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Iran-Usa, se la guerra si fa cyber

L'analisi Iran-Usa, se la guerra si fa cyber La risposta cibernetica dell’Iran all’uccisione del generale Soleimani non si è fatta attendere. di Andrea Locatelli * Dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani l’attenzione di esperti, osservatori e dell’opinione pubblica in generale è concentrata sulla reazione dell’Iran. Se da una parte la preoccupazione principale è rivolta agli attacchi alle basi americane di Erbil e Al Asad, per altro verso Washington e Teheran si stanno affrontando in modo ben più misurato su un altro fronte: quello cibernetico. Un esempio di questo orientamento strategico è l’attacco che ha colpito nella giornata di sabato il Federal Depository Library Program (l’infrastruttura informatica che fornisce accesso a oltre mille biblioteche americane). Si tratta, da quanto è risultato da una prima analisi forense, di un “defacciamento”: per alcune ore, il sito web del programma ha mostrato un messaggio di cordoglio per la morte del generale iraniano e un’immagine di Trump preso a schiaffi. Questo tipo di attacchi cibernetici è molto frequente e non dovrebbe suscitare troppe preoccupazioni: il sabotaggio è stato giudicato di basso livello tecnico (non risulta infatti che siano stati rubati né cancellati dati) e l’ufficio federale non rappresenta propriamente un’infrastruttura critica. Per quanto sia sconsigliabile trarre conclusioni affrettate da questo singolo episodio, la prospettiva di una rappresaglia cibernetica su più larga scala all’assassinio di Soleimani appare tutt’altro che remota.

 

Crisi iraniana, un ruolo cruciale per l’Ue

di Antonio Zotti * L’ondata d’instabilità innescata dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani ha messo ancora una volta in evidenza gli stringenti limiti dell’influenza che gli attori europei esercitano nella regione mediorientale e nordafricana. Come al solito, è nell’Unione europea in quanto attore della politica internazionale che questa impotenza strategica trova la sua massima manifestazione. È infatti prevedibile che la riunione straordinaria dei ministri degli esteri dei Paesi membri, convocata dall’Alto rappresentante Borrell su iniziativa dei governi britannico, francese e tedesco, si limiterà al compito declaratorio di ribadire la “profonda preoccupazione” dell’Unione e a esortare a una riduzione della tensione. Le divergenze politiche fra Stati Uniti ed Europa generate dalla crisi iraniana evidenziano le carenze strategiche di quest’ultima. A tal proposito, proprio l’accordo sul nucleare offre un’utile prospettiva. Ciò dimostra come la dimensione economica dell’Ue rimanga una risorsa strategica potenzialmente rilevante, come pure la reputazione di attore relativamente affidabile perché rispettoso delle regole dell’ordine internazionale. docente di Istituzioni europee, corso di laurea interfacoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere e di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #medioriente #iran #usa #escalation Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Escalation in Medioriente, l’analisi dei nostri professori

Una reazione che in parte si è già fatta sentire con l’attacco missilistico alle due basi militari americane di Erbil e Al Asad ma che ha messo in campo anche strategie di cyberwar . Con Soleimani non muore solo un generale di Andrea Plebani Con la sua eliminazione salta uno dei pochi punti fermi di un sistema mediorientale sempre più frammentato e destabilizzato. Le insidie per Washington e per i suoi alleati Washington, chi c’è dietro la linea dura di Gianluca Pastori La politica militare del presidente Trump ha trovato finora parecchi sostenitori. Con conseguenze che potrebbero essere pericolose Se la guerra si fa cyber di Andrea Locatelli La risposta cibernetica dell’Iran all’uccisione del generale Soleimani non si è fatta attendere. C’è da sperare che Washington e Teheran preferiscano confrontarsi nell’ambito virtuale L’Ue deve uscire dall’irrilevanza di Antonio Zotti L’Europa deve far pesare la sua forza economica come risorsa strategica potenzialmente rilevante, soprattutto nell’ambito dell’accordo sul nucleare fortemente voluto dall’Unione #medioriente #iran #usa #escalation Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Con Soleimani non muore solo un generale

L'analisi Con Soleimani non muore solo un generale Con la sua eliminazione salta uno dei pochi punti fermi di un sistema mediorientale sempre più frammentato e destabilizzato. Tra i principali artefici della prorompente ascesa di Teheran all’interno della cosiddetta “mezzaluna sciita”, il comandante delle brigate al-Quds era uno dei simboli più importanti della “rinascita geopolitica” iraniana all’interno dell’arco di instabilità compreso tra Levante, Mesopotamia e Golfo. Il sistema di relazioni formali e informali costruito da Soleimani si era rivelato in tal senso fondamentale, garantendo a Teheran uno strumento flessibile e capace di operare su più livelli (militare, socio-politico ed economico in primis). La sua morte rappresenta quindi un colpo durissimo per la Repubblica Islamica, alle prese con una congiuntura economica estremamente negativa e con i rischi di incorrere in una iperestensione potenzialmente in grado di mettere a repentaglio i risultati conseguiti in questi anni. Per quanto rimanesse una figura estremamente controversa, Soleimani rappresentava uno dei pochi punti fermi di un sistema mediorientale sempre più frammentato e destabilizzato. Un avversario temibile e astuto, che si era però dimostrato capace di tenere sotto controllo le ali più radicali delle forze sotto la sua guida e col quale era stato possibile confrontarsi in passato. Non è detto che i suoi successori siano in grado (o siano disposti) a fare altrettanto, soprattutto alla luce di un modus operandi statunitense che rischia di avere strascichi ben più significativi e durevoli di quanto ipotizzato.

 
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