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Tra Biden e Trump vince chi mobilita di più

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e molti dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Data l’alta incidenza del voto per posta che si registra in questi giorni, potrebbe trattarsi di persone che tendenzialmente votano democratico, vista la tendenza di questo partito ad appoggiarne l’utilizzo. La cosa interessante è che i giovani in America sono chiamati “first-time voters” : molti di questi, infatti, non avevano potuto votare nel 2016, di conseguenza il loro voto rimane un’incognita. Negli ultimi 30 anni però il potere d’acquisto di questa parte della popolazione è diminuito notevolmente: di conseguenza queste persone si sono ritrovate con meno diritti (anche a causa dello scarso potere dei sindacati negli Stati Uniti), mentre altri segmenti della società sono ascesi sulla scala sociale. Nel 1965 Lyndon B. Johnson promulgò il Voting Right Act con cui fu concesso il diritto di voto ai neri, ma da allora non è cambiato molto: molti membri della comunità nera si sono sentiti ignorati dal partito Democratico, che tendenzialmente si rivolge loro solo durante le elezioni. Negli ultimi anni però è cambiata molto la demografia del Paese: l’elettorato bianco è molto diminuito in percentuale a vantaggio di ispanici, asiatici e afroamericani, un dato che ha costretto i Repubblicani ad ampliare il proprio potenziale bacino di voti. Spesso si parla di Trump come di un businessman e di un outsider: in realtà negli anni ‘80 egli è stato un Repubblicano, poi è diventato un Democratico, successivamente un Riformista e infine è tornato tra i Repubblicani.

 

«Il nuovo presidente lo sceglierà il Covid»

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e molti dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Quale di questi temi incide di più sul risultato elettorale? «Parto da quello che pesa di meno: l’ambiente, perché riguarda soltanto l’elettorato più radicale e di sinistra rispetto a Biden, quell’elettorato che non ama il candidato democratico ma che lo voterà comunque perché sa che Trump è un disastro. Quindi un effetto Covid è inevitabile? «Quello che bisogna capire, e che potrebbe essere decisivo per il risultato elettorale, è se nell’entroterra e nel Sud degli Stati Uniti il dramma del Covid venga davvero imputato a Trump. Trump ha sempre dato la colpa a loro per le rivolte, per i saccheggi e per la violenza, tentando di spiegare che la reazione della polizia è una conseguenza di un disordine anarchico di sinistra e dei gruppi “Antifa”. Quali sono le ragioni che hanno portato Trump e Biden a basare la loro campagna elettorale soprattutto su attacchi personali? «Credo che Biden non possa essere accusato di questo, sugli attacchi personali ha agito difendendosi, avendo davanti un personaggio talmente discutibile e provocatorio. In questi dibattiti è emersa però l’impossibilità di discutere con un avversario che nega sempre la realtà, che di fronte alla realtà dice che sono tutte balle e che niente è vero. Ciononostante, è talmente forte lo spauracchio Trump ed è stata talmente decisiva l’astensione di molti di quattro anni fa che questa volta è molto difficile che l’area socialista non voterà per Biden».

 

La campagna “Covid related” potrebbe cambiare inquilino alla Casa Bianca

Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e alcuni dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Per queste ragioni è venuto a mancare quello scontro che tradizionalmente negli ultimi due mesi caratterizza le campagne elettorali, privando il dibattito politico di quell’elettricità e di quella tensione vibrante che ne sono sempre stati il tratto distintivo». I due candidati hanno cercato di mettere più in cattiva luce l’avversario, piuttosto che illustrare i punti di un programma… «È stata una campagna elettorale povera di contenuti, priva di grandi idee, con dei toni assolutamente esagerati. A proposito di mobilitazione dei vari componenti del tessuto sociale americano, non è forse un po’ pretestuoso classificarli in maniera netta e presumere di ottenerne l’appoggio indiscriminato, dal momento che questi segmenti di popolazione al loro interno sono molto articolati? A che cosa si sta riferendo? «L’altro giorno la Borsa di Wall Strett ha fatto registrare una pesante perdita, che ha suggellato una settimana di “profondo rosso”. Così chi ha investito il suo “tesoretto” in questi fondi, si ritrova ora con un capitale che da 300mila dollari è sceso a poco più di 200mila e allora, dinanzi a queste ingenti perdite, potrebbe trasformare il suo voto in un voto di protesta». L’America oggi è un Paese che vive sul crinale della tensione, ci sono movimenti a destra e a sinistra che, come hanno ampiamente dimostrato negli ultimi tempi, sono in grado di trasformare una protesta pacifica in una rivolta violenta, in una guerriglia urbana dai connotati politici.

 

«La pandemia ha penalizzato Trump»

Speciale Elezioni Usa 2020 «La pandemia ha penalizzato Trump» Ne è convinto Daniele Meloni , esperto di politica americana ed ex studente della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica, persuaso che il Covid-19 ha azzoppato una politica economica che andava a gonfie vele. Abbiamo chiesto ad alcuni giornalisti di varie testate, particolarmente esperti di politica americana e alcuni dei quali alumni dell’Università Cattolica, di aiutarci a capire dove stanno andando gli Stati Uniti e come affrontano uno dei passaggi più delicati della loro storia. Secondo Daniele Meloni , esperto di politica americana, collaboratore di Startmag ed ex studente della Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica, sia Donald Trump che Joe Biden hanno commesso errori e non godono dell’appoggio uniforme da parte dei rispettivi partiti. Quali sono stati gli errori nel corso di questa campagna elettorale da parte del Partito Democratico? Biden è il miglior candidato che si potesse presentare? «La scelta del candidato è l’errore principale. Il Partito Democratico è una macchina rodata, ma questa volta l’alternativa al socialista Sanders è stata quella di un personaggio che non porta di certo con sé un’aria fresca e nuova e che rappresenta una politica fin troppo tradizionale. Bisogna dire che adesso lo scenario è diverso: questa volta c’è una coalizione più coesa in ottica anti-Trump e credo che i fans di Sanders voteranno comunque per Biden». Che cosa si devono aspettare l’America e il resto del mondo nel caso di una rielezione di Trump? E che cosa invece nel caso di una vittoria di Biden? «Cambierà pochissimo in entrambi i casi.

 
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