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Lo storytelling che traina le vendite: il caso "Cinica"

Brescia Lo storytelling che traina le vendite: il caso "Cinica" Ha riscritto le regole della comunicazione in ambito beauty e oggi, grazie al digital, vanta una delle storie imprenditoriali più emblematiche d’Italia. Il ché è paradossale se pensiamo che - numeri alla mano - una pubblicità istituzionale su una rivista è vista al massimo da 20mila lettrici al mese, mentre le mie stories si Instagram totalizzano 200mila visualizzazioni al giorno. E a proposito di Fedez e di quella capacità di arrivare in modo capillare ad un vastissimo pubblico di giovani, rapportata alla pandemia mondiale in corso e alla gestione della situazione italiana operata dal governo Conte, la Cinica non ha dubbi. Secondo voi a chi ha più senso affidare un messaggio che deve colpire i giovani: al feed di Fedez o alla pubblicità grafica del ministero dell’istruzione? Trovo che il premier Giuseppe Conte sia stato assolutamente lungimirante». Tra i temi affrontati con gli studenti nel corso della lezione anche quello dei contenuti sponsorizzati, che per il marchio Vera Lab non rappresentano una priorità. Capita di fare esperimenti promuovendo un contenuto A e un contenuto B, vedere quale dei due è maggiormente performante per poi mandarlo avanti, ma si tratta di investimenti economici assai contenuti poiché nel mio caso non sono le sponsorizzate ad alzare i numeri del mio e-commerce». Data la sua struttura profondamente innovativa e in linea con le richieste più recenti del mercato del lavoro, il corso unisce a una solida formazione teorica una serie di occasioni pratiche di contatto con il mondo professionale: esercitazioni pratiche, laboratori e uno stage finale di almeno 300 ore .

 

«Tra studio e lavoro seguite la passione»

Laura Tolettini racconta la professione di Digital Integration Manager per Feralpi Holding Spa, ottenuta dopo il suo percorso di studi alla facoltà di Scienze linguissiche e letterature straniere nella sede bresciana. Prima del mio rientro in Italia ho operato a Riesa per ben dieci anni con la qualifica di responsabile dell’ufficio acquisti generali e oggi, proprio grazie a quell’esperienza professionale, mi interfaccio spesso con i colleghi d’oltralpe. Dopo il mio percorso quinquennale in Cattolica, e durante la mia esperienza lavorativa in Germania, ho inoltre frequentato part time il Master in Business Administration (MBA) alla HHL Leipzig Graduate School of Management - tra le più quotate in Germania - con cui mi sono approcciata al mondo digitale e dell’Industria 4.0». Quali delle competenze acquisite sui banchi dell'Università ti porti appresso nella tua attuale professione e quali invece è necessario continuare ad aggiornare? «Fondamentali sono state sicuramente le competenze linguistiche, nel mio caso inglese e tedesco, e quelle culturali acquisite negli anni di studio e di lavoro. Inoltre l’esperienza Erasmus in Germania, a Kiel, che ho svolto per un intero semestre del quinto anno mi ha fornito un corposo bagaglio di competenze di gestione di contesti internazionali, oltre che linguistiche. Che cosa consiglieresti agli studenti che oggi vogliono intraprendere un percorso di studi similare al tuo? «Direi loro di individuare la propria strada e il proprio settore in base alle reali attitudini e alle personali inclinazioni. Nutrire passione per ciò che si fa rende tutto più semplice e aiuta a non perdere la motivazione nei momenti di fatica e di difficoltà che normalmente e giustamente s’incontreranno lungo il percorso di studi e lavorativo.

 

Dalla normalità e dalla ripetizione a una scuola dell’inatteso

Scuola Dalla normalità e dalla ripetizione a una scuola dell’inatteso È questo l’invito lanciato da Piercesare Rivoltella durante la VII^ edizione dell’Eas day, consapevoli di come la didattica digitale non costituisca una sostituzione bensì un’aggiunta a quella in presenza. Piercesare Rivoltella , direttore del Cremit, prendendo spunto dagli autori americani White e Saday, ha preferito iniziare la riflessione su cosa è opportuno non fare e su come imparare a governare l’inatteso. Per la scuola, ad esempio, non bisogna impostare tutto sulla base dell’alternanza e distanza, ridurre tutto a un discorso di presenza e assenza dove la presenza è il valore e la distanza il ripiego, sicurezza quindi e insicurezza. La scuola è solo questo? Non c’è dell’altro? Questa è una scorciatoia cognitiva, così come concentrarsi esclusivamente sulle procedure come la quarantena, la sanificazione, le mascherine, la febbre. Ed è proprio da qui che parte la riflessione del filosofo Adriano Fabris per ribadire che per far fronte alle nuove situazioni la scuola deve insegnare a gestire l’imprevisto perché è solo un’illusione quella secondo cui le tecnologie ci permettono di avere tutto sotto controllo. E aggiunge che il benessere a scuola con la pandemia è peggiorato perché I’Italia è poco cablata, mancano i tablet, gli spazi dove studiare. Insegna che bisogna rafforzare la relazione, che si tratta di un’esperienza di apprendimento unica, che stimola domande e induce a porsi delle questioni».

 

Piazze digitali, la nuova edicola è online

Educatt Piazze digitali, la nuova edicola è online Complice non desiderato il Covid-19, si assiste a un’impennata di abbonamenti a riviste digitali e a un incremento dei download di e-book e audiolibri. Proprio grazie alla rivoluzione digitale abbiamo tutti i mezzi necessari per continuare a vivere la nostra vita anche in quarantena. Educatt – Ente per il Diritto allo Studio universitario dell’Università Cattolica – ha colto la sfida e porta avanti la sua mission “Il diritto a studiare bene e con successo” anche durante l’emergenza sanitaria. È garantita anche informazione di qualità grazie alla convenzione rinnovata con “Il Sole 24 Ore” : gli studenti del nostro Ateneo possono accedere agli abbonamenti di uno dei periodici economico-finanziari più quotati e apprezzati. Con uno sconto del 50% è possibile leggere il giornale in versione digitale da pc e con app da smartphone e tablet, oppure, usufruendo della speciale consegna postale a domicilio, nella versione cartacea . Per fa fronte al disagio che si sta vivendo in questi giorni, Educatt mette a disposizione gratuitamente anche oltre 20 titoli “sociali” , volumi e testi che possono accompagnare e informare durante i giorni a casa. Insomma, nonostante il distanziamento sociale imposto e l’incertezza verso il futuro che ci attende, grazie alle risorse digitali e all’impegno del nostro Ateneo, è possibile vivere la socialità e la cultura anche da remoto e visitare virtualmente le edicole online.

 

Fase 2, il piano #eCatt per il prossimo anno

Didattica Fase 2, il piano #eCatt per il prossimo anno “Tutto il possibile in presenza, tutto il necessario da remoto”: questa la filosofia per consentire agli studenti di proseguire il corso di studi senza rallentamenti, grazie a un modello di didattica integrata. Investimenti per 3,5 milioni di euro 18 maggio 2020 È molto difficile prevedere come evolverà nei prossimi mesi la situazione determinata dall’emergenza sanitaria Covid-19, ma è certo che l’anno accademico 2020-2021 dell’Università Cattolica si svolgerà regolarmente e in sicurezza . eCatt infatti mette a fattor comune tutte le nuove iniziative che consentiranno agli studenti che non potranno raggiungere i Campus di restare allineati agli insegnamenti anche se lontani dall’Università. Per la realizzazione del piano l’Ateneo ha messo in campo risorse finanziarie per 3,5 milioni di euro che, oltre al milione di euro inizialmente conferito per il Fondo salva studi Agostino Gemelli , comprende gli investimenti per la didattica digitale resa possibile anche dalla riqualificazione tecnologica delle complessive 500 aule dell’Università Cattolica. Una didattica a distanza ma non virtuale, frutto di una alleanza strategica di competenze tra iLab , il servizio di e-learning della Cattolica, Cremit , il centro studi sulla didattica, le Facoltà, il delegato del Rettore alla didattica e la commissione del Senato accademico a ciò preposta. La didattica integrata sarà progettata secondo i migliori standard scientifici, che si sono dimostrati efficaci nei mesi dell’emergenza e che l’Ateneo ha ulteriormente rafforzato in previsione del prossimo anno accademico. Ove non fosse possibile condurli in presenza, anche gli esami di profitto e le prove finali di laurea avverranno da remoto attraverso la piattaforma Blackboard o altri strumenti che saranno via via indicati.

 

AI, la digitalizzazione in corsia

roma AI, la digitalizzazione in corsia Non è più così impossibile vedere un robot che fa una diagnosi e crea la cartella clinica del paziente. Fino a dove si spinge l’intelligenza artificiale in medicina? Un convegno al Gemelli con la testimonianza di Roberto Cingolani 14 gennaio 2020 di Lorenzo Cultrera e Vittorio Maccarrone L’intelligenza artificiale è croce e delizia dei nostri tempi. L’AI è al centro di molti dibattiti, tra l’entusiasmo dei pionieri e degli user che ne vedono le grandi potenzialità e chi in maniera più scettica dipinge scenari distopici à la Raymond Kutzweil. Per questo il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS il mese scorso ha chiamato a raccolta diversi esperti del settore perché si confrontassero sul tema dell’AI e l’impatto che ha nel settore medico-sanitario. La digitalizzazione in campo medico sostiene don Paolo Benanti, bioeticista ed esperto di intelligenza artificiale dell’Università Gregoriana e membro Task Force MISE sta creando disagi, una sorta di cambio del nostro modo di interpretare la realtà. Il manager italiano ha raccontato di mani bioniche che «riescono a fare circa l’80% delle prese che una mano umana può fare». Un’altra applicazione nel campo medico dell’artificial intelligence è Babylon Health , provider di supporto al medico di base che ore consulenze tramite messaggi e videochat con la sua applicazione mobile.

 

Esperimenti di tribunale online

Interverranno al webinar Angela Maria Odescalchi , avvocato penalista del foro di Lodi e Milano e presidente dell’ordine degli avvocati di Lodi, e Pierpaolo Beluzzi , coordinatore dell’ufficio Gip e Gup. del Tribunale di Cremona e docente in Cattolica a Piacenza di “Sistemi digitali per il processo”. Introduce e modera la professoressa Paola Corvi , docente di Diritto processuale penale del Corso di Giurisprudenza di Piacenza. Per approfondire tutti gli aspetti processuali il prossimo 9 luglio è previsto un altro webinar, questa volta incentrato sul processo civile, in cui a cui parteciperanno Stefano Brusati , presidente del Tribunale di Piacenza, Giovanni Giuffrida , presidente dell’Ordine degli Avvocati di Piacenza, e il professor Antonino Barletta , docentedi Diritto processuale civile. La partecipazione all’evento è libera, ma è necessario iscriversi a questo indirizzo . Gli iscritti riceveranno il link per la connessione al webinar in concomitanza dell’evento. giurisprudenza #processo #digitale #online Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Consulenza psicologica a distanza

Sono tanti gli studenti dell’Università Cattolica che in questo momento si trovano a fronteggiare l’emergenza sanitaria da soli: migliaia di fuori sede dislocati sui vari Campus dell’Ateneo sul territorio nazionale, ragazzi e ragazze lontani dalla famiglia e dagli affetti. Ma anche studenti prossimi alla laurea, vite sospese dal virus che non conosce scadenze o progetti. Per aiutarli a reagire e non sentirsi soli in un momento così delicato, Educatt – Ente per il Diritto allo Studio – attiva il servizio di Consulenza psicologica da remoto, un servizio che si rivolge agli studenti di tutte le sedi. I referenti del servizio provvederanno a ricontattare l’interessato per fissare una chiamata via Skype o Zoom con lo psicologo di riferimento. Il servizio è gratuito ed è riservato agli studenti dell’Università Cattolica . L’offerta non sostituisce quella degli eventuali percorsi personali già attivi presso il Servizio di Consulenza, che riprenderanno al termine dell’emergenza. educatt #consulenza psicologica #digitale Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Digitalizzazione e proattività dei giovani nel mondo del lavoro post Covid

Il gap da colmare è importante se si considera che l’indice di digitalizzazione di economia e società pone l’Italia al 25esimo posto su 28 paesi Europei. Ma il problema di fondo è una classe imprenditoriale con età media elevata e poco propensa al cambiamento e un approccio culturale della politica a cui manca una visione, un piano bipartisan che investa sull’innovazione». Un richiamo alla solidarietà europea è arrivato da Francesco Rolleri, che ha ricordato le sfide più importanti che l’Italia ha davanti a sé: «Lo Stato ha un ruolo fondamentale, ma da solo può far poco. Forte la sottolineatura di Rolleri sul ruolo centrale dell’impresa, attorno cui si sviluppa l’economia: «gli imprenditori devono ripartire dalla testa e dalle braccia: l’Italia è un grande paese costruito con creatività, determinazione e coraggio, una delle maggiori economie al mondo nonostante sia priva di materie prime». Sul futuro del lavoro si è concentrato l’intervento di Daniele Fornari: «è evidente che lo sviluppo delle tecnologie digitali generi saldi positivi occupazionali per il capitale umano qualificato; inoltre la digitalizzazione delle imprese sta stimolando il passaggio generazionale e l’attrazione dei talenti. Senza dimenticare la sinergia tra aziende, la necessità di creare network, trovando strategie condivise per affrontare nuovi mercati», ha sottolineato Rolleri, convinto che un periodo di grande difficoltà possa diventare un’occasione di crescita. Sono ricominciati i processi di selezione nelle aziende, che oggi hanno bisogno di giovani talenti capaci di vedere le cose in modo nuovo, giovani dotati di particolari soft skills quali la capacità di lavorare in team, la creatività, il pensiero critico, la propensione al problem solving, l’adattamento ai cambiamenti.

 

Quella volta che recitai in “Fai bei sogni”

La sua è una vocazione adulta: «Prima di entrare in seminario facevo il consulente in proprietà industriale, il lavoro più bello del mondo perché passavo il mio tempo tra inventori e creativi. A oggi, però, don Luca Peyron è anche direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Torino, coordinatore del servizio per l’apostolato digitale, docente di Teologia e dell’Innovazione all’Università Cattolica di Milano e non solo. In questo momento, la cosa più difficile è stare nelle fatiche di molti di loro: accompagnare medici e infermieri che si trovano in mezzo ai malati, senza poter fare nulla. Io credo che i giovani, come tutti gli altri, abbiano delle domande, che tento di intercettare per far capire loro che le risposte sono in Cristo. Oggi che tutto questo è sigillato, si tratta di continuare a prendersi cura delle relazioni che c’erano prima e il tempo che mi è dato lo spendo a pensare». Significa provare a raccogliere un pensiero e delle intuizioni rispetto al mondo che verrà sapendo che il mondo che verrà è sempre meno predicibile rispetto all’esperienza che abbiamo del mondo che è stato. Qual è l’aspetto della sua attività che più le manca? «Senza dubbio la fisicità e tutto ciò che è prossemica.

 

Una casa per la cultura digitale

cattolicapost Una casa per la cultura digitale L’ha costruita Meet nella sede dell’ex Spazio Oberdan a Milano, che diventerà sede di un centro internazionale con quattro aree di intervento interdisciplinari. Questi giovani rappresentano una piccola fetta del presente e del futuro di Milano, è per questo che ho voluto “affidare” al master Progettare Cultura un lavoro finale sul centro di cultura digitale. Agli studenti è stato chiesto di adottare un punto di vista preciso, osservando il digitale come un portato culturale ancor prima che tecnologico. Eppure, a questa familiarità lessicale e all’uso sempre maggiore che ognuno di noi fa di dispositivi digitali, non corrisponde spesso una consapevolezza delle ricadute e delle opportunità che questo scenario può creare. Gli studenti hanno dapprima osservato le realtà che in Europa e nel mondo si occupano di cultura digitale, stabilendo un benchmark utile per poi differenziare i percorsi di lavoro di ciascun gruppo per aree: Education; Showcase; Content e Launch . Proprio come accade a livello professionale, gli studenti si sono trovati a gestire e valutare la fattibilità produttiva ed economica di iniziative e attività che, pur finalizzate a un approccio culturale, non possono perdere di vista i costi tecnologici e operativi che da esse derivano. Meet ha confermato che alcune delle idee elaborate e prodotte dai giovani partecipanti al Master Progettare Cultura entreranno a far parte del programma 2019 e già da ora una delle studentesse del corso sta svolgendo un tirocinio nella struttura .

 

Quando l'intelligenza è "sharing"

Nell'incontro alla Cattolica di Brescia ha parlato di "intelligenza collettiva", dei cambiamenti in atto nella società e nella quotidianità in seguito alla diffusione dei media digitali, e delle potenzialità del processo. Spesso viene espressa preoccupazione per la massiccia diffusione delle attività digitali, soprattutto tra i più giovani, che andrebbe a scapito di concetti come l'approfondimento culturale o l'interazione sociale. Tanti studi mostrano che la stragrande maggioranza delle persone con cui si comunica per via digitali sono le 5 o 6 persone che si frequentano di più durante il giorno. Anche le persone che fanno parte di una rete più estesa come certe amicizie più distanti su Facebook vengono contattate direttamente in modo contestuale quando emerge l’occasione di un incontro. Incoraggiare ogni forma di contributo e insegnare ad essere partecipi di questo enorme flusso di produzione online è secondo me più importante che semplicemente insegnare a consumare in modo critico. Quale futuro è possibile immaginare alla luce di tali potenzialità? Quello su cui sto lavorando e in cui credo molto è la possibilità di mettere insieme questo potenziale di collaborazione e d'innovazione per sostenere la trasformazione dei comportamenti in risposta al cambiamento climatico. La nostra piattaforma IYWTO è un esempio di piattaforma di intelligenza collettiva nella quale mettiamo insieme i contributi di migliaia di persone che hanno ideato servizi e soluzioni per una vita sostenibile.

 

Se l’intelligenza è sharing

Brescia Se l’intelligenza è sharing Stefana Broadbent da 20 anni studia l’impatto del digitale sulla vita delle persone e delle città, proponendo l’intelligenza collettiva come alternativa collaborativa al modello economico attuale. novembre 2017 Un cantiere di idee per provare a immaginare con realismo, ma anche con capacità di visione come dovrà essere la città del futuro. È il Laboratorio “Brescia 2030” voluto dal Comune che ha chiamato in campo anche Università Cattolica e Statale per dare rigore scientifico a un percorso che richiede uno sforzo di creatività e di partecipazione da parte di tutti i soggetti locali. Di innovazione, formazione e lavoro si parlerà mercoledì 22 novembre in Cattolica (Aula Polifunzionale ore 10.30) con Stefana Broadbent , capo del dipartimento di Intelligenza collettiva del Nesta , organizzazione benefica con la missione di rendere il Regno Unito più innovativo. Stefana ha diretto e fondato diversi centri di studio e osservatori di antropologia digitale in vari paesi d’Europa, con un approccio etnografico che intende facilitare lo sviluppo di servizi e strumenti utili. Ma cosa si intende per intelligenza collettiva? Secondo l’antropologa digitale Stefana le piattaforme digitali, strumento potente e capillare, consentono e abilitano nuove forme di cooperativismo, in cui sharing e collaborazione costituiscono una valida e democratica alternativa al modello economico dominante. Sono migliaia, infatti, ogni giorno, le persone in tutto il mondo che mettono in comune il proprio sapere, le informazioni e le competenze di cui dispongono per contribuire alla soluzione di problemi della società in cui vivono.

 

L’identità digitale dello studente

EDUCATT L’identità digitale dello studente Educatt torna sul fronte della progettazione europea con MyAcademicID come coordinatore delle attività di comunicazione e disseminazione. Il progetto è finalizzato a facilitare la mobilità internazionale e rafforzare lo status di “studente europeo”. La proposta di MyAcademicID, che è risultata tra quelle approvate e finanziate dalla call CEF 2018 e in particolare nell’ambito dell’azione chiave dedicata alle telecomunicazioni, è il risultato della convergenza di molteplici servizi elettronici mirati al riconoscimento dell’identità digitale dello studente in risposta a specifiche casistiche relative alla mobilità internazionale. MyAcademicID si prefissa l’obiettivo di consentire l’interazione digitale sicura e continuativa tra le istituzioni dell’istruzione superiore (HEI) nell’ottica di rafforzare lo status di “studente europeo” e favorire la mobilità internazionale degli studenti, attraverso l’ottimizzazione dei processi burocratici. La proposta è indirizzata, di conseguenza, al riconoscimento dell’identità digitale degli studenti, con particolare attenzione alla mobilità internazionale. La rappresentanza italiana all’interno del progetto è costituita da Fondazione Endisu ed Educatt , a cui è stato assegnato il coordinamento delle attività di comunicazione e disseminazione. Nello specifico Educatt è al lavoro sullo studio di logo e sul set-up della piattaforma online che sarà disponibile a breve.

 

Educare al tempo degli algoritmi

il dibattito Educare al tempo degli algoritmi La differenza tra robot e uomo si è sempre basata più sulla consapevolezza che sull’intelligenza. Ne sono responsabili nuovi tipi di algoritmi in grado di apprendere dall’esperienza che allo stesso tempo ridimensionano e rilanciano le promesse della prima stagione di ricerche sulle macchine intelligenti. Come tutto questo sfida il mondo dell’educazione? Vedo almeno tre indicazioni, che sono allo stesso tempo di tendenza e di ricerca. Sulla base dei dati disponibili, delle scelte fatte, delle tendenze in corso, questi algoritmi ci sostengono nel difficile compito di prevedere i comportamenti delle cose e degli altri nel futuro. Una sorta di delega in bianco alla macchina: l’accettazione di usare tutti gli stessi format per trarne vantaggio nella facilità d’uso. Max Tegmark, professore di fisica al MIT di Boston, fa osservare in un suo recente volume come la differenza tra uomini e macchine si sia sempre costruita non tanto sull’ intelligenza (una macchina può essere addirittura più intelligente di un uomo), quanto piuttosto sulla consapevolezza . Ora, una macchina che conosce i propri limiti e prova a rimuoverli intervenendo sull’algoritmo con cui è stata progettata per generare nuove più perfette versioni di se stessa, pare proprio essere una macchina in qualche modo dotata di riflessività e, quindi, di consapevolezza.

 

Anziani, il digitale per la salute

È quanto si propone di fare il Progetto europeo Harvest - eHealth and Ageing in Rural Areas: Transforming Everyday Life, Digital Competences, and Technology coordinato dal professor Simon Lindgren dell’Università di Umeå in Svezia. In particolare si vuole comprendere come vengano utilizzate le tecnologie digitali per la salute (eHealth) e l’impatto di queste tecnologie nella vita degli anziani geograficamente “isolati”. La ricerca prevede una serie di “interviste domestiche” in tre nazioni: Finlandia, Italia, Svezia . Avremo così l’opportunità di comprendere e osservare in contesti reali e quotidiani qual è l’uso di queste tecnologie da parte degli anziani». Il 24 e 25 settembre presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo si è tenuto il terzo workshop internazionale della ricerca che coinvolge ricercatori dell'Università Cattolica, dell'Università di Umea (Svezia) e dell'Università della Lapponia (Finlandia). Guarda i contributi video #harvest #anziani #digitale #salute Facebook Twitter Send by mail Print.

 

A lezione con Gomez e Corcione

by Elisa Belussi | 28 marzo 2019 Passione, impegno e adattamento sono tra i requisiti più importanti per la professione, soprattutto ora che l’informazione si spinge sempre più oltre i canoni tradizionali, abbandonando la carta a favore del web. Sapersi cimentare nei campi più disparati, mettersi in gioco e lavorare in squadra: caratteristiche fondamentali per Peter Gomez , direttore de ilfattoquotidiano.it, tra i primi ospiti del ciclo di incontri, introdotto da Gerolamo Fazzini del quotidiano Avvenire. Oggigiorno, infatti, l’informazione sta vivendo una fase in cui il giornalismo a stampa ha ancora un peso politico rilevante, ma la rete si sta facendo sempre più spazio, affiancata dalla televisione. Ovviamente, nel passaggio dalla dimensione cartacea all'online l’informazione cambia sfumatura, pubblico e contenuti: se il primo è fortemente identitario, il secondo è più eterogeneo, multisfaccettato, di semplice e rapida lettura. Open.online, diretto da Massimo Corcione e fondato da Enrico Mentana , è un giornale online che si pone l’obiettivo di coinvolgere i giovani nel vasto mondo dell’informazione, proponendo articoli e servizi brevi, interagendo ampiamente con i propri lettori tramite i social. Corcione interpreta il giornalista come una figura poliedrica, in grado di cogliere i tanti aspetti di una carriera sempre più multidisciplinare. Come i relatori hanno sostenuto durante l’incontro, per essere giornalista ormai non basta più saper scrivere, ma sapersi adattare con le diverse realtà del settore, proponendosi come un professionista a 360°, in grado di interfacciarsi con quante più realtà possibile.

 

Blockchain, tecnologie digitali e supply chain management

Piacenza Blockchain, tecnologie digitali e supply chain management Il 5 ottobre, in Cattolica, un incontro organizzato dal Master SCHMIDT sulla rivoluzione digitale in atto e sul suo impatto nelle aziende. ottobre 2018 “Occuparsi di innovazione digitale è un elemento strategico – spiega Franco Timpano , direttore del master – I modelli di business e le pratiche organizzative stanno profondamente cambiando. Per questo il 5 ottobre prossimo, alle 15, nella Sala Piana dell’Università Cattolica il Master universitario in Supply Chain Management e Innovazione digitale e tecnologica (SCHMIDT) propone il seminario: Blockchain, tecnologie digitali e supply chain management. Solo il 20% di un campione qualificato di aziende - interrogate recentemente dal Rem-Lab in occasione dell’Assemblea di Confindustria Piacenza – dichiara di avere un alto livello di digitalizzazione nonostante si tratti della più formidabile leva competitiva che le aziende hanno oggi a disposizione. Guelfo Tagliavini è coordinatore della Commissione innovazione e tecnologie di Federmanager e di Agenda Digitale Italiana. Coordina e conclude i lavori Mariachiara Tallacchini della Facoltà di Economia e Giurisprudenza della Cattolica, coordinatrice didattica e del comitato tecnico-scientifico del Master SCHMIDT. I contenuti di presentazione del Master saranno introdotti dai coordinatori didattici: Paolo Bisogni, Franca Cantoni, Luca Lanini e Paolo Mondini docenti della Facoltà di Economa e Giurisprudenza della Cattolica.

 

Scuola digitale e digitale nella scuola

La Cattolica al Meeting Scuola digitale e digitale nella scuola Le nuove tecnologie sono entrate a pieno titolo in classe e non si può prescinderne. Con tre attenzioni evidenziate dal professor Pier Cesare Rivoltella al Meeting di Rimini 26 agosto 2019 L’ingresso del digitale nelle classi è un orizzonte ineludibile nella scuola, sia sul piano dell’organizzazione che su quello della didattica. Il professor Pier Cesare Rivoltella , docente di Didattica e tecnologie dell'istruzione, ne ha parlato al Meeting di Rimini in un incontro promosso dall’associazione nazionale di dirigenti scolastici Disal. Innanzitutto il tempo : a volte troppo accelerato, chiede di trovare spazi e isole di lentezza. In secondo luogo, le relazioni : l’importanza di non ridurre l’uomo a funzioni o a pacchetti di competenza. Infine il rapporto tra l’umano e l’artificiale , con l’avanzare dell’intelligenza artificiale: si tratta di costruire una nuova antropologia attenta a offrire ospitalità alla tecnologia ma altrettanto attenta a garantire dei margini di eccedenza all’umano. meeting #scuola #digitale #didattica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Educare robot per un umanesimo della vita

il dibattito Educare robot per un umanesimo della vita Di fronte alla pervasività delle tecnologie digitali va riaffermato che l’educazione costituisce il primo e il fondamentale diritto. agosto 2019 Continua il dibattito aperto dall’articolo dal titolo “ Arrivano i robot ”, dedicato a come l’intelligenza artificiale sta cambiando noi e il nostro modo di vivere e di pensare di Pierluigi Malavasi * Educare robot? Ciò che chiamiamo intelligenza artificiale segna la vita di ogni giorno e costituisce una sfida per il futuro della civiltà. In quell’ambito multiforme e convergente che sono le tecnologie radicali, di cui la robotica è un emblema, la riflessione pedagogica deve far valere la cultura della formazione integrale della persona e dello sviluppo umano. Essa si realizza anche attraverso una un’educazione alla responsabilità emotiva, basata su un ascolto profondo della vita affettiva, che sa porsi la preoccupazione della cura, della custodia del creato. Nel febbraio del 2019, in occasione dell’ Assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita , il Santo Padre Francesco ha indirizzato il dibattito sull’intelligenza artificiale nel più ampio e comprensivo quadro di un umanesimo della vita “molto in sintonia con l’ecologia integrale, descritta e promossa nell’Enciclica Laudato si’ . La possibilità di intervenire sulla materia vivente a ordini di grandezza sempre più piccoli, di elaborare volumi di informazioni sempre più ampi, di monitorare - e manipolare - i processi cerebrali dell’attività cognitiva e deliberativa, ha implicazioni enormi: tocca la soglia stessa della specificità biologica e della differenza spirituale dell’umano.

 

Sociologia, nuove parole per raccontare nuovi fenomeni

MILANO Sociologia, nuove parole per raccontare nuovi fenomeni Giovedì 4 luglio in Cattolica la prima giornata del convegno annuale della Società Scientifica Italiana -Sociologia, Cultura, Comunicazione. luglio 2019 “La sociologia deve trovare nuove parole per raccontare nuovi fenomeni”. Arriva da un filosofo, Cosimo Accoto , la sfida per i sociologi che si sono riuniti in Cattolica giovedì 4 luglio per la prima giornata del secondo convegno annuale della Società Scientifica Italiana -Sociologia, Cultura, Comunicazione. L’edizione 2019, ospitata dalla Cattolica, ha subito messo in chiaro il difficile compito della sociologia, alle prese con un mondo in continua evoluzione. Accoto, Research Affiliate al MIT di Boston, ha posto l’accento soprattutto sulle nuove frontiere della rivoluzione digitale: «Lo stimolo per la sociologia è andare oltre lo studio delle relazioni tra gli individui. Quotidianamente interroghiamo i dispositivi elettronici e se, per il momento, il rapporto è di domanda-risposta non è lontano il momento in cui le macchine eseguiranno ordini senza lo stimolo umano. E la sfida generazionale è anche una sfida educativa come sottolineato dal prof. Pier Cesare Rivoltella che ha ricordato come troppo spesso, anche tra gli stessi assistenti socio-sanitari, ci si approcci al mondo dell’adolescenza secondo schemi vecchi ormai superati #comunicazione #sociologia #digitale #rete Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Parole a scuola, basta ostilità

milano Parole a scuola, basta ostilità Alla giornata di formazione gratuita, organizzata in largo Gemelli venerdì 9 febbraio per iniziativa di Ats Parole O_Stili e Miur , parteciperanno circa 2mila insegnanti da tutta Italia . Lo stesso vale per l' hate speech in rete: non lo trovano divertente quasi l'80% degli italiani dai 18 ai 35 anni, percentuale che sale per i ragazzi dagli 11 ai 17 anni, che ne condannano soprattutto l’uso per divertimento (95%) o per ottenere il rispetto degli altri (93%). La giornata di formazione si terrà nella sede milanese dell’Università Cattolica venerdì 9 febbraio nell'ambito delle iniziative previste dal Miur in occasione della settimana sulla navigazione sicura e responsabile in Rete. Durante la giornata del 9 febbraio, infatti, l’Associazione Parole O_Stili consegnerà ai docenti oltre 100 schede didattiche, uno strumento operativo per affrontare i temi dell’educazione e della cittadinanza digitale attraverso i 10 principi del Manifesto, già adottato e diffuso dal Miur nelle scuole italiane con l’avvio dell’anno scolastico in corso. paroleostili #scuola #digitale #miur Facebook Twitter Send by mail Print IL PROGRAMMA “Parole a scuola” si apre venerdì 9 febbraio alle 9.20 nell’ Aula Magna di largo Gemelli con una sessione plenaria. Dopo i saluti del rettore Franco Anelli e della presidente dell’Associazione Parole O_Stili, Rosy Russo , interverranno Vera Gheno , linguista dell’Accademia della Crusca; Monica Maggioni , presidente della Rai, Valentina Aprea , assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia. Seguiranno la presentazione dei risultati della ricerca EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili e le conclusioni, a cura di Valeria Fedeli , ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

 

Comunicazione, consigli per naviganti

cattolicapost Comunicazione, consigli per naviganti Erica Negri, Layla Pavone, Linda Ovena, Silvia Barbieri e Mara Maionchi , cinque professioniste del settore, spiegano competenze e i profili emergenti nel mercato del lavoro. E, nel mercato del lavoro, il confronto non si gioca su un piano locale o nazionale, i confini si sono allargati al globo e l’orizzonte è quello digitale. È quello che hanno spiegato le professioniste coinvolte nel workshop “ Le professioni della comunicazione “, organizzato dall' Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed) , che si sono confrontate su come affrontare le sfide nel settore della comunicazione. Layla Pavone , Chief Innovation &; Marketing and Communication Officer e consigliere delegato di Digital Magics Spa, mette l’accento sulle soft skills , molto ricercate oggi: il mondo della comunicazione richiede «capacità di essere molto flessibili, di avere un pensiero trasversale, di essere resilienti». La docente e condirettrice del master in Digital Communication Specialist , sottolinea l’importanza di saper «leggere in maniera orizzontale quelli che sono i fenomeni e la capacità di relazionarsi, di ingaggiare, quindi di coinvolgere le persone. Altro grande tema della comunicazione legata al mondo del digitale e dei social media in particolare, dove una delle parole chiave più importanti per chi si occupa di comunicazione è proprio l’engagement». Nel suo caso, la volontà di rimettere tutto in gioco è stata una scommessa vinta con grande testardaggine e caparbietà: «Capire quello che volete fare è il miglior regalo che possiate farvi».

 

Africa, la bellezza con i loro occhi

È da loro che Annabella Di Stefano è andata a bussare per costruire il suo progetto di ricerca sociale che partirà a fine gennaio e durerà circa un mese. Gli unici racconti a cui siamo abituati a vedere puntano sulla diversità, non mettendo in luce le tradizioni e le misure prese da parte delle organizzazioni Onlus, per aiutare la comunità a svilupparsi e ad autodeterminarsi. Entrerò in contatto con la popolazione locale, nello specifico i ragazzi seguiti dalla fondazione Museke, e offrirò loro l’opportunità di raccontarsi attraverso l’utilizzo di materiale tecnologico come per esempio uno smartphone. Ha raccontato gli immigrati che sbarcano in Sicilia e ora vuole andare nella loro terra e vivere un po’ con loro. Metterli al centro dei suoi racconti e dare loro l’occasione di raccontarsi attraverso l’utilizzo della tecnologia digitale; in questo modo l’arte diventa oggetto di condivisione e inclusione sociale. Per raggiungere questo obiettivo, Annabella ha coinvolto amici e parenti per raccogliere telefonini da distribuire ai ragazzi seguiti da Museke per realizzare un “bel racconto sul Burundi” da restituire alla fondazione Museke e ai vari partner di riferimento come testimonianza e promozione delle attività svolte. L’idea progettuale si svilupperà in due fasi: raccolta di materiale video e fotografico per documentare il luogo e i progetti che la fondazione Museke sviluppa; analisi, attraverso l’attivazione di un laboratorio con 15-20 ragazzi.

 

Master SCHMIDT: multidisciplinarietà e concretezza per vincere la sfida del 4.0

Piacenza Master SCHMIDT: multidisciplinarietà e concretezza per vincere la sfida del 4.0 Da fine novembre al via il Master in Supply chain management e innovazione digitale. novembre 2018 In un mercato che vede sempre più aziende manifatturiere, commerciali e logistiche adottare sistemi cyber-fisici decentralizzati e collaborativi per crescere e competere, crescono le opportunità di crescita per quanti si occupano di tecnologie applicate e di supply chain management , nei loro numerosi aspetti. “ Un accordo che consentirà la frequenza del Master, con la relativa copertura dei costi di iscrizione, per 5 Giovani imprenditori di 2^/3^ generazione, 5 Giovani Manager in Servizio che intendono ampliare il loro orizzonte professionale, e 5 Giovani Manager temporaneamente inoccupati ovvero in fase di ricollocazione” spiega Timpano. Di cosa si occuperà questo nuovo master? Occuparsi di “supply chain” vuole dire occuparsi del modo in cui le aziende fanno arrivare nelle case dei consumatori i beni, minimizzando i costi e assicurando un servizio di qualità elevata. Il Master avrà come focus principale l’analisi della catena di fornitura ovvero della pianificazione aziendale, dell’implementazione e del controllo dell’intero processo aziendale dall’origine della fornitura delle materie prime e dei semilavorati fino al raggiungimento dei consumatori nel mercato finale. Perché frequentare un master di Supply chain management in una facoltà di Economia e Giurisprudenza? Il vantaggio sta nella multidisciplinarietà del percorso. Il Master nasce in una facoltà focalizzata sul management ma che ambisce ad essere l’elemento di collegamento fra le aree di competenza tecniche e quelle economiche in un’ottica di digitalizzazione.

 

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