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Mes e Recovery Fund, le strategie per non sprecare i fondi Ue

Webinar Mes e Recovery Fund, le strategie per non sprecare i fondi Ue Martedì 7 luglio confronto online promosso da facoltà di Economia, campus di Roma, e Osservatorio Conti Pubblici Italiani sui progetti di impiego delle risorse finanziarie europee. I lavori saranno aperti da Domenico Bodega , preside della facoltà di Economia dell’Università Cattolica. Modera l’incontro Gilberto Turati , docente di Scienza delle Finanze alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica. recoveryfund #mes #fondieuropei Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Non esistono soldi europei a fondo perduto

L'impostazione con fondi comunitari connessi a riforme nazionali non piacerà in vari Paesi per ragioni opposte a quelle sostenute dalla cancelliera tedesca. Per un’Europa più comunitaria Questa è anche la base su cui il binomio Merkel-Macron sta strettamente collaborando come hanno dimostrato gli incontri di fine maggio e di fine giugno che sono poi stati affiancati dal Programma della Von del Leyen. Il Consiglio europeo dei capi di stato o di governo che si terrà il 17 e il 18 luglio a Bruxelles dovrebbe consolidare una traiettoria della Ue e dell’area euro con una più forte impronta comunitaria. Che poi questo porti a uno sviluppo sostenibile dell’Europa nel lungo termine non è detto. Credo però che l’impronta della Germania sulla ricostruzione europea sarà forte e benefica. Ciò significherà anche un impegno serio di tutti i Paesi membri perché il rigore tedesco si farà sentire su un paradigma che credo si possa tradurre così. continua a leggere su HuffingtonPost ] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in Analisi economica), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #recoveryfund #huffpost #quadriocurzio Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Fondi europei, un’occasione da non sprecare per l’Italia

Dal loro punto di vista tra i vari interventi il più innovativo è senz’altro il Recovery Fund - tuttora in fase di contrattazione al Consiglio Europeo - sia per il modo con cui è finanziato sia per il modo con cui è distribuito. Il nostro Paese è il fanalino di coda, sia perché è stato colpito prima e più duramente dall’epidemia, sia perché partiva già da una situazione più debole (nel 2019 la crescita reale è stata solo dello 0,3%). Per esempio, l’OCSE ci accredita di una perdita di prodotto dell’11% nel 2020 e di una ripresa del 7,7% nel 2021, che diventano rispettivamente -15% nel 2020 e +5% nel 2021 in caso di recrudescenza dell’epidemia. Complessivamente, gli interventi già varati (SURE+ESM+BEI) assommano a 540 miliardi di euro; con il Recovery Fund, se verrà approvato nella misura proposta dalla Commissione, si raggiungerebbero i 1300 miliardi di euro di fondi europei, che si aggiungono agli interventi nazionali prima descritti. Quella che stiamo vivendo è una crisi che si è trasformata nel corso del tempo: si è passati dalla crisi sanitaria allo shock di offerta fino all’attuale shock di domanda, non essendo ancora ben ripartiti i consumi. Sul Mes si è concentrato l’intervento di Giampaolo Galli , docente di Politica Economica presso la facoltà di Economia nel campus di Roma, vice-direttore dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani e direttore della Rivista di Politica Economica. Fra i vari dubbi suscitati dal dibattito in questi giorni è bene sottolineare che l’unica condizione posta a questi prestiti a tassi molto agevolati è che i soldi siano spesi bene per le spese dirette o indirette della Sanità.

 

L’economista: «Un accordo storico»

Lo speciale «Siamo di fronte a un accordo storico e nonostante la fatica che ha segnato le giornate dell’ultimo Consiglio europeo gli elementi di fondo della proposta della Commissione Ue restano tutti». Angelo Baglioni , docente di Economia monetaria nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative nonché direttore dell' Osservatorio monetario giudica positivamente l’accordo sul Recovery Fund e sul bilancio europeo 2021-2027, giunto alla fine del secondo vertice più lungo nella storia dell’Unione europea. Il fatto che questi fondi saranno finanziati dalla Commissione emettendo titoli sul mercato, i bond che rispondono sostanzialmente a una forma di Eurobond, di debito comunitario garantito dal bilancio Ue e in prospettiva anche da risorse proprie, quindi da alcune tasse e risorse proprie dell’Unione. Penso che un controllo forte da parte del governo ci voglia, di modo che le procedure non si perdano in tutti i livelli, in tutti gli strati e negli enti vari della pubblica amministrazione. Al di là di tutto e dopo una lunga trattativa l’accordo è stato raggiunto… «Indubbiamente c’è una certa frattura in Europa tra i paesi cosiddetti Frugali e gli altri. Però con il modo di decidere attuale del Consiglio europeo questi paesi, per quanto piccoli, finiscono per avere un ruolo di veto o quasi di veto ancora molto pesante e siccome si fidano poco dei paesi ad alto debito, come Italia e Spagna, questo è un grosso problema. Il problema è quando la trattativa avviene a livello di capi di stato e di governo oppure a livello di ministri dove prevale una logica nazionale e intergovernativa dove ciascuno guarda all’elettorato di casa sua».

 

Il giurista: «Attenti ai facili entusiasmi»

È un’Europa unita quella che emerge da questo accordo? «Le sembra coesa un’Europa che ha dato questo spettacolo per quattro giorni? È chiaro che ciascuno dei partecipanti a questo Consiglio ha bisogno di un evento favorevole da rivendere in chiave di competizione politica interna. Quale sarebbe la parte del mondo che viene gestita in questo modo? E guardi che non è un discorso a priori euroscettico: è questione semplicemente di riconoscere la disfunzionalità di questo sistema. In sé non è né negativa né positiva: è semplicemente un veicolo istituzionale che qualcuno sa usare e che noi abbiamo usato molto male». Da allora continua a sopravvivere e cerca una ragione di esistenza, Se fosse un ente di diritto interno sarebbe tranquillamente definito un ente inutile, visto che le funzioni del MES sono oggi svolte dalla BCE e, probabilmente, lo saranno dal Recovery Fund che sarà approntato nei prossimi mesi. Si figuri che, nei giorni scorsi, qualcuno aveva persino ipotizzato di fare un quarto fondo per aggirare le difficoltà di questa trattativa: ideare, cioè fare un quarto veicolo finanziario, dopo il FESF, il MESF e il MES. Il tutto in deroga al TFUE che in realtà, nei suoi artt. Il che spinge alla ricerca di trovate estemporanee che si esprimono in una sequenza di comunicati stampa che riempiono le pagine dei giornali, hanno un significato politico, ma che hanno valore normativo pari a zero. Se a questo aggiunge che il funzionariato europeo che si trova in Commissione non è affatto quel regno della tecnocrazia competente e illuminata che, per qualche ragione, piace dipingere qui in Italia, può farsi un’idea della situazione in cui ci muoviamo».

 

Senza fondi alla ricerca non si aiuta il progresso europeo

Il “Next Generation Eu” per la “Ripresa” e la “Resilienza”, con l’emissione nel periodo 2012-2024 di 750 miliardi di Recovery bond, è una innovazione epocale che si connette anche al Quadro Finanziario Poliennale (QFP) 2021-2027 per 1100 miliardi. Ricerca e Innovazione Tra questi aggiustamenti è necessario quello per i fondi alla Ricerca e Innovazione del programma Horizon Europe. Il Parlamento europeo aveva proposto a suo tempo 120 miliardi e poi la Commissione 94 miliardi. Il Consiglio Europeo di febbraio tagliò alcuni miliardi e quello iniziato il 17 luglio è “planato” addirittura a 80 miliardi. David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, è meritoriamente deciso a una trattativa molto ferma con il Consiglio (oggi si incontrano Angela Merkel, Ursula von der Leyen e lo stesso Sassoli) per ritornare sperabilmente verso i 100 miliardi. È evidente che non si vogliono e non si possono danneggiare le conclusioni del Consiglio, ma va anche ricordato che senza gli aumenti dei “Rebates” ai Paesi frugali (Olanda, Svezia, Danimarca, Austria) si passerebbe dagli 80 a quasi 90 miliardi. continua a leggere su Huffingtonpost ] * professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica, fondatore e attualmente presidente del Consiglio scientifico del Cranec (Centro di ricerche in Analisi economica), presidente emerito dell’Accademia Nazionale dei Lincei #recoveryfund #horizoneurope #ricerca Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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