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La preghiera che sgretolò il muro

 

Muro di Berlino, un punto di non ritorno

Unica eccezione: la Russia, i cui abitanti hanno forti nostalgie del passato (segno delle grandi difficoltà che incontra il governo di Putin e di cui si ha in genere scarsa consapevolezza). Alla luce di questi sondaggi, la caduta del Muro di Berlino appare chiaramente un passaggio definitivo e un punto di non ritorno nella storia contemporanea. Lo conferma anche un altro elemento che emerge implicitamente dalle opinioni di polacchi, ungheresi, slovacchi e tanti altri: l’importanza dell’allargamento dell’unità europea ai loro paesi. La caduta del Muro infatti ha aperto la strada a questo allargamento, decisivo per lo sviluppo economico che rende questi paesi così soddisfatti della loro situazione attuale. Si tratta soprattutto di quello che invece apparve evidente nel 1989: il trionfo dell’Occidente, che fece parlare a qualcuno di fine della storia. Trent’anni dopo appare chiaro che quel trionfo non ci fu. Il Muro non è caduto per lo scontro con l’Occidente, che pure c’è stato, ma per una globalizzazione che ha profondamente sconvolto l’economia e la politica mondiali. muro di berlino #agostino giovagnoli #storia #guerra fredda Facebook Twitter Send by mail Print La caduta del Muro vista dalla ";Generazione Z"; La caduta del muro per loro è un ricordo arrivato soprattutto dai racconti dei nonni e dei genitori ma non per questo meno sentito.

 

Da Piacenza a Berlino: un viaggio di arricchimento formativo

Piacenza Da Piacenza a Berlino: un viaggio di arricchimento formativo Studenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Cattolica di Piacenza nella capitale tedesca per confrontarsi con nuove realtà educative. dicembre 2018 Dopo l’esperienza di tirocinio a Barcellona promossa dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza , altra partenza e altra nuova esperienza per gli studenti dell’Ateneo piacentino che sono giunti a Berlino , meta ambita dai giovani in cerca di opportunità e crescita formativa e professionale. È il secondo anno che il Corso di Pedagogia dei servizi per l’infanzia in Italia e in Europa organizza un viaggio-studio al di fuori dei confini geografici italiani. Per Martina tutto questo è sostenuto dalla fiducia nelle diverse abilità che i bambini possiedono, fiducia costruita grazie allo stretto legame con le famiglie, da sempre al centro della proposta educativa, considerata da Letizia motore di sviluppo del bambino e dell’intero nucleo familiare. Matteo , al primo contatto coi servizi per l’infanzia, ma con alle spalle diverse esperienze educative in sud America, si sofferma sulla struttura fisica, l’organizzazione degli spazi, dei tempi e del paradigma teorico a cui questi fanno riferimento. berlino #esperienzaformativa #pedagogia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Da Berlino ad Ankara, Natale di paura

Milano Da Berlino ad Ankara, Natale di paura L’attentato ai mercatini natalizi e l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia: due fatti non direttamente collegati ma da inquadrare in uno scenario mondiale in fiamme, che ha un simbolo nel dramma di Aleppo. L’analisi dei professori Lombardi e Parsi 20 dicembre 2016 di Marco Lombardi * Di quello che è successo a Berlino la sera del 19 dicembre sono pieni i media: un camion piomba sul mercatino di Natale della capitale, morti e feriti sono il risultato. La vulnerabilità non è nell’evento: per sua natura poco prevedibile come tutti gli eventi tragici che hanno colpito l’Europa in questi mesi, orientati dalla capace propaganda di Daesh (o Isis). Qualcuno ha sostenuto la volontà di colpire i simboli dell’occidente, sostenendo che come a Nizza il 14 luglio si volle colpire la festa laica rivoluzionaria della Bastiglia, così a Berlino si è voluto colpire una festa cristiana come il Natale, attaccando il mercatino prossimo alla chiesa. L’Italia entra anche nei commenti quale Paese da cui il Tir è partito per andare a Berlino sulla via di casa con destino Polonia, ritornando alla giustificazione per la quale essere una base logistica presuppone una sorta di area franca del jihad. Il terrorismo è tale per gli effetti degli eventi che produce, che richiedono una risposta a breve per le politiche di sicurezza e di difesa dalla minaccia. Daesh ha dalla sua una efficace propaganda che da mesi insiste sulla necessità di colpire comunque e ovunque, con i mezzi della quotidianità, i nemici: il magazine del Califfato, Rumiyah , nel terzo numero del mese scorso ha bene descritto come utilizzare un mezzo pesante per scagliarsi sulla folla.

 
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