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Sant’Isidoro, Bilancio di Missione

EDUCATT Sant’Isidoro, Bilancio di Missione Per la prima volta il collegio piacentino, dopo l’Augustinianum, pubblica lo strumento che rende espliciti i risultati di diverse attività confrontandoli con gli obiettivi dichiarati. by Valentina Giusti | 11 luglio 2018 Dopo l’esperienza del Collegio Augustinianum , anche il Collegio Sant’Isidoro di Piacenza ha rilasciato, con il supporto di Educatt , il suo primo Bilancio di Missione relativo agli anni accademici 2016/2017 e 2017/2018 . Il primo Bilancio di Missione del Collegio Sant’Isidoro si inserisce nella già ben nutrita tradizione di bilanci dell’Università Cattolica, che attraverso questi strumenti rende espliciti i risultati di diverse attività e li confronta con gli obiettivi dichiarati in precedenza. Nella sua lettera introduttiva il direttore Andrea Minardi , nel salutare il primo Bilancio nella storia del Collegio Sant’Isidoro , lo descrive come «una innovazione nella comunicazione delle attività e della composizione della nostra comunità che – si augura – possa migliorare la percezione di che cosa è un Collegio dell’Università Cattolica». In particolare il Sant’Isidoro – Residenza Universitaria Aurelia Gasparini, grande comunità di 200 studenti , presenta una spiccata vocazione all’ internazionalizzazione : «Il gruppo più numeroso dei nostri studenti appartiene al programma Double Degree e la Residenza Gasparini ospita molti studenti internazionali (oltre a essere sede di numerose summer/winter school internazionali)». L’inaugurazione del Collegio, ubicato proprio di fianco alla sede universitaria di Agraria e intitolato al patrono degli agricoltori, avviene il 3 novembre del 1955, alla presenza del rettore padre Gemelli e del vescovo di Piacenza mosnignor Umberto Malchiodi. Dall’offerta formativa improntata sul «confronto culturale in uno spirito umanistico», il Collegio vedrà nel corso degli anni una sempre maggiore richiesta, che comporterà importanti lavori di ristrutturazione nel corso degli anni novanta e l’introduzione, dal 2000, di una sezione femminile.

 

Quando il fatturato non basta

Che vantaggi porta alle aziende il valore condiviso? «Tanto per cominciare, la possibilità di aumentare i ricavi: oggi il consumatore è sempre più attento non solo al prodotto, ma anche a chi e come lo produce: da qui l’importanza della reputation. Pensiamo a casi recenti: la cronaca frequentemente racconta di aziende la cui reputazione è compromessa per l’emergere di comportamenti lesivi di aspetti sociali (diritti umani, condizioni di lavoro) o ambientali. Qual è lo strumento di rendicontazione extra-finanziaria più utilizzato? «Il Bilancio di sostenibilità, pubblicato dal 37% delle aziende mentre il Bilancio integrato è al momento scarsamente diffuso: solo l’8% delle aziende lo adopera». Come mai? «Il Bilancio di sostenibilità viene percepito non solo come uno strumento di comunicazione, ma anche di gestione interna, perché crea consapevolezza, consente di mettere a sistema l’insieme delle attività sviluppate e valutarne i risultati economici-sociali e ambientali». Certo nel primo caso è possibile che Bilancio di sostenibilità e integrato subiscano un contraccolpo, in termini di diffusione; mentre nel secondo potrebbero diventare gli strumenti maggiormente utilizzati». sostenibilita' #borsa #bilancio #bilanciosociale Facebook Twitter Send by mail LE ESPERIENZE DELLE AZIENDE Ci sono aziende che hanno scelto di perseguire un’attenta politica sociale e ambientale, valutandone gli effetti positivi in termini di produttività. Tutti questi aspetti extra-finanziari sono una condizione necessaria per generare profitto: non si rinuncia a un possibile incoming spendendo denaro in azioni rilevanti dal punto di vista sociale e ambientale, piuttosto l’investimento in questi settori è un’azione imprescindibile se si vuole avere una strategia di governance di lungo periodo.

 
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