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Tra persona ed economia, quale Università

Già nel medioevo – periodo in cui nascono le prime istituzioni universitarie europee - finalità dell’Universitas studiorum era la cura di un pensiero organico e culturalmente avanzato, che potesse sostenere il progresso sociale, economico, artistico e militare all’interno delle città e delle primigenie forme di Stato. Per cogliere l'entità di questi effetti è interessante partire da un dato: oggi più di quattro milioni di studenti si spostano dal proprio Paese per intraprendere un percorso di studio. In modo analogo l'opportunità di accedere a una maggiore quantità di conoscenza, a costi sempre più ridotti, ha notevolmente incrementato la produzione e la diffusione di nuovi saperi a tal punto che l'OECD ha definito la "massificazione della ricerca" come uno dei principali trend degli anni a venire. In una logica sempre più orientata al mercato a partire dagli anni ‘80 si assiste a un'ondata di riforme dei sistemi europei guidate dai paradigmi del New Public Management che mirano ad avvicinare le modalità di produzione della ricerca e della didattica a quelle utilizzate dal mondo delle imprese. Lo Stato propende per la responsabilizzazione degli atenei assumendo una funzione di valutatore attraverso l'intervento di agenzie nazionali di valutazione e orientamento: la concessione dell'autonomia ai singoli istituti formativi comporta la valutazione delle loro performance e di conseguenza il loro controllo. A fronte di soluzioni standardizzate e omologanti, deve essere salvaguardata e valorizzata la complessità interna degli atenei che si sostanzia nell'eterogeneità delle funzioni assunte e delle attività proposte come riflesso delle peculiarità dei sistemi territoriali di riferimento». Tale influsso non si basa sul potere legale ma su meccanismi di soft law che, nel settore dell'istruzione, acquisiscono una rilevanza particolare poiché intervengono su tre livelli: di governo, di settore e di organizzazione.

 

Le soft skill? Sono per sempre

Milano Le soft skill? Sono per sempre Per non rimanere esclusi dal mondo del lavoro e dal futuro occorrono capacità che abbiano la particolarità di durare. La lezione di Andreas Schleicher , esperto di istruzione all’Oecd, durante la cerimonia di conferimento del titolo ai dottori di ricerca 06 febbraio 2020 di Beatrice Broglio e Lorenzo Cultrera L’educazione e le competenze sono le fonti principali cui riferirsi per comprendere lo stato di salute della società. Una valutazione che non può prescindere dall’analisi del ruolo della tecnologia, che ha cambiato le regole fino a ora esistenti. Questo il nucleo della lectio magistralis di Andreas Schleicher , direttore dell’Istruzione e delle competenze e consigliere speciale per la politica dell’istruzione presso il segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Oecd). L’incontro, svoltosi il 4 febbraio nell’Aula Magna dell’Università Cattolica, ha introdotto la cerimonia di conferimento del titolo di “ dottore di ricerca” a 303 neo dottori e neo dottoresse dell’Ateneo. Secondo Schleicher «la sfida più importante riguarda la capacità di anticipare l’evoluzione delle competenze che saranno utili in futuro. Sono dunque richieste capacità che ci permetteranno di non rimanere esclusi nel mondo del lavoro e nella società di domani.

 
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