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Alla guerra dei dazi

Un’iniziativa già tentata da Bush nel 2003, che ha il chiaro intento di sfavorire la Russia, il Giappone e, soprattutto, la Cina, nei due settori citati, particolarmente sensibili per gli Usa. Una chiara delegittimazione dell’Organizzazione mondiale del commercio, secondo Andrew Spannaus , giornalista americano che già mesi prima aveva previsto la vittoria di Trump, per la sua capacità di intercettare le reali esigenze del popolo americano, di quelle classi oppresse che ormai rappresentano il 75% dei Paesi ricchi. Su una lunghezza d’onda diversa il direttore dell’ Aseri Vittorio Emanuele Parsi ( in alto la sua videointervista ), che ritiene vi sia «una visione teologica, astorica del libero commercio», che invece ha causato questa distribuzione iniqua delle risorse nelle nazioni più sviluppate. Il protezionismo (che Trump di certo non ha inventato) a suo tempo ha fatto aumentare i dati relativi al commercio degli States e permesso di proteggere lo standard e la qualità dei loro prodotti. È questo ciò che preme maggiormente al Presidente, quello che ha promesso ai suoi elettori e che ora tenta di rispettare: produrre, far crescere la manifattura, ridurre il deficit commerciale e il gap con la Cina. Per il professor Luca Rubini dell’Università di Birmingham, invece, ciò che ha causato questo divario sempre più netto tra poveri e ricchi è la mancanza di politiche interne mirate, non il libero commercio. I dazi nascono per sfavorire la Cina ma in realtà impattano più sul Canada, sul Messico e sull’Unione Europea, tanto che è stato rinviato fino a giugno l’ultimatum all’Unione europea, nel tentativo di trovare finalmente un accordo proficuo per entrambe le parti in causa.

 

Sei settimane per sentirsi Bruins

UCSC international Sei settimane per sentirsi Bruins Così si chiamano gli studenti della Ucla, una delle più prestigiose americane, dove Anna, studentessa di Economia, ha trascorso il suo Summer Program . Un immersione in un metodo di studio molto diverso all’interno di un campus a misura di studenti. Sono arrivata a Los Angeles qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni, giusto per smaltire al meglio il jet-lag, girare per la città e conoscere lo stile di vita americano con cui avrei dovuto convivere per più di un mese. Dopo aver visitato la Walk of Fame, l’Hollywood Sign e il Griffith Observatory, che sono le principali attrazioni turistiche di Los Angeles, è arrivato il momento di trasferirsi nel Campus della University of California, Los Angeles (Ucla) per iniziare le lezioni. Io e gli altri studenti italiani alloggiavamo a Hedrick Hall, una delle tante residenze universitarie messe a disposizione dalla Ucla, provvista di tutti i servizi come wi-fi, aule studio e lavanderia e non distante dalle mense convenzionate con il nostro programma. Parlando dei corsi universitari, i miei compagni e io abbiamo scoperto giorno per giorno il metodo americano molto differente dal nostro e basato più sulla partecipazione attiva in aula piuttosto che sulla lezione frontale a cui siamo abituati in Italia. Non posso che dire di essere contenta e soddisfatta di questa, seppur breve, esperienza internazionale, spero che sia un punto di partenza per tante altre avventure.

 

Detroit o Shanghai, estate in azienda

Nel racconto di Chiara Caviggia , studentessa di Psicologia delle organizzazioni, il valore aggiunto di una formazione sul campo negli States. Quindici giorni intensi su ogni fronte, che mi hanno dato l’opportunità di tornare negli Stati Uniti, dove ho potuto non solo assaporare la classica vita americana ma anche immergermi in un contesto aziendale nuovo, ricco di stimoli e di occasioni di apprendimento. Mi sono messa alla prova ogni giorno (e ogni notte!) con tenacia ed entusiasmo, con gli stessi occhi e con lo stupore di un bambino che si affaccia a un mondo nuovo. Ogni lezione e ogni team work ha richiesto energia, sforzo, impegno e voglia di fare, che non sono mai venuti meno perché è sempre stato un “chiedere tanto, a fronte di un dare immenso”. Anche sul piano dei rapporti con i miei compagni di viaggio ho imparato con meraviglia che in due settimane è possibile avvicinarsi, conoscersi, condividere, raccontarsi fino a costruire delle vere e proprie amicizie. Ogni momento è stato indimenticabile, perché si era sempre insieme: un gruppo di 30 persone, provenienti da posti diversi e ognuno con la propria storia ma i legami che si sono creati si sono consolidati giorno per giorno, siamo nel tempo libero che nel duro lavoro. Il programma si focalizza sulle tematiche di "Project & People Management" all’interno di un contesto multinazionale; la gestione delle persone e dei progetti è infatti un requisito fondamentale per entrare nel mondo del lavoro e affrontare le sfide di un mercato internazionale sempre più competitivo.

 

Dopo l’Erasmus, lavoro a stelle e strisce

Ma ciò che ha reso così importante tutte queste esperienze sono le persone che ho incontrato nel mio percorso: mi hanno aiutato a inserirmi in contesti nuovi o a mettermi in gioco in qualcosa di diverso. Devo dire grazie ad ognuno di loro, ma anche alla mia università, che ha reso possibile questo itinerario che dalla Spagna mi ha portato nel cuore degli Stati Uniti. Questa esperienza mi ha sicuramente permesso di responsabilizzarmi, imparando a dividere equamente il mio tempo tra faccende di casa, lezioni, preparazione degli esami e uscite con compagni di corso della facoltà di economia o altri studenti Erasmus. Così, dopo una pausa di solo una settimana, sono volato direttamente negli States, in Maryland, per iniziare questa ulteriore, indimenticabile esperienza al più grande Water park di Ocean City. Così, dopo una settimana, sono andato nell'ufficio del mio capo chiedendole se potevo essere d'aiuto nello svolgimento di ulteriori mansioni, pur sapendo che il mio stipendio non avrebbe subito alcun aumento. Alla fine di ogni corso il superamento di un test scritto permetteva di essere promosso a un ruolo di maggiore responsabilità (con qualche dollaro in più). Così, quando inaspettatamente si è liberata una posizione manageriale, la mia direttrice mi ha proposto di ricoprirla: il giorno seguente ero al mio primo dei cinque giorni di training previsti dalle normative, in veste però di "manager supervisor".

 
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