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Taglio parlamentari, vistosa asimmetria

il commento Taglio parlamentari, vistosa asimmetria La riduzione del numero di senatori e deputati senza tutta una serie di aggiustamenti per ora solo nebulosi è preoccupante. Più precisamente, la Camera ha approvato in seconda lettura la proposta di legge costituzionale, che anche il Senato ha già approvato due volte, in materia di riduzione del numero dei parlamentari. riduce i deputati da 630 a 400 (di cui non più 12, ma solo 8 eletti nella circoscrizione estero) e i senatori da 315 a 200 (di cui non più 6, ma solo 4 eletti nella circoscrizione estero). Inoltre, diminuisce da 7 a 3 il numero minimo di senatori eletti nel territorio di ciascuna Regione (o Provincia autonoma, si aggiunge); e chiarisce che i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica possono essere al massimo cinque in ciascun momento. Inizierà così a decorrere il termine di tre mesi entro il quale un quinto dei componenti di ciascuna Camera, cinque Consigli regionali o 500 mila elettori potranno chiedere il referendum di cui all’art. All’interno dei partiti, difficile dire se la riforma favorirà i singoli parlamentari, resi più autorevoli dalla maggiore ampiezza dei loro collegi elettorali; oppure le segreterie, che gestiranno un numero più ristretto di candidature da distribuire. Di sicuro oggi si compie un passaggio senza precedenti nella storia della Repubblica: tagli di simili proporzioni non sono mai stati realizzati; sono stati bensì proposti, ma senza successo e comunque nel contesto di riforme più ampie.

 

Le domande che la crisi lascia aperte

IL DIBATTITO Le domande che la crisi lascia aperte Davvero non hanno più senso la distinzione destra-sinistra e un quadro valoriale nel quale collocare l’azione politica? I paradossi del nuovo governo. Eppure, da quando gli effetti della personalizzazione della politica sono diventati più invadenti – specie con l’inserimento dei nomi dei leader sui simboli elettorali – nella percezione di molti questa corrispondenza sarebbe dovuta diventare un automatismo. La nomina degli ultimi cinque Presidenti del Consiglio (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte) non ha avuto nessun legame diretto con gli esiti delle elezioni che hanno inaugurato la legislatura nella quale si sono insediati. Rispetto a situazioni simili del passato, però, emergono in questi giorni due aspetti inediti: innanzitutto, la prossima maggioranza sarà formata da due partiti, M5S e PD, laddove il primo era il partner numericamente più importante della precedente maggioranza, basata su un accordo con la Lega, ora all’opposizione. Se da un lato, la formazione del nuovo governo Conte è costituzionalmente ineccepibile, dall’altro, però, è comprensibile un senso di disorientamento dell’opinione pubblica. Il dato su cui soffermarsi non è la presunta incoerenza di questo o quel gruppo parlamentare, quanto piuttosto l’adattabilità – o, addirittura, l’interscambiabilità – delle prospettive politico-culturali che sorreggono l’azione delle coalizioni governative (prima M5S e Lega, ora M5S e PD). In tal senso, è significativo che il Movimento 5 Stelle rivendichi con orgoglio di non essere «né di destra, né di sinistra».

 

Riforme istituzionali, agenda complicata

Il dibattito Riforme istituzionali, agenda complicata Taglio del numero dei parlamentari, referendum, decreti sicurezza, autonomia differenziata, Europa. Altre – che avevano votato contro la riforma nei passaggi parlamentari – sono preoccupate dei suoi possibili effetti collaterali, se non fosse accompagnata da adattamenti, ad esempio, del sistema elettorale e dei regolamenti parlamentari. Potrebbe essere più incisivo sul versante politico: se diminuisce il numero dei rappresentanti, cresce il numero dei cittadini che ciascun parlamentare rappresenta ma, insieme ad esso, anche le difficoltà nell’esercitare realmente la funzione rappresentativa (e i costi delle campagne elettorali). È amplificato pure l’effetto selettivo di una legge elettorale come quella vigente, a vantaggio dei partiti maggiori, mentre è da vedere se l’efficienza del Parlamento migliorerà. Alcuni esempi, legati a vicende recenti e discussi anche in questi giorni: il riesame dei cosiddetti decreti sicurezza alla luce delle osservazioni fatte, a suo tempo, dal Presidente della Repubblica; le ipotesi di riforma del Consiglio superiore della magistratura. Particolarmente complesso, da più punti di vista, è il tema dell’autonomia differenziata, sulla quale nei mesi scorsi sembrava vicino un accordo tra il Governo, poi andato in crisi, e le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. C’è anche il tema dell’Europa: riuscirà l’ambizioso disegno di confermare e rilanciare il nostro ruolo in seno all’Ue e di contribuire a rinnovarla? Pure la partecipazione e gli impegni italiani in quella sede hanno rilievo costituzionale e, anzi, forse è proprio questo il nodo più importante da sciogliere.

 

I collegiali incontrano l’Europa

Collegi I collegiali incontrano l’Europa Dal 3 al 6 aprile 2019 avrà luogo la terza edizione della Winter School del Collegio Augustinianum . Gli studenti dell’Ateneo visiteranno a Bruxelles il Parlamento e la Commissione europea , confrontandosi con i protagonisti della vita politica. by Maria Serena Chiocca | 17 gennaio 2019 Si rinnova l’appuntamento della Winter School organizzata dal Collegio Augustinianum , aperta non solo ai collegiali, ma anche a tutti gli studenti dell’Università Cattolica. L’Augustinianum, come da tradizione, si impegna a promuovere le esperienze di formazione che permettano agli studenti particolarmente meritevoli dell’Università Cattolica di comprendere a pieno i meccanismi di funzionamento delle Istituzioni. La Winter School, intitolata Studenti di oggi, professionisti di domani , è coordinata da Edoardo Grossule , dottore di ricerca in Diritto commerciale, e da Andrea Patanè , dottore di ricerca in Diritto costituzionale, e prevede tre percorsi di approfondimento. La prima sessione del workshop avrà luogo nella sede del Parlamento europeo, la seconda invece presso la Commissione europea, e infine l’ultimo appuntamento si svolgerà presso la Casa della Storia Europea. bruxelles #parlamento #commissione #winterschool Facebook Twitter Send by mail.

 

Quale futuro per l’Unione Europea

milano Quale futuro per l’Unione Europea Secondo uno studio di École Polytechnique, Università Cattolica e ZEW Mannheim i parlamentari italiani, francesi e tedeschi sono disposti a dare più competenze all’Ue per la difesa e per le politiche migratorie. febbraio 2019 C’è un largo consenso nell’attribuire una maggiore iniziativa legislativa al Parlamento europeo e nell’incrementare la spesa di investimento nazionale per stimolare la crescita economica. Ma non sembra esserci accordo su alcune proposte di riforma dell’eurozona: i parlamentari di Francia e Italia sono favorevoli a nuovi strumenti dell’Unione monetaria europea (UME), come un bilancio unico europeo e gli Eurobond. Come pure, emerge un forte sostegno franco-italiano al completamento dell’Unione bancaria attraverso il sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS) , rispetto a una sostanziale neutralità dei parlamentari tedeschi. I parlamentari dei tre paesi fondatori dell’Unione Europea concordano sulla necessità di trasferire maggiori responsabilità a livello europeo in materia di immigrazione e difesa», dice Pierre Boyer , professore all’École Polytechnique (CREST) e coautore dello studio. Massimo Bordignon , professore di Scienza delle finanze all’Università Cattolica e coautore della ricerca, sottolinea che «Italia, Francia e Germania dovrebbero focalizzarsi su ciò che unisce piuttosto che su ciò che li divide. La divisione tra i partiti populisti nell’Europa settentrionale e meridionale indebolirà gravemente il loro impatto politico nel Parlamento europeo dopo le elezioni», conclude il professor Friedrich Heinemann , coautore dello studio e capo del Dipartimento di ricerca ZEW “Research Department Corporation Taxation and Public Finance”.

 

Riforme, incontro con il ministro Boschi

MILANO Riforme, incontro con il ministro Boschi Venerdì 29 gennaio alle 11 in Aula Magna lezione aperta riservata agli studenti della Cattolica sul progetto di modifica costituzionale approvato dal Parlamento. Intervengono il rettore Franco Anelli , e i professori Massimo Bordignon e Paolo Colombo 27 gennaio 2016 La recente riforma costituzionale approvata dal Parlamento sarà oggetto di un incontro che si svolgerà venerdì 29 gennaio alle 11 nell'Aula Magna della sede milanese dell’Università. Alla lezione aperta e riservata agli studenti dell’Ateneo, sarà presente il ministro per le Riforme Costituzionali e per i rapporti con il Parlamento, on. Maria Elena Boschi . Dopo il saluto introduttivo del rettore, professor Franco Anelli , sono previsti gli interventi del professor Massimo Bordignon , docente di Scienza delle finanze ( Riforme istituzionali: sarà diverso stavolta? ) e del professor Paolo Colombo , docente di Storia delle Istituzioni politiche ( Valori da salvaguardare e meccanismi da perfezionare: il dilemma del costituente ). boschi #governo #riforme #parlamento Facebook Twitter Send by mail.

 
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