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Scuola, più risorse (non solo economiche) per un sistema plurale e integrato

Speciale Scuola, più risorse (non solo economiche) per un sistema plurale e integrato Oltre a una stabilità nei finanziamenti, serve più collaborazione tra scuole paritarie e statali, perché il servizio pubblico garantito da entrambe sia efficiente ed efficace, nel rispetto della libertà di educazione. Ma nel loro nome si cela un significato molto diverso: paritaria è ogni scuola istituita da un soggetto diverso dallo Stato che, facendo parte di un più ampio sistema d’istruzione, è messa sullo stesso piano delle scuole statali, con i medesimi obblighi e le medesime libertà che ne derivano. Sono scuole che, da un lato, hanno la possibilità di agire secondo il proprio progetto educativo ma, dall’altro, sono parte di un sistema complessivo» spiega Pierpaolo Triani , docente di pedagogia dell’Università Cattolica, inquadrando la questione della coesistenza e dell’equiparazione tra scuola statale e istituti paritari. Il principio base della vita democratica è permettere a tutti di avere i propri valori e la propria libertà di espressione e, insieme, di avere una base comune in cui riconoscersi». L’obiettivo di un sistema così congegnato è quello di unire nella diversità, permettere agli istituti d’avere uguale dignità e il medesimo riconoscimento nonostante i margini d’autonomia necessariamente garantiti per consentire a statale e non statale di coesistere e offrire un unico, ma pluralistico, servizio pubblico. Un altro aspetto su cui occorrerebbe investire maggiori risorse e attenzioni è quello dei progetti di cooperazione e lavoro comune tra scuole paritarie e statali : «Il sistema scolastico italiano dovrà accrescere i momenti di lavoro e incontro tra i due tipi di scuole. Un obiettivo, quello di un sistema didattico integrato, che ha ancora bisogno di risorse, mentali ancora prima che economiche, al di là del sostegno legato alla crisi causata dalla pandemia.

 

Scuole dell’infanzia, bene i 300 milioni ma la strada per la parità è ancora lunga

Speciale Scuole dell’infanzia, bene i 300 milioni ma la strada per la parità è ancora lunga Senza le paritarie molti comuni non disporrebbero di una scuola, perché accolgono un terzo dei bambini dell’intero sistema. Quando parliamo di questo tipo di scuole, in Italia, parliamo di oltre 12 mila istituti, di cui quasi 9 mila scuole dell’infanzia ; degli oltre 866mila alunni di questi istituti, 524mila frequentano la scuola dell’infanzia paritaria . Le soluzioni possibili sono legate al pronunciamento delle istituzioni che hanno la responsabilità del contrasto alla pandemia per tutelare la salute pubblica, quindi anche di alunni, personale docente e non docente e famiglie, che devono definire le prescrizioni per la riapertura. La ipotizzata riduzione degli alunni per la scuola dell’infanzia comporta un aumento di sezioni o una selezione degli alunni che possono frequentare, un aumento del personale e anche possibili interventi strutturali agli istituti, nonché un prevedibile e tutt’altro che ridotto incremento di spesa. La richiesta di sostegno economico alle pubbliche istituzioni per la riapertura di settembre è dovuta alla consapevolezza che non è immaginabile un aumento delle rette per le famiglie, colpite anch’esse dalla crisi economica determinata dal Coronavirus. Faccio riferimento agli ammortizzatori sociali adottati e, nell’ambito dell’approvazione del decreto Rilancio, l’esito di un finanziamento di 300 milioni di euro complessivamente per l’età dall’infanzia alla maturità (di cui 180 per lo 0-6 e 120 per alunni e studenti dalla scuola primaria alla secondaria superiore). Come già detto, 524mila frequentano la scuola dell’infanzia paritaria, 354 mila i servizi educativi, quindi la cifra di 180 milioni va divisa per 878mila, che significa una media di 205 euro a testa, riferiti ai quattro mesi di forzata chiusura del 2019-2020, perciò 51 euro pro capite».

 

Scuole paritarie, superare gli ideologismi

Speciale Scuole paritarie, superare gli ideologismi Nella Costituzione vi è una sovrabbondanza di elementi che dovrebbe indurre il legislatore a intervenire, senza esitazioni, per garantirne la sopravvivenza, nell’interesse del sistema nazionale di istruzione. Pare a me, e da tempo, che sia questo il caso della ricorrente controversia sulle cosiddette scuole private e sull’ammissibilità di un concorso finanziario statale almeno per alcune categorie tra esse. comma 3, si desume un divieto di finanziamento pubblico integrale della scuola non statale, ma che sono ammissibili forme di finanziamento in corrispondenza al mancato costo sopportato dallo Stato per l’iscrizione di un alunno in una scuola non statale in luogo dell’iscrizione in una scuola statale. In ogni caso, alle scuole non statali paritarie (quelle cioè che, ai sensi dell’art. Come si vede, vi è una sovrabbondanza di elementi che dovrebbe indurre il legislatore a trarre le conseguenze e a intervenire, senza esitazioni, per garantire la sopravvivenza delle scuole paritarie, nell’interesse del sistema nazionale di istruzione. Riusciremo a superare, finalmente, gli ideologismi del passato? Auguriamoci di sì. docente di Diritto costituzionale, facoltà di Giurisprudenza , campus di Milano Terzo di una serie di articoli dedicati al sistema delle scuole paritarie in Italia #scuola #scuola paritaria #non statale #istruzione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La battaglia per la detraibilità integrale

Speciale La battaglia per la detraibilità integrale Da anni suor Anna Monia Alfieri porta avanti una battaglia culturale a favore delle scuole paritarie. Così Anna Monia Alfieri racconta della propria esperienza in Commissione di Bilancio, in qualità di economista e di rappresentante dell’Unione delle Superiore Maggiori d’Italia (USMI) e della Conferenza Italiana Superiori Maggiori (CISM). Con 900mila studenti iscritti in tutt’Italia, e lo Stato che, per ognuno di questi alunni, devolve 500 all’anno, alle paritarie non restano che due opzioni: trasformarsi in una scuola per ricchi o indebitarsi e, nel tempo, chiudere i battenti. Un traguardo non da poco quello di mettere d’accordo forze di destra e di sinistra sull’importanza del comparto delle scuole paritarie. Inoltre, aggiunge, «è importante l’intervento delle Regioni, Province e Comuni» e, in particolare, a livello locale « è necessario siglare “Patti di comunità” con le scuole paritarie, utilizzando le 40.749 sedi scolastiche statali e le 12.564 sedi paritarie per consentire agli 8.466.064 studenti di ritornare in classe in sicurezza. Si dia a queste famiglie una quota capitaria pari al costo standard di sostenibilità per allievo (da modulare per corso, e che va da 3.500 euro per la scuola dell’infanzia a 5.800 euro per la scuola secondaria di 2° grado, con una media di 5.500 euro), consentendo la libera scelta della scuola». Secondo di una serie di articoli dedicati al sistema delle scuole paritarie in Italia #scuola #scuola paritaria #non statale #istruzione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Scuola paritaria, non chiamatela privilegio

Speciale Scuola paritaria, non chiamatela privilegio Se chiudono, come si rischia dopo lo tsunami del Coronavirus, a risentirne non sono solo le famiglie e gli studenti che le scelgono ma il sistema scolastico che è efficace ed efficiente solo se integrato e plurale. Ne esce un quadro in cui c’è una scuola statale da finanziare in toto (anche e soprattutto in tempo di Covid) e una “privata” che, in quanto “privilegio”, come se fosse una borsa di marca, non deve essere sostenuta. I genitori delle scuole paritarie sono costretti a pagare la retta perché altrimenti quelle scuole non potrebbero vivere, dato che lo Stato non le finanzia. La realtà, infatti, è diversa: la paritaria non è la scuola privata, ma comprende la scuola paritaria non profit - in particolare quelle cattoliche, che sono la maggioranza - e accoglie tutti, anche e soprattutto nelle zone più povere del nostro Paese, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado. Molte scuole rischiano di non farcela Oggi l’Italia e l’Europa non hanno bisogno solo della scuola statale o solo della scuola non statale ma di entrambe. Non c’è nemmeno una scuola a priori meglio di un’altra, c’è solo una scuola diversa dall’altra, ma entrambe buone e necessarie per il bene di tutti. Chiaramente il parametro di finanziamento non dovrà essere né insufficiente, né eccedente rispetto a ciò di cui si necessita per svolgere un servizio formativo di eccellenza, innovativo ed efficiente e deve essere in grado di remunerare tutto il necessario (appunto di sostenibilità).

 
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