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In Irlanda sulle orme della Montessori

EmployAbility In Irlanda sulle orme della Montessori Dopo la laurea in Scienze della formazione, Alice ha trovato subito il lavoro che desiderava nel mondo dei servizi per l’infanzia. Ma la curiosità l’ha spinta a volare a Dublino per realizzare i suoi sogni internazionali by Sabrina Cliti | 15 settembre 2020 Dopo la laurea magistrale in “ Progettazione pedagogica nei Servizi per minori ”, Alice Gungui ha trovato subito il lavoro che sognava, al servizio dei bambini. Sono arrivata a scegliere la laurea magistrale in "Progettazione pedagogica nei Servizi per minori” all’Università Cattolica nella sede di Piacenza dopo una lunga riflessione: mi ha convinta il piano di studi che ben integra la teoria e la pratica. Laurearmi non è stato semplice, c’è voluto molto impegno e dedizione, ma comunque, un po’ perché mi appassiona quello che faccio, un po’ perché non ho mai pensato che fosse tempo perso, ho potuto sperimentare tante soddisfazioni». C’è una competenza che hai maturato in Cattolica e che ritieni sia stata fondamentale per lo sviluppo della tua carriera? «Ho scelto l’Università Cattolica perché il piano di studi è pensato per prepararti al mondo del lavoro. Quali sono le sfide professionali che ti poni per il tuo futuro? «In generale direi che la sfida più grande, immagino per tutti i contesti educativi, è quella di mantenere l’asticella della qualità del lavoro alta. In generale, il consiglio è di prendere il tempo che serve perché l’università non è solo un percorso di studi, ma è una vera e propria esperienza.

 

Lasciatemi in pace, sto giocando

Educare? Significa favorire lo sviluppo delle singole, specifiche ed intrinseche capacità dell’individuo, i talenti, le vocazioni, insomma ciò che in potenza ciascuno nasconde dentro di sé. Per favorire tali inclinazioni, il ruolo della scuola e della famiglia sono fondamentali, ma senza costrizioni, senza eccessivi controlli, favorendo il gioco libero e spontaneo tra coetanei, senza il quale i bambini non crescono. Ogni anno - commenta Pierpaolo Triani docente di didattica generale e pedagogia speciale - organizziamo un convegno in prospettiva multidisciplinare, una didattica operativa che possa aiutare i docenti nel loro lavoro come la crescita dei ragazzi. Certo – commenta - sono stati compiuti significativi passi in avanti per una corretta cultura della crescita che deve svincolarsi da un iperprotezionismo ed “adultismo”, per aiutare gli adolescenti ad ascoltarsi e ad ascoltare. I miglioramenti sociali ci sono – continua Triani - ma la strada da percorrere è ancora lunga, il numero dei minori decresce costantemente ed oggi ci avviamo verso una società multiculturale, che è già realtà. In questo senso, i genitori vanno rassicurati più che sensibilizzati e devono comprendere che l’eterogeneità è una ricchezza da coltivare». A 30 anni dalla firma della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, la giornata del convegno è stata un’importante occasione per prendere coscienza del lungo itinerario che ha permesso ai minori di diventare soggetti di diritto e per riflettere sulla condizione attuale dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia e nel mondo.

 

Gruppi di parola, risorsa per la famiglia

Roma Gruppi di parola, risorsa per la famiglia Per l’Autorità garante devono diventare misura strutturale dei piani per l’infanzia. Una mappa dei centri che realizzano GdP per i figli di genitori separati. dicembre 2018 I Gruppi di Parola (GdP) sono una risorsa per la cura dei legami familiari nella separazione dei genitori. Annunciata la pubblicazione sul sito dell’Agia ( www.garanteinfanzia.org ) e dell’Università Cattolica ( www.unicatt.it/consultoriofamiliare e https://progetti.unicatt.it/progetti-milan-psicologia-clinica-home ) di una prima mappa dei centri in Italia rilevati dall’Università Cattolica dove si realizzano i Gruppi di Parola destinata a essere aggiornata dinamicamente. La proposta che avanziamo è che i Gruppi di Parola entrino come misura strutturale nei piani nazionali per l’infanzia e per la famiglia” dice l’Autorità garante Filomena Albano (al centro nella foto in alto). “Uno degli effetti più rivoluzionari della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, della quale è iniziato l’anno che porterà alle celebrazioni del trentennale, è la promozione di relazioni familiari non più basate sul concetto di autorità, ma sul concetto di responsabilità nei confronti dei figli” prosegue la Garante. È la stessa direzione che percorre la Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori: dieci punti fermi che pongono al centro i figli e sono ispirati ai valori della Convenzione”.

 

Disabilità, prevenire nell’età prescolare

Tale incremento, che sicuramente riflette in parte anche un affinamento nel processo di rilevazione, e decisamente ragguardevole se si considera che da vent’anni a questa parte il numero complessivo degli alunni frequentanti le scuole italiane e addirittura diminuito ”. Un fenomeno preoccupante, stando agli ultimi dati resi noti dal MIUR (Fonte: MIUR - DGCASIS - Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica - Rilevazioni sulle scuole- Maggio 2019), che evidenziano nelle scuole italiane - statali, paritarie e non paritarie - un costante incremento di certificazioni di disabilita. Un progetto di ricerca si propone ora di sostenere la formazione e lo sviluppo di competenze degli insegnanti della scuola dell’Infanzia, chiamati nella gestione di realtà divenute sempre più complesse, attraverso la costruzione di strumenti pedagogici di osservazione e rilevazione di possibili difficoltà evolutive del bambino in età prescolare. L’esperienza vissuta all’estero ha permesso ai ricercatori CeDisMa ( nella foto, Elena Zanfroni , Silvia Maggiolini , Paola Molteni , Roberta Sala ) di potenziare ulteriormente la conoscenza di percorsi formativi inclusivi, avviando significative riflessioni educative e pedagogiche che sosterranno il lavoro della partnership. formazione #prevenzione #disabilita' #infanzia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Un ricordo di Renata Lollo

Milano Un ricordo di Renata Lollo Si è spenta, dopo lunga malattia, la studiosa, già docente di Letteratura per l’infanzia nelle sedi di Milano e Piacenza. Gli studi universitari in Materie Letterarie alla facoltà di Magistero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano le consentirono di incontrare la poesia e la spiritualità di Clemente Rebora e la sua Scelta tremenda (1967) è ancor oggi uno studio di valore e riconosciuto a livello scientifico. Si distinsero fondate riflessioni sull’epistemologia della letteratura per l’infanzia specie con i saggi Lo spazio del leggere come crocevia di relazioni (2000) e in La letteratura per l’infanzia tra questioni epistemologiche e istanze educative (2002) e con la corposa monografia Sulla letteratura per l’infanzia (2003). Renata Lollo giunse così a chiarire ruoli e responsabilità diverse assegnate all’adulto nella veste di autore e di educatore e al bambino nella veste di fruitore attivo del testo e di lettore consapevole. Questo faro ha illuminato l’acuta profondità della riflessione di Renata Lollo, le ha permesso di definire un metodo rigoroso di ricerca e di mettere a disposizione della comunità scientifica una ricchezza di doni che chiedono di essere coltivati ulteriormente. Sostenuta da una fede tanto profonda quanto discreta, ha portato avanti il suo magistero con limpida e salda onestà, sempre anteponendo i bisogni di studenti e allievi anche alle sue difficoltà fisiche, presenti negli ultimi anni. Mercoledì 10 maggio alle ore 12.30 sarà celebrata una Santa Messa in suffragio nella cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per ricordarla.

 

Quando l’orco è uno (o dentro) di noi

Piacenza Quando l’orco è uno (o dentro) di noi Madri che uccidono i figli, educatori che abusano dei piccoli, maestre che picchiano i bambini, operatori che maltrattano i pazienti. by Daniele Bruzzone* | 02 novembre 2015 Fin da quando ero piccolo, mia madre giocava con me a proposito del suo potere di vedermi quando era di spalle o di leggermi nel pensiero, cosa alla quale non credevo fino in fondo ma che, tutto sommato, non trovavo del tutto improbabile. Occupandomi del lavoro educativo e di cura, ho capito che, sebbene se ne parli sempre in termini positivi ed edificanti, una relazione d'aiuto in realtà comporta sempre "lati oscuri" spesso taciuti: retaggi inconsci, vissuti ambivalenti e possibili derive. Questi fatti ci obbligano a prendere coscienza che il male non è semplicemente "altro" da noi, ma è una possibilità più intima di quanto crediamo. La domanda di Carl Gustav Jung, a questo punto, è inevitabile: " Come posso vivere con la mia ombra senza che ne derivi una serie di sventure? ". Questi vissuti, che spesso non hanno "diritto di cittadinanza" (non si devono provare e, se accade, non si possono esprimere) vengono sistematicamente rimossi, salvo poi sfociare in modo distorto o distruttivo. Docente di Pedagogia, facoltà di Scienze della formazione, sede di Piacenza #scienze della formazione #infanzia Facebook Twitter Send by mail Print D'AMORE E OMBRA.

 

Crescere insieme tra 0 e 6 anni

Milano Crescere insieme tra 0 e 6 anni Una ricerca dell’Università Cattolica ha intervistato 200 tra operatori e genitori dei “poli per l’infanzia”. Una scommessa che sembra dimostrarsi vincente 30 gennaio 2020 Crescere i bambini da 0 a 6 anni insieme in una comunità di educatori e genitori. È l’idea alla base del progetto “Bambini: dalla periferia al centro”, che ha come capofila il consorzio Nazionale ConOpera per il quale il Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica ha svolto una ricerca presentata in largo Gemelli, nell’ambito del contrasto alla povertà educativa. La legge ha istituito il sistema integrato di educazione e istruzione in cui il nido e la scuola materna non sono più pensati come luoghi e progettualità separati, ma in una logica di continuità che le abbraccia entrambe. Questo decreto ha fatto seguito alla legge 107/2015 sulla cosiddetta “buona scuola” che aveva introdotto il sistema di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, promuovendo l’integrazione tra asili nido, scuole dell’infanzia e altre agenzie educative (sezioni primavera, ludoteche, servizi domiciliari…) che confluiscono nei “poli per l’infanzia”. Infine la continuità nello 0-6 non è intesa solo in senso spaziale (più servizi nello stesso edificio) ma espressione di un progetto educativo, di un’alleanza che dura e cambia nel tempo e che richiede un metodo di accompagnamento alla crescita di bambini e famiglie. Durante il secondo anno dello studio, i ricercatori hanno lavorato, attraverso laboratori con genitori, educatori e insegnanti, sul concetto di alleanza educativa, ovvero quella relazione generativa e di corresponsabilità tra genitori e servizi dove ciascuno svolge il proprio compito rispettando le reciproche differenze.

 

A Stoccolma per studiare la scuola

Tra queste la Passive School, una scuola completamente priva di sistemi di riscaldamento (e quindi di inquinamento) che offre una soluzione efficace all’emergenza climatica. In Svezia i bambini fin da piccoli vengono educati alla sostenibilità e al rispetto della natura: molta parte del tempo scolastico lo trascorrono negli spazi esterni, nei parchi pubblici attigui alle strutture o nella foresta, con cui confinano i servizi educativi. Ad esempio il servizio Lovis, che accoglie bambini da 1 a 5 anni, permette di fare ogni giorno una passeggiata nella foresta dove le educatrici hanno raccontato di aver visto volpi, scoiattoli e alci. Non è difficile inoltre vedere bambini che, pur sotto lo sguardo attento di educatori e insegnanti, si arrampicano sugli alberi fino a due metri da terra in assoluta autonomia e padronanza del proprio corpo. “D’altra parte il Governo svedese ha sempre investito sui servizi per l’infanzia e le famiglie – ha spiegato un giovane genitore italiano che da anni vive a Stoccolma – per rendere maggiormente attraente un Paese penalizzato dal freddo e da giornate che per molta parte dell’anno tramontano attorno alle 4.30-5 del pomeriggio”. In Svezia i genitori sono sostenuti nell’esperienza generativa fin da subito, potendo godere di 90 giorni di congedo obbligatori per ognuno, a cui se ne aggiungono altri 300 senza distinzioni da utilizzare entro i primi 4 anni di vita del bambino. Si tratta certamente di un grande incentivo alla maternità/paternità, in continuità con un sistema di servizi di ottimo livello a cui le famiglie sono chiamate a contribuire con rette mensili contenute (ad esempio una famiglia in una fascia di reddito medio-alta, versa al mese circa 100 euro)”.

 
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