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Fine vita, la parola alle religioni

È il Manifesto Interreligioso dei Diritti nei Percorsi di Fine Vita presentato oggi, martedì 5 febbraio, nel Salone del Commendatore del Complesso Monumentale del Santo Spirito a Roma. Ogni persona ha il diritto di conoscere ed essere reso consapevole del suo percorso di cura e del possibile esito, secondo i protocolli terapeutici più aggiornati, affinché possa gestire la propria vita in modo qualitativamente soddisfacente, anche in relazione alla propria spiritualità e fede religiosa. Ogni persona ha il diritto di comunicare la propria fede religiosa alla struttura sanitaria affinché possa essere rispettata, in conformità alla normativa sulla privacy. Ogni persona ha il diritto di usufruire di servizi rispettosi della sua sfera religiosa, spirituale e culturale, compatibilmente con le possibilità organizzative. Ogni persona ha diritto di avere accanto il proprio Referente religioso o Assistente spirituale cui sia garantito l’accesso, compatibilmente con l’organizzazione dei servizi sanitari. Ogni persona ha il diritto nel percorso di fine vita di potersi avvalere di un mediatore interculturale o altra persona competente autorizzata, il cui intervento viene favorito dalla struttura sanitaria. Ogni persona ha il diritto di chiedere, qualora l’Assistente spirituale della propria fede non fosse disponibile, l’assistenza da parte di un Referente di altra fede.

 

Fine vita, un premio al manifesto

Roma Fine vita, un premio al manifesto Second Prize della World Interfaith Harmony Week, istituita dall’ONU nel 2010, per il documento interreligioso che definisce i diritti, il rispetto della dignità e il supporto spirituale per chi si trova nella fase finale della vita in strutture sanitarie. aprile 2019 Prestigioso riconoscimento internazionale per il Manifesto Interreligioso dei Diritti nei Percorsi di Fine Vita. Nove i punti del Manifesto, presentato lo scorso 5 febbraio a Roma, presso il Complesso Monumentale del Santo Spirito, alla presenza del Ministro della Salute Giulia Grillo e dell’Assessore alla Sanità delle Regione Lazio Alessio D’Amato . “I leader di diverse fedi (buddista, cattolico, islamico, indù, ebreo, ortodosso, cristiano riformato) – si legge nella motivazione del Premio - hanno firmato un Manifesto per assicurare sostegno religioso e spirituale ai malati in strutture sanitarie come ospedali, ospizi o a casa durante la fase finale della loro vita. Il Ministro della Salute italiano Giulia Grillo ha partecipato alla cerimonia della firma e ha sottolineato che il Manifesto è un documento molto importante per il dialogo e la cooperazione tra le diverse religioni e fedi. Il Governo italiano promuoverà questa iniziativa per sostenere la dignità dei morenti e il sostegno religioso e spirituale alla fine della vita”. Il Manifesto è un importante punto di arrivo di un percorso pienamente condiviso con le confessioni religiose che rende possibile la trasformazione dei nove diritti sottoscritti in procedure operative e replicabili in ogni realtà sanitaria italiana.

 

Fine vita, manifesto interreligioso

Roma Fine vita, manifesto interreligioso Il documento, promosso da Asl Roma1, GMC - Università Cattolica e Tavolo interreligioso di Roma, sarà sottoscritto da diverse confessioni religiose. gennaio 2019 Si terrà il prossimo martedì 5 febbraio a Roma la cerimonia di presentazione e firma del Manifesto interreligioso dei diritti nei percorsi di fine vita (Complesso monumentale del Santo Spirito – Asl Roma1). La cerimonia di presentazione, con inizio alle 11.30, sarà aperta dai saluti istituzionali di Angelo Tanese , direttore generale Asl Roma 1, Pier Francesco Meneghini , presidente Gmc – Università Cattolica del Sacro Cuore, e Maria Angela Falà , presidente Tavolo interreligioso di Roma. Poi Monica Mondo , giornalista di Tv2000, presenterà il progetto mentre l’attore Sebastiano Somma darà lettura dei diritti della persona morente. dialogo #religioni #finevita Facebook Twitter Send by mail.

 

La morte di Lambert, per il bioeticista Adriano Pessina «un fatto gravissimo»

Quarantadue anni, vittima di un incidente stradale nel 2008 in seguito al quale è finito in stato vegetativo, è morto alle 8.24 nell’ospedale centrale di Reims, nel nord della Francia, dove era ricoverato da anni. Qui – commenta sul'agenzial Sir il professor Adriano Pessina , docente di Bioetica alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica – è in gioco la questione dell’accoglienza e dei tempi lunghi dell’assistenza di un malato con disabilità gravissima, tema con profonda valenza sociale e morale. La vicenda Lambert è davvero drammatica perché ha dato origine ad un conflitto tra familiari, tra chi voleva prendersene cura e chi no, all’interno del quale è stata assunta questa decisione priva di ragioni cliniche”. Un fatto “gravissimo”, come «è grave l’indifferenza mediatica che lo circonda e il sottile giudizio, assolutamente inaccettabile, sul valore e il significato della vita delle persone, come lui, in stato di minima coscienza». Per Pessina, «principio etico universale è il dovere di garantire il diritto alla vita di ogni persona, valore basilare e condizione per l’esistenza di tutti gli altri diritti. Su questo occorre insistere perché non è in gioco soltanto una visione religiosa dell’uomo, bensì la visione di quello che siamo noi, del nostro diritto fondamentale di essere accuditi». Infine un monito: «Dobbiamo avere il coraggio di sottolineare che angoscia e richiesta di morire non possono essere censurate, ma non devono essere assecondate.

 
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