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Un lockdown contro l'algoritmo

GIORNALISMO Un lockdown contro l'algoritmo La decisione del Giornale di Brescia di non aggiornare più la propria pagina Facebook ha innescato un vivace dibattito sul rapporto tra social e giornalismo. Il nostro “ lockdown” è una risposta a un algoritmo che premia gli odiatori seriali e che dovrebbe cambiare». All’annuncio dello scorso 17 novembre è seguito sin da subito un acceso dibattito, che ha fatto così rumore da richiamare l’attenzione anche del colosso di Mark Zuckerberg: « Una rappresentante di Facebook ci ha contattato per capire le nostre ragioni e magari trovare una soluzione. Ora la sfida è recuperare il traffico – afferma Vallini – e intendiamo farlo essendo ancora più puntuali nelle informazioni di servizio, facendo più approfondimento, riutilizzando le risorse giornalistiche che prima moderavano i commenti su F acebook e che ora sono galvanizzate da questa decisione». Per Ruben Razzante , docente di Diritto dell’informazione, si tratta di « un gesto dimostrativo che può avere la sua utilità se aiuta a comprendere che la Rete non può e non deve essere una giungla. Poi prosegue: « Quella del Giornale di Brescia è una provocazione forte che ha evidenziato il problema degli insulti online. Di questo avviso è anche Valerio Bassan , digital strategist esperto di editoria e autore della newsletter Ellissi : « La cosa peggiore che un giornale può fare è rispondere in modo piccato, ma ancora peggio è non rispondere affatto.

 

RdC, Di Vico e De Bortoli: «Inutile contro la disoccupazione»

MILANO RdC, Di Vico e De Bortoli: «Inutile contro la disoccupazione» I due giornalisti del Corriere, ospiti rispettivamente del Graduation Day di Scienze Bancarie e del Master in Media Relation, fanno il punto su Manovra e RdC 18 dicembre 2019 Manovra, reddito di cittadinanza, formazione e lavoro. Ospiti rispettivamente del Graduation Day della Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative e del Master in Media Relation e comunicazione di impresa , i giornalisti Ferruccio De Bortoli e Dario Di Vico ai nostri microfoni hanno fatto il punto su alcuni dei temi più discussi dell’attuale Governo. Secondo l’editorialista del Corriere «quella varata è una legge di bilancio di pura sopravvivenza. Il reddito di cittadinanza – ha aggiunto - è un incentivo alla pigrizia anche se in alcune parti risponde a un aiuto agli strati più poveri della popolazione che è assolutamente indispensabile per un Paese civile». Per il responsabile del blog La Nuvola del Lavoro «La manovra ha il pregio di evitare l’aumento dell’IVA mentre il reddito di Cittadinanza confonde la lotta alla povertà con quella alla disoccupazione. Sul primo punto è necessario un bilancio condiviso sul secondo è chiaro che non è il provvedimento adatto». de bortoli #di vico #governo #economia #politica #corriere #giornalismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Media, macchine della memoria

André Lange ne parlava già negli anni Ottanta come delle “nuove istituzioni memoriali”, che avevano sostituito le biblioteche, gli archivi, i musei come strumenti di formazione, di conservazione e di espressione della memoria e quindi dell’identità collettiva. Di più ancora possiamo pensare oggi ai media come dispositivi di memoria e come dispositivi di identità da quattro punti di vista. Lo sono, in prima istanza, perché danno forma alla memoria sociale: attraverso i loro linguaggi, con il loro modo di rappresentare e di raccontare. Pensiamo al ruolo che recentemente i media hanno avuto nella condivisione e nella riattualizzazione della memoria degli eventi di Piazza Fontana. Infine i media sono delle meta-macchine, che rendono evidente il processo dinamico, di decostruzione e di ricostruzione, che presiede alla generazione della memoria, sia essa individuale, sociale o collettiva. Materia dinamica, duttile: manipolabile, per un verso, ma per un altro, come il tema che Papa Francesco ha scelto per la 54° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2). La vita si fa storia , anche generativa capace di dare forza e di dare vita al passato e al presente e di costituire un formidabile strumento di confronto, di dialogo e di accettazione.

 

Mattia Feltri: «Viviamo nella dittatura dell'attimo»

Mattia Feltri ha esordito nelle redazioni locali bergamasche negli anni '80 per poi passare prima al Foglio e alla Stampa di cui è stato capo della redazione romana ed editorialista di punta, ruolo che ricopre tuttora grazie ai suoi Buongiorno , la rubrica ereditata da Massimo Gramellini. Da una parte la nostra testata ha avuto la possibilità di pubblicare contenuti di alto pregio e dall'altra abbiamo messo a disposizione della Cattolica i nostri numeri, che nell'ambito dell'online italiano, sono molto buoni. Arrivato alla guida dell' HuffPost che giornale ha trovato? Qual è l'impronta che vuole dare alla testata nella sua direzione? «Il lavoro di Lucia Annunziata, che mi ha preceduto, è stato davvero straordinario. Alla fine della giornata a un lettore che ha bisogno di un'informazione rapida e snella basta dare un'occhiata a quest'infilata di titoli e ha capito cosa è successo nel mondo: una cosa stupenda. Detto questo tra qualche mese saremo costretti a modificarla perché abbiamo la necessità di adeguare la nostra grafica al mobile (da cui passa l'88% del nostro pubblico) e di inserire un canale video che in questo momento non è presente e che non è possibile non avere. Nella mia idea di giornale online c'è ovviamente la necessità di dare la notizia in modo rapido anche se la velocità spesso è nemica della qualità: ma questa è una sfida da vincere. Una cosa che mi ha fatto riflettere e che smentisce tutti quegli studi di mercato che ci dicono che dopo dieci righe il lettore molla un articolo.

 

Pierluigi Ferrari, cronista di strada

Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli di Alex Vicini * «Amore ai tempi del Coronavirus», «Scuola ai tempi del Coronavirus», «Il mondo ai tempi del Coronavirus». È quello che fa Pierluigi Ferrari , giornalista Rai dal 1996, impegnato dal 2002 a svolgere il proprio servizio per la redazione regionale di Milano, cui unisce la docenza al corso di “Teoria e tecnica del giornalismo” nel campus di Brescia dell’Università Cattolica. In queste settimane sta raccontando ogni giorno il dramma della pandemia che sta flagellando la provincia bresciana, una delle aree più colpite del nord Italia insieme a Bergamo e Cremona. Con maggiori responsabilità visto il momento drammatico che il nostro Paese sta vivendo e la necessità di fornire informazioni precise e tempestive, a un pubblico che spesso le attende in modo spasmodico. Sono sentimenti che devono trasparire nei racconti che facciamo, senza creare confusione, panico o disperazione, ma dipingendo un quadro che consenta anche a chi sta chiuso in casa di sentirsi responsabile di una grande impresa collettiva, quella che serve per uscire dalla crisi. Quanto è importante, in questo momento, fare riferimento a un’informazione di qualità, basata su fonti verificate e proveniente da voci competenti? «È sempre fondamentale ma oggi diventa più evidente che nel recente passato, quando informazione e qualità erano considerate del tutto slegate tra loro. Tutte le ricerche confermano che con l’inizio della crisi del Coronavirus è aumentata la domanda di informazione di qualità e che a fare opinione non sono più i personaggi da talk o social ma gli specialisti».

 

Diventare reporter con TPI

marzo 2018 Imparare a gestire una breaking news e a capire le mosse di un reporter alla ricerca di una storia. Dal 14 al 24 maggio sbarca per la prima volta a Milano, in largo Gemelli, il workshop organizzato da The Post Internazionale , la testata fondata nel 2010 e diretta da Giulio Gambino , giornalista che ha lavorato a l’Espresso, la Stampa e si è formato alla Columbia University School of Journalism. Con il supporto dei tutor, si imparerà a gestire una breaking news, a capire come si muove un reporter a caccia di una storia da raccontare, a scrivere una notizia e molto altro». Perché in Cattolica, dopo parecchie edizioni a Roma? «Perché volevamo collaborare con una realtà affidabile a Milano» conclude il direttore di TPI. Nelle edizioni passate, nel 2016 e 2017, sono intervenuti importanti ospiti del mondo del giornalismo e non solo, come Enrico Mentana, Marco Damilano, Gad Lerner e Gigi Riva. La maggior parte non sono però vere e proprie fake news, ma sono notizie non totalmente false, di cui una parte è vera e un’altra no; sono molto frequenti e ampiamente condivise nei social media». Nicoletta Vittadini , docente alla facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere e coordinatore didattico del master in Giornalismo dell'Università Cattolica, parlerà delle forme specifiche del web per capire come funziona la fiducia nelle fonti in rete. Nel vasto mondo della rete, The Post Internazionale è una realtà ormai consolidata e gode di questa fiducia da parte di uno zoccolo duro di persone, proponendosi come «un modello ibrido tra una testata classica e il giornalismo online».

 

Vi racconto il mio Sanremo

Musica Vi racconto il mio Sanremo Luca Barenghi , studente della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica, rivela il Festival visto da dentro l’Ariston, con le sue scenografie, le canzoni, le star e le luci. Dopo aver preso il proprio posto su una delle 1909 poltrone di quella che, dal lontano 1977, è la casa del Festival della Canzone Italiana le meravigliose scenografie del palco abbracciano i quasi 2000 spettatori trepidanti. Tuttavia, una volta appoggiato stancamente l’orecchio sul cuscino, le uniche parole che escono flebili dalla bocca, prima di cadere tra le braccia di Morfeo, sono: «Lunga vita alla musica Italiana… E lunga vita a Sanremo!». studente della Scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica #sanremo #festival #musica #giornalismo Facebook Twitter Send by mail Print LE NOTTI DE L’ALTRO FESTIVAL Si spengono le luci sul palco dell’Ariston, si accendono quelle de L’altro Festival . Le notti di Sanremo sembrano non avere fine: lo spettacolo canoro termina quasi sempre dopo le 2, ma quella di Amadeus non è mai l’ultima parola, perché spetta a Nicola Savino e alla sua troupe commentare con ironia e un pizzico di stravaganza i momenti cruciali della kermesse . Proprio Bugo è stato uno degli artisti più presenti tra gli ospiti di un programma notturno capace di spaziare dalle provocazioni della rapper Myss Keta alla follia musicale dei Gemelli di Guidonia , dalla comicità non-sense di Valerio Lundini agli interventi appuntiti dei giornalisti. La libertà e l’improvvisazione sono elementi che mancano a un Festival di Sanremo che deve rispondere alle regole rigide di una scaletta tesa a smussare ogni voce fuori dal coro.

 

Il mio primo Sanremo

SPETTACOLO Il mio primo Sanremo Il Festival raccontato, da dietro le quinte del grande circo dell’informazione, dalla nostra inviata della Scuola di Giornalismo, alle prese con sala stampa, interviste e giornate infinite. La sala è enorme, con lunghe file di banchi: sembra un po’ di essere a scuola, solo che qui si lavora molto di più. È tutto un ticchettio di tastiere di computer, ci sono telecamere e microfoni ovunque, blocchi di carta stampata a non finire, e in sottofondo la parlata ininterrotta dei giornalisti radio, il rumore dei passi avanti e indietro di chi si attacca al telefono alla disperata ricerca di un’intervista esclusiva. La prima comincia alle 12.30 ed è quella con i conduttori, che rispondono di quanto avvenuto nella serata precedente e anticipano ciò che accadrà nella successiva. E poi ci sono le conferenze dal vivo, quelle con i cantanti: in quel caso è tutto uno sciame di telecamere, microfoni, giornalisti urlanti che corrono a prendersi la pole position per poter riprendere al meglio la scena. Ma il momento più sentito, niente da fare, è stato quando Baglioni e Fiorello hanno cantato “E tu”: il lavoro in sala stampa si è sostanzialmente interrotto per quel lasso di tempo. Una canzone è davvero potente se sa rubare l’attenzione in questo modo, soprattutto se sono passati più di 40 anni da quando si è fatta ascoltare per la prima volta.

 

A lezione di giornalismo sportivo

Brescia A lezione di giornalismo sportivo I giornalisti sportivi Gabriele Romagnoli e Giovanni Bruno – direttori di RaiSport e SKY Sport - hanno tenuto una lezione aperta agli studenti dello Stars. Protagonista l'informazione sportiva, agli studenti hanno detto: lavorate allargando i vostri orizzonti. by Roberta Angeli | 16 maggio 2017 Dal Giro d’Italia alla partita di calcio della domenica sera: è stato lo sport il protagonista assoluto di Ogni maledetta partita. Ospiti d’eccezione niente meno che i direttori delle due grandi testate televisive sportive di riferimento in Italia, RaiSport e SkySport: i giornalisti Gabriele Romagnoli e Giovanni Bruno. A metà tra i toni formali delle aule universitarie e le chiacchiere tra amici, l’incontro è stato moderato da Giorgio Simonelli , critico e storico della radio e della televisione, e l’occasione per gli studenti di ascoltare aneddoti e consigli da chi nel settore ci lavora da tutta una vita. Collaborate con diverse testate giornalistiche, lavorate tanto sui social e sul web, inventatevi situazioni diverse: non solo la testata a carta stampata o televisiva, lavorate allargando l’orizzonte». ha sottolineato Romagnoli - Se uno trova la propria voce, il proprio sguardo rispetto allo sport, alla politica… in seguito trova la sua strada».

 

De Riccardis, dalla giudiziaria a Covid-19

Le voci dei nostri reporter De Riccardis, dalla giudiziaria a Covid-19 Dopo il master in Giornalismo dell’Università Cattolica, è entrato a far parte della redazione di Repubblica. Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli Sandro De Riccardis si occupa da anni di cronaca giudiziaria. Uno snodo inedito, che ha obbligato l’intera redazione milanese di Repubblica a riorganizzarsi; e se lo smartworking ha dato una mano dal punto di vista del lavoro interno, la cronaca giudiziaria è stata accantonata fino a data da destinarsi, non essendoci più né udienze né inchieste. Uno degli argomenti che impegna di più le cronache di De Riccardis in questi giorni riguarda però la questione delle case di riposo, i cui dati dirompenti di morti e contagiati, anche fra gli operatori, stanno prendendo le prime pagine dei principali quotidiani italiani. Ecco, credo che la scuola di giornalismo sia stata importante proprio in tal senso, facendomi capire che non bisogna essere superficiali, non dando mai nulla per scontato». Infine, un pensiero per Gianni Mura , storica penna di Repubblica, scomparso lo scorso 21 marzo, in giorni già difficili; un collega importante, ma mai ingombrante per Sandro De Riccardis: «Anche se era in pensione, in redazione era sempre una figura stabile. Una delle sue qualità, al di là di quelle giornalistiche, erano quelle umane: parlare con lui era come chiacchierare con un amico al bar, con in più un arricchimento costante, con aneddoti raccontati come pochi sanno fare.

 

Paolo Maggioni, quella notte a Codogno

Le voci dei nostri reporter Paolo Maggioni, quella notte a Codogno Il giornalista di Rainews24 , docente del master in Giornalismo dell’Università Cattolica, è stato uno dei primi cronisti ad arrivare sul posto in cui è scoppiata l’epidemia da coronavirus in Italia. Il servizio pubblico non può e non deve fermarsi» by Bruno Cadelli | 02 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli «Un cronista di un canale all news non può permettersi mai di spegnere il telefono. Paolo Maggioni , uno dei volti di Rainews24 in prima linea fin dal giorno zero dell’emergenza coronavirus in Italia, racconta le prime ore in cui il nostro Paese si è scoperto vulnerabile. Ricordo la situazione di straniamento di chi arrivava in ospedale perché magari non si era informato prima di uscire di casa. Per esempio se sei a due metri da una persona cerchi di metterne tre. Si cerca di stare attenti anche quando ci si muove in macchina con la troupe, perché comunque non si va in giro da soli». E sul lato umano cosa ha segnato Covid-19? «Questo è un periodo di grande sospensione di contatti e di relazioni con gli altri che non siano mediate da uno schermo.

 

A lezione con Gomez e Corcione

by Elisa Belussi | 28 marzo 2019 Passione, impegno e adattamento sono tra i requisiti più importanti per la professione, soprattutto ora che l’informazione si spinge sempre più oltre i canoni tradizionali, abbandonando la carta a favore del web. Sapersi cimentare nei campi più disparati, mettersi in gioco e lavorare in squadra: caratteristiche fondamentali per Peter Gomez , direttore de ilfattoquotidiano.it, tra i primi ospiti del ciclo di incontri, introdotto da Gerolamo Fazzini del quotidiano Avvenire. Oggigiorno, infatti, l’informazione sta vivendo una fase in cui il giornalismo a stampa ha ancora un peso politico rilevante, ma la rete si sta facendo sempre più spazio, affiancata dalla televisione. Ovviamente, nel passaggio dalla dimensione cartacea all'online l’informazione cambia sfumatura, pubblico e contenuti: se il primo è fortemente identitario, il secondo è più eterogeneo, multisfaccettato, di semplice e rapida lettura. Open.online, diretto da Massimo Corcione e fondato da Enrico Mentana , è un giornale online che si pone l’obiettivo di coinvolgere i giovani nel vasto mondo dell’informazione, proponendo articoli e servizi brevi, interagendo ampiamente con i propri lettori tramite i social. Corcione interpreta il giornalista come una figura poliedrica, in grado di cogliere i tanti aspetti di una carriera sempre più multidisciplinare. Come i relatori hanno sostenuto durante l’incontro, per essere giornalista ormai non basta più saper scrivere, ma sapersi adattare con le diverse realtà del settore, proponendosi come un professionista a 360°, in grado di interfacciarsi con quante più realtà possibile.

 

Premio Ischia, vince la Cattolica

cattolicapost Premio Ischia, vince la Cattolica Quattro studenti del master in Giornalismo dell’Ateneo si sono aggiudicati la prima e seconda posizione nel “Premio Giornalismo ambientale di impatto ”, rivolto agli studenti iscritti al secondo anno delle scuole di giornalismo. È lo questo spirito che ha portato alcuni studenti del master in Giornalismo dell’Università Cattolica a partecipare e vincere il “ Premio Giornalismo ambientale di impatto ”, rivolto agli studenti iscritti al secondo anno delle scuole di giornalismo. Tra i premiati anche quattro studenti del master dell’Università Cattolica: il servizio “ Le netturbine della plastica ” di Beatrice Maria Beretti e Serena Cauzzi si è aggiudicato la vittoria e Maria Francesca Moro e Alessandro Mariani hanno conquistato la seconda posizione con “ Vivere senza plastica ”. giornalismo #ambiente #plastica #master Facebook Twitter Send by mail Print CONTRO LA PLASTICA, BIOSBALLO di Maria Francesca Moro e Alessandro Mariani Il modo migliore per vivere senza plastica è non consumarne. L’idea alla base del nostro video, che è arrivato secondo al “Premio Giornalismo ambientale di impatto” di Ischia, è partita proprio da qui. Ci siamo messi alla ricerca di storie di persone, che senza estremismi, cercano di ridurre al massimo l’utilizzo di imballaggi in plastica. Elisa Gelmi , la proprietaria del negozio, ha cercato in questi anni di coinvolgere sempre più i clienti a portare i loro contenitori da casa, di plastica o di vetro. Ciò che trasmette nel suo blog è che ognuno può fare la differenza nel quotidiano, che è anche il messaggio che abbiamo voluto trasmettere con il nostro video.

 

Scuola di giornalismo, al via le iscrizioni

cattolicapost Scuola di giornalismo, al via le iscrizioni Dal 3 agosto ci si può candidare al master biennale di primo livello in Giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale dell’Università Cattolica. È una scuola che ha cambiato pelle alla fine degli anni Novanta, quando è diventata master, affiancando al praticantato giornalistico convenzionato con l’ Ordine professionale nazionale il percorso di specializzazione post laurea del nuovo ordinamento universitario. O come Laura Silvia Battaglia (biennio 2005-2006) che alterna l’attività di insegnamento nella scuola di giornalismo di cui è stata allieva, con corrispondenze di guerra per media inglesi, turchi, svizzeri e libanesi da Paesi del Medio Oriente come Iraq e Yemen. master #giornalismo #tv #radio Facebook Twitter Send by mail Print UN MASTER BIENNALE L’ Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo dell’Universita Cattolica del Sacro Cuore organizza per gli anni accademici 2019/2020 e 2020/202 1 un Master Universitario biennale di primo livello in Giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale . All’interno del master viene effettuato il praticantato necessario per poter sostenere l’esame di ammissione all’Ordine dei giornalisti professionisti; il numero degli ammessi al praticantato, stabilito dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e di 30 unita. Sono ammessi a sostenere le prove di selezione al master e al relativo praticantato i candidati che abbiano conseguito un titolo di laurea almeno triennal e entro la data di presentazione della domanda di ammissione indicata dal bando ( 10 ottobre 2019 ). La forte politica di stage e placement portata avanti negli ultimi 15 anni ha garantito a oltre il 90% degli studenti usciti dalla Scuola di trovare un lavoro nel mondo dell’informazione , di poterne vivere e di conquistare posizioni di prestigio nelle redazioni di giornali, radio, televisioni.

 

Le voci dei nostri reporter

Giornalismo Le voci dei nostri reporter Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Perché in tempi di pandemia, pochi settori restano in crescita e sono così popolari come i media, soprattutto on line. Non toccati dai decreti che impongono l’arresto alla produzione industriale e del terzo settore, sono riusciti a trasferire quasi tutte le loro produzioni sul digitale e, per quanto riguarda il broadcasting , hanno ridotto al minimo l’emissione in studio, dirottando la loro attività redazionale in modalità smart-working. In ogni caso, al desk, come fisicamente sul campo, la copertura di questa crisi sanitaria globale è molto onerosa, in termini di tempo speso, energie e sforzi intellettuali. E quando si tratta di giornalisti praticanti e di strutture che si occupano di didattica del giornalismo, esserci e continuare a studiare e lavorare è un imperativo, soprattutto in tempi epocali come questo. Così il master in giornalismo dell’Università Cattolica si è subito adeguato al sistema di e-learning e, dall’inizio di questa crisi sanitaria, non si è mai fermato.

 

Laura Silvia Battaglia, corrispondente da Covid-19 Italia

Le voci dei nostri reporter Laura Silvia Battaglia, corrispondente da Covid-19 Italia Free lance dai fronti di guerra, si stupisce della connotazione bellica data all’emergenza coronavirus. Oltre a riorganizzare il lavoro del master in via telematica, per un’intera redazione da 30 giornalisti praticanti, Battaglia ha continuato a lavorare sugli esteri, ma a parti invertite, raccontando cioè la situazione italiana a diverse emittenti internazionali; fra le tante, Al Jazeera e soprattutto la cinese CCTV. Anche se, in generale, l’attenzione si è ormai spostata sugli Stati Uniti; ma fino a qualche settimana fa, dall’estero si apriva in continuazione sulla questione italiana: perché ci fossero così tanti morti ma anche perché, in Occidente, l’idea del lockdown sia partita proprio dal qui». Nei suoi racconti, Laura Silvia Battaglia non ha potuto non menzionare i flashmob e i cori intonati dai balconi di tutta Italia proprio durante i primi giorni di quarantena. Ma oggi non lo è più, perché purtroppo in ogni famiglia, specie nel Nord Italia, c’è qualcuno che piange un proprio caro». Quello della morte è un concetto inscindibile dal lavoro di ogni reporter di guerra, ed è di certo strano affiancarlo alla formazione di giovani aspiranti giornalisti. Nel mio caso, il fatto di andare ogni giorno in redazione, parlare con i ragazzi e avere un obiettivo che non sia solo produttivo ma umano, nella trasmissione di certi valori come la passione per la professione, mi ha formato e aiutato molto».

 

Sacha Biazzo, l’inchiesta al tempo di Covid

Le voci dei nostri reporter Sacha Biazzo, l’inchiesta al tempo di Covid Fresco di formazione al master di Giornalismo dell’Università Cattolica, è balzato agli onori del panorama dell’informazione per un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti in Campania. Oggi per Fanpage è entrato nelle terre del Coronavirus by Natale Ciappina | 07 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica o hanno incarichi di docenza e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli Se da un lato il Coronavirus ha causato lo svuotamento di strade e piazze, dall’altro ha portato alla saturazione di alcuni settori strategici. Ormai è come se fosse tutto una notizia: sta succedendo “la qualunque”, ed è sempre più difficile sapersi orientare» commenta Sacha Biazzo , la cui voce, nelle ultime settimane, è stata fra le più presenti dalla colpitissima provincia bergamasca. Firma di Fanpage.it , di cui coordina il t eam backstair che si occupa di videoinchieste, Biazzo ha frequentato la Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica durante il biennio 2012-2014. La mia passione per il videogiornalismo investigativo è nata proprio seguendo un corso di Matteo Scanni , il coordinatore del master» sottolinea Biazzo, affermatosi nel panorama giornalistico grazie a un’inchiesta, Blood money , un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti in Campania che l’ha portato sotto i riflettori della stampa nazionale. Bisogna entrare nelle piccole storie, per capire il dramma di questa emergenza; forse proprio per questo, credo che l’elaborazione del lutto potrebbe risultare più difficile, per via del distanziamento sociale che rende tutto molto più personale».

 

Tv, la rivoluzione delle donne arabe

MILANO Tv, la rivoluzione delle donne arabe Rafiah al Talei , giornalista e senior producer della tv qatariota al Jazeera , e Xenia Gleissner , direttrice dell’Istituto di ricerca Mahalli, con sede a Londra, raccontano l’influenza della presenza femminile nei media tra conquiste e stereotipi. A raccontare come cambia la loro immagine, al di là di ogni stereotipo, sono state Rafiah al Talei , giornalista e senior producer della tv qatariota al Jazeera, e Xenia Gleissner , direttrice dell’istituto di ricerca Mahalli, con sede a Londra. Ospiti entrambe di un incontro tenuto nell’ambito del corso di Storia e istituzioni del mondo musulmano della facoltà di Scienze politiche e sociali , presieduto dalla professoressa Elena Maestri . Esiste una sempre maggiore domanda femminile di informazione, sia come oggetto (questioni di genere in tv) che come soggetto (maggiore presenza di giornaliste). Quando nelle redazioni, composte esclusivamente da uomini, hanno iniziato a comparire le donne, è stato scardinato il principio sociale che vedeva il giornalismo come mestiere inadatto al genere femminile: fare la reporter o attività redazionale, infatti, occuperebbe tempo che andrebbe invece dedicato a famiglia e figli. Xenia Gleissner, che dopo la laurea in studi islamici a Exeter ha lavorato a lungo in Paesi come Siria ed Emirati Arabi, si è invece concentrata, nel corso del suo intervento, sulle differenze nel panorama mediatico all’interno di una nazione dalla cultura più occidentale come gli Emirati Arabi Uniti. Le cose vanno meglio a Dubai, la città più popolosa del Paese, meta di milioni di turisti ogni anno: lo stile di vita più occidentale favorisce la presenza di donne nel piccolo schermo come giornaliste, conduttrici e reporter.

 

Scuola di Giornalismo, al via i corsi con il Pulitzer Lawrence Wright

Oggi, lunedì 2 dicembre , Wright parlerà agli studenti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione dell'inaugurazione del corso biennale 2019/2021 della Scuola di Giornalismo. God save the news con il Premio Pulitzer 2007 Lawrence Wright si terrà in aula Gemelli a partire dalle 9.30. Il titolo della lezione si ispira all’ultimo libro Dio salvi il Texas , edito da NR edizioni, un viaggio nel più controverso degli stati americani, il cuore della Trumpland, che non elegge un politico democratico da oltre vent'anni. È stato pubblicato in Italia con la traduzione curata da Paola Peduzzi , responsabile esteri del quotidiano Il Foglio , che dialogherà con l’autore dopo l’introduzione del direttore della Scuola di Giornalismo Marco Lombardi . pulitzer #lawrence wright #scuola giornalismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Paola Peduzzi, elogio dell’approfondimento

Le voci dei nostri reporter in una serie di articoli «Il mio lavoro non è cambiato più di tanto perché sono abituata a un lavoro a distanza. Il nostro è un giornale molto più di opinione e di racconto, quindi è sempre stato abituato ad un approccio più sedentario» racconta. Questo non vuol dire che non sia mai uscita, però essendo la nostra più una testata di news analysis e approfondimento, il fatto di stare in casa e studiare non è molto diverso da quello che facevamo prima. Dal punto di vista contenutistico è necessario approfondire molto molto più di prima perché ci sono di mezzo molti numeri, trend e situazioni diverse. Nella rubrica che ho settimanalmente sull’Europa che si chiama “EU Porn”, nome un po’ sfacciato ma dai contenuti molto seri, vorrei raccontare tutte le altre exit strategy contro il virus che i Paesi stanno cercando di mettere a punto. Rimanendo comunque prudenti» Non si può tenere il piede pigiato sull’acceleratore neanche con il verde… «Assolutamente no. I virologi sono molto più tranchant da questo punto di vista e dicono che fino a quando non ci sarà il vaccino non saremo del tutto al sicuro. Ognuno ha il suo mestiere e i suoi interessi… «Esatto, la mia speranza è che le pressioni politiche ed economiche che ci sono, e sono giustificatissime, non abbiano il sopravvento sulla sicurezza, altrimenti si andrebbe a vanificare tutti i sacrifici fatti fino a ora».

 

Die Zeit, quando la carta tiene

Giornalista italo-tedesco, di Lorenzo si è trasferito a undici anni in quella Germania che è diventata la sua Heimat , più che una patria, il luogo del cuore. E di questa lingua simbolica che è il tedesco ha scelto di fare la sua professione. Tra i due si è aperto un dialogo che ha toccato le difficoltà di comunicazione degli stessi giornali che «sono di difficile comprensione in alcuni casi più che in altri. Quello che cerchiamo di fare con Die Zeit è proprio l’operazione contraria: cercare di spiegare sempre, ogni volta, qual è il tema in modo chiaro, in modo che tutti possano capire». E l’avvento del digitale? Alla domanda di Grasso di Lorenzo ha risposto con il richiamo all’approfondimento e al piacere della lettura che sul digitale è più difficile da trovare. Un vero peccato avere questo problema in Italia - ha concluso di Lorenzo -, un Paese che è sempre stato una sorta di laboratorio per fenomeni politici, che poi sono dilagati in tutto il mondo. Il tentativo che i media dovrebbero fare è quello di costruire un terreno per aprire la discussione anche tra posizioni differenti nel rispetto l’una dell’altra facendo sì che le persone che richiedono un dialogo trovino uno spazio in cui sentirsi ben rappresentate».

 

Il giornalismo secondo Milena Gabanelli

piacenza Il giornalismo secondo Milena Gabanelli A Piacenza nell’ambito dell’iniziativa “A tutto campus”, la giornalista ha raccontato il filo comune tra il suo mestiere a altri contesti lavorativi, invitando a incominciare dalla base ognuno nel proprio ambito di responsabilità. marzo 2019 «Se sperate di avere da me una lezione di economia, vi sbagliate; mi limiterò a parlare di quello che so, partendo dal mio osservatorio piuttosto trasversale, provando a trovare un filo comune tra il mio mestiere ed altri contesti lavorativi. Per ripartire in tutti gli ambiti è necessario incominciare dalla base; si comincia da piccoli e poi si prosegue, ognuno nel proprio ambito di responsabilità. Ed è comunque necessaria competenza, coniugando tradizione ed innovazione». Apre così il suo intervento la giornalista Milena Gabanelli, alla sede di Piacenza dell’Università Cattolica per un incontro di A tutto campus organizzato in collaborazione con la facoltà di Economia e Giurisprudenza. Volto della televisione italiana, autrice e conduttrice di popolarissime trasmissioni senza “filtri”, attualmente Gabanelli collabora con la La7 e con il Corriere della Sera , dove cura Dataroom la rubrica di data journalism del Corriere.it che spiega i fatti con l'ausilio di dati e nuove tecnologie. milenagabanelli #giornalismo #giornali #televisione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Christian Rocca, Linkiesta è il mio mestiere

Le voci dei nostri reporter Christian Rocca, Linkiesta è il mio mestiere Direttore della testata digitale che ha reso un giornale di approfondimento capace di cavalcare le breaking news , si è formato in Università Cattolica dove si è laureato in Giurisprudenza. Se non fossi passato nei chiostri avrei fatto un altro mestiere» by Natale Ciappina | 09 aprile 2020 Hanno frequentato l’Università Cattolica o la sua scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Ma dopo qualche giorno, avendo compreso che l’intera faccenda pandemica non si sarebbe risolta in un paio di settimane, abbiamo deciso di effettuare comunque questo cambio, nonostante tutte le difficoltà del caso» commenta Rocca, facendo riferimento ai mutamenti che la sua testata sta fronteggiando. Oggi, invece, un’esperienza tutta digitale a Linkiesta : «Abbiamo cambiato molto in questi ultimi mesi, specie dopo la crisi: prima di allora, si lavorava durante la giornata ad articoli che sarebbero andati poi online la giornata successiva, proprio come i giornali di carta. Un modello che andava cambiato, essendo il mondo intero diventato ormai una breaking news costante; così abbiamo iniziato a seguire molto di più le notizie dell’ultima ora su tutti i fronti della crisi: dal punto di vista economico, politico e sanitario soprattutto». Tutto ciò, senza far passare in secondo piano il filone sanitario e di ordine pubblico, con notizie sul fronte del vaccino e approfondimenti sui vari approcci adottati dalle regioni italiane; senza dimenticare, poi, i risvolti politici dell’intera questione, da sempre tratto distintivo de Linkiesta . Per me, che provenivo da Alcamo, passare dalla remota provincia trapanese a Milano è stato un grande passo; aver studiato alla Cattolica, inoltre, mi ha permesso di confrontarmi con colleghi e professori di alto profilo, provenienti da tutta Italia.

 

Tonia Cartolano, giornalista di prossimità

Le voci dei nostri reporter Tonia Cartolano, giornalista di prossimità Dopo il master biennale in Cattolica è approdata all’ all news di Sky e ora è uno dei volti più noti nel racconto dell’epidemia da coronavirus. L’attenzione che dedichi alle persone porta sempre a un buon risultato» by Natale Ciappina | 01 aprile 2020 Hanno frequentato la scuola di giornalismo dell’Università Cattolica e sono in prima linea, su diverse testate, nel racconto della pandemia da Coronavirus. Approdata nell’ all news di Sky dopo aver frequentato il master in Giornalismo dell’Università Cattolica , sono ormai settimane che Tonia racconta sul campo tutte le tragedie, le fatiche e le storie che contraddistinguono, oramai, l’eccezionalità quotidiana dettata dal Coronavirus. Kapuscinski diceva che il cinico non è adatto a questo mestiere, e quando racconto quello che vedo – rammenta Cartolano – ho sempre un certo distacco ma dettato dalla necessità: non riesco però a non sentire il dolore della gente. È proprio dallo scoppio dell’epidemia che in Tonia Cartolano si è consolidata una consapevolezza, quella della capacità di vicinanza alla gente e alle loro problematiche, già maturata in occasione del crollo del ponte Morandi a Genova e ancor prima durante il terremoto dell’Aquila. Un’abilità forse innata, ma che di certo si affina col tempo, con l’esperienza sul campo, e che per Cartolano ha avuto inizio con la tesi su Bruno Brancher con cui concluse il suo biennio di master in Cattolica. La tecnologia ha permesso di ovviare a problemi che sarebbe stato impossibile risolvere anche solo fino a una decina di anni fa, ma per Tonia Cartolano ci sono modalità che devono mantenersi, per non far perdere valore al mestiere.

 

Alessio Lasta: verità delle immagini, castità del montaggio

Diplomato al master in Giornalismo dell’Università Cattolica, oggi è un inviato di punta di “ Piazzapulita ”, la trasmissione di Corrado Formigli in onda su La7 . E oggi è in prima fila sul fronte dell’epidemia di Covid-19, che ha stimolato il giornalismo a farsi più attento. La linea che ho scelto è quella di informare senza allarmismi ma senza censurare immagini dure, perché i fatti erano e sono duri. Si può dire quindi che i suoi servizi realizzati all’ospedale di Cremona e Treviglio abbiano aperto gli occhi alla gente? Come ho detto la decisione di andare nelle terapie intensive non è stata facile. Ci può raccontare nel dettaglio la realizzazione di questi servizi televisivi? «La scelta di documentare dall’interno è partita da una mia sollecitazione che è stata accettata dal direttore sanitario di Cremona. Quello che ho chiesto di fare a Corrado Formigli e a Piazza Pulita, che mi hanno sempre sostenuto in questa linea di racconto, è stato questo: rimanere all’interno dell’ospedale ma concentrarsi di più sulle emozioni del personale sanitario». Il giornalismo che rispetta il limite del diritto di cronaca, verità sostanziale dei fatti, continenza verbale, interesse pubblico, è l’unico faro che ci può guidare nel racconto.

 

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