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Siria, una tragedia senza fine

milano Siria, una tragedia senza fine La drammatica situazione siriana illustrata, anche attraverso i numeri di un Paese ridotto sul lastrico, durante una lezione agli studenti del corso di Storia e istituzioni del mondo musulmano della facoltà di Scienze politiche e sociali. by Agostino Picicco | 15 aprile 2019 Oltre 400mila vittime, circa 11 milioni tra rifugiati e sfollati, una stima di 14mila prigionieri deceduti per torture e di 121mila dispersi, il 70% della popolazione sotto la soglia della povertà. Sono solo alcuni numeri che raccontano, nell’ambito della questione mediorientale, una delle “più gravi tragedie umanitarie del dopo-guerra”: quella siriana. L’ambasciatore Mirakian ha descritto il contesto internazionale, spiegando le ragioni del conflitto scoppiato nel 2011, le fasi della crisi, le frizioni in corso tra are di influenza e aree contese. A chiudere la lezione è stata Marinella Fumagalli Meraviglia , già associato di Diritto Internazionale nella facoltà di Scienze politiche e sociali, che ha definito la Siria un Paese devastato. Nel suo intervento ha illustrato il percorso delle varie Conferenze relative alla soluzione della questione siriana, con il sostegno della comunità internazionale. L’ultima parte è stata dedicata alla questione dei rifugiati, vittime di palesi violazioni del diritto internazionale e umanitario a causa di omicidi, torture e utilizzo di armi chimiche.

 

Intercultura, le paure da superare

CATTOLICAPOST Intercultura, le paure da superare La lunga durata dell’emergenza profughi, l’escalation del terrorismo, la crescita delle disuguaglianze sociali: sono i fattori che alimentano le resistenze a una società dell’integrazione. In primis c’è la consapevolezza della lunga durata dell’emergenza profughi , che sta assumendo i contorni di un diaspora di massa. Il terzo fattore di rischio è il ciclo negativo delle protezioni sociali , una conseguenza non solo delle congiunture economiche negative, ma anche del fallimento di certe azioni di governo. Anzi, allontanano sempre di più il miraggio che l’intercultura, se uno non la possiede spontaneamente, se la “possa dare”, quindi sia frutto di un lungo e meditato training a contatto con la pluralità. Azione: questo passo indietro, sul piano cognitivo, non ci esime dal continuare a compiere piccoli gesti di comprensione , connessione , solidarietà nel nostro territorio, di umanizzarlo il più possibile. Connettersi con le grandi ragioni della migrazione e con le molteplici presenze di persone, uomini, giovani, donne, bambini che possono avere bisogno anche del più piccolo aiuto, della più elementare speranza. Come l’intervento formativo e culturale rappresenti uno strumento fondamentale per “rinforzare la sensibilità interculturale” e contribuire alla risoluzione di problematiche di inserimento ed integrazione sociale è una sfida e una necessità che sempre più persone – a tutti i livelli - avvertono nel profondo.

 

«Profughi? L'emergenza è nel mio Libano»

MILANO «Profughi? L'emergenza è nel mio Libano» I rifugiati sono più di un terzo della popolazione. La voce dal Medioriente in fiamme del vescovo maronita Mounir Khairallah , che ha incontrato il rettore Franco Anelli by Marco Castro | 20 gennaio 2016 «Il Libano è un modello positivo di convivenza che può essere un esempio per il mondo intero». Come influisce l’enorme afflusso di profughi sulla vostra vita quotidiana in Libano? «È un’emergenza che incide dal punto di vista sociale, per lo squilibrio della popolazione, economico, perché il paese era già in crisi, ma anche politico e confessionale. Basti pensare che il Libano è composto da un mosaico di 18 comunità diverse, ciascuna delle quali è riconosciuta per la sua tradizione e la sua cultura. E da allora una nuova amicizia è nata tra di noi. Così, abbiamo scoperto di avere tantissimi valori in comune, soprattutto quello dell’ospitalità, della dignità, del rispetto per l’altro, della terra a cui siamo tutti legatissimi. Altro non è se non una reazione alla politica dell’Occidente in Medioriente: quella delle grandi potenze che guardano solo ai propri interessi economici, senza occuparsi dei popoli che vivono in queste terre». In Italia per qualche giorno, ha incontrato il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli e in molti incontri ha parlato delle questioni che gli stanno più a cuore: la gestione dei profughi siriani nel suo Paese e il rapporto tra religioni e comunità culturali diverse in Medioriente.

 

Kurdistan. In missione per i ragazzi

In missione per i ragazzi Due giovani psicologhe dell’ateneo e uno studente di Scienze motorie sono nel campo “Ankawa 2”, vicino a Erbil, a promuovere resilienza attraverso attività creativo-espressive e sportive per i bambini. Sabato 14 novembre, mentre l’Europa guardava attonita le immagini della strage di Parigi, due psicologhe della Cattolica e uno studente di Scienze motorie dell’ateneo, associato del Csi, partivano per il Medioriente, l’area del mondo in fiamme da parte la spirale di morte che ha toccato il cuore dell’Europa. Nel campo di Ankawa 2 lavorano Veronica, diplomata al master in Relazioni d’aiuto in contesti di emergenza nazionale e internazionale , e Alessandra, neo laureata magistrale in Psicologia dello sviluppo : «Siamo qui da soli tre giorni e ci sembra ormai una vita» raccontano. In questi giorni abbiamo avuto anche l’occasione di conoscere altre realtà, come il campo di sfollati di Ashti, dove Padre Jalal lavora ogni giorno, e l’Academy dell'Erbil Calcio allenata da un italiano che ci ha accolti permettendoci di seguire un allenamento». Non manca, tra le attività, un segno di gioia: «Stiamo organizzando una grande festa per martedì 24 novembre, ultimo giorno di formazione e di attività, alla quale sono invitati tutti coloro che hanno vissuto queste giornate con noi (600 bambini, 35 social workers, le autorità del campo e gli amici di Focsiv)». Obiettivo principale del tutore di resilienza è quello di rafforzare le risorse a disposizione facendo leva sulle capacità espressive (narrazione, musica, pittura) e sulla cosiddetta educazione informale acquisita ma di cui spesso non si è consapevoli. Inoltre si lavora sulle emozioni, tanto sugli adulti quanto sui bambini che attraverso il gioco, le attività corporee ed espressive come il disegno hanno l’opportunità di manifestare i propri stati d’animo, diventarne coscienti e avere così al contempo l’occasione di superarli.

 
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