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Quando la pace scrive la storia

Quando la pace scrive la storia by Alessandro Socini | 18 marzo 2010 Non è solo la guerra a fare la storia, ma anche la pace. Secondo Alessandro Duce , docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Parma, i periodi successivi ai conflitti sono più lunghi e hanno molto di più da dire allo storico. Le fasi di decomposizione del sistema (guerre, attacchi, invasioni) sono sempre brevi ed estemporanee, mentre le fasi di stabilizzazione sono assai più lunghe e significative, soprattutto per vedere le strategie dei paesi vincenti – ha spiegato -. Tali fasi sono sempre regolate da coloro che hanno vinto e lo studio di congressi e accordi internazionali post bellici è fondamentale per comprendere appieno la logica e la ratio della storia seguente di questi paesi». Lo storico ha spiegato, poi, il paradosso della bomba atomica: «La più grande arma di pace è stata proprio l’atomica, la quale non ha permesso altri conflitti mondiali, poiché il costo sarebbe stato troppo elevato». Hiroshima e Nagasaki hanno in qualche modo cambiato la storia del mondo, anche in relazione alle ideologie: «Quando si parla di radicamenti delle idee, uno degli elementi che ha spinto il sistema mondiale ad andare in crisi e a frenarsi è stato proprio la bomba atomica». Alla domanda sull’eventualità che si vada verso un gioco a due tra Usa-Ue e Cina, il professor Duce ha risposto in modo netto: «Non vedo alcuna animosità negli equilibri attuali che porti a un gioco a due.

 

My Mentor sul campo di rugby

 

Public Policy, in mille a Milano

La conferenza è un’iniziativa dell’ Associazione internazionale di scienza politica (Ipsa) e delle altre organizzazioni mondiali delle discipline politologiche. I partecipanti, provenienti da tutti i continenti, sono riuniti per quattro giorni di intensi approfondimenti sulle principali tematiche e sfide che l’intervento pubblico si trova oggi ad affrontare nei vari contesti geografici e settoriali: dall’ambiente alla sanità, dall’amministrazione pubblica all’immigrazione. La conferenza è articolata in diverse sessioni parallele nel corso delle quali docenti universitari, ricercatori, esperti del settore e practitioners illustreranno i propri lavori scientifici. A queste si affiancheranno tre sessioni plenarie e tre tavole rotonde alle quali interverranno i massimi esperti mondiali in tema di politiche pubbliche, che forniranno occasioni di dialogo e confronto con alcuni rappresentanti del mondo politico. Tra questi Raffaele Cattaneo , presidente del Consiglio regionale della Lombardia, e Fabrizio Barca , già ministro per la coesione territoriale.

 

La Cattolica alla Gmg di Panama

ateneo La Cattolica alla Gmg di Panama Ci sarà anche una piccola delegazione del nostro Ateneo alla XXXIV Giornata mondiale della Gioventù. gennaio 2019 Tra i 900 giovani italiani che dal 22 al 27 gennaio saranno a Panama con papa Francesco per partecipare alla XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù c’è anche una piccola rappresentanza dell’Università Cattolica. La delegazione dell’Ateneo volerà nella Città di Panama qualche giorno prima per prendere parte al III Convegno Internazionale sulla Salvaguardia del Creato dal titolo “Giovani per la Casa Comune. Il convegno segue e rilancia il discorso sulla “Custodia del Creato” iniziato a Rio de Janeiro e Cracovia con “i giovani protagonisti del cambiamento”», spiega monsignor Giuliodori. Dopo il Sinodo, i giovani ribadiscono la loro volontà di essere attori protagonisti della costruzione di un mondo più sostenibile, attento alle povertà materiali e spirituali, per contrastare la cultura dello scarto e il depauperamento delle risorse naturali e culturali della terra». Alla voce di testimoni delle comunità locali si alterneranno autorevoli studiosi di diversi ambiti disciplinari – tra cui anche i docenti dell’Università Cattolica –, per approfondire i servizi ecosistemici (biodiversità, disponibilità e gestione delle risorse) in stretto rapporto alle dimensioni sociali, economiche e culturali. Al termine del convegno sarà proposto e lanciato un nuovo manifesto da diffondere tra i giovani di tutto il mondo e tra i loro educatori, come strumento di pastorale giovanile e sociale, così come già avvenuto nelle due precedenti occasioni di Rio e Cracovia.

 

MiFID II, più tutela ai risparmiatori

milano MiFID II, più tutela ai risparmiatori Il numero 3 2018 dell’ Osservatorio monetario del Lam si è concentrato sul ruolo della consulenza finanziaria e sulla maggiore trasparenza nella intermediazione, come richiesto dalla nuova direttiva che regola i servizi finanziari europei. Con la MiFID II sono introdotte delle nuove indagini sul profilo del cliente che rilevano le esperienze dirette e concrete degli investitori» spiega il professor Angelo Baglioni , della facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative, uno degli autori del numero 3 2018 dell’Osservatorio monetario . Il rapporto del Laboratorio di Analisi monetaria (Lam) è stato presentato il 26 novembre in largo Gemelli con l’introduzione del direttore Marco Lossani , docente di Economia internazionale alla facoltà di Economia . La presentazione si è focalizzata in modo particolare sulle tutele del risparmiatore, sugli investimenti e sul ruolo che ha la consulenza finanziaria, che in base alla nuova direttiva può assumere due diverse forme, «indipendente e non indipendente». È anche per questo che i consulenti finanziari dal 2011 al 2014 sono calati, con i clienti che decidevano di farne a meno per la poca chiarezza, anche se un sondaggio ha evidenziato che il 34% delle persone si è pentito di aver rifiutato una consulenza finanziaria. mifid #finanza #consulenza #intermediazione Facebook Twitter Send by mail OSSERVATORIO MONETARIO Lunedì 26 novembre, all’Università Cattolica del Sacro Cuore si è tenuta la presentazione del n.3/2018 dell’Osservatorio Monetario , curato dal Laboratorio di Analisi Monetaria (Lam) e dedicato al tema “MiFID II. Quali tutele per il risparmiatore ”. L’Osservatorio monetario è un’analisi sulla congiuntura economica nazionale e internazionale curata dal Laboratorio di analisi monetaria dell’Ateneo, in collaborazione con le facoltà di Economia e Scienze finanziarie, bancarie e assicurative dell’Università Cattolica e l’Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa (Assbb).

 

In Senegal cercando somiglianze

Charity Work Program In Senegal cercando somiglianze Il progetto di volontariato nella Ong Vis di Valentina , di Scienze politiche, non è stata solo un’esperienza professionalizzante ma una vera e propria lezione di vita. ottobre 2018 di Valentina Filippini * Due mesi di volontariato in una Ong sono un’opportunità senza precedenti per chi studia cooperazione allo sviluppo. Mi ha permesso di vestire per due mesi i panni di chi, da molti anni, ha deciso di dedicare la propria vita a questo lavoro e di capire che era il sentiero che avrei voluto intraprendere in futuro. I nostri compiti, prevalentemente da ufficio, ci hanno permesso di mettere in pratica quanto imparato sul project cycle management e di capire anche cosa serve, oltre alla formazione universitaria, per approcciarsi al mondo del lavoro permettendo così di comprendere cosa portare preziosamente nel mio bagaglio personale. Partendo per un’altra realtà mi sono così confrontata non solo con un mondo diverso, ma ho avuto la possibilità di misurarmi anche con me stessa, ritrovarmi negli sguardi incrociati in questi mesi, nelle strette di mano, nel calore delle persone. Come dice Claudio Magris, “viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra”. Per i corridoi dell’università mi sentivo però diversa, cresciuta, grata e consapevole di ciò che questo viaggio aveva generato in me. Ho avuto l’occasione di confrontarmi con i nostri compagni di corso, molti dei quali partiti grazie al Charity Work Program per una esperienza all’estero.

 

Cochabamba, la pazienza di educare

Charity Work Program Cochabamba, la pazienza di educare Per Alessia , studentessa di Cooperazione allo sviluppo, il Charity Work Program in Bolivia era la quarta esperienza di volontariato all’estero. In realtà, adagiata in una conca circondata dalle Ande, la città dell’eterna primavera non si sbilancia in nulla: non vanta l’altitudine di La Paz, né la modernità di Santa Cruz, i suoi abitanti sono un poco schivi e riservati ma non mancano di gentilezza. Cochabamba sarebbe stata però il teatro della mia esperienza all’interno del Charity Work Program , della scoperta del lavoro congiunto tra l’Ong Vis e Epdb, del progetto “ Escuelas de Líderes ” e del lavoro di due mesi con i miei “ wawas ” di quattro collegi differenti, nella zona sud della città. I primi giorni li abbiamo passati tra fogli e planning , il nostro compito era quello di impostare un programma di lezioni teoriche e laboratori pratici che andassero a sviluppare i progetti che gli stessi studenti e professori avevano pensato come fondamentali per l’unità educativa tutta. Avrei poi imparato, schiudendo le varie componenti della matrioska, ad apprezzare le differenti sfumature di ogni gruppo di líderes, di ogni piccola comitiva di amici, fino a ogni animo e carattere del singolo, in un’età di tempeste e domande. E mentre procedevamo con le lezioni mi hanno introdotto alla loro realtà, fatta spesso di lavoro dopo la scuola, di genitori assenti, di ragazzine giovanissime e già madri. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Paper marketing per il territorio dei laghi

Brescia Paper marketing per il territorio dei laghi Gli studenti al secondo anno della Laurea magistrale Ge.Co. hanno consegnato al presidente della Provincia Samuele Alghisi i progetti di comunicazione digitale (e non solo) pensati per la promozione delle aree turistiche lacustri della provincia bresciana. by Bianca Martinelli | 20 dicembre 2018 Nell’era del digitale e delle telecomunicazioni in continua evoluzione verso dinamiche social e di condivisione, diventa sempre più necessario affiancare una comunicazione di tipo tradizionale ai mezzi offerti dal web. I progetti, pensati durante il corso “Marketing del territorio e della Pmi” tenuto in Cattolica dalla prof.ssa Maria Paola Pasini , “sfruttano appieno il ventaglio delle possibilità offerte dalla comunicazione digitale, senza però dimenticare quella tradizionale offline. Le proposte sono ora state formalmente consegnate al territorio bresciano , ai sindaci e agli amministratori locali, mentre “gli studenti rimarranno a disposizione di enti e comuni che vorranno svilupparle” ha concluso la prof.ssa Pasini. geco #comunicazione #territorio Facebook Twitter Send by mail.

 

A Gerusalemme c’è tutto

Charity Work program A Gerusalemme c’è tutto Sotto il sole d’Israele , avvolte dall’odore intenso che emana la vita in questa terra, è partita per un viaggio al centro dell’umanità, sotto lo sguardo dei bambini. Sofia , studentessa di Scienze linguistiche a Brescia, racconta il suo Charity Work Program 25 settembre 2018 di Sofia Chignola * È una frase che ho sentito pronunciare pochi giorni prima del mio rientro in Italia ed esprime la mia esperienza di Charity Work Program in Terra Santa: «A Gerusalemme c’è tutto». Una terra dove i miracoli si realizzano nel sì quotidiano delle persone, quello dei tanti volontari, suore, sacerdoti, genitori, che di fronte a una realtà faticosa, coltivano il futuro che hanno tra le mani quando prendono in braccio, mettono a dormire, danno da mangiare ai piccoli bambini dell’asilo nido. Il centro , ospitato nel complesso del convento dei Cappuccini e gestito dal Patriarcato latino dei cattolici di lingua ebraica, è dedicato alle famiglie di migranti. Intrecciare relazioni con i bambini e con gli altri volontari ha rappresentato una splendida occasione per rinfrescare le nostre conoscenze linguistiche, oltre che per aggiungere uno scarno ma utile vocabolario di lingua ebraica. È stato bello approfittare dei giorni liberi cercando di andare al di là dei sentieri prettamente turistici, e in alcuni casi sfidare l’ignoto andando nei Territori palestinesi, con tutte le incognite che essi presentano. I bambini crescono in ambienti familiari difficili, con famiglie numerose dove in molti casi è presente un solo genitore e lo stile educativo è più propenso a un laissez-faire che a un ruolo attivo nella loro crescita.

 

In Bolivia per arricchirsi donando

Charity Work Program In Bolivia per arricchirsi donando Quella di La Paz, per Lucrezia , è stata la classica esperienza di volontariato in cui si riceve più di quello che si dà. ottobre 2018 di Lucrezia Lanza * Sono partita per la Bolivia, La Paz, il 21 agosto 2018 senza saper nulla della citta e sapendo poco, pochissimo, delle mansioni che avrei svolto. Il tutto fatto di proposito per cercare di non crearmi nessun tipo di aspettative e lasciare che fosse l'esperienza diretta a riempire la mia mente. Alla fine si sa, con la mente si fantastica troppo; troppo bene o troppo male e nella maggior parte delle volte, in entrambi i casi, non ci si avvicina alla realtà. Durante il nostro mese di volontariato abbiamo lavorato presso un negozio di prodotti artigianali ComArt. Il nostro compito era quello di aggiornare le pagine web e sponsorizzare la grande varietà dei loro prodotti fatti a mano dai diversi artigiani boliviani tramite Instagram, Facebook, sito web. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

La forza di una carezza

ottobre 2018 di Maria Cristina Vicario * Tanga, terza città per ordine di importanza della Tanzania, è stata la mia casa per quasi un mese. Tanga è come un grande villaggio, pieno di persone che vendono per strada il loro cibo e i loro indumenti. Io e la mia compagna di avventura, Federica, abbiamo passato tre settimane alla Casa famiglia Rosetta, struttura che ospita trentadue bambini di cui otto con disabilità e ventiquattro affetti dal virus dell’Hiv. Durante la nostra permanenza abbiamo avuto la possibilità di visitare alcuni villaggi e alcune famiglie di bambini che erano seguiti dal centro di riabilitazione neuropsicomotorio presente nella struttura. Con loro ho capito l’importanza di uno sguardo e di una carezza piuttosto che di una parola, perché la difficoltà di parlare due lingue diverse, italiano e swahili, rendeva difficile la comunicazione. Ho visto la loro gioia la prima volta che li abbiamo portati al mare e la loro voglia di imparare a nuotare. Ho anche visto la loro tristezza e le loro lacrime nel momento dei saluti e lì, ho capito quanto la nostra presenza sia stata per loro importante nonostante il poco tempo e la poca comunicazione.

 

L’esperienza di sentirsi diversi

Charity Work Program L’esperienza di sentirsi diversi «Bambini dolcissimi, credenze vive e una cultura pulsante mi hanno permesso di entrare nel vivo del mio Charity Work Program in Bolivia». Bambini dolcissimi, credenze vive e una cultura pulsante mi hanno permesso di entrare nel vivo di questa incredibile esperienza. Io e la mia compagna di viaggio di giorno lavoravamo al Centro Riabilitativo Mario Parma e soggiornavamo nella parrocchia di Munaypata. La vita parrocchiale è stata molto attiva e ci ha permesso di non limitare la nostra esperienza unicamente al lavoro da svolgere al Centro ma di frequentare attivamente anche la mensa dei bambini, conoscendo le parrocchie vicine, il collegio di bambini accanto alla nostra abitazione e l’asilo delle hermanas. Penso che questo genere di situazioni non possano che aiutare una persona, nutrirla dall’interno e smuovere qualcosa che ti cambierà per sempre. Grazie anche alla parrocchia e alla sua atmosfera di festa, che ci ha permesso di sentirci come a casa. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Alla scuola del servizio

Charity Work Program Alla scuola del servizio Per Irene , studentessa di Scienze politiche e sociali, il Charity Work Program in Terra Santa ha voluto dire scoprire tutte le dimensioni del volontariato: mettersi a disposizione senza mai rifiutare una richiesta d’aiuto. settembre 2018 di Irene Marchetti * Dopo tre settimane di volontariato ho capito che il dono più utile che si possa fare è mettersi a servizio di chiunque e in qualsiasi situazione. L'aiuto più grande che si possa dare è mettersi a disposizione senza mai rifiutare una richiesta di aiuto, dalla più semplice alla più scomoda o faticosa. I piccoli sono seguiti da educatrici/educatori che lavorano lì per tutto l'anno e che spesso vengono affiancati da volontari provenienti da ogni parte del mondo. Una giornata tipo inizia con la colazione dei bambini verso le 8.30, la quale viene seguita da una mattinata di gioco in cui le educatrici cercano di insegnare ai bambini (sempre attraverso il gioco) numeri e colori. Le due ore che seguono il pranzo sono dedicate alla pennichella, così da ristabilire la pace e la tranquillità, fondamentali dopo la mattinata di giochi. La parte principale e significativa dell'esperienza è stata condividere ogni giornata, dalla mattina al tardo pomeriggio, con i bimbi dell'asilo nido: sono figli di immigrati eritrei, etiopi, filippini che di giorno hanno bisogno di qualcuno che li accudisca mentre i genitori sono al lavoro.

 

Munaypata, dai libri alla realtà

Charity Work Program Munaypata, dai libri alla realtà Nel centro di riabilitazione neurologica Mario Parma, Serena , di Psicologia, ha messo per la prima volta in pratica quello che studia. Al centro di riabilitazione neurologica Mario Parma abbiamo avuto modo di incontrare persone meravigliose, che ci hanno ospitato con amore e ci hanno fatto vivere appieno questa esperienza. Per la prima volta provavo a mettere in pratica tutto quello che avevo studiato sui libri e la curiosità era una costante di tutti i giorni. A rendere il tutto ancora più speciale è stata la nostra permanenza alla parrocchia di Munaypata, dove abbiamo imparato davvero cosa significa essere felici. È stata la ciliegina sulla torta l’aver potuto condividere questa esperienza con Padre Fabio, Padre Giò, Ale e Paola, che ci hanno accolto con grande affetto e ci hanno coinvolto nella loro quotidianità, regalandoci storie indimenticabili. Un’esperienza unica che non solo ha arricchito il mio cuore, ma mi ha permesso di crescere professionalmente e di avere conferma che non avrei potuto scegliere un percorso di studi diverso da questo. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Il volontariato che apre gli occhi

Charity Work Program Il volontariato che apre gli occhi Per Francesca , di Scienze della formazione, il Charity Work Program nel cuore di Gerusalemme è stato un’esperienza per allargare mente e cuore e imparare l’importanza e la gioia del condividere e del donarsi per gli altri. Il cielo è quasi sempre terso e tutti gli edifici, dalle abitazioni private ai grattacieli pieni di uffici e impiegati, sono tutti costruiti in pietra chiara: un particolare che dona alla città una luminosità intensa e particolare, che ho negli occhi ancora adesso. La seconda cosa che ti colpisce è il numero di bambini di ogni famiglia di ebrei ortodossi che incontri per strada: non meno di tre, di solito sei, a volte nove. Del nostro arrivo mi ricordo molto bene gli occhi grandi e curiosi di Josie, un bambino di 5 anni che ci è subito venuto incontro con un gran sorriso, entusiasta della novità che costituiva il nostro arrivo. Dopo le giornate intense e frenetiche di lavoro era bello trovarsi la sera con gli altri volontari, che avevano seguito ciascuno un diverso gruppo di bambini, e dirsi quello che era capitato durante la giornata. La posizione della casa, molto vicina al cuore di Gerusalemme, ci ha permesso di visitare il centro storico della città più di una volta, anche durante la settimana se la stanchezza lo permetteva, appena terminate le attività con i bambini. Grazie all’aiuto di padre Yunus, un frate cappuccino che viveva nel vicino convento che ci ha procurato un passaggio su un pullman di turisti siracusani, siamo anche riusciti a visitare Nazareth, il lago di Tiberiade, Cafarnao e il monte delle beatitudini.

 

Brasile, dalla parte degli ultimi

Charity Work Program Brasile, dalla parte degli ultimi Anna e Arianna , di Psicologia, hanno svolto il loro Charity Work Program a Casa Familia Rosetta, un centro che si occupa del supporto psicologico e del reinserimento sociale di tossicodipendenti e bambini con disabilità fisiche e mentali. novembre 2018 di Arianna Antonelli e Anna Mazza * Se non fosse per il motore di ricerca lo staremmo ancora cercando sul mappamondo: “Porto Velho: capitale della Rondonia”. Pensando al Brasile vengono subito in mente le spiagge di Rio de Janeiro, il Corcovado con l’imponente statua del Cristo Redentore, i moderni grattacieli di San Paolo e le strade invase da ballerini di Samba o Capoeira. Il paesaggio che ci ha accompagnato nelle nostre quattro settimane di Charity Program è completamente diverso, ma altrettanto suggestivo. Tutto questo è però un Paese che, accanto alle sue naturali bellezze, porta sulle spalle una grave crisi politico-economica e numerosi episodi di violenza e corruzione. L’associazione Casa Familia Rosetta, dove abbiamo svolto la nostra esperienza, lavora proprio per dare una risposta alle urgenze di tale contesto, occupandosi in particolare del supporto psicologico e del reinserimento sociale di soggetti tossicodipendenti e bambini con disabilità fisiche e mentali. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Uno sguardo sincero sul mondo

Charity Work Program Uno sguardo sincero sul mondo È quello che ha donato l’esperienza del Charity Work Program in Uganda ad Alessandro , studente di Medicina. Un Paese dove la terra è rossa, la gente è povera e ride, soffre ma accoglie coraggiosa la malattia e vede il camice bianco come un dono del cielo. ottobre 2018 di Alessandro Petrecca * In Uganda la terra è rossa, la gente scalza e l’aria piena di polvere. Le ruote sussultano sopra le strade di Kampala e sfilano disordinate tra la folla, troppe auto e tantissime moto, così tante che ti ritrovi circondato ed improvvisamente imbottigliato in un traffico scomposto, che fa a pugni per sbrigliarsi e spingersi in avanti. In Uganda la gente è povera e ride, ti guarda mentre passi, osserva come sei vestito, il mondo diverso dal quale vieni, ma non è invidiosa, anzi ti accetta, ti saluta, ti apprezza. In Uganda la gente è coraggiosa, vive la malattia come una battaglia, la guarigione come una salvezza, il tuo camice bianco come un dono dal cielo. In Uganda mi sono ritrovato spettatore di una realtà che non mi apparteneva, ma che ho imparato a sentire mia, di un popolo sconosciuto, che mi ha amorevolmente accolto, di un’umanità senza interessi, che mi ha regalato uno sguardo più sincero per vedere il mondo.

 

La cultura, un valore da tessere

Charity Work Program La cultura, un valore da tessere Eleonora , studentessa di Cooperazione allo sviluppo, nel suo Charity Work Program in Bolivia ha lavorato alla promozione dei tessuti locali prodotti da una trentina di gruppi artigiani composti soprattutto da donne. ottobre 2018 di Eleonora Silvestroni * Rafforzare le capacita delle numerose associazioni di artigiani boliviani, promuovendo soprattutto l’identità culturale di questo tipo di artigianato e la produzione tessile tradizionale. Nello specifico io e Lucrezia Lanza siamo state inserite all’interno dell’organizzazione ComArt, che collabora con circa 30 di questi gruppi artigiani, composti prevalentemente da donne, ognuno caratterizzato dalla propria antica tecnica produttiva tramite la quale realizza prodotti unici nel loro genere. Siamo da subito state accolte con grande calore da tutti e sin dalla prima settimana ci siamo impegnate nella promozione, tramite i canali social di ComArt, di questi splendidi lavori artigianali (capi di abbigliamento di ogni genere, oggettistica, piccoli gioielli e tanto altro). Il cuore del lavoro che quotidianamente le artigiane portano avanti, con grande passione e dedizione, sta tutto nell’importanza che hanno le tecniche tradizionali che cercano di essere tramandate di generazione in generazione dalle tipiche signore boliviane che dedicano la vita a questo mestiere. La produzione di una sciarpa o di un tappeto 100% alpaca o la realizzazione di un paio di pantofole da casa in feltro possono richiedere anche intere giornate di lavoro proprio perché create a mano o tramite l’utilizzo di antichi telai. E stato un vero piacere essere parte di un progetto che crede nell’importanza di valorizzare e modernizzare queste attività, non abbandonando mai un passato, una storia e una cultura che fanno appassionare dal primo momento.

 

L’ospedale? Una scuola sul campo

Charity Work Program L’ospedale? Una scuola sul campo Al Benedict Medical Centre mancano i mezzi, ma ci sono medici che non sono solo professionisti, sono amici, sono confidenti, nei quali i pazienti e noi studentesse, abbiamo trovato una guida. ottobre 2018 di Francesca Albanesi * Quando sono atterrata a Entebbe i colori sono stati la prima cosa a avermi colpita: il rosso della terra, il verde delle piante. L’Uganda, il BMC, sono stati i luoghi in cui ho vissuto una delle esperienze più belle, forse la più assurda finora, della mia vita. Ma ci sono medici che non sono solo professionisti, sono amici, sono confidenti, nei quali i pazienti e noi studentesse, abbiamo trovato una guida. Persone che mi hanno fatta sentire a casa, accolta, persone che porto nel cuore e spero di poter rivedere un giorno. Ho imparato a accontentarmi, a fare a meno di molte cose, ho imparato a essere felice solo per il sorriso delle mie compagne di viaggio e delle persone che mi circondavano. Le parole per descrivere tutto ciò sono difficili da trovare, sicuramente le fotografie possono raccontare meglio questo viaggio, e il mio augurio a chiunque mi legga è: andate.

 

L’Africa dalle mille domande

Charity Work Program L’Africa dalle mille domande «Peperoncini verdi piccanti alla fermata del trotro»: così Alice , di Scienze politiche, racconta la sua esperienza di Charity Work Program in Ghana facendo la parodia di un celebre film. ottobre 2018 di Alice Giulia Daverio * Nella confusione di impressioni, di immagini ed emozioni, che mi vorticano in testa dopo il mio Charity Work Program in Ghana, riesco a distinguere solo alcuni frammenti. Eppure, c’è anche il calore di una familiarità che non mi aspettavo di trovare, ci sono la gioia e il terrore di scoprirsi diversi e l’ostinazione affettuosa di volersi capire. C’è la meraviglia di aver viaggiato 5.000 chilometri lontano da casa tua (anche di più se fai scalo a Istanbul) e trovare delle amicizie così sincere che alla fine ci ritrovi un po’ anche te stesso. Che cosa ho provato a percorrerne i vicoli fangosi? Un campo rifugiati dovrebbe comunicarti miseria, angoscia di una vita stentata, che da 20 anni è la quotidianità di più di 40.000 persone da tutto il West-Africa. Non voglio parlare di resilienza, di voglia di vivere, di speranza o di qualche altro concetto retorico che qui stonerebbe proprio. E, devo dire, sono contenta di aver dato al Ghana la possibilità di (s)formarmi un po’, di entrarmi dentro e scombinarmi le certezze che avevo.

 

Occhi curiosi e pieni di vita

ottobre 2018 di Giulia Gafforio * In un solo giorno sono diventata “ teacher ”, “ best friend ” e ” muzngo ” (uomo bianco) per dei bambini pronti a meravigliarsi per un palloncino che vola o dei fili colorati da intrecciare. Per questo, con le mie due compagne d’avventura Sara e Vera, abbiamo pensato di imparare divertendoci: attraverso semplici canzoni in italiano o in inglese, abbiamo portato un po' di Italia tra i banchi di scuola, imparando insieme le parti del corpo, gli animali o i giorni della settimana. A scuola, come anche presso la fondazione Emmaus dove siamo stati accolti e coccolati per tutta la nostra esperienza di un mese in Uganda, il senso di famiglia, di semplicità e accoglienza sono i pilastri di ogni giornata. Incredibile quanto i ragazzi cerchino un contatto con te: basta una lezione di storia ugandese per diventare motivo di discussione con i più grandi sul sistema politico italiano, mentre ai più piccoli è sufficiente stringere loro la mano, dare il cinque o inventare un saluto personalizzato per renderli felici. Quello che più mi ha colpito e che ancora oggi mi emoziona sono gli occhi dei ragazzi, curiosi e pieni di vita, pronti a cogliere ogni sfaccettatura del mondo che li circonda. Mentre mi preparavo a vivere questa esperienza provavo sensazioni di inadeguatezza che avrebbero lasciato ben presto spazio alla consapevolezza che si sarebbe trattato di uno scambio reciproco. Torno dal mio USCS Charity Program con la consapevolezza del bello, con una gioia che non vedo l’ora di condividere, con la certezza di aver donato un pezzetto di me e la volontà di tornare al più presto sulle immense strade rosse dell’Uganda.

 

Felici con una bolla di sapone

charity work program Felici con una bolla di sapone Nel suo Charity Work Program in Etiopia, Marta ha collaborato a un campo estivo con i bambini della missione di Shire e ha sperimentato l’importanza delle piccole cose. Sorrisi, sguardi e saluti di bambini che neanche potevo immaginare quanto mi avrebbero lasciato nel cuore e nel mio essere insegnante. Con il supporto delle “Sisters” della Carità di Santa Giovanna Antida, nel corso del mio Charity Work Program a Shire, in Etiopia , ho avuto l’opportunità non solo di entrare in contatto con i bambini ma anche di intraprendere un percorso di formazione per le insegnanti della scuola della missione. È stata una sfida davvero molto dura ma allo stesso tempo molto gratificante che mi ha lasciato, una volta tornata in Italia, la voglia di formarmi maggiormente per poter tornare e dare ancora di più un contributo per lo sviluppo dell’educazione. Non avrei mai pensato di trovare l’affetto incondizionato di cosi tanti bambini tutti insieme, che non vedevano l’ora anche solo di prenderti per mano e guidarti a giocare con loro. Per me è stata un’emozione unica vedere, anche con gli altri bambini, come bastasse una bolla di sapone, un palloncino, un pallone da calcio o una matita colorata per essere felici e quasi sembrava che tutti i problemi e le difficoltà riuscissero a sparire all’improvviso. So che un giorno tornerò alla missione di Shire ma parto, senza dubbio triste di lasciare un posto che mi dato così tanto, ma allo stesso tempo serena nel lasciare bambini così motivati e incuriositi verso il mondo.

 

La carezza del dottore

Charity Work Program La carezza del dottore Anna, avendo appena finito il terzo anno di Medicine and Surgery , temeva di non potersi rendere utile al Benedict Medical Center di Kampala cui era stata destinata ma ha capito che anche un solo sorriso è una cura per chi soffre. ottobre 2018 di Anna Quagliariello * Il mese trascorso in Uganda mi ha arricchito molto dal punto di vista professionale e, soprattutto, sotto il profilo umano. Mi ha dato l’opportunità di assistere a procedure mediche che non avevo mai visto prima e di affiancare infermiere e medici locali nel loro lavoro quotidiano. Avendo appena finito il terzo anno, ero consapevole che le mie conoscenze fossero piuttosto limitate e temevo di non avere i mezzi per rendermi utile. Ho capito, invece, che a volte basta un sorriso, una parola di conforto o una carezza per stare vicino a chi soffre. Kampala è una città caotica e disordinata ma in grado di regalare emozioni forti: mi tornano in mente gli odori intensi, i colori sgargianti delle stoffe, il rumore dei motorini che sfrecciano in tutte le direzioni, il rosso della terra e i bambini che giocano scalzi per strada. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Una scuola di vita “pole pole”

Charity Work Program Una scuola di vita “pole pole” In Tanzania per il suo Charity Work Program , la studentessa di Scienze politiche Federica ha scoperto, grazie alla difficoltà linguistica, un linguaggio universale: quello dell’amore, che non conosce differenza di idiomi, di cultura o di colore della pelle. ottobre 2018 di Federica Argiolas * Pole pole è stata forse la prima espressione in lingua Swahili che ho imparato al mio arrivo alla Casa Famiglia Rosetta a Tanga, terza città della Tanzania per numero di abitanti. Pole pole , dal 26 Luglio, insieme alla mia compagna di avventura Maria Cristina, ho iniziato a conoscere i bambini e i ragazzi che vivono nella struttura, dapprima con un po’ di timidezza, che però ci hanno pensato loro a spazzare via in un attimo. Facevano a gara a imparare i nostri nomi, alle loro orecchie probabilmente strani, e condividevano con noi giornate meravigliose fra bagni nell’oceano, lezioni di canto, e giochi di ogni tipo – durante i quali ho ripetuto decine di volte “pole pole!” ai bambini, quando il gioco si faceva troppo agitato. Ho cominciato a guardare con occhi diversi la città e i villaggi che abbiamo visitato al fine di portare gli abitanti a conoscenza del servizio di fisioterapia offerto gratuitamente per i bambini con disabilità della regione di Tanga. Durante una delle ultime visite ai villaggi ho pianto perché, a confronto con la capanna di qualche giorno prima, ho dovuto considerare “di lusso” una casa quasi completamente vuota solo perché aveva più di una stanza e il pavimento. Proprio questo linguaggio mi ha permesso di dare e, soprattutto, di ricevere moltissimo da quei bambini che, ora, conosco per nome e porto nel cuore, con la certa speranza che potranno sempre seguire i loro sogni e avere l’occasione di realizzarli, avverando un futuro luminoso come i loro occhi.

 

Maltempo e beni culturali, sos Alpi

brescia Maltempo e beni culturali, sos Alpi A fronte dei cambiamenti climatici che flagellano il nostro territorio, sono a rischio non solo persone e abitazioni ma anche il patrimonio culturale. Un allarme che vale in modo particolare per le Alpi , sede di un patrimonio culturale diffuso e di inestimabile valore, che costituisce il cuore dell’identità delle comunità alpine e rappresenta uno degli elementi chiave per il loro sviluppo sociale ed economico. Rischi e Attività di Messa in Sicurezza”) , che affronta appunto il tema della tutela e della messa in sicurezza del patrimonio culturale alpino di fronte a scenari di rischio. Ad esempio ad Amatrice, ai soccorritori è stato chiesto di portare subito in sicurezza una Madonna Nera che, pur non avendo interesse artistico, presentava una forte valenza simbolica per la comunità locale. Seguirà un’analisi di rischio per le aree pilota (in Italia, parte del bacino dell’Adige, in provincia di Trento) per definire quali beni siano esposti ed effettivamente vulnerabili di fronte a scenari di rischio naturale come alluvioni, frane o valanghe. Infine, sempre sulle aree pilota, il progetto si dedicherà all’ aggiornamento della Pianificazione di emergenza , sviluppando Procedure operative che gli operatori di Protezione civile saranno chiamati ad applicare per prevenire, in stato di allerta o emergenza, danni ingenti al patrimonio culturale esposto agli scenari di rischio. Tutti i risultati di questo lavoro che durerà tre anni verranno poi sintetizzati in un Sourcebook, un grande Manuale che verrà diffuso a livello alpino e che consentirà la replicabilità delle esperienze Cheers .

 

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