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Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo

il dibattito Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo A cent’anni dall’«Appello ai liberi e forti», le sue parole d’ordine sono ancora attuali a fronte delle sfide dell’individualismo digitale e delle ideologie che alimentano la paura. Un dibattito tra alcuni docenti sul rapporto tra cattolici e politica. luglio 2019 “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà” . Con queste parole il 18 gennaio 1919 dall’albergo Santa Chiara di Roma, la Commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano, con a capo il segretario politico don Luigi Sturzo , dava inizio alla partecipazione attiva dei cattolici in politica. Un appello che, anche a cento anni di distanza, non ha perso smalto e freschezza. Abbiamo chiesto ad alcuni professori di spiegare l’attualità di alcune delle sue tesi.

 

L’eredità di Gemelli 60 anni dopo

luglio 2019 Pubblichiamo l’articolo della professoressa Maria Bocci sulle origini dell’Università Cattolica in occasione della ricorrenza dei 60 anni dalla morte del fondatore dell’Ateneo, padre Agostino Gemelli, avvenuta il 15 luglio 1959 di Maria Bocci * Se si guarda alle origini dell’Università Cattolica si rimane impressionati dalla temperie storica in cui è stata fondata. Il gruppo di amici che da tempo si stava adoperando per creare l’ateneo dei cattolici italiani ora si muoveva su un terreno pieno di incognite, in uno dei periodi più ardui della storia nazionale. E ne aveva coscienza: «Pensare alla coltura superiore mentre l’Italia nostra è in preda a convulsioni, mentre imperversa una bufera che potrà forse tutto sommergere, può sembrare iniziativa di gente che vive fuori dal mondo, non a contatto con la tremenda realtà dell’oggi!». Insieme ai fatti, testimoniano una vera e propria «audacia cristiana», che suona come una sfida sino ad oggi, forse perché il secolo che ci tocca di vivere si è aperto con un groviglio di problemi la cui portata rischia di non essere meno impegnativa. Credeva, infatti, che all’operosità cattolica mancasse un sostrato di conoscenze rigoroso e verificato, quel sostrato che per lui, abituato a confrontarsi con l’analisi sperimentale, era indispensabile a un impegno dei cattolici che non soffrisse di pressapochismo. Al di là delle considerazioni che si potrebbero fare sulla storia dell’Università Cattolica e sui risultati del progetto culturale che l’ha originata, si deve riconoscere a padre Gemelli la capacità di incidere sul proprio tempo. Proporre ai giovani in maniera leale una certa impostazione culturale può rivelarsi un elemento di forza in un contesto che sembra alla ricerca di interlocutori credibili, dal punto di vista culturale non meno che da quello umano.

 

Cattolici e politica, attenti alle divisioni

dibattiti Cattolici e politica, attenti alle divisioni L’iniziativa di Sturzo fu fermata da una parte del mondo cattolico, manovrata da una forza estranea che utilizzò strumentalmente temi cari ai cristiani, con conseguenze terribili per la chiesa e per il Paese. Ed è significativo che anche l’Università Cattolica del Sacro Cuore senta il bisogno di ricordare la fondazione del Ppi. Padre Gemelli, infatti, non condivideva l’impianto aconfessionale del partito sturziano (ma poi ha sostenuto la Dc che ne è stata la prosecuzione). Ma, soprattutto tra vescovi e parroci, continua a prevalere la convinzione che la politica divida e che non convenga sostenere questa o quella iniziativa politica promossa da una parte dei cattolici, in cui certamente un’altra parte non si ritroverebbe. È accaduto proprio con Sturzo, la cui iniziativa è stata fermata da una parte del mondo cattolico, abilmente manovrata da una forza estranea in grado di utilizzare strumentalmente temi cari ai cattolici. Pochi giorni fa, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti , ha dichiarato che «staccare i fedeli dal Papa è una manovra sbagliata e controproducente» e ha aggiunto che «non basta dirsi cattolici per diventare De Gasperi». Non fu Sturzo, allora, a sbagliare né gli altri “liberi e forti” che lo seguirono, ma coloro che ebbero troppa paura di manovre insidiose e di minacce pesanti. Ma è necessario saper essere veramente liberi e forti: ecco la grande attualità dell’Appello di cento anni fa. * docente di Storia contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia Primo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall'Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 
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