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Italia a rischio isolamento

Elezioni europee Italia a rischio isolamento Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata. Sarà cruciale capire che e quali cariche otterrà il nostro Paese all’interno delle istituzioni. Sorprende forse un po’ l’affermazione dei partiti ambientalisti (tranne che in Italia). Minoranza che sarà ancora più evidente se e quando il Regno Unito uscirà dall’Unione europea, così rinunciando ai propri seggi nel Parlamento (per un terzo di partiti sovranisti e, in misura maggiore, di partiti favorevoli alla Brexit), che verranno quindi redistribuiti agli altri partiti europei. In Italia, non ci si aspettano necessariamente grandi ripercussioni sulla tenuta del governo: i partiti di maggioranza ottengono comunque oltre il 50% dei consensi. Rispetto agli altri Paesi, soprattutto per via del numero di seggi della Lega nel nuovo Parlamento europeo, l’Italia rischia di rimanere in posizione defilata se non addirittura isolata.

 

Una fiducia che va ripagata

elezioni europee Una fiducia che va ripagata Anche se la campagna elettorale non ha presentato proposte concrete per rafforzare l’identità europea, gli elettori hanno scommesso ancora sulle potenzialità di un’Europa più unita. Con rare eccezioni, in queste settimane, da parte di questi partiti, non abbiamo sentito proposte specifiche su questioni che sarebbero importanti per rafforzare l’identità Europa: pensiamo ad esempio a un piano di investimenti europei, alla proposta di un’indennità integrativa europea contro la disoccupazione. I cittadini europei hanno mostrato grande maturità con questo voto e hanno votato queste forze europeiste perché ancora spinti e motivati da una forte fiducia sulle potenzialità di un’Europa più unita. Ma ora questa fiducia va ripagata evitando che si formi nel Parlamento europeo una maggioranza solo acquietata dal fatto che il pericolo è stato fugato. Bisogna evitare il serio pericolo di un’Europa ancora in stallo, che non decide, in attesa della prossima crisi. Il pericolo sovranista in alcuni governi europei non è stato per niente fugato e potrebbe anzi paventarsi sempre di più se, ad esempio, guardiamo in prospettiva anche agli esiti del voto francese. direttore del Centro di Ricerche in Analisi economica e sviluppo economico internazionale (CRANEC) e Docente di Economia politica nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail.

 

Un’Europa sempre più frammentata

Elezioni europee Un’Europa sempre più frammentata La polverizzazione della sinistra in Francia e Germania, l’avanzata di forze sovraniste e di destra, la sconfitta del progetto europeista di Macron: l’esito di un Parlamento frastagliato potrebbe essere l’ulteriore rafforzamento del ruolo degli Stati. In secondo luogo, il notevole ridimensionamento delle due forze che tradizionalmente hanno sostenuto e alimentato il processo di integrazione, ossia il gruppo socialista (S&D) e quello popolare (PPE). Per quanto concerne i socialisti, il calo di circa 40 seggi rispetto al 2014 si inserisce nella tendenza ormai ventennale all’indebolimento delle forze di sinistra. Ci sono controtendenze significative (in Spagna e in Portogallo, soprattutto), ma non possono comunque passare inosservate né la “polverizzazione” della sinistra in Francia, né il crollo della Spd in Germania. Ma non sarà senza implicazioni il successo di Fidesz in Ungheria (che, con più del 50% dei consensi, ottiene 13 seggi), o dei popolari austriaci, su molte questioni vicini alle posizioni dei “sovranisti” di destra. L’ipotesi più probabile è l’ingresso del gruppo Alde nella maggioranza composta da PPE e S&D. I cosiddetti “sovranisti” quasi certamente rimarranno in una posizione minoritaria. E paradossalmente – a dispetto della battaglia contro i “sovranisti” portata avanti dalle forze “europeiste” – l’esito di un Parlamento così frammentato potrebbe essere proprio l’ulteriore rafforzamento del ruolo degli Stati.

 

Il vento giovane non soffia in Italia

Elezioni europee Il vento giovane non soffia in Italia Il successo dei temi ambientali non è stato colto, nonostante una spiccata attenzione e sensibilità delle nuove generazioni - come documentato anche dai dati dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo - verso i temi ecologici e lo sviluppo sostenibile. maggio 2019 di Alessandro Rosina * Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo Per la prima volta in queste elezioni europee hanno votato i nati nel XXI secolo. La mancanza di risposte convincenti sulla crisi economica, sul governo dell’immigrazione, sull’impatto delle nuove tecnologie, ha alimentato un senso di insicurezza nel presente e un’incertezza verso il futuro che le forze nazionaliste hanno trasformato in consenso promettendo protezione e rassicurazione. La voglia di un’Europa più forte e più impegnata positivamente verso il futuro è emersa soprattutto attraverso il voto ai movimenti ambientalisti, con una forte spinta da parte dei giovani che ha anche portato a un rafforzamento dell’affluenza. Questo vento favorevole non è stato efficacemente colto in Italia, nonostante una spiccata attenzione e sensibilità delle nuove generazioni - come documentato anche dai dati dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo - verso i temi ecologici e lo sviluppo sostenibile. Nel nostro Paese il segnale più deciso in controtendenza a nazionalismi e populismi arriva dagli italiani all’estero e dalle grandi città centrosettentrionali, ovvero dove prevalgono le componenti che maggiormente si percepiscono come parte attiva del mondo che cambia. Il voto evidenzia soprattutto la presenza di una polarizzazione, che intreccia dimensione territoriale e sociale, destinata ancor più ad ampliarsi in Europa e in Italia in mancanza di un modello di sviluppo davvero inclusivo.

 

Chi ha fatto il gioco della destra

elezioni europee Chi ha fatto il gioco della destra Più che sui meriti di Salvini, dovremmo interrogarci sull’effettivo impatto di un “discorso pro-immigrati” che ha finito, inconsapevolmente, con l’appropriarsi di argomenti xenofobi o addirittura, se non proprio razzisti, distanti dai valori dell’Europa. docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica #elezionieuropee #europa #immigrazione Facebook Twitter Send by mail.

 

Le università milanesi per l’Europa

milano Le università milanesi per l’Europa Assolombarda ha coinvolto gli atenei di Milano e Pavia nella stesura di un libro bianco sui temi di interesse strategico per le imprese e per le nuove generazioni. Sarà presentato giovedì 23 maggio con la partecipazione del rettore Franco Anelli 22 maggio 2019 Le università milanesi fanno sentire la loro voce in vista delle prossime elezioni europee insieme con Assolombarda. L’associazione delle imprese che operano nella Città Metropolitana di Milano e nelle province di Lodi, Monza e Brianza ha deciso, infatti, di offrire un contributo di riflessione sul futuro dell’Europa, partendo dalle principali tematiche di interesse strategico sia per le imprese sia per lo sviluppo delle prossime generazioni. Il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli ha partecipato con un approfondimento sulla politica commerciale europea. Domani, giovedì 23 maggio alle 11 i temi contenuti nel libro bianco saranno presentati nell’incontro “ Milano per l’Europa ” che si terrà al Piccolo Teatro Studio Melato (Via Rivoli 6, Milano). Partendo da alcune parole chiave, la scienziata Amelia Ercoli Finzi , il sindaco di Milano Giuseppe Sala , i rettori delle Università coinvolte e il vice presidente di Assolombarda, Enrico Cereda , si alterneranno in un racconto sui valori e sul significato dell’Europa. europa #elezionieuropee #universita' #imprese Facebook Twitter Send by mail.

 

Come toccare la pancia della gente

Elezioni europee Come toccare la pancia della gente A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata di comunicazione politica è quella della Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Fausto Colombo * Le Elezioni europee sottolineano diversi aspetti interessanti e problematici del rapporto fra politica e comunicazione. Da qualche anno si osserva che la percezione da parte dell’opinione pubblica si discosta, in particolare nel nostro Paese, dalle emergenze reali della società. Per esempio, vi è una diffusa sovrastima della criminalità comune e dell’impatto negativo dell’immigrazione, e una sottostima della crescita dell’ineguaglianza e della concentrazione di potere economico. Eccoci dunque al risultato di un’opinione pubblica emotivamente securitaria, che si focalizza sui messaggi di allarme e di ordine, a dispetto di ricette più complesse e quindi – anche se probabilmente più efficaci – più difficili da comprendere. A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata è quella adottata dalla Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e soprattutto con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. Gli exit polls si sono dimostrati nel nostro Paese (non ovunque in Europa) di nuovo particolarmente inaffidabili, con il risultato di far dibattere molti commentatori su fattoidi, e poi non essere in grado di fornire analisi ragionate e fondate sugli effetti reali delle elezioni stesse a livello europeo.

 

L’Europa piace a chi non ce l’ha

Elezioni europee L’Europa piace a chi non ce l’ha Dopo decenni di stanchezza, si è votato pro o contro l’Europa e l’Unione esce rafforzata da questo voto, anche grazie ai giovani. Una costruzione di successo, un’invenzione storica che sta reggendo agli urti della globalizzazione e ai nazionalismi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Milena Santerini * Le elezioni del 26 maggio confermano l’interesse degli europei per l’Europa. Soprattutto, dopo decenni di stanchezza, si è votato pro o contro l’Europa e l’Unione esce rafforzata da questo voto, anche grazie ai giovani. Un organismo come l’Unione Europea è e resta una costruzione di successo, un’invenzione storica che non solo ha saputo creare una nuova cooperazione sulle macerie della seconda guerra mondiale, ma sta reggendo anche agli urti della globalizzazione e alle politiche del risentimento che vorrebbero tornare ai bellicosi nazionalismi. Infatti, il successo dei Verdi sull’onda del movimento dei giovani guidati da Greta parla di una nuova generazione Europea, pro ambiente ma anche pro immigrati. Gli europei d’ora in poi dovranno imparare ad apprezzare di più il dono di vivere uniti e in pace e anche a condividere questo privilegio con chi cerca accoglienza.

 

Crociata, perché votare per l'Europa

elezioni europee Crociata, perché votare per l'Europa Il vicepresidente della Commissione delle conferenze episcopali Ue esorta a non disertare le elezioni europee per costruire un’unione più attenta al dialogo tra popoli e centro di governo. In fondo i politici siamo noi anche se possiamo solo eleggere». maggio 2019 Dal 23 al 26 maggio tutti i cittadini europei saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Parlamento europeo. La Chiesa Cattolica è protagonista della costruzione europea fin dalle sue radici e continua a contribuire al dialogo e al bene comune con la sua dottrina sociale. Con questo spirito la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) esorta tutti i credenti a votare per costruire un’Europa più attenta all’umanità anziché al profitto. Secondo i vescovi europei c’è bisogno di una nuova narrazione di speranza, che coinvolga i suoi cittadini in progetti percepiti come più inclusivi, con un destino comune, oltre le divisioni, la disinformazione e la strumentalizzazione politica. Parla monsignor Mariano Crociata , vicepresidente del Comece e vescovo di Latina, a margine di Re-Thinking Europe: the social doctrine of the Church in action , un incontro promosso in largo Gemelli dal Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa .

 

Ue, le strategie dei sovranisti

elezioni europee Ue, le strategie dei sovranisti Per la prima volta i due gruppi storici del Parlamento europeo dovranno contare necessariamente sull’appoggio dei liberali. Resta da capire cosa faranno le forze euroscettiche. Il banco di prova sarà il 2 luglio. Anche se questi due gruppi rimangono i più numerosi, dovranno necessariamente poter contare sull’appoggio dei liberali, e non è nemmeno escluso un ulteriore allargamento di questa maggioranza trasversale ai verdi. Per altro verso, sarà importante vedere che assetto si darà il variegato fronte delle forze sovraniste, o comunque euroscettiche: resteranno divise in più gruppi politici oppure ne formeranno uno solo? Le settimane che ci separano dalla prima seduta del nuovo Parlamento, il 2 luglio, saranno fondamentali per comprendere i nuovi equilibri, così come lo sarà il primo atto di grande rilievo politico-istituzionale al quale il Parlamento europeo sarà chiamato nei prossimi mesi: l’elezione del nuovo Presidente della Commissione. docente di Diritto dell’Unione Europea nella facoltà di Scienze politiche e sociali #elezionieuropee #unioneeuropea #europa Facebook Twitter Send by mail.

 

Un’Italia in controtendenza

Elezioni europee Un’Italia in controtendenza A differenza che da noi, in Europa c’è stato un aumento dell’affluenza alle urne, una frenata dei partiti sovranisti e un’affermazione di verdi e liberali. Una posizione di eccentricità che renderà più complicato far valere gli interessi del nostro Paese. Per restare sempre aggiornato, segui la pagina LinkedIn sul loro profilo. In primo piano iniziative di formazione postlaurea e di lifelong learning, progetti di ricerca e di consulenza per aziende ed enti pubblici e no profit.

 

Ora la sfida è nel Consiglio europeo

Elezioni europee Ora la sfida è nel Consiglio europeo A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene, si rafforza la presa della destra sovranista sull’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali su immigrazione, sicurezza e fisco. I numeri ci dicono che una maggioranza tra popolari, destre e sovranisti non c’è. Non c’è neppure la maggioranza tra popolari e socialdemocratici, ma questa alleanza può estendersi ai liberali e democratici di ALDE e, forse, ai Verdi, che hanno visto un buon successo in Francia e soprattutto Germania. Resta il fatto che la Commissione e il suo Presidente verranno nominati dai governi dei Paesi membri e, tra questi, si sono rafforzati solo quelli guidati dalle forze sovraniste e di destra, con l’eccezione di Spagna e Portogallo. A fronte di un Parlamento dove il “centro-sinistra” allargato regge bene si potrebbe avere un governo (leggi Commissione) conflittuale e diviso al suo interno. Si rafforza, inoltre la presa della destra sovranista sul Consiglio europeo, cioè l’organo che presiede a tutte le competenze intergovernative, tra cui quelle cruciali delle politiche per l’immigrazione, per la sicurezza e delle politiche (e regole) fiscali. docente di Economia politica nella facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative #elezionieuropee #europa #giovani Facebook Twitter Send by mail.

 

Un’Europa sorda con i perdenti

milano Un’Europa sorda con i perdenti L’Unione europea, secondo il vicedirettore del Corriere Federico Fubini , negli ultimi 30 anni ha cavalcato gli aspetti positivi dell’integrazione lasciando agli stati membri il compito di affrontare quelli negativi. La caduta del muro, con l’ingresso in Europa di centinaia di migliaia di lavoratori dai Paesi ex comunisti dell’Europa orientale, l’entrata in scena della Cina, l’avvento dell’euro e la globalizzazione. Oggi tra lo stipendio mensile di un appartenente al ceto medio italiano e quello del suo omologo olandese non ci sono più un centinaio di euro di differenza, come negli anni ’70, ma più di mille. Quando non si fa parte dello stesso ceto sociale andare d’accordo è molto più difficile: sia quando gli interessi sono comuni, sia ancor più quando gli interessi sono diversi». Ciò che ci unisce è molto più forte di ciò che ci divide. Gli stessi Paesi di Visegrad, da quando sono entrati, non hanno avuto un giorno di recessione e sono cresciuti a un ritmo doppio rispetto al resto dell’Europa. Inoltre, più che il calo dei salari, ciò che alimenta la rabbia sociale è la mancanza di prospettive.

 
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