La patente è un traguardo atteso da molti giovani e conseguirla è una tappa importante per la loro autonomia. Purtroppo però i dati sugli incidenti rilevano come fascia critica quella dai 18 ai 25 anni, età media della prima esperienza diretta sulla strada.

Per questo in alcuni Paesi è stato adottato il modello della formazione progressiva che accompagna il neopatentato nei primi anni di guida, verificando abilità e compatibilità con le norme prima di confermare l’acquisizione della patente.

“Con riferimento all’età, le categorie di utenti a elevato livello di rischio sono i giovani, in particolare di età compresa fra i 15 e i 17 anni, e gli utenti con età superiore a 64 anni (anziani) - si legge nel Piano Nazionale della Sicurezza Stradale, Orizzonte 2020 -. Tra i giovani particolare attenzione va riposta anche alla categoria dei neopatentati, associabili, anche se non completamente, alla fascia d’età compresa tra 18 e 20 anni”.

Martedì 26 giugno il seminario “Neopatentati: categoria a rischio?” approfondirà questa tematica esplorando a livello internazionale le valenze formative e le ricadute sulla sicurezza.

L’incontro, a cura dell’Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico, vuol essere un momento di confronto tra mondo accademico e stakeholders sulla “patente progressiva”, ossia un percorso formativo che prevede l’ottenimento della patente per gradi, in seguito a diversi esami, periodi di pratica sulla strada, momenti di monitoraggio della condotta tenuta, eliminando una serie di restrizioni alla guida, fino all’ottenimento della patente completa.

Parteciperanno al mattino amministratori pubblici (Direzione Generale della Motorizzazione Civile - MIUR), l’Associazione Europea delle scuole guida, Tispol - European Traffic Police Network, docenti universitari e ricercatori, professionisti che lavorano nel campo della formazione del driver in Italia e in altre nazioni europee, dove la patente progressiva è già una realtà. Al pomeriggio seguirà una tavola rotonda.