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L’altra economia di Giuseppe Toniolo

MILANO L’altra economia di Giuseppe Toniolo A cent’anni dalla morte, un convegno ripercorre vita e pensiero dello studioso pisano, tra i promotori dell’idea di un’università cattolica in Italia. novembre 2018 di Aldo Carera * Una figura che merita di uscire dall’ostentata indifferenza da cui emerge sporadicamente in occasione di qualche particolare ricorrenza biografica. Giuseppe Toniolo, il professore pisano di economia proclamato beato da Benedetto XVI il 29 aprile 2012, si è sempre distinto per la sua fervida attività intellettuale tradotta in un impegno attivo e diretto non solo nel movimento cattolico italiano, ma anche in quello internazionale di fine Ottocento e inizio Novecento. In uno scenario fondato su una prospettiva religiosa, l’uomo si pone al centro della vita economica e ogni azione umana è riconducibile a una legge morale in grado di indicare una nuova sintesi tra efficienza e giustizia, tra produttività e carità. Ai suoi contemporanei Toniolo chiedeva di confrontarsi con il principio cristiano che afferma il bene come fine ultimo della vita dell’uomo nell’intera gamma delle sue espressioni e delle sue attività, soprattutto nelle relazioni economiche e sociali. Per rigenerare i processi di sviluppo capitalistico Toniolo confidava sulla naturale socialità dell’essere umano e sulle libere associazioni all’interno di un ordinamento civile e democratico che affianca alle responsabilità propriamente politiche l’apporto autonomo di tutte le forze sociali, economiche e istituzionali. docente di Storia economica alla facoltà di Economia, direttore dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia «Mario Romani» #toniolo #economia #etica #benecomune Facebook Twitter Send by mail.

 

L’etica fa bene alla finanza

MILANO L’etica fa bene alla finanza Profitto e solidarietà non devono essere antagonisti e l’economia deve favorire il progresso del bene comune nel rispetto della dignità umana. Il convegno, organizzato da Università Cattolica, Associazione Bancaria italiana (ABI) e Banca Mediolanum, ha messo in evidenza come le indicazioni della Santa Sede, di respiro mondiale, siano opportune per intendere l’attività economica e finanziaria al servizio dell’economia reale e del bene comune. Se ci si fosse ispirati a questi principi, molto lontani da quelli della finanza speculativa che ha innescato la crisi del 2007 - e di cui si subiscono ancora gli effetti -, sarebbero stati evitati tanti danni a persone e aziende. A entrare nel vivo della questione è stato il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli che, nel suo intervento, ha posto l’accento sull’importanza di un’analisi ampia e accurata del Documento, utile a fornire indicazioni pratiche e concrete, e non solo nobili dichiarazioni. Ma può l’economia favorire il progresso del bene comune nel rispetto della dignità umana? Secondo il presidente dell’ABI Antonio Patuelli va posto «un limite al mercato affinché non diventi un luogo di anarchia e di sopraffazione». Ne è convinto il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro, che ha infatti spiegato che «la finanza ha il dovere di selezionare gli investimenti e scegliere quelli che portano utilità sociale e che il profitto è lecito se rispetta la persona umana». Infine l'economo della Cei Mauro Salvatore, tirando le somme del dibattito, ha colto la continuità del Documento con la dottrina sociale della Chiesa dall’enciclica Populorum progressio di papa Paolo VI alla Laudato si’ di papa Francesco.

 
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