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“Io fashion stylist, mixo arte e moda”

 

Da Scienze della formazione al mondo della moda

Employability Da Scienze della formazione al mondo della moda Graziella Rifino , dopo un percorso di studio in cui ha affinato la specializzazione sulla gestione Hr, è oggi responsabile del personale dell'area industriale di Furla spa. Un percorso fatto di idee chiare, di occasioni giuste e di determinazione by Sabrina Cliti | 05 agosto 2020 «Ero l’unica a laurearmi quel giorno quindi avevo tutta la commissione solo per me. Ho discusso la mia tesi sul "Fenomeno del mobbing" per circa un’ora e mezza. Si emoziona ancora Graziella Rifino raccontando la sua laurea, traguardo raggiunto dopo anni di impegno, passione e determinazione, con in mente un obiettivo preciso: occuparsi di formazione del personale. Il lavoro era già dietro l’angolo ad aspettarti... «Sì: qualche giorno prima di discutere la mia tesi, l’ufficio Stage e placement mi aveva informata che il centro di Formazione Cesvip cercava un neo laureato da inserire con contratto a progetto nella loro struttura. Ho avuto poi l’opportunità di lavorare in un altro ente di formazione, per poi passare all’Ufficio personale di Ikea Italia Distribution come Hr Specialist, dove mi sono occupata di formazione, selezione del personale e comunicazione interna». L’aver poi potuto svolgere il mio tirocinio curriculare all’intero di Isvor è stato decisamente utile al mio sviluppo di carriera perché mi ha permesso di toccare con mano il mondo delle Human Resource e mi ha fatto appassionare a questo ambito». Che consiglio daresti a un giovane che sta per scegliere l'università? «Informatevi, confrontatevi con persone che già sono nel mondo del lavoro, non basatevi su opinioni o preconcetti, analizzate attentamente i piani di studio e le possibilità di carriera.

 

Moda sostenibile e agricoltura

Piacenza Moda sostenibile e agricoltura La Green fashion week ha dimostrato di poter ridurre l'impatto ambientale delle produzioni tessili senza rinunciare ad articoli belli e performanti. novembre 2017 La sostenibilità nella moda non è un argomento “di moda”, ma un cambiamento radicale nel modello gestionale di una tra le più grandi industrie globali. “La produzione tessile si colloca tra le attività produttive che maggiormente contribuiscono al consumo di risorse naturali, producendo un’impronta di carbonio, ma anche idrica e sociale, molto rilevante nel panorama dell'industria manifatturiera italiana. Cosa fare allora? “Tante le ricette sul piatto ma i principi fondamentali da applicare sono: trasparenza, tracciabilità e misura della sostenibilità che partano dalla produzione primaria.”. Paradigmatico per questo approccio è l’impegno del Ministero dell’agricoltura e del Ministero dell’ambiente che proprio recentemente, il 12 settembre hanno decretato le modalità operative per la gestione sostenibile delle filiere agro-alimentari che potrebbe produrre beni primari per il tessili già sostenibili. La Green Fashion Week di Roma 2017 mira quindi a stimolare una maggiore consapevolezza nei consumatori che possa portare a scelte più responsabili e a comportamenti più virtuosi per l'ambiente. La moda ha lo straordinario potere di definire le tendenze e cambiare gli stili di vita delle persone verso la sostenibilità.

 

La moda come valore

milano La moda come valore Dall’incontro in largo Gemelli con il direttore mondiale della comunicazione di Gucci Alessio Vannetti emerge l’importanza di “vendere” i valori dell’azienda. Prossimi appuntamenti con Angela Missoni e con il direttore di Vogue Italia Emanuele Farneti by Elena Pavin | 20 marzo 2019 Un piccolo viaggio nel fascinoso mondo della moda. Avviato nel migliore dei modi con Alessio Vannetti , Worldwide Communications Director di Gucci , e l’ Editor-in-chief di NowFashion.com Gianluca Cantaro , alla presenza del console francese Renaud Levy . Obiettivo di queste conversazioni è cercare forme di collaborazioni tra docenti e studenti che vadano al di là dell’attività didattica più classica. Vannetti ha infatti iniziato la sua carriera in un mondo lontano da quello dei brand di moda, come giornalista professionista per l’inserto “Musica” de La Repubblica. Con «un colpo di fortuna» trova uno spazio come assistente al fianco di Caterina Pazzi , all’epoca direttrice della comunicazione di Costume National , che, però, dopo poco più di sei mesi dall’arrivo del giovane collega decide di lasciare la maison, lasciandogli il lavoro di gestione della comunicazione. Da quel momento, da ormai quasi vent’anni, Vannetti collabora con alcune delle più grandi case di moda italiane, da Prada a Ermenegildo Zegna.

 

L’industria della moda in cerca di giuristi

milano L’industria della moda in cerca di giuristi Studi legali, aziende e imprenditori del settore del Fashion hanno bisogno di professionisti capaci di offrire soluzioni di consulenza. Ida Palombella , partner di Deloitte Legal Italia, e Riccardo Pozzoli , imprenditore e start-upper , hanno offerto agli studenti del Corso e ai partecipanti una testimonianza diretta delle difficoltà che riguardano la comunicazione nella moda e della necessità per il giurista di trovare inedite soluzioni di assistenza e di consulenza. Con il rapido affermarsi del fenomeno, le autorità di tutto il mondo si sono rese conto dell’opportunità di regolamentare questa attività (che era una vera e propria forma di pubblicità), anche al fine di fare comprendere al consumatore che vi era un accordo sottostante tra il brand e l’influencer . Si tenga del resto conto che esistono appositi sistemi che consentono di misurare l’efficacia dell’azione dell’influencer e l’impatto nel suo rapporto con il brand : vi sono agenzie, vari tool digitali, che permettono di determinare l’engagement e che dunque danno un’idea della capacità di interazione nella community . Al di là di tali sistemi che rischiano di offrire un metro valutativo sterile, sarebbe preferibile che si valorizzassero analisi di tipo qualitativo, fondate sull’affinità dell’influencer con il sistema valoriale del brand , che in una visione di lungo periodo consentirebbero di esercitare maggiore impatto sui consumatori interpellati. A sottolinearlo è stato nei saluti introduttivi il rettore Franco Anelli , il quale si è soffermato sulla necessità di promuovere l’enfatizzazione della nobiltà culturale di tale ambito produttivo: la moda è infatti un precipitato di gusto e di tradizioni e ha origini che affondano nel nostro passato. Carlo Capasa , presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha confermato che la moda, pur ritenuta da una certa opinione diffusa qualcosa di effimero e di voluttuario, rappresenta dopo l’automotive la seconda industria del nostro Paese, che è primo produttore al mondo di beni di alta qualità.

 

Le imprese culturali africane fanno rete

Milano Le imprese culturali africane fanno rete Si sono raccontate nell’ambito di AfroCult.it, un evento promosso da ModaCult, le esperienze afroitaliane di imprenditoria che operano nel campo di moda, cinema, teatro, musica, design e cibo. Poi c’è Paul Roger Zenam, di Zenam Couture , che lavora incrociando know how italiano e africano, sia sul piano del design che su quello della produzione di abbigliamento, promuovendo anche progetti di sviluppo locale in alcuni centri del Camerun. Che i contenuti africani non sono solo una questione di ultime tendenze passeggere di una stagione o di un’altra è confermato anche dal lavoro e dal riconoscimento che il blog Nappytalia sta avendo negli ultimi due anni. Hanno partecipato anche le associazioni culturali come Sunugal , che favorisce l’integrazione degli immigrati e iniziative di scambio, in particolare tra l’Italia e il Senegal, di carattere culturale, educativo, artistico, aggregativo e di cooperazione internazionale. Al convegno c’erano anche realtà che non sono imprese culturali afroitaliane, ma che svolgono un importante lavoro di networking e di promozione interculturale. Al convegno promosso dal Centro per lo studio della moda e della produzione culturale della Cattolica ModaCult, ha introdotto Laura Bovone , direttore di ModaCult Centro per lo studio della moda e della produzione culturale dell’Ateneo. Nel pomeriggio hanno discusso Matteo Aria della Sapienza di Roma, Beatrice Nicolini della Cattolica, Danielle Bruggeman della Royal Academy of Art in Olanda, Anna Casella della Cattolica e Camilla Hawthorne della University of California di Berkeley.

 

Moda e musica a lezione di diritto

nuove professioni Moda e musica a lezione di diritto L’Alta Scuola Federico Stella ha ideato due corsi di alta formazione per fornire gli strumenti giuridici adeguati a gestire le trasformazioni di entrambi i settori. Per rispondere a queste nuove richieste l’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale (ASGP) dell’Università Cattolica ha ideato due corsi di alta formazione che coprono le due aree di riferimento. Fashion Law , alla sua prima edizione, risponde alla domanda degli studi legali e delle aziende italiane e internazionali di avvalersi di figure professionali qualificate, in grado di affrontare i complessi problemi legali che interessano il settore della moda. Ida Palombella , Partner di Deloitte Legal, dove è responsabile della service line di Intellectual Property &; Information Technology e del Sector Fashion &; Luxury nonché esponente del Comitato Scientifico del corso che ha contribuito a sviluppare. Music and Entertainment Law (Afmel) , promosso sempre dall’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale (ASGP), è il primo corso di alta formazione in Italia che si propone di formare professionisti in grado di fronteggiare problematiche del diritto dello spettacolo, nelle sue varie articolazioni. Le recentissime evoluzioni nel modo di “fare” e “diffondere” la musica rendono sempre più attuale la necessità di disporre di adeguati strumenti di tutela del diritto d’autore, idonei ad andare incontro alle sfide poste dalla modernità e dalla tecnologia. Gli iscritti avranno l’opportunità di stringere rapporti con referenti di prestigiosi studi legali del settore, con esponenti delle major discografiche e delle più rilevanti società che operano nel settore cine-audiovisivo (Sony Music, Sky Italia).

 

Moda, la community dei fashion lawyer

Milano Moda, la community dei fashion lawyer A conclusione della prima edizione del corso di Alta formazione in Fashion Law , l’obiettivo è quello di creare un network tra i legali del settore 10 gennaio 2020 di Annarosa Laureti e Francesco Castagna «Un’esperienza pioneristica di successo, con immediati feedback positivi». È l’esito del primo corso di Alta Formazione in Fashion Law , realizzato in partnership con la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), secondo Gabrio Forti , direttore dell' Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia Penale (ASGP) . A conclusione dell’iniziativa, che ha coinvolto più di 30 partecipanti, metà dei quali neolaureati in giurisprudenza e metà professionisti del settore, l’obiettivo è quello di creare una vera e propria community di “Fashion Lawyers” . Quello del legale interno ad aziende di moda è «un ruolo che sta acquisendo sempre più riconoscimento» afferma l’avvocato Mario Boschetti , General Counsel di Loro Piana Spa e laureato in Giurisprudenza dell’Università Cattolica. Fondamentale è essere sempre pronti all’emergenza dell’ultimo minuto» continua la Palombella, che si tratti della redazione di un contratto “atipico” per ingaggiare modelle e influencers o della risoluzione di problemi legati ai danni dell’immagine del proprio brand. Secondo l’avvocato Sara Citterio , Corporate Affairs, Legal and Compliance Manager di Trussardi «il primo muro da abbattere è quello di cercare di accreditarsi agli occhi dei colleghi come parte dello stesso team». fashion #moda #community #law Facebook Twitter Send by mail Print A SETTEMBRE LA SECONDA EDIZIONE È già in pista la realizzazione della seconda edizione del Corso di Alta Formazione in Fashion Law promosso dall’Alta Scuola Federico Stella sulla giustizia penale, che partirà a settembre.

 

Fashion, Pmi in Europa con gli studenti

Real International Deal (Rid) è il progetto promosso da tre istituzioni europee per l’Alta Formazione - la francese Idrac Business School di Parigi e Lione , la tedesca Fachhochschule di Dortmund e l’olandese Hogeschool Van Amsterdam - a cui si è unito quest’anno l’ Executive master Luxury Goods Management (Emlux) dell’Università Cattolica. In che cosa consiste il coinvolgimento degli studenti? «L’impresa chiede il loro aiuto per trovare dei contatti effettivi di esportazione nei rispettivi Paesi, a seconda delle peculiarità e delle richieste delle varie aziende. I gruppi di lavoro sono composti da studenti di nazionalità diversa e sostenuti da un corpo di insegnanti e tutor per costruire un risultato che sia il più possibile simile a un’attività di consulenza». Gli studenti, infatti, hanno l’opportunità di effettuare alcune trasferte nei Paesi che aderiscono al progetto, creando, nel frattempo, una serie di contatti con le realtà locali interessate e con i potenziali clienti». Abbiamo portato anche due imprese nel progetto, una che si occupa di gioielleria d’argento e l’altra che produce calzature e borse con pelli pregiate». Punto di forza di un master come il vostro? «La possibilità di contare su una faculty internazionale formata da accademici su cui si innestano i contributi che vengono dal mondo delle imprese. Oltre alla didattica in aula, Emlux prevede workshops, visite aziendali in Italia e all’estero e una sessione a Parigi per un focus sul lusso francese, oltre alla possibilità di sviluppare project work e/o internship con imprese rilevanti nel settore.

 

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