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Riforme, incontro con il ministro Boschi

MILANO Riforme, incontro con il ministro Boschi Venerdì 29 gennaio alle 11 in Aula Magna lezione aperta riservata agli studenti della Cattolica sul progetto di modifica costituzionale approvato dal Parlamento. Intervengono il rettore Franco Anelli , e i professori Massimo Bordignon e Paolo Colombo 27 gennaio 2016 La recente riforma costituzionale approvata dal Parlamento sarà oggetto di un incontro che si svolgerà venerdì 29 gennaio alle 11 nell'Aula Magna della sede milanese dell’Università. Alla lezione aperta e riservata agli studenti dell’Ateneo, sarà presente il ministro per le Riforme Costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, on. Maria Elena Boschi . Dopo il saluto introduttivo del rettore, professor Franco Anelli , sono previsti gli interventi del professor Massimo Bordignon , docente di Scienza delle finanze ( Riforme istituzionali: sarà diverso stavolta? ) e del professor Paolo Colombo , docente di Storia delle Istituzioni politiche ( Valori da salvaguardare e meccanismi da perfezionare: il dilemma del costituente ). boschi #governo #riforme #parlamento Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Rafforzare il governo politico della società

Al momento, sembra che il No si sia affermato soprattutto nei centri storici e tra gli elettori del Partito democratico, mentre il Sì ha largamente prevalso tra i sostenitori degli altri partiti e soprattutto, naturalmente, tra quelli del Movimento 5 Stelle, che ne aveva fatto la propria bandiera. I suoi effetti si produrranno «a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore […] e comunque non prima che siano decorsi sessanta giorni dalla predetta data di entrata in vigore» (art. Il sistema elettorale è già in grado di funzionare con il numero di parlamentari “tagliato”: è stato adattato con la legge n. 51 del 2019 . Quella adottata come testo base dalla I Commissione Affari Costituzionali prevede un sistema integralmente proporzionale, con liste singole e senza coalizioni e con una rimodulazione delle soglie di sbarramento, accompagnate da un “diritto di tribuna” per i partiti che non le superino ( maggiori informazioni qui ). Esiste una proposta in materia di base territoriale per l’elezione del Senato e di riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica, ma è ancora in alto mare. Personalmente, ritengo che il più urgente sia proprio quello dei regolamenti parlamentari di cui si è detto sopra, per riportare le Camere a un certo grado di efficienza, capacità decisionale, trasparenza e responsabilità. docente di Istituzioni di diritto pubblico, facoltà di Economia , campus di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore Foto in alto di Umberto Battaglia #referendum #parlamento #elezioni #voto Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Taglio parlamentari, vistosa asimmetria

il commento Taglio parlamentari, vistosa asimmetria La riduzione del numero di senatori e deputati senza tutta una serie di aggiustamenti per ora solo nebulosi è preoccupante. Più precisamente, la Camera ha approvato in seconda lettura la proposta di legge costituzionale, che anche il Senato ha già approvato due volte, in materia di riduzione del numero dei parlamentari. riduce i deputati da 630 a 400 (di cui non più 12, ma solo 8 eletti nella circoscrizione estero) e i senatori da 315 a 200 (di cui non più 6, ma solo 4 eletti nella circoscrizione estero). Inoltre, diminuisce da 7 a 3 il numero minimo di senatori eletti nel territorio di ciascuna Regione (o Provincia autonoma, si aggiunge); e chiarisce che i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica possono essere al massimo cinque in ciascun momento. Inizierà così a decorrere il termine di tre mesi entro il quale un quinto dei componenti di ciascuna Camera, cinque Consigli regionali o 500 mila elettori potranno chiedere il referendum di cui all’art. All’interno dei partiti, difficile dire se la riforma favorirà i singoli parlamentari, resi più autorevoli dalla maggiore ampiezza dei loro collegi elettorali; oppure le segreterie, che gestiranno un numero più ristretto di candidature da distribuire. Di sicuro oggi si compie un passaggio senza precedenti nella storia della Repubblica: tagli di simili proporzioni non sono mai stati realizzati; sono stati bensì proposti, ma senza successo e comunque nel contesto di riforme più ampie.

 

I collegiali incontrano l’Europa

Collegi I collegiali incontrano l’Europa Dal 3 al 6 aprile 2019 avrà luogo la terza edizione della Winter School del Collegio Augustinianum . Gli studenti dell’Ateneo visiteranno a Bruxelles il Parlamento e la Commissione europea , confrontandosi con i protagonisti della vita politica. by Maria Serena Chiocca | 17 gennaio 2019 Si rinnova l’appuntamento della Winter School organizzata dal Collegio Augustinianum , aperta non solo ai collegiali, ma anche a tutti gli studenti dell’Università Cattolica. L’Augustinianum, come da tradizione, si impegna a promuovere le esperienze di formazione che permettano agli studenti particolarmente meritevoli dell’Università Cattolica di comprendere a pieno i meccanismi di funzionamento delle Istituzioni. La Winter School, intitolata Studenti di oggi, professionisti di domani , è coordinata da Edoardo Grossule , dottore di ricerca in Diritto commerciale, e da Andrea Patanè , dottore di ricerca in Diritto costituzionale, e prevede tre percorsi di approfondimento. La prima sessione del workshop avrà luogo nella sede del Parlamento europeo, la seconda invece presso la Commissione europea, e infine l’ultimo appuntamento si svolgerà presso la Casa della Storia Europea. bruxelles #parlamento #commissione #winterschool Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Quale futuro per l’Unione Europea

milano Quale futuro per l’Unione Europea Secondo uno studio di École Polytechnique, Università Cattolica e ZEW Mannheim i parlamentari italiani, francesi e tedeschi sono disposti a dare più competenze all’Ue per la difesa e per le politiche migratorie. febbraio 2019 C’è un largo consenso nell’attribuire una maggiore iniziativa legislativa al Parlamento europeo e nell’incrementare la spesa di investimento nazionale per stimolare la crescita economica. Ma non sembra esserci accordo su alcune proposte di riforma dell’eurozona: i parlamentari di Francia e Italia sono favorevoli a nuovi strumenti dell’Unione monetaria europea (UME), come un bilancio unico europeo e gli Eurobond. Come pure, emerge un forte sostegno franco-italiano al completamento dell’Unione bancaria attraverso il sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) , rispetto a una sostanziale neutralità dei parlamentari tedeschi. I parlamentari dei tre paesi fondatori dell’Unione Europea concordano sulla necessità di trasferire maggiori responsabilità a livello europeo in materia di immigrazione e difesa», dice Pierre Boyer , professore all’École Polytechnique (CREST) e coautore dello studio. Massimo Bordignon , professore di Scienza delle finanze all’Università Cattolica e coautore della ricerca, sottolinea che «Italia, Francia e Germania dovrebbero focalizzarsi su ciò che unisce piuttosto che su ciò che li divide. La divisione tra i partiti populisti nell’Europa settentrionale e meridionale indebolirà gravemente il loro impatto politico nel Parlamento europeo dopo le elezioni», conclude il professor Friedrich Heinemann , coautore dello studio e capo del Dipartimento di ricerca ZEW “Research Department Corporation Taxation and Public Finance”.

 

Le domande che la crisi lascia aperte

IL DIBATTITO Le domande che la crisi lascia aperte Davvero non hanno più senso la distinzione destra-sinistra e un quadro valoriale nel quale collocare l’azione politica? I paradossi del nuovo governo. Eppure, da quando gli effetti della personalizzazione della politica sono diventati più invadenti – specie con l’inserimento dei nomi dei leader sui simboli elettorali – nella percezione di molti questa corrispondenza sarebbe dovuta diventare un automatismo. La nomina degli ultimi cinque Presidenti del Consiglio (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte) non ha avuto nessun legame diretto con gli esiti delle elezioni che hanno inaugurato la legislatura nella quale si sono insediati. Rispetto a situazioni simili del passato, però, emergono in questi giorni due aspetti inediti: innanzitutto, la prossima maggioranza sarà formata da due partiti, M5S e PD, laddove il primo era il partner numericamente più importante della precedente maggioranza, basata su un accordo con la Lega, ora all’opposizione. Se da un lato, la formazione del nuovo governo Conte è costituzionalmente ineccepibile, dall’altro, però, è comprensibile un senso di disorientamento dell’opinione pubblica. Il dato su cui soffermarsi non è la presunta incoerenza di questo o quel gruppo parlamentare, quanto piuttosto l’adattabilità – o, addirittura, l’interscambiabilità – delle prospettive politico-culturali che sorreggono l’azione delle coalizioni governative (prima M5S e Lega, ora M5S e PD). In tal senso, è significativo che il Movimento 5 Stelle rivendichi con orgoglio di non essere «né di destra, né di sinistra».

 

Referendum, un voto che sposta poco

Il commento Referendum, un voto che sposta poco Per il professor Paolo Balduzzi , quello che ora ci si può aspettare è un nuovo dibattito sulla riforma elettorale. La riforma costituzionale, ora approvata definitivamente, prevede la modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione: la Camera dei deputati passerà da 630 a 400 membri (nella circoscrizione estero gli eletti saranno 8, mentre oggi sono 12), mentre il Senato della Repubblica scenderà da 315 a 200 membri (il numero di eletti nella circoscrizione estero da 6 a 4). Infine, il numero di senatori a vita nominati per meriti speciali sarà fissato a 5 come numero massimo assoluto: questo significa che, se ci fossero già 5 senatori a vita nominati (sono esclusi gli ex Presidenti della Repubblica), un nuovo Presidente della Repubblica non potrebbe nominarne altri. La lista Toti conquista quattro volte i voti di lista di Forza Italia (22% contro 5%); la lista Zaia quasi triplica i voti di lista della Lega (45% contro 17%: di fatto, avrebbe vinto anche da solo). Difficile anche pensare che il Parlamento si dedichi immediatamente a nuove riforme costituzionali, anche se la vittoria del Sì darà forza a chi sostiene che se ne possono fare di ulteriori. Più probabile che ora l’attenzione si concentri sull’adeguamento della legge elettorale: qualcuno sosterrà che bastano pochi accorgimenti tecnici mentre altri, c’è da scommetterci, chiederanno una sua revisione più sostanziale. docente di Scienza delle finanze, facoltà di Economia , campus di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore foto in alto di Umberto Battaglia #referendum #elezioni #voto #parlamento Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Riforme istituzionali, agenda complicata

 
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