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Aldo Grasso, storico del presente

Milano Aldo Grasso, storico del presente A lui, afferma negli studi in suo onore il professor Lorenzo Ornaghi, va riconosciuto il merito di essere stato il capostipite di ricerche e indagini sulla televisione quale «specchio e ànfora di un paese». maggio 2019 «“Critico televisivo”, “intellettuale”: sono qualificazioni rattoppate e parole inadeguate ma non ancora sostituibili, cui purtroppo bisogna ricorrere, di necessità, per tratteggiare un profilo del ‘dissodatore’ Aldo Grasso, per cercare gli elementi originali e più creativi della sua attività non troppo dissimile, in molti casi, da quella del rabdomante». ‘Critico televisivo’, ‘intellettuale’: sono qualificazioni rattoppate e parole inadeguate ma non ancora sostituibili, cui purtroppo bisogna ricorrere, di necessità, per tratteggiare un profilo del ‘dissodatore’ Aldo Grasso, per cercare gli elementi originali e più creativi della sua attività non troppo dissimile, in molti casi, da quella del rabdomante. Bisogna avere, difatti, l’umiltà e la grande pazienza di raccogliere una scheggia dopo l’altra, di accostare i differenti tasselli di una realtà che altro non è se non l’infinitesimo e mai replicabile segmento di storia dentro il quale scorre la nostra vita. Uno stile che personalmente non smetto mai di ammirare, alla pari di quello di Edmondo Berselli (‘alla pari’ è una verità un po’ monca: ma sarebbe fuori luogo e troppo complicato cercare qui i fattori delle mie altalenanti preferenze). Pesco alla rinfusa dalla memoria alcune invenzioni che, tra la messe di quelle escogitate da Aldo Grasso, mi paiono degne di un pizzico di (sana) invidia: il grande racconto anulare, fornelli d’Italia, dalla macchina della propaganda alla propaganda in macchina, il sonno del ragioniere genera mostri. Se anche le parole cercassero di cancellare o scavalcare la frontiera che spesso ambiguamente divide la realtà dalla sua percezione, esse alla fine confermerebbero che una simile linea, appartenendo alla natura delle cose, inesorabilmente grava sulla storia intera delle vicende umane.

 

Il giornalismo secondo Milena Gabanelli

piacenza Il giornalismo secondo Milena Gabanelli A Piacenza nell’ambito dell’iniziativa “A tutto campus”, la giornalista ha raccontato il filo comune tra il suo mestiere a altri contesti lavorativi, invitando a incominciare dalla base ognuno nel proprio ambito di responsabilità. marzo 2019 «Se sperate di avere da me una lezione di economia, vi sbagliate; mi limiterò a parlare di quello che so, partendo dal mio osservatorio piuttosto trasversale, provando a trovare un filo comune tra il mio mestiere ed altri contesti lavorativi. Per ripartire in tutti gli ambiti è necessario incominciare dalla base; si comincia da piccoli e poi si prosegue, ognuno nel proprio ambito di responsabilità. Ed è comunque necessaria competenza, coniugando tradizione ed innovazione». Apre così il suo intervento la giornalista Milena Gabanelli, alla sede di Piacenza dell’Università Cattolica per un incontro di A tutto campus organizzato in collaborazione con la facoltà di Economia e Giurisprudenza. Volto della televisione italiana, autrice e conduttrice di popolarissime trasmissioni senza “filtri”, attualmente Gabanelli collabora con la La7 e con il Corriere della Sera , dove cura Dataroom la rubrica di data journalism del Corriere.it che spiega i fatti con l'ausilio di dati e nuove tecnologie. milenagabanelli #giornalismo #giornali #televisione Facebook Twitter Send by mail.

 

Nek, dal palco alla cattedra

MILANO Nek, dal palco alla cattedra Il cantante, che partecipa al Festival di Sanremo con il brano “Mi farò trovare pronto”, ha tenuto una lezione agli studenti del master in Comunicazione musicale, spiegando il valore di tornare all’Ariston in chiave promozionale e comunicativa. by Silvia Morelli | 01 febbraio 2019 « Nel corso della mia vita, ho trovato nella condivisione l’aspetto migliore per arrivare al traguardo che desidero »: si presenta così Filippo Neviani , in arte Nek , agli studenti del master in Comunicazione Musicale. L’artista, che parteciperà al Festival di Sanremo, è stato invitato da Gabriele Parisi e Giovanni D’Amico di iAM, docenti del master e manager dello stesso cantante, a tenere una lezione durante il laboratorio di Artist Management lo scorso 23 gennaio. Nek ha spiegato di occuparsi esclusivamente dell’aspetto compositivo e creativo, affidando invece ai manager Parisi e D’Amico, quest’ultimo ex alunno del Master, ogni altra situazione, come la gestione della sua immagine. Nek non pensava di tornare a Sanremo: « Credevo che non mi servisse, dato che sarà difficile fare meglio dell’ultima volta, dove sono uscito quasi vincitore ». Al Festival, « l’emozione è unica, ma allo stesso tempo è fondamentale vivere quest’esperienza con serenità, per non finire divorati da quel palco che amplifica pregi e difetti di chi vi sta sopra ». L’artista ha parlato anche del recente tour con gli amici Francesco Renga e Max Pezzali, frutto della “volontà di incontrarsi e condividere momenti importanti”, ricordando, ancora una volta, di come la condivisione stia alla base di ogni suo progetto.

 

Il Festival della televisione

Sanremo Il Festival della televisione Una breve guida per prepararsi alla settimana canora in scena sul palco dell’Ariston: giorni di maratona catodica durante i quali non si parlerà d’altro. Se ancora non ve ne siete accorti, nonostante la martellante campagna di promo on-air sui canali Rai, fra qualche giorno, come sempre da decenni, parte la “settimana di Sanremo”. Dal classico “Sanremo è Sanremo”, tautologia coniata in “epoca Baudo” e perfettamente calzante per spiegare il Festival (magari a uno straniero ignaro dell’inossidabile rito nazional-popolare), siamo passati alla formula ipotetica impiegata quest’anno per ironizzare un po’ sulle immagini di Claudio Baglioni che ruzzola dalla scalinata floreale. E ancora: Baglioni e il presunto “conflitto di interesse” con la società di Ferdinando Salzano, che gestirebbe dieci cantanti in gara più lo stesso direttore artistico (secondo Linkiesta e Striscia la notizia ). Quella che segue è una sintetica guida per arrivare preparati alla “settimana di Sanremo”: giorni di maratona catodica durante i quali, volentieri o recalcitranti, non parleremo né sentiremo parlare d’altro. Al di là del gioco dei vincitori e dei vinti, dietro ai numeri si nasconde una faccenda seria: il Festival ha costi molto elevati (si parla di 18 milioni di euro) e deve fare cassa coi grandi investimenti di sponsor e imprese. Docente di Storia dei media nella facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica #sanremo #canzone #televisione #festival Facebook Twitter Send by mail LA CATTOLICA A SANREMO Non solo svago e intrattenimento.

 

Sanremo 69, un tuffo nel passato

Almed Sanremo 69, un tuffo nel passato Un confronto tra l’edizione del 1969 e quella di quest’anno: cosa è cambiato rispetto a 50 anni fa? Oltre le canzoni, la visione in streaming su RaiPlay, le interazioni sui social e l’hashtag #Samremo2019 utilizzato più di 400mila volte. febbraio 2019 Di Luca Monti * Sanremo 1969 È una sera di inizio febbraio e al Salone delle Feste del casinò sfilano cantanti, divi, operatori, pochissimi giornalisti, rinchiusi in una stanzetta dove hanno solo macchine da scrivere e un telefono a gettoni. Nell’anno della Luna e della strage di piazza Fontana la Rai segue l’evento della riviera sul secondo programma nazionale (oggi Rai due) per le prime due serate, giovedì 30 e venerdì 31 gennaio, il programma nazionale (Rai uno) trasmette la finale di sabato 1 febbraio. Eco del ’68 le numerose manifestazioni, si registra uno sciopero della fame da parte di alcuni studenti che richiamano l’attenzione sui quartieri cittadini di Sanremo da riqualificare. La Rai vede tutto il palinsesto dipinto di Sanremo, da mattina a sera per cinque giorni, con piattaforme social che vedono dallo scorso anno incrementi stellari di oltre 300.000 interazioni, fenomeno più rilevante dell’anno. Le canzoni parlano di cuore e amore, i cantanti parlano coi giornalisti a nastro senza soluzione di continuità, ma soltanto i più maturi e più avvezzi con diverse presenze al festival si avventurano a dire qualcosa di significativo sul presente. Come fare a mantenere una sorta di presenza di una buona resa dal punto di vista dell’udienza del pubblico? La direzione artistica risponde al passato: una complessa operazione nostalgia.

 

Sanremo con gli occhi degli studenti

Almed Sanremo con gli occhi degli studenti Cinque allieve praticanti della Scuola di giornalismo dell’Università Cattolica hanno potuto vivere dalla sala stampa dell’Ariston il Festival della canzone italiana. by Luca Monti | 11 febbraio 2019 Un’occasione per cinque ragazze praticanti della scuola di giornalismo di Almed di vedere da vicino il complesso dispositivo di comunicazione della macchina meravigliosa del Festival di Sanremo. Lisa: ho deciso di venire al festival per fare pratica e qui ho lavorato moltissimo su diversi fronti, non solo il tradizionale modo di scrivere ma ho curato interviste, creato video, campagne sui socia. Serena: qui si ha modo di fare pratica, è una esperienza gratificante, molto formativa, si costruiscono relazioni con persone davvero molto diverse e spesso si diventa anche amici. È il clima del festival che in una realtà molto più piccola di Milano si rivela molto più vitale, non me lo aspettavo. La conduzione di Sanremo di Baglioni non ha mai preso il volo, è sempre rimasta un po’ imbrigliata, Carlo Conti era riuscito a fare una edizione diversa per ogni anno dei suoi tre. Angela: Baglioni è stato coerente ha dato spazio alla musica. Si parla di Fiorello ma io non credo che lui mai si lascerà coinvolgere, non aspira a questo tipo di popolarità che viene da un programma molto istituzionale.

 

La7 all'esame dell'Università

Milano La7 all'esame dell'Università by Alessandro Marcato | 22 ottobre 2009 E’ la tv che influenza il pensiero della società proponendo nuovi modelli e inducendo nuovi bisogni o è la società che rende la tv uno specchio di se stessa? L’eterno dilemma forse non richiede nemmeno di essere sciolto. Quattro master dell’Alta scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo della Cattolica (Analisi e progettazione del prodotto televisivo, Progettazione e Comunicazione del Cinema, Media Relation e Giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale) entreranno negli studi di La7, canale televisivo di Telecom Italia Media, con un progetto didattico per l’anno accademico 2009 – 2010. Requisiti fondamentali per gli studenti iscritti ai quattro master che saranno invitati a formare gruppi di lavoro per analizzare il modo di fare tv di La7, scelta come modello nel panorama televisivo italiano. Il fatto di essere una televisione piccola, quasi di nicchia, ci ha dato la possibilità di sperimentare dei nuovi progetti, in un certo senso di rischiare». Però l’orario della messa in onda ha dei vantaggi: permette di sperimentare delle cose nuove e di giocare con gli ospiti». Spero che la collaborazione fra La7 e l’Università Cattolica - dice Lillo Tombolini , direttore di La7 - sia la prima di una serie di scambi concreti fra TV, cultura e mondo universitario. Il nostro canale prova giorno dopo giorno a confrontarsi con i propri telespettatori – continua Mauro Nanni amministratore delegato di Telecom Italia Media - mettendo in secondo piano la dimensione estetica e preferendo a essa una maggiore concretezza proprio nel racconto della conoscenza e della realtà».

 

Tv2000 svela i palinsesti in Cattolica

MILANO Tv2000 svela i palinsesti in Cattolica Oggi la televisione legata alla Cei, presenta in largo Gemelli la programmazione 2016-2017. Intervengono, tra gli altri, monsignor Nunzio Galantino , il rettore dell'Ateneo Franco Anelli , il direttore di rete Paolo Ruffini , Lucio Brunelli e Licia Colò 20 settembre 2016 Tv2000 ha presentato alla stampa, in Università Cattolica, il palinsesto della stagione 2016-2017. Lo ha fatto in un evento che si è tenuto oggi, martedì 20 settembre, a Milano, nell’aula Negri dell’Ateneo di largo Gemelli. Alla presentazione sono intervenuti monsignor Nunzio Galantino ,segretario generale della Cei, il professor Franco Anelli , rettore dell'Università Cattolica, Paolo Ruffini , direttore di rete di Tv2000, Lucio Brunelli , direttore dell’informazione, e Lorenzo Serra , direttore generale. All’evento hanno partecipato inoltre i volti di Tv2000 e InBlu Radio, tra cui Licia Colò . tv #televisione #tv2000 #palinsesti Facebook Twitter Send by mail.

 

Televisione, com'era ieri e com'è oggi

Brescia Televisione, com'era ieri e com'è oggi Traendo spunto della presentazione della sua ultima fatica letteraria, Carlo Vitagliano ha tenuto una lezione aperta in cui ha raccontato agli studenti dello Stars aneddoti e vicende della sua trentennale esperienza umana e professionale a Canale 5. Ospite del Corso di Storia della Radio e della Televisione tenuto dalla Prof.ssa Paola Abbiezzi , Vitagliano ha potuto raccontare la propria esperienza umana e professionale che si è inserita nella cornice, più generale, delle vicende legate alla nascita della televisione commerciale in Italia. L’associazione NuovoAmbra nella giornata di venerdì 16 Dicembre l’ha invitato in Università per presentare il suo libro e, insieme con lui ha chiamato anche il Prof. Giorgio Simonelli , docente dell’Università Cattolica di Milano, storico della radio e della televisione, e Gian Paolo Parenti , Channel Manager del canale JOI (Mediaset Premium). “Noi, i ragazzi del biscione”, come ha spiegato Simonelli, descrive quella generazione di trentenni - tra i quali, per esempio, Carlo Freccero e Antonio Ricci - che rivoluzionò il modo di fare la televisione in Italia. Gian Paolo Parenti ha individuato alcuni elementi principali nel contento odierno: la frammentazione delle audience, lo sviluppo industriale di conglomerati mediali, il ruolo pervasivo del marketing, la centralità dei contenuti “pregiati”. Vitagliano, ripensando alla propria esperienza professionale, ha testimoniato il modo in cui ha cercato di valorizzare il proprio lavoro. Anche quei ragazzi, da giovani promesse, sono diventati venerati maestri, citando il famoso aforisma di Alberto Arbasino, ma le loro storie servono a ricordarci che dobbiamo sempre tentare la strada dell’innovazione quando parliamo di media e comunicazione.

 

Format italiani? No, non è la BBC

milano Format italiani? No, non è la BBC Secondo una ricerca condotta dal Certa per conto di Atp l’Italia solo il 5% dei titoli e delle ore in onda nel 2015 viene da idee originali italiane: il nostro Paese importa molti programmi e ne esporta pochissimi. L’intrattenimento come risorsa economica e culturale", condotta dal Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi (Certa) dell’Università Cattolica per conto dell’Associazione produttori televisivi (Apt), che è stata presentata lunedì 20 giugno al Pavillon Unicredit di Milano. Nel 2015, in Italia, sono stati realizzati 290 programmi di intrattenimento , per un totale di 13.850 ore di programmazione , con una particolare concentrazione sulla fascia pregiata del prime time . La produzione indipendente pesa ancora però troppo poco, soprattutto se valutata in termini di ore di prodotto originale: solo 4.344 ore di intrattenimento (il 31% del totale) sono realizzate da produttori indipendenti (contro un 69% di produzione interna ). Circa un quarto dei programmi di intrattenimento , e un quinto delle ore di programmazione dedicate al genere, è costituito da format , in gran parte di provenienza internazionale: solo il 5% dei titoli e delle ore in onda nel 2015, infatti, è di format originali italiani . Un modello che si riflette sulle potenzialità occupazionali del settore: è un sistema che rischia di generare precarietà, e soltanto la crescita del comparto potrà garantire una maggiore stabilizzazione dei modelli di impiego. PER APPROFONDIRE #tv #televisione #format # Facebook Twitter Send by mail L'EVENTO La ricerca è stata presentata il 20 giugno all’Unicredit Pavillon di Milano alla presenza del rettore dell'Università Cattolica Franco Anelli , del presidente Apt (Associazione produttori televisivi) Marco Follini e del direttore del Certa Aldo Grasso .

 

Riccardo Pasini, il Brand Entertainer

Dopo varie esperienze sul piccolo schermo, oggi è un produttore televisivo che ha lanciato in Italia un nuovo modo di fare televisione e intrattenimento. È un percorso insolito quello di Riccardo Pasini , fondatore di “Prodotto, fattori di videoevoluzione” e Brand Entertainer, come ama definirsi anche sul suo profilo Twitter. Perché proprio la facoltà di Psicologia? «Volevo fare l’Università, con l’intento di frequentare un percorso di laurea che mi fornisse strumenti sia teorici, sia pratici. Così, dopo una serie di considerazioni, mi sono reso conto che Psicologia faceva al caso mio. E feci una scommessa: rinunciare all’ammissione che avevo già in tasca tentando un altro test di ingresso». Ma credo sia stata una decisione corretta frequentare le lezioni e fare esperienza sul campo, con la voglia di imparare, non di lavorare, che è una differenza importante». Mentre il primo consiste nell’uso della marca in un contesto in cui è richiesta, come il cinema per esempio, il secondo è la massima manifestazione di promozione del prodotto, destinata ad un pubblico che lo conosce già, ma che vuole saperne di più». Tuttavia bisogna tener presente quale sia l’accezione che si decide di dare al termine “fenomeno”, perché ci sono dei casi molto positivi che si trasformano in qualcosa di unico e altri che non lo sono per nulla, restando scintille che si accendono e si spengono».

 
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