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Un’Europa sorda con i perdenti

milano Un’Europa sorda con i perdenti L’Unione europea, secondo il vicedirettore del Corriere Federico Fubini , negli ultimi 30 anni ha cavalcato gli aspetti positivi dell’integrazione lasciando agli stati membri il compito di affrontare quelli negativi. La caduta del muro, con l’ingresso in Europa di centinaia di migliaia di lavoratori dai Paesi ex comunisti dell’Europa orientale, l’entrata in scena della Cina, l’avvento dell’euro e la globalizzazione. Oggi tra lo stipendio mensile di un appartenente al ceto medio italiano e quello del suo omologo olandese non ci sono più un centinaio di euro di differenza, come negli anni ’70, ma più di mille. Quando non si fa parte dello stesso ceto sociale andare d’accordo è molto più difficile: sia quando gli interessi sono comuni, sia ancor più quando gli interessi sono diversi». Ciò che ci unisce è molto più forte di ciò che ci divide. Gli stessi Paesi di Visegrad, da quando sono entrati, non hanno avuto un giorno di recessione e sono cresciuti a un ritmo doppio rispetto al resto dell’Europa. Inoltre, più che il calo dei salari, ciò che alimenta la rabbia sociale è la mancanza di prospettive.

 
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