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Idee per una nuova Europa

milano Idee per una nuova Europa In vista delle prossime elezioni la facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative ha promosso un incontro sul futuro dell’Unione Europea con l’intento di discutere di un europeismo che possa essere una valida alternativa al sovranismo dilagante. È il messaggio forte emerso dal dibattito sul futuro dell’Unione Europea promosso mercoledì 17 aprile dalla facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica in vista delle elezioni del 26 maggio e dal titolo rappresentativo “ Idee per l’Europa ”. Già perché, ha chiarito sin dall’inizio Andrea Boitani , docente di Economia politica e coordinatore dell’iniziativa, «l’intento dell’incontro non è tanto discutere “sull’idea di Europa”, quanto proporre “idee per l’Europa”». Ma anche in questo caso ci sono elementi di forza ed elementi di debolezza, come per esempio, l’idea di un’Europa che sia la replica in grande di uno stato nazionalista da costruire». Il punto essenziale, invece, è che «l’Europa politica sia organizzata non in uno stato federale, ma in un’unione federale di stati, senza fusione né confusione di livelli e competenze. Ben distante, insomma, dall’Unione come la conosciamo oggi: con un deficit democratico profondo, accentuatosi negli ultimi anni di crisi, di fatto appesa alle decisioni non della Commissione o del Parlamento di Strasburgo ma del Consiglio europeo dei capi di governo, cioè dei governi nazionali», ha aggiunto Fabbrini. Anche Roberto Tamborini , dell’Università di Trento, è ritornato sul tema dei sovranismi che dilagano nel Vecchio Continente, differenziando quelli europeisti da quelli anti europeisti.

 

Palano, democrazia con le ore contate?

Politica Palano, democrazia con le ore contate? I sistemi democratici mostrano segni di crisi e sulla scena mondiale avanzano la politica di potenza di Putin, la Cina e l’altro grande protagonista di un mondo senza politica, Donald Trump. E l’Italia da 30 anni è il laboratorio di ogni forma di populismo by Paolo Ferrari | 13 febbraio 2020 Si può parlare di crisi della democrazia? La domanda non è fuori luogo se è vero che solo fino a pochi anni fa nessuno dubitava che le democrazie consolidate potessero essere a rischio. Si individuavano dei problemi di efficienza e di scarsa fiducia ma le basi dei sistemi democratici non sembravano poter essere minacciate» spiega Damiano Palano , docente di Scienza politica e direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica. Invece da qualche anno, sostanzialmente il punto di svolta principale è il 2016, i politologi hanno cominciato a vedere un aggravamento di alcuni segnali critici che potrebbero indurre delle preoccupazioni. Ci sono altri rischi? «A tutti gli altri fattori si aggiunge quel grande moltiplicatore che è il contesto comunicativo che favorisce una crescente polarizzazione, che è il punto su cui molti politologi attirano l’attenzione. Si può dire che dopo le tre ondate di democratizzazione stiamo assistendo a un reflusso? «Samuel Huntington quando parlava delle tre ondate di democratizzazione diceva che dopo un’ondata c’è sempre un reflusso, perché le nuove istituzioni democratiche non riescono a resistere e sono soggette a un tracollo. Cosa intendete? «Usiamo questa espressione in questo senso: dopo il 1989 pensavamo che la grande politica fatta di passioni ideologiche e di grandi scontri fosse un po’ abbandonata e, come diceva il tanto citato Fukuyama, alla fine si trattava soltanto di una serie di contrattazioni prevalentemente economiche.

 
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