del Policlinico per l’opera senza sosta che in questi giorni stanno tutti prestando. Colgo l'occasione per esprimere la nostra commossa solidarietà anche alle famiglie delle numerose vittime e dei feriti, che stiamo accogliendo e sostenendo emotivamente anche attraverso l'opera di un team di psicologi».

 

Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia

milano Psicologi in aiuto di chi ha perso la storia Il direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Ateneo Fabio Sbattella è stato nelle zone colpite dal sisma per mappare i bisogni di chi si ritrova senza più passato e senza futuro. Il professor Fabio Sbattella (nel video qui sopra e nella foto sotto) , direttore dell’ Unità di ricerca in Psicologia dell’emergenza dell’Università Cattolica, è stato nei luoghi colpiti dal terremoto per una prima esplorazione dei bisogni. Poi le ondate di rabbia (domande come: “Perché proprio a me?”); il disgusto , soprattutto di fronte alla visione di cadaveri (un sentimento che colpisce anche i soccorritori). La persona si trova a dover ripensare se stessa come dopo un lutto e deve abbandonare il progetto di vita originario , perché quello che era è morto». E, oltre all’intervento con tutte le persone ospitate nei campi, che può interessare i primi due-tre mesi, si affianca ala presa in carico di quei casi, che la letteratura scientifica quantifica nel 20%, che scivolano in una situazione di trauma psichico . È una frattura interna, che in termine tecnico si chiama Disordine post traumatico (Ptsd - Posttraumatic stress disorder) e può presentarsi un mese dopo il terremoto, quando la persona comincia a realizzare quello che è realmente successo». Nel caso specifico del terremoto che ha colpito il Centro Italia, secondo il professor Sbattella, c’è da attendersi un numero molto inferiore di persone ospitate nelle tendopoli rispetto ai sismi precedenti, perché, essendo zone di villeggiatura, chi ha potuto è tornato alle proprie prime case.

 

Prevenire paga, perché non farlo?

Parla il professor Roberto Zoboli 29 agosto 2016 di Roberto Zoboli * Il terremoto che ha colpito l’area tra Rieti, Ascoli Piceno e Perugia ripropone questioni che il nostro Paese dibatte da decenni in tema di perdite umane, danni economici e, soprattutto, strategie di prevenzione senza risultati veramente efficaci a lungo termine. Lasciando per un momento da parte le tragedie umane causate da terremoti, inondazioni e frane, che in Italia hanno causato migliaia di morti negli ultimi decenni, la dimensione economica delle catastrofi è di per sé stessa tale da richiedere grandi strategie. Le stime, basate anche sull’analisi di cataloghi storici e stime pre-esistenti, indicano come nei 69 anni fra il 1944 e il 2012 il danno complessivo prodotto da terremoti, frane e alluvioni in Italia abbia superato i 240 miliardi di euro, con una media di 3,5 miliardi l’anno . Si tratta di stime basate sugli stanziamenti (non sempre le spese effettive) di bilancio pubblico e quindi non coprono che una parte dei costi effettivi (interruzione di attività e reti, perdite di capitale produttivo, ecc.). In questi giorni circola la stima di 93 miliardi/ di investimenti per mettere in sicurezza antisismica le strutture abitative, una cifra che equivale al 5,7% del Pil italiano del 2014 ma non rappresenta tutti i fabbisogni di prevenzione, ad esempio per frane e alluvioni. Sono limiti che il Governo sta cercando ora di superare per i costi ex post dell’evento in Centro Italia ma rimangono ancora insuperabili per gli investimenti pubblici di prevenzione ex ante, il che costituisce una condizione del tutto irrazionale. L’accettazione culturale da parte di tutti che la straordinaria bellezza dell’Italia, nessuna parte esclusa, nasconde un’alta o altissima condizione di rischio naturale è un pilastro fondamentale di qualunque strategia di prevenzione che non cada nel vuoto di quello che gli economisti chiamano “azzardo morale”.

 

Terremoto, anche l’arte è ferita

IL COMMENTO Terremoto, anche l’arte è ferita Il nostro patrimonio monumentale ha fatto i conti con i sismi fin dalle origini, come è già successo in passato alla stessa Amatrice . agosto 2016 di Alessandro Rovetta * Ancora una volta la nostra penisola è stata colpita da una violenta scossa di terremoto che accanto all’ingente bilancio di vittime umane conta gravi ed estesi danni al nostro patrimonio culturale. Un primo censimento del ministero dei Beni culturali (Mibact) ha registrato almeno 300 siti di interesse artistico e architettonico colpiti dal sisma la cui localizzazione parte dall’epicentro dell’alto corso del fiume Tronto e si espande fino a Spoleto, Camerino, Macerata e, nuovamente, L’Aquila. È opinione di molti che nella pianura padana, nel corso del medioevo, le distruzioni provocate dai terremoti abbiano incoraggiato le costruzioni di nuove cattedrali più grandi e strutturalmente più sicure. La stessa Amatrice, il centro più colpito dalle scosse dello scorso 24 agosto, annovera nella sua storia secolare altri terremoti ben documentati nel XVII e XVIII secolo che, nel 1639, portarono al collasso del palazzo degli Orsini, storici feudatari della zona, e di altri antichi edifici . Soprattutto in questo caso, occorrono piani integrati che considerino patrimonio culturale non solo i singoli monumenti, ma l’intero impianto urbano di questi centri, cresciuti armonicamente nei secoli e inseriti in un paesaggio appenninico di rara bellezza per la sua abbondanza di acqua e vegetazione . Va ricordato che per Amatrice e Accumoli esiste una catalogazione capillare realizzata dalla Soprintendenza che comprende beni artistici, architettonici e paesaggistici e che può funzionare come indispensabile base di lavoro per i recuperi e le ristrutturazioni.

 
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