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Lo storytelling che traina le vendite: il caso "Cinica"

Brescia Lo storytelling che traina le vendite: il caso "Cinica" Ha riscritto le regole della comunicazione in ambito beauty e oggi, grazie al digital, vanta una delle storie imprenditoriali più emblematiche d’Italia. Il ché è paradossale se pensiamo che - numeri alla mano - una pubblicità istituzionale su una rivista è vista al massimo da 20mila lettrici al mese, mentre le mie stories si Instagram totalizzano 200mila visualizzazioni al giorno. E a proposito di Fedez e di quella capacità di arrivare in modo capillare ad un vastissimo pubblico di giovani, rapportata alla pandemia mondiale in corso e alla gestione della situazione italiana operata dal governo Conte, la Cinica non ha dubbi. Secondo voi a chi ha più senso affidare un messaggio che deve colpire i giovani: al feed di Fedez o alla pubblicità grafica del ministero dell’istruzione? Trovo che il premier Giuseppe Conte sia stato assolutamente lungimirante». Tra i temi affrontati con gli studenti nel corso della lezione anche quello dei contenuti sponsorizzati, che per il marchio Vera Lab non rappresentano una priorità. Capita di fare esperimenti promuovendo un contenuto A e un contenuto B, vedere quale dei due è maggiormente performante per poi mandarlo avanti, ma si tratta di investimenti economici assai contenuti poiché nel mio caso non sono le sponsorizzate ad alzare i numeri del mio e-commerce». Data la sua struttura profondamente innovativa e in linea con le richieste più recenti del mercato del lavoro, il corso unisce a una solida formazione teorica una serie di occasioni pratiche di contatto con il mondo professionale: esercitazioni pratiche, laboratori e uno stage finale di almeno 300 ore .

 

«Non abbiate paura dei dati, sono uno stimolo alla creatività»

COMUNICAZIONE «Non abbiate paura dei dati, sono uno stimolo alla creatività» Matteo Starri , Research &; Insight Director di We Are Social Italia è stato il primo ospite del ciclo “Gli scenari e le professioni della comunicazione”. Un appuntamento che si ripete da qualche anno e che permette ai giovani di entrare in contatto diretto con i professionisti del settore, approfondire temi specifici, capire come indirizzare il proprio percorso di stage o orientare le scelte lavorative. Lo ha ricordato Barbara Scifo , docente di Linguaggi e strumenti dei nuovi media, introducendo ai ragazzi l’ospite dell’incontro intitolato Comunicazione di marca e creatività: il ruolo dei dati nella branded digital communication. Proprio questa è l’espressione utilizzata da Starri per spiegare ai ragazzi l’approccio metodologico definito ‘social thinking’: «con il termine social non intendiamo Facebook, Instagram o Tik Tok – precisa – ma i rapporti sociali e le interazioni tra le persone». Abbiamo ‘sfruttato il dato’ – racconta Starri – il trend di visualizzazioni che continuava a crescere, lo abbiamo interpretato, abbiamo cercato di capire che cosa stesse succedendo, costruendoci sopra la nostra creatività». L’obiettivo, secondo Starri, è lavorare perché ci sia uno scambio valoriale forte fra i brand e le persone: «questa è la parte più stimolante, cercare di individuare dove il brand viene percepito come una componente interessante nella vita delle persone e non come la classica interruzione pubblicitaria». Quando siamo bravi – racconta – riusciamo a creare dei progetti che fanno parlare le persone tra di loro e quando lo siamo ancora di più, riusciamo addirittura a modificare alcuni comportamenti, con un impatto ampio sulla cultura».

 

Non chiamateli (solo) influencer

La testimonianza di Laura Lenhardt di Havas PR al terzo incontro del ciclo “Gli scenari e le professioni della comunicazione” by Valentina Stefani | 30 novembre 2020 «La fortuna di lavorare in un’agenzia di relazioni pubbliche all’interno di un grande gruppo è quella di poter vedere il mondo della comunicazione a 360 gradi». Tra i top, testimonial veri e propri come le celebrities del cinema, e i nano e micro influencer – che consolidano la presenza di un brand all’interno di una strategia complessiva – si collocano i Key Influencer , creator di contenuti a tutti gli effetti». Tra gli esempi più riusciti cita una campagna dedicata a uno smacchiatore: «Abbiamo chiesto ad alcuni influencer di divertirsi a dipingere una maglietta bianca per poi dimostrare l’efficacia del detersivo con il lavaggio. Se il primo dei macro-obiettivi per i brand che scelgono di fare influencer marketing è quello di farsi conoscere, il secondo è sicuramente ottenere dei risultati concreti e misurabili. Che cosa mi porterà questo investimento? Più vendite? Aumento del numero di follower? Più traffico sul mio sito? Gli effetti si misurano attraverso i cosiddetti KPI, acronimo di Key Performance Indicator. Alla domanda di una studentessa su quali siano le competenze per fare questo mestiere, Lenhardt risponde: «Spirito di osservazione e curiosità. Poi una base umanistica, nozioni di comunicazione e marketing aiutano, ma non per forza è necessario arrivare da percorsi formativi legati alla comunicazione».

 

«Fate marketing di voi stessi», i consigli di due cacciatori di talenti

COMUNICAZIONE «Fate marketing di voi stessi», i consigli di due cacciatori di talenti Secondo appuntamento con Gli scenari e le professioni della comunicazione , il ciclo di incontri promosso da Scienze politiche e sociali che presenta agli studenti le realtà più interessanti del settore. Ospiti Francesco Ramenghi e Sara Corrieri di Publicis Groupe, uno dei più importanti network mondiali della comunicazione . Due “cacciatori di talenti” come li ha definiti in fase di presentazione la professoressa Barbara Scifo che « ha esortato i ragazzi a fare tesoro della loro testimonianza, non solo per conoscere i profili professionali che lavorano nelle agenzie, ma anche per raccogliere suggerimenti utili per il mercato del lavoro » . A partire da alcune ‘job description’ di fantasia, Francesco Ramenghi ha condotto i ragazzi, con l’utilizzo di quiz, alla scoperta di alcune delle figure chiave nelle agenzie di comunicazione. Come nel caso del Progress , « una risorsa chiave in agenzia, che conosce perfettamente i progetti, il carico di lavoro e le caratteristiche di ciascun creativo ed organizza efficacemente workflow e workload assegnando progetti ai team più adatti ». Dopo una panoramica veloce di alcune campagne pubblicitarie realizzate da diverse realtà del gruppo, Corrieri ha dato poi ai ragazzi alcuni consigli pratici per la ricerca del lavoro. Occorre prestare attenzione alla costruzione del Personal Branding : «Fare un po’ di marketing di sé stessi – prosegue Corrieri – oggi è la chiave per emergere nel mondo del lavoro».

 

Comunicazione, una responsabilità pubblica e privata

Il confronto è avvenuto tra Fausto Colombo , docente di Teoria della comunicazione e dei media e direttore del Dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo, autore del libro Ecologia dei media. Manifesto per una comunicazione gentile , e Luca Sofri , direttore del Post, moderati da Daniele Bellasio , direttore della Comunicazione dell'Ateneo. Dal dibattito è emersa l’importanza della comunicazione oggi intesa sia come servizio pubblico sia come circolazione privata di informazioni. Da un lato c’è l’attenzione dei singoli utenti a cercare informazioni veritiere, dall’altro il perseguire una informazione corretta è una sfida che riguarda non solo le grandi testate ma anche l’iniziativa dei singoli soggetti che possono mettere in circolazione fake news. Sicuramente il direttore di un quotidiano nazionale che non verifica o volutamente veicola notizie false o non verificate ha una grande responsabilità, ma anche chi le posta sui social semplicemente perché giunte da amici o fonti non attendibili, dovrebbe assumersi il rischio di manipolare la verità. Su questo aspetto Sofri ha invitato a non trincerarsi dietro la scusa che l’utente medio non è un giornalista e quindi si può ritenere svincolato dalla responsabilità comunicativa o dalla verifica delle fonti: «Quando non si è certi non bisogna condividere le notizie». Particolarmente sentito dal moderatore Bellasio è il tema della cura di questi problemi, come è emerso dalla sua domanda agli interlocutori se chi fa informazione debba avere un approccio pedagogico.

 

Il pendolo impazzito della comunicazione

In realtà il sistema dei media non ha fatto altro che riflettere quell’incertezza dovuta alla gestione politica dell’informazione 28 febbraio 2020 Anche i media in questi giorni sono nell’occhio del ciclone per come hanno trattato l’emergenza da Coronavirus. Pubblichiamo l’analisi che il professor Massimo Scaglioni ha prodotto sull’andamento oscillatorio dell’informazione di Massimo Scaglioni * Si sta parlando molto, in queste ore, di responsabilità della comunicazione e dei media nell’“ affaire coronavirus ”. Come chiunque si occupi di comunicazione sa bene, questa continua oscillazione di toni e contenuti rende la comunicazione stessa del tutto inefficace: è vero tutto e il contrario di tutto. Ma, perdonatemi, mi pare che il sistema dei media non abbia che riflettuto, talvolta, certo, oscillando in maniera ancora più estrema (in certi casi quasi grottesca), quell’incertezza che discende però dalla gestione politica della comunicazione. Insomma, i titoli di Libero , per dire, o alcune dirette dei programmi-contenitore del daytime , van presi per quello che sono, che trattino del virus, dei migranti o di altri temi. Che dipende sicuramente da un certo grado di incertezza che gli stessi medici e scienziati denunciano: ci sono oggettivamente cose che non sappiamo con esattezza, cose che non possiamo prevedere. Ma c’è anche un “di più” che si poteva evitare, in un senso o nell’altro: dalle battute infelici del Presidente del Consiglio sull’ospedale di Codogno alla mascherina (per altro inutile) indossata in diretta streaming dal Presidente della Regione Lombardia.

 

Stefano Femminis nuovo responsabile Ufficio Comunicazioni della diocesi

Nomine Stefano Femminis nuovo responsabile Ufficio Comunicazioni della diocesi Il giornalista, alumnus e laureato in Scienze politiche all’Università Cattolica, è stato nominato il 1° settembre. Prende il posto di don Walter Magni , che continua in qualità di portavoce dell’arcivescovo monsignor Mario Delpini by Agostino Picicco | 03 settembre 2020 Con la ripresa delle attività, l’arcidiocesi di Milano ha un nuovo responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali. È il giornalista professionista Stefano Femminis , nominato il 1° settembre dall’arcivescovo monsignor Mario Delpini , nell’ambito di una ridefinizione degli incarichi. Stefano Femminis ha all’attivo una proficua collaborazione con la Fondazione Culturale San Fedele di Milano, anche nella veste di redattore della rivista Aggiornamenti Sociali , di direttore dal 2006 al 2014 del mensile internazionale Popoli , e attualmente di responsabile della comunicazione della Fondazione San Fedele e della Fondazione Carlo Maria Martini. Per la prima volta un laico viene chiamato a guidare l’Ufficio per le Comunicazioni sociali della diocesi ambrosiana, quale segno tangibile della fiducia dimostrata verso i laici coinvolti in ruoli di rilevante corresponsabilità ecclesiale. In una dichiarazione raccolta per Cattolicanews ha evidenziato il legame con la Cattolica e l’importanza formativa ricevuta per il prosieguo della sua attività professionale: «La nomina a responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali della Diocesi di Milano è per me un grande onore e inizio questa ‘avventura’ con molto entusiasmo. In questo senso, mi sembra ci sia un bel ‘filo rosso’ che lega i miei studi all’Università Cattolica, che del protagonismo laicale è uno degli esempi più alti, a questa nuova esperienza».

 

Formazione e cultura per comunicare l’emergenza

Cesi Formazione e cultura per comunicare l’emergenza La narrazione di situazioni di crisi richiede competenze specifiche per evitare confusione e preoccupazione tra chi s’informa. Lo sa bene Laura Silvia Battaglia, con alle spalle una lunga esperienza di giornalista in teatri di guerre, spesso dimenticati dai grandi media, e tutor senior della Scuola di Giornalismo della Cattolica dal 2006. Nell’ambito delle emergenze nelle aree calde del mondo dal Medio Oriente al Nord Africa, nessuna crisi è simile alla precedente o alla successiva. Infatti, ha ribadito la giornalista Battaglia, occorre raccontare tenendo presente l’aspetto psicologico e le competenze specifiche per evitare che il cronista possa esasperare le situazioni e comunicare confusione e preoccupazione in coloro che leggono. Per Laura Bacalini, assieme al ruolo centrale della formazione nel campo della comunicazione, conta molto anche la cultura che consente di porsi in spirito di ricostruzione operando al meglio per la pace, la coesione sociale e la resilienza. Il museo per la pace di sui si è occupata è risultato utile per la formazione dei giovani e per creare quel clima di dialogo interculturale, interetnico, interreligioso. A tal proposito ha citato le azioni terroristiche di distruzione dei simboli della cultura per fermare il rinascere delle comunità, colpite nei loro segni più cari.

 

L’app multilingue comunica l’emergenza

LibraRisk è una piattaforma tecnologica, nata nel 2014, pensata per consentire ai Comuni di rendere fruibili i contenuti fondamentali (aree a rischio, risorse di protezione civile, misure di autoprotezione) dei Piani di Protezione Civile tramite la app gratuita LibraRisk, disponibile su Google Play e Apple Store. Su LibraRisk è inoltre attivo un servizio di allertamento per l’invio alla cittadinanza, via push notification, di avvisi di criticità in tema di protezione civile. Inoltre – riferisce Stefano Olivieri , presidente di Ecometrics - abbiamo pensato di rendere un servizio utile alle cittadine e ai cittadini stranieri che vivono nel nostro Paese. Dalla scorsa settimana, tutte le comunicazioni vengono inviate anche in lingua inglese, spagnola e francese». emergenza #coronavirus #comunicazione #librarisk Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Un’ecologia dei media per bandire l’odio online

Ho cominciato a scrivere questo libro perché ho avuto l’impressione che emergessero fortemente alcune grida di dolore sullo stato della comunicazione paragonabili alle denunce ambientali», ha risposto il professor Colombo. La comunicazione di cattiverie e di odio non incide solo su chi la riceve ma anche su chi la compie, e viene meno al suo essere risorsa preziosa che ci apre agli altri. Se considero che nelle ultime ore uno dei trend topic è quello di voler togliere la statua di Indro Montanelli da un giardino pubblico di Milano c’è da preoccuparsi». Ma perché l’odio online e le fake news sono così diffusi rispetto al passato? «La grande differenza tra i media tradizionali e le piattaforme è che i primi, se esercitavano il potere di comunicazione, lo facevano attraverso la censura, selezionando le informazioni. Questo vuole dire che ogni gesto di rilancio è potenziato, è come indossare un braccio cibernetico», ha osservato il professor Colombo. Un ecologismo, che ci piaccia o meno, passa dalla buona educazione e dalla cultura digitale che bisogna imporre, portare nelle scuole per dare a tutti la responsabilità nell’utilizzo di questi strumenti». E la responsabilità come buona pratica è stata ampiamente evocata dal professor Colombo, soprattutto in relazione al fatto che compito della comunicazione è legare e non dividere o attaccare.

 

L’ecologia dei nuovi media

Talk L’ecologia dei nuovi media La comunicazione è il bene comune più importante della specie umana. Manifesto per una comunicazione gentile , e Luca Sofri , direttore del Post, che ha fatto dell’informazione non strillata, approfondita, verificata, il suo marchio. Il talk sarà moderato da Daniele Bellasio , direttore della comunicazione dell'Ateneo. Il tema del libro - che alimenterà la riflessione tra i due esperti di comunicazione - ruota attorno a un concetto semplice ma rivoluzionario: proviamo a considerare per un attimo tutti i post e i tweet che produciamo ogni giorno distrattamente come bottiglie di plastica lanciate nell'oceano del web. Quanto inquinano le espressioni d'odio o la violenza? Quanto le notizie incomplete o fuorvianti o falsate? Parlare di ecologia non è solo una provocazione, ma la constatazione di una realtà di cui bisognerebbe iniziare a preoccuparsi seriamente. Perché la comunicazione è un bene prezioso così come un’informazione corretta che non insegua click con fake news e allarmismi. La comunicazione, come scrive Colombo, è «il più fondamentale dei beni comuni della nostra specie: salvarla significa salvare l’umano».

 

Con #adottaunoggetto usiamo il presente per valorizzare la storia

Con #adottaunoggetto usiamo il presente per valorizzare la storia Al via la campagna promozionale ideata dagli studenti del Ge.Co per il Musil che racconta la storia e il patrimonio del museo grazie a social network e digitale. È accaduto con #AdottaUnOggetto , la campagna realizzata dagli studenti del corso di laurea magistrale in Gestione di contenuti digitali per i media, le imprese e il turismo culturale (GeCo) per la comunicazione e divulgazione del vasto patrimonio del Musil, il Museo del'industria e del lavoro di Rodengo Saiano (Bs). Il progetto è nato nell’ambito del laboratorio di Storytelling digitale e transmediale, tenuto dai docenti Fabrizio Martire e Alessandro Mininno , fondatori dell’agenzia di comunicazione bresciana Gummy Industries. Nel corso del workshop, gli studenti sono stati chiamati a ideare e sviluppare dei progetti per raccontare il Musil e il suo valore attraverso gli oggetti presenti nelle collezioni e gli strumenti del web, con l’obiettivo catalizzare l’attenzione, incuriosire e incrementare il pubblico del museo. Comunicare un museo non è sicuramente facile – precisano da subito Mininno e Martire – L’obiettivo è stato sin dall’inizio quello di promuovere in modo innovativo l’immagine del museo partendo da ciò che in esso è conservato, per catturare l’attenzione di nuovi spettatori e target diversi». Per farlo gli studenti hanno ideato ed elaborato progetti come "Museo Atelier", che ha coinvolto alcuni fashion designers chiamati a creare abiti reinterpretando stoffe e motivi dei tessuti conservati al Musil. Nello specifico di questo progetto ciò significa che al museo rimarrà il frutto del lavoro e della sperimentazione con gli studenti, mentre a questi ultimi rimarrà il bagaglio derivato da un’esperienza pratica e concreta che ci auguriamo possa essere l’inizio di un percorso lavorativo» ha concluso.

 

La moda come valore

milano La moda come valore Dall’incontro in largo Gemelli con il direttore mondiale della comunicazione di Gucci Alessio Vannetti emerge l’importanza di “vendere” i valori dell’azienda. Prossimi appuntamenti con Angela Missoni e con il direttore di Vogue Italia Emanuele Farneti by Elena Pavin | 20 marzo 2019 Un piccolo viaggio nel fascinoso mondo della moda. Avviato nel migliore dei modi con Alessio Vannetti , Worldwide Communications Director di Gucci , e l’ Editor-in-chief di NowFashion.com Gianluca Cantaro , alla presenza del console francese Renaud Levy . Obiettivo di queste conversazioni è cercare forme di collaborazioni tra docenti e studenti che vadano al di là dell’attività didattica più classica. Vannetti ha infatti iniziato la sua carriera in un mondo lontano da quello dei brand di moda, come giornalista professionista per l’inserto “Musica” de La Repubblica. Con «un colpo di fortuna» trova uno spazio come assistente al fianco di Caterina Pazzi , all’epoca direttrice della comunicazione di Costume National , che, però, dopo poco più di sei mesi dall’arrivo del giovane collega decide di lasciare la maison, lasciandogli il lavoro di gestione della comunicazione. Da quel momento, da ormai quasi vent’anni, Vannetti collabora con alcune delle più grandi case di moda italiane, da Prada a Ermenegildo Zegna.

 

Paper marketing per il territorio dei laghi

Brescia Paper marketing per il territorio dei laghi Gli studenti al secondo anno della Laurea magistrale Ge.Co. hanno consegnato al presidente della Provincia Samuele Alghisi i progetti di comunicazione digitale (e non solo) pensati per la promozione delle aree turistiche lacustri della provincia bresciana. by Bianca Martinelli | 20 dicembre 2018 Nell’era del digitale e delle telecomunicazioni in continua evoluzione verso dinamiche social e di condivisione, diventa sempre più necessario affiancare una comunicazione di tipo tradizionale ai mezzi offerti dal web. I progetti, pensati durante il corso “Marketing del territorio e della Pmi” tenuto in Cattolica dalla prof.ssa Maria Paola Pasini , “sfruttano appieno il ventaglio delle possibilità offerte dalla comunicazione digitale, senza però dimenticare quella tradizionale offline. Le proposte sono ora state formalmente consegnate al territorio bresciano , ai sindaci e agli amministratori locali, mentre “gli studenti rimarranno a disposizione di enti e comuni che vorranno svilupparle” ha concluso la prof.ssa Pasini. geco #comunicazione #territorio Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il cibo? Sempre più "social"

Brescia Il cibo? Sempre più "social" Dalla figura dei food-blogger agli strumenti che permettono maggiore interattività da parte degli utenti, la comunicazione di tutto ciò che riguarda l’universo del food è tra le più seguite oggi. dicembre 2017 La comunicazione di tutto ciò che riguarda l’universo del food è, come tutti possiamo rilevare, molto seguita nella società contemporanea e, secondo alcune previsioni, lo sarà ancora di più in futuro. Del rapporto che intercorre tra i media e la gastronomia si è parlato durante l’incontro Dieta Mediale, storie e racconti di cibo tra carta stampata, tv e nuovi consumi che si è tenuto, venerdì 15 dicembre presso la sede bresciana dell’Università Cattolica. Nella sala della Gloria sono intervenuti la dottoressa Paola Abbiezzi , docente di Storia della radio e della televisione, all’Università Cattolica; Leonardo Romanelli , critico, giornalista e scrittore enogastronomico di spicco e Iginio Massari , primo Maestro Pasticciere d’Italia ed allenatore della nazionale di pasticceria italiana. Storie di risvegli e vite quotidiane" , ha passato la parola all’autore del libro per una presentazione dello scritto e a Massari per chiedere al mago dei dolci quale leccornia per eccellenza meriti di essere consumata durante il pasto che precede ogni nostra avventura. Il maestro bresciano ha suggerito di mangiare, tra i pochi dolci che ci sono concessi, in quanto non esistono dessert dietetici, a colazione e sempre, quelli che riportano indietro a rivivere un momento piacevole del passato. Questa intermittenza del cuore di proustiana memoria è trattata anche da Romanelli nel suo libro come nel racconto "Tè e Curry" dove il protagonista in viaggio nell’India meridionale avvicinando una tazza di tè alle labbra si ricorda della persona amata e della prima volta che l’avevano bevuto insieme.

 

La comunicazione, una risorsa su cui investire

MILANO La comunicazione, una risorsa su cui investire Il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello spettacolo ha celebrato i suoi vent’anni con un convegno. Un settore in cui la Cattolica è da sempre in prima linea 19 settembre 2019 «La verità dovrebbe prendere il sopravvento sulle fake news , la comunicazione e il giornalismo dovrebbero schiacciare il falso, un puntino rosso che dovrebbe essere travolto dall’informazione corretta e professionale». Le sue attività coinvolgono direttamente l’ Alta Scuola di Comunicazione in Media e Spettacolo (ALMED) – e diversi centri di ricerca come OssCom , che quest’anno festeggia i suoi 25 anni, il CeRTA e il CIT . Il Dipartimento – prosegue Colombo - è molto attivo dal punto di vista della ricerca accademica, infatti molti suoi membri si sono aggiudicati progetti di ricerca di interesse nazionale. L’attività più recente, in tal senso, è la ricostruzione della storia dei media e della comunicazione in Italia che è uscito in tre volumi su Vita e Pensiero e di cui celebreremo giovedì l’uscita dell’edizione in inglese». Un’attività di ricerca nel segno della multidisciplinarietà: «Lavoriamo sempre in un’ottica interdisciplinare, far lavorare insieme persone di diverse facoltà penso che possa essere un modello – spiega Colombo – l’incontro tra studiosi che parlano lingue un po’ diverse tra di loro sono sempre una grande spinta all’innovazione». A seguire si è tenuto il dibattito Un teatro per la Trasformazione Partecipata della Comunità , accompagnato dalla presentazione de i TiPiCi, associazione di gruppi di teatro sociale e di comunità dell’area metropolitana milanese.

 

Musica, giovani produttori crescono

cattolicapost Musica, giovani produttori crescono Nell’ambito della Milano Music Week il master in Comunicazione musicale ha promosso un incontro per presentare una delle figure più eclettiche del mercato musicale. by Chiara Martinoli | 27 novembre 2018 Riprese in bianco e nero: un gigantesco studio di registrazione, pianoforti, chitarre, batterie, e la voce fuori campo di Dave Grohl che esclama: “Mi sento come un bambino in un negozio di caramelle”. Play è stato proiettato venerdì 23 novembre all’Università Cattolica nell’ambito di una lezione aperta dedicata a Lo studio di registrazione come luogo di formazione e la figura del produttore musicale . Presenti all’evento, in qualità di moderatori, Gianni Sibilla , direttore didattico del master in Comunicazione Musicale, e Luca De Gennaro , curatore artistico della Milano Music Week, la cui seconda edizione si è svolta a Milano tra il 19 e il 25 novembre. Luca De Gennaro ha evidenziato uno dei principali elementi di confusione legati alla figura del produttore musicale: «Molti pensano che sia come il produttore cinematografico, cioè quello che ci mette i soldi. Fantacone smonta un’idea diffusa nell’ambiente musicale: «Si crede spesso che il produttore stia dalla parte del discografico e non da quella dell’artista: non è così, non deve mai essere così». Alessandra Brizzi ricorda il marito Carlo Ubaldo Rossi, una delle figure più e autorevoli della recente scena musicale italiana, produttore ma anche musicista, compositore, ingegnere del suono: «Secondo Carlo – racconta Brizzi – non è possibile fare il produttore senza essere anche un buon musicista.

 

Talent Academy, il talento è donna

MILANO Talent Academy, il talento è donna Finalissima tutta al femminile per la tredicesima edizione del project work del Cimo, che offre l’opportunità agli studenti di creare progetti di comunicazione per grandi realtà imprenditoriali. by Marco Tangerini | 11 luglio 2017 Da Maserati a Nestlé Baci Perugina, da Adecco Group a Intesa Sanpaolo, fino a Si-log, azienda fiorentina con sede americana attenta a far risaltare i giovani esperti di comunicazione. Ad aggiudicarsi il podio il team di Francesca De Villa , Marta Michelis e Beatrice Bellotto per Adecco Group, grazie anche all’aiuto della coach Paola Amendola , ex vincitrice di Talent Academy. Le studentesse sono state premiate da Giorgio Brenna , Chairman &; Ceo Continental Western Europe di Leo Burnett Company Worldwide, e si sono aggiudicate un anno di associatura alla prestigiosa International Advertising Association. Novità di quest’anno il premio della critica per il progetto più rivoluzionario, vinto dal team di Anna Leggeri con Isabella Tagliabue e Laura Rurali , premiate da Angelo D’Alessandro , fondatore di buddybank, la banca esperienziale di Unicredit. Cinque i team finalisti di questa edizione: oltre a quelli capitanati da Francesca De Villa, per Adecco Group, e da Anna Leggeri, per Maserati, i gruppi di Stefania Melina , per Baci Perugina, di Alice Giacomini , per Si-Log, e di Giulia Frassica , per Intesa Sanpaolo. Avvicinare i Millennials al brand, rivoluzionare l’esperienza del prodotto, tattiche innovative di employer branding: questo e molto di più nel corso dell’esposizione dei cinque team, capaci di tenere il palco come delle professioniste.

 

La radio alla ricerca di nuovi format

Marco Pontini, ha ricordato il successo del concerto organizzato a Malta da Radio Italia venerdì 4 ottobre, che ha messo insieme artisti di fama nazionale con un pubblico di 30 mila persone (di cui 8 mila italiani), con una notevole ricaduta economica sul territorio. Marco Maccarini, presentatore del concerto, consapevole di un raffinato, paziente e impegnativo lavoro, ha parlato della risonanza sui social anche nei giorni successivi. È ovvio che la conduzione dal palco è diversa da quella radiofonica o televisiva ma questa esperienza è stata utile nel gestire il concerto in due lingue, italiano e inglese, e nel tradurre in diretta televisiva gli interventi degli artisti». Martino Clericetti, laureato in filosofia in Cattolica, ha confermato che l’esperienza in radio è fondamentale nel campo nella comunicazione, anche per chi poi fa conduzione in tv. Prova ne è che il fatturato del mercato radiofonico è in leggera crescita, a fronte del calo delle tv e della carta stampata. Si parla di “radio di flusso” in antitesi alla tradizionale “radio a programmi” per indicare una radio sempre attiva che comunica direttamente ai suoi ascoltatori senza l’intermediazione e l’interfaccia dei programmi. Più sei, più fai, meglio è»: questo il consiglio lanciato agli studenti da chi ha raggiunto ottimi traguardi nel settore radiofonico.

 

Torna la piazza nell’«età della rabbia»

L’esperienza che il cantautore emiliano racconta in Piazza bella piazza è certamente assai differente rispetto alle numerose proteste che occupano la scena della nostra attualità quotidiana. Innanzitutto, al fine di evitare comode – ma pericolose – semplificazioni, occorre sottolineare che le varie manifestazioni non solo hanno origine da cause socio-economiche molto diverse, ma prendono anche forma in sistemi politico-istituzionali alquanto differenti. Se tale componente è indubbiamente presente, soprattutto a causa delle dinamiche demografiche di alcuni dei Paesi coinvolti, nondimeno potrebbe essere ingannevole trasformare le manifestazioni in un fenomeno generazionale. Un ulteriore – forse, fondamentale – aspetto da prendere in considerazione sono soprattutto le prospettive che espressioni di protesta tanto differenti potranno assumere nel prossimo futuro. Inoltre, quando non vengono repressi violentemente e prematuramente dai regimi all’interno dei quali si sviluppano, evidenziano un ciclo vitale – oltre che di esposizione mediatica – paraboidale. Insieme a fattori puramente “materiali”, come la crescente disuguaglianza, sono all’opera anche fattori “culturali” o “spirituali”, come la paura o il rancore, che sembrano destinati ad accompagnarci ancora a lungo in quel «malessere» contemporaneo che caratterizza – secondo un’espressione dell’intellettuale indiano Pankaj Mishra – la nostra «età della rabbia». docente di Storia delle dottrine politiche, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #piazze #proteste #rivolta #comunicazione Facebook Twitter Send by mail Print.

 

A lezione con Gomez e Corcione

by Elisa Belussi | 28 marzo 2019 Passione, impegno e adattamento sono tra i requisiti più importanti per la professione, soprattutto ora che l’informazione si spinge sempre più oltre i canoni tradizionali, abbandonando la carta a favore del web. Sapersi cimentare nei campi più disparati, mettersi in gioco e lavorare in squadra: caratteristiche fondamentali per Peter Gomez , direttore de ilfattoquotidiano.it, tra i primi ospiti del ciclo di incontri, introdotto da Gerolamo Fazzini del quotidiano Avvenire. Oggigiorno, infatti, l’informazione sta vivendo una fase in cui il giornalismo a stampa ha ancora un peso politico rilevante, ma la rete si sta facendo sempre più spazio, affiancata dalla televisione. Ovviamente, nel passaggio dalla dimensione cartacea all'online l’informazione cambia sfumatura, pubblico e contenuti: se il primo è fortemente identitario, il secondo è più eterogeneo, multisfaccettato, di semplice e rapida lettura. Open.online, diretto da Massimo Corcione e fondato da Enrico Mentana , è un giornale online che si pone l’obiettivo di coinvolgere i giovani nel vasto mondo dell’informazione, proponendo articoli e servizi brevi, interagendo ampiamente con i propri lettori tramite i social. Corcione interpreta il giornalista come una figura poliedrica, in grado di cogliere i tanti aspetti di una carriera sempre più multidisciplinare. Come i relatori hanno sostenuto durante l’incontro, per essere giornalista ormai non basta più saper scrivere, ma sapersi adattare con le diverse realtà del settore, proponendosi come un professionista a 360°, in grado di interfacciarsi con quante più realtà possibile.

 

I sociologi e la fiducia al tempo del digitale

Magatti è partito dall’etimologia della parola fiducia, fides (fede), per considerare il tema nelle forme e nei modi nel mondo in cui oggi viviamo, quale “spazio vuoto tra me e gli altri”. I laboratori di quartiere - ha detto - sono l’anello di congiunzione tra l’amministrazione e i cittadini, e contribuiscono a costruire fiducia. Questi spunti sono stati ripresi da Alberto Marinelli dell’Università Sapienza di Roma il quale ha fatto vari esempi dell’attuale perdita di fiducia. Google”: tutti cercano notizie circa i propri mali sul maggior motore di ricerca e poi vanno dal medico, non per ascoltare i pareri della sua competenza clinica, ma per trovare conferme a quanto hanno letto in rete. Giovanni Boccia Artieri dell’Università “Carlo Bo” di Urbino, oltre al concetto di perdita e della ricostruzione della fiducia, si è soffermato sull’influenza nella società digitale. Ha arricchito la sua relazione con esempi di stretta attualità ricavati dalla cronaca, in particolare i casi di Carola Rackete, Emma Marrone, la Gip di Agrigento Alessandra Vella. Il sociologo ha evidenziato i meccanismi di influenza come “macchine che prendono consenso senza senso”, e ha inquadrato il rapporto tra rischio e fiducia, l’accettazione di quanto non ci è familiare, “familiarizzando in un contesto di positività”.

 

Cari studenti, discutiamo di virus e comunicazione

Un invito a condividere le sensazioni di questo momento, in cui pare di vivere “come sospesi”, ma soprattutto a fare alcune riflessioni su come gestire la comunicazione in una situazione di emergenza. Pubblichiamo la parte iniziale dell’articolo di Fausto Colombo * Care studentesse, cari studenti, in molti anni di insegnamento, e ancora più di vita, questa è la prima volta che mi accade una situazione del genere: l’università (saggiamente) ha sospeso le lezioni. Useremo la tecnologia, la fantasia, la voglia di esserci, di insegnare e di apprendere, e porteremo a casa il risultato. Però noi studiamo comunicazione, e non possiamo perdere l’occasione per fare insieme qualche riflessione su quanto sta accadendo, proprio usando la chiave delle nostre materie, e delle nostre consapevolezze. Inoltre da alcune statistiche europee si poteva evincere che il nostro Paese spiccava per un non invidiabile primato: era quello in cui più forte era il gap fra la convinzione diffusa di essere informati (molto alta) e l’effettiva conoscenza della malattia e dei modi di difendersene (molto bassa). Alcuni giornali avevano poi usato titoli e illustrazioni del tutto allarmistiche (ricordo su un nostro quotidiano nazionale importante un’immagine in cui da tutti i luoghi di infezione nel mondo partivano minacciose frecce che puntavano sul nostro Paese…). continua a leggere sul blog] * docente di Teoria della comunicazione e dei media, facoltà di Scienze politiche e sociali , campus di Milano #coronavirus #fausto colombo #comunicazione #emergenza Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Hackathon, maratona di idee h24

brescia Hackathon, maratona di idee h24 Video, app, sito, campagna social, esperienza VR o campagna di eventi per comunicare le nuove terme di Ponte di Legno-Tonale con un prototipo vincente. ottobre 2018 Ingegno, abilità e competenze nel campo dell’informatica, della tecnologia e del marketing: sono gli ingredienti che serviranno per lanciare in modo innovativo la nuova struttura termale che sarà realizzata a Ponte di legno entro il 2020. Una sfida digitale promossa dal comprensorio turistico Ponte di Legno-Tonale , dal corso GeCo dell’Università Cattolica e da Talent Garden Brescia per realizzare la comunicazione della nuova struttura termale della località turistica dell'Alta Valle Camonica. Tonale hackathon è la maratona di 24 ore a tutta innovazione che si terrà nella sede di Brescia dell’Università Cattolica, sabato 6 ottobre dalle 9.30-19.30 , e a Talent Garden domenica 7 ottobre dalle 9.30 alle 14.30. L’hackathon Ponte di Legno di sabato e domenica rappresenta l'applicazione del modello Ge.Co : educare ponendo gli studenti davanti alle sfide reali della comunicazione» dichiara Matteo Tarantino , coordinatore dell’ evento. L’evento che si svolgerà in Cattolica e negli spazi di coworking di Talent Garden, sarà animato dalla presenza di mentor che interverranno nel corso della giornata per offrire il proprio supporto. Le proposte saranno giudicate da una commissione di esperti che valuterà il grado innovativo e creativo della soluzione proposta, l’impatto potenziale del progetto proposto e la sua fattibilità, nonché la chiarezza e la completezza della presentazione.

 

Tra il like e l’amen

Milano Tra il like e l’amen Al via una ricerca di Ateneo sui legami sociali e gli stili comunicativi nel panorama ecclesiale italiano al tempo dei personal media. Per inquadrare i temi della ricerca il 9 aprile si è, infatti, svolto un seminario su “ Le relazioni sociali al tempo dei personal media nella realtà ecclesiale italiana. Ha introdotto i lavori Lucia Boccacin , sociologa coordinatrice del progetto, riflettendo sull’intreccio tra relazioni sociali e nuovi media e sui rischi e le degenerazioni di una sovraesposizione alla comunicazione digitale. Obiettivo del progetto, ha affermato, «è formare figure pastorali in grado di gestire gli strumenti digitali e di facilitare l’attivazione delle persone entro comunità di legami solidi». Il sociologo dell’Università di Bologna, Pierpaolo Donati si è poi soffermato sulle relazioni sociali nell’era digitale. Numericamente le relazioni interpersonali sono aumentate grazie ai social ma spesso si tratta di rapporti superficiali che potrebbero essere trasformati e diventare più significativi se si condividesse qualcosa. Nei nuovi media prevale l’identità sociale (chi sono io per gli altri) a scapito di quella personale (chi sono io per me).

 

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