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Ebola in Congo, emergenza globale

L’area colpita è quella delle province di Kivu e Ituri, nel Nord-Est del Congo in prossimità del confine con il Ruanda. Questa è un’area remota e difficile da raggiungere, con in atto residui focolai di guerriglia, che rendono l’intervento sanitario estremamente problematico. Al momento, sono stati segnalati 2.522 casi e 1.698 decessi con una media di 80 casi alla settimana, con oltre 700 bambini colpiti. Motivo di grande preoccupazione è stata anche la recente segnalazione di un caso nella città di Goma, con circa un milione di abitanti, provvista di un aeroporto internazionale ed importante centro commerciale, con passaggio ogni giorno di migliaia di persone provenienti dalle aree limitrofe. L’attuale epidemia è l’ultima in ordine di tempo a manifestarsi nel continente africano da quando, nel 1976, fu segnalato il primo focolaio epidemico nell’aera del fiume Ebola nell’allora Zaire. In questa epidemia sono stati coinvolti alcuni paesi africani - Liberia, Sierra Leone e Guinea - anche se singoli casi di importazione si sono manifestati negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei tra cui l’Italia. Anche se, nel nostro Paese al momento non sussistono elementi di allarme è opportuno che si approntino, come già avvenuto nelle passate epidemie, tutte le misure atte a prevenire e fronteggiare eventuali casi di importazione.

 

Ricciardi: ‘Dal Coronavirus il 95% guarisce’

Roma Ricciardi: ‘Dal Coronavirus il 95% guarisce’ Il professore di Igiene dell’Università Cattolica è da poco consulente del ministro della Salute per il coordinamento con le istituzioni sanitarie internazionali. Dopo una prima fase di incertezza e timore, stiamo imparando tutti buone prassi e norme di prevenzione. Ad oggi, qual è la situazione nel nostro Paese? «Lo sforzo di responsabilità collettiva sta pagando in termini di contenimento del rischio epidemia: finché anche i cittadini collaborano coesi con le autorità, con gli operatori sanitari e nel rispetto delle regole, potremo uscire da questa situazione di emergenza. Ora è importante anche una comunicazione, non solo un’azione, che sia reale, evidence-based e non allarmistica per tutti i cittadini, affinché le necessarie misure di contenimento, prevenzione e intervento non si trasformino davvero in psicosi e paura». Dopo una gestione non uniforme dei primi casi ora tutte le aziende sanitarie e gli operatori debbono rispettare anzitutto quanto dispone l’Organizzazione Mondiale della Sanità e, quindi, le autorità nazionali». È certo che un docente universitario deve porre a servizio della comunità il proprio sapere costruito in tanti anni di studio, esperienza e ricerca, a servizio di tutti e, in primis, a servizio e nell’insegnamento non solo della teoria, ma della sua pratica e corretta applicazione ai nostri studenti». Pubblichiamo di seguito il vademecum diffuso dal Ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di Sanità con indicazioni sui 10 comportamenti da seguire e alcune buone pratiche da applicare in casa, nei luoghi pubblici, negli uffici.

 

La pandemia “spagnola” del 1919 e le fake news della storia

Giuffrè Francis Lefebvre), nel quale il direttore dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla giustizia penale rilegge cent’anni dopo, sotto diverse prospettive, la terribile pandemia detta “Spagnola” di Gabrio Forti * L’anno che abbiamo da poco concluso richiama una delle vicende più sinistramente emblematiche dell’intera storia dell’umanità. L’enormità delle conseguenze meriterebbe di per sé una seria rievocazione anche per le prospettive di comprensione e prevenzione di recenti e future pandemie che le vicende sanitarie del 1918-20 possono offrire a virologi ed epidemiologi. Al di là della tremenda “conta dei morti” e degli insegnamenti per virologi ed epidemiologi che essa ha apportato, c‘è un “filo” che sembra attraversare e congiungere vari risvolti di interesse storiografico, economico, sanitario e sociologico di quella imponente vicenda. La seconda componente, strettamente correlata alla prima, è la «infantilizzazione» della discussione pubblica, ormai ridotta a «banale contrapposizione amico-nemico», di cui danno ampio esempio i dirigenti politici, «prigionieri di una dimensione discorsiva insieme aggressiva e infantile, fatta di mezze idee (spesso sbagliate) ascoltate chissà dove e chissà da chi». È proprio la riflessione retrospettiva sull’immane catastrofe della pandemia “Spagnola” a illustrare ampiamente l’importanza, per la comprensione di quegli avvenimenti (e per la prevenzione di sue possibili ricorrenze), di «un enorme sforzo multidisciplinare», del «contributo congiunto di storici e scienziati, scienziati sociali compresi». Oggi diremmo che si sia trattato di una “arma di distrazione di massa” o, quanto meno, di una delle molte fake news d i cui è costellata la storia, non solo la cronaca odierna. Campagne cui i brasiliani delle classi povere reagirono con una «rivolta del vaccino», che divenne «l’espressione di una vera e propria lotta di classe» e di una contrapposizione nei confronti delle élites .

 

Cauda, primo obiettivo? Fermare i contagi

Roma Cauda, primo obiettivo? Fermare i contagi Nel giro di due settimane, secondo l’infettivologo dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli, dovremmo registrare una diminuzione progressiva. marzo 2020 «Non sarà possibile vedere in pochi giorni risultati concreti nei numeri ma sicuramente sul lungo periodo, tra non meno di due settimane, ci aspettiamo ragionevolmente che sia raggiunto quello che è il primo obiettivo: l’avvio della diminuzione progressiva dei contagi di coronavirus». Roberto Cauda , docente di Malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, spiega così il possibile evolversi dell’emergenza epidemiologica. A questo termine va attribuito un valore più psicologico che epidemiologico: si tratta della presa di coscienza dell’oggettiva presenza di una epidemia, sulla base dei numeri, anche da parte di quegli Stati più riottosi o che ancora tendono a sottovalutare il problema». Ancora, «abbiamo imparato che farmaci già in uso come quelli a base di clorochina, utilizzati per la cura della malaria, dell’ebola o dell’hiv, sono efficaci» e che «i sintomi del contagio sono la febbre sopra i 37,5 gradi e una tosse secca molto fastidiosa e continua, talvolta anche la congiuntivite». A oggi si contano quasi 120.000 casi, in più di 100 Paesi del Mondo; circa 17.000 casi in Europa, il 60% dei quali in Italia dove si osserva una letalità del 5% circa, a causa probabilmente dell’elevato numero di persone suscettibili colpite (anziani e portatori di malattie croniche). Si comprende bene quindi come questi numeri possano impattare sul Sistema Sanitario, se si considera che non vi è terapia specifica né vaccino e l’intera popolazione mondiale non ha anticorpi contro questo nuovo virus, filogeneticamente appartenente alla famiglia dei Coronavirus agenti eziologici della SARS.

 

Quando finirà l’emergenza? Cosa dicono i numeri

Covid-19 Quando finirà l’emergenza? Cosa dicono i numeri L’analisi statistica offre dei modelli per provare a prevedere gli sviluppi dell’epidemia da coronavirus nel nostro Paese. Il mondo fenomenico è di per sé complesso, tuttavia, se riusciamo a ridurlo ad alcuni suoi aspetti quantitativi fondamentali, ne ricaviamo una semplificazione che ci aiuta nelle decisioni quotidiane. Non stupisce dunque che in questi giorni di assoluta incertezza ingenerata dalla pandemia di Covid-19, moltissimi si rivolgano al potere dei numeri per trovare conforto e speranza. Con una regolarità che non ricordavamo ormai da anni (e che i più giovani probabilmente non hanno mai visto), ci ritroviamo tutti i giorni alle 18 davanti al televisore, o comunque collegati via internet, per ascoltare i nuovi dati relativi ai contagi emessi dalla Protezione civile. Mi spiego meglio: se leggiamo che attualmente in Italia il tasso di letalità (numero di morti per infetti) è dell’11,7% (dato al 22 marzo) questo non va interpretato assolutamente come il fatto che attualmente chi sia ammala da coronavirus ha una probabilità dell’11,7% di non sopravvivere. In realtà ciò che osserviamo è solo una parte di un fenomeno molto più ampio che si va evolvendo in questi giorni: ciò che gli statistici chiamano campione . docente di Statistics and Big Data alla facoltà di Econmia , campus di Roma dell'Università Cattolica ** dottore di ricerca [continua a leggere su Il Sussidiario] La foto in alto si riferisce al Columbus Covid-2 Hospital #coronavirus #epidemia #statistica #previsioni Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Cauda: «Forse siamo sopra la punta più alta dell’epidemia»

Secondo l'infettivologo ci sono piccoli segnali di inversione del fenomeno e forse sia al di sopra della punta più alta dell'epidemia. Anche se bisogna stare attenti al centro-sud, in ccui il contagio è partito più tardi. nedicina #coronavirus #epidemia #cauda Condividi Facebook Twitter Send by mail Print.

 
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