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Servizio sociale, utenti in cattedra

milano Servizio sociale, utenti in cattedra Esiste un confine che protegge gli assistenti sociali dall’illusione di saperne di più di coloro che stanno vivendo un problema sulla propria pelle. Come avverrà sabato 30 marzo 26 marzo 2019 Mettere in cattedra gli “utenti” per aiutare docenti e studenti a diventare assistenti sociali più capaci, potendo toccare con mano le competenze esperienziali di cui sono portatori unici. È l’approccio relazionale che da circa una decina d’anni in Italia ha portato a valorizzare nei percorsi di Social work Education il ruolo dei cosiddetti “esperti per esperienza”. Le conoscenze esperienziali sono un sapere soggettivo, riguardante noi stessi e la nostra vita, che ciascuno di noi si costruisce vivendo, sperimentando azioni concrete ed emozioni, coinvolgendosi in processi comunicativi, sviluppando attribuzioni di significato in merito alle situazioni reali in cui è immerso. L’idea iniziale che gli studenti comunemente nutrono nei confronti dei loro futuri collaboratori, gli utenti appunto, vertono generalmente su immagini di persone deboli, colpevoli, pericolose, sfortunate. serviziosociale #assistentisociali Facebook Twitter Send by mail Print UNA GIORNATA SPECIALE La giornata di sabato 30 marzo è strutturata in questo modo: durante la mattina, dopo un primo momento di accoglienza, ciascuno studente viene casualmente abbinato a un Esperto per esperienza . Trascorse le due ore e il momento del pranzo che viene condiviso tra docenti, studenti ed utenti esperti presso al mensa universitaria, nel pomeriggio vengono organizzati gruppi di rielaborazione e confronto sull’esperienza formati da studenti ed esperti per esperienza e facilitati da uno stesso esperto.

 

Servizio sociale, le esperienze concrete

Brescia Servizio sociale, le esperienze concrete Nell’ottavo convegno annuale da loro organizzato, gli studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale in Scienze politiche e sociali hanno discusso dei progetti da loro creati nelle attività di stage e tirocinio nell’ambito del servizio sociale. È quanto stato fatto dagli studenti della facoltà di Scienze politiche e sociali con progetti di tirocinio e stage da loro ideati. Oggi è anche l’occasione per presentare il ventaglio di tutte le attività di formazione sul campo, organizzate dalla facoltà di Scienze Politiche e sociali per i futuri assistenti sociali – ha spiegato la professoressa Maria Luisa Raineri . Il convengo è organizzato dagli studenti, quindi a parlare delle esperienze effettuate di stage, tirocinio e service learning – ovvero una modalità di formazione e, contemporaneamente, di servizio alla comunità - saranno proprio loro». “La forza del condividere: con-tiamoci” è invece il progetto di service learning ideato da Andrea Bracchi, stagista iscritta il terzo anno di laurea triennale in Scienze del servizio sociale. Il lavoro è stato pensato e svolto per il quartiere Badia di Brescia e ha avuto come obiettivo quelli di creare o rafforzare il legame tra i vari giovani della comunità – racconta la studentessa. Il progetto è tutt’ora work in progress : per finanziare l’apertura di questi spazi ricreativi abbiamo avviato una campagna di eventi e raccolta fondi che è ancora in fase di svolgimento».

 

Un dialogo necessario tra genitori, avvocati e assistenti sociali

Brescia Un dialogo necessario tra genitori, avvocati e assistenti sociali I risultati della ricerca qualitativa condotta su un campione di famiglie sono stati presentati durante il seminario “L'indagine psico-sociale: una ricerca empirica sulle relazioni tra famiglie, professionisti e istituzioni”. by Bianca Martinelli | 27 marzo 2019 Il dialogo tra i professionisti del settore sociale e di quello giuridico, è un aspetto cruciale per il buon esito dei provvedimenti operati su quelle famiglie sottoposte a situazioni di indagine o intervento da parte dei servizi sociali. I risultati sono stati discussi con i rappresentanti delle istituzioni giudiziarie (Tribunale per i Minorenni, Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, Tribunale Ordinario) e con diversi professionisti, quali psicologi, avvocati e assistenti sociali. La paura che il proprio punto di vista non venga compreso è generalmente fonte di tensione e sfiducia nei confronti degli operatori; mentre fondamentale diviene la serenità nel potersi esprimere liberamente senza che questo abbia conseguenze inaspettate sull’esito del percorso. Vergogna, timore di essere giudicati, senso di rabbia e ingiustizia, sono alcuni tra i sentimenti più comuni manifestati dal campione di genitori intervistato. Ne consegue la paura che questa venga osservata dall’esterno, giudicata e messa in discussione, secondo un’immagine stereotipata – talvolta erroneamente alimentata dai media – secondo cui il nucleo famigliare sottoposto a questo genere di prassi sia composto da genitori inadeguati, pericolosi, incapaci di provvedere ai propri figli. La ricerca è di stampo qualitativo, pertanto non possibile generalizzare i risultati che, tuttavia, risultano decisamente in linea con quanto emerso della letteratura di settore.

 
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