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Iraq, azione umanitaria sotto assedio

Come hanno spiegato Vittorio Emanuele Parsi , docente di Relazioni Internazionali, Alessandro Vitale e Riccardo Redaelli , docenti di Geopolitica, introducendo il convegno “Il Caso Iraq – Azione umanitaria sotto assedio”, che lo scorso 27 novembre ha portato nella Cripta dell’Aula Magna esponenti di Organizzazioni non governativa (Ong) e giornalisti. Gli operatori umanitari devono confrontarsi con gli ostacoli posti dal governo locale, con la diffidenza della gente locale, che spesso percepisce le Ong come organi politicizzati, e con l’impegno di una ricostruzione che non deve e non può essere semplicemente l’imposizione del modello di vita occidentale. Ora che Msf è presente in Iraq, a Bassora e Baghdad, - racconta de Filippi, - la popolazione civile ci ha accolti con favore, lieta della presenza di occidentali che, per una volta, non sono lì per sfruttarli o attaccarli. De Filippi sottolinea inoltre come sia centrale l’aiuto della popolazione civile locale, che spesso sceglie di collaborare alle attività di Msf, diventando segno di una ricostruzione che parte dalle persone. La cooperazione tra Ong e civili locali, infatti, è osteggiata dallo stesso governo iracheno, che controlla le attività e le fonti di finanziamento delle organizzazioni, e ne limita le collaborazioni con l’estero. Inoltre, soprattutto negli anni del dopo Saddam, per la popolazione accedere ad acqua, luce, gas, alla sanità e a un’istruzione di qualità è sempre più difficile, e per di più ostacolato dalla scarsa volontà del governo di investire nello sviluppo. Entrambi inaccettabili per un giornalista scrupoloso, eppure solo così si può documentare un conflitto, secondo Roberto Buongiorni , inviato in Afghanistan del Sole 24 Ore, quando è la stessa testata a non voler correre rischi, o quando budget e tempi redazionali impongono di confezionare un servizio nel più breve tempo possibile.

 

McCurry, fotoreporter del dialogo

Tutte caratteristiche che distinguono il fotoreporter che non smette di cercare l’essenza di ogni cosa dal fotografo che si accontenta di trovarne una qualsiasi. Il mio desiderio – spiega McCurry, parlando agli studenti che hanno affollato l’Aula Magna di largo Gemelli per iniziativa dell’ Aseri e dell' Almed – è stato sempre quello di esplorare, tra gli uomini, sia ciò che li accumuna, sia ciò che li differenzia». Dall’Afganistan all’India, dalla Birmania al Sud Africa, passando per l’Iraq e la Croazia, le culture si mescolano e si confondono nei ritratti di McCurry, nelle persone che lui ha visto e che abitano questi luoghi. Ma le immagini di più grande forza e che meglio rendono, secondo McCurry, la complessità di quella cultura, sono quelle che ci restituiscono la storia del Paese negli ultimi dieci anni. Come le foto dei Buddha della valle di Bamiyan, sfigurate dalle granate dei talebani: immagini che hanno fatto il giro del mondo e che ha scattato proprio lui. «L’Afghanistan – spiega McCurry – è un Paese percorso da una commistione estrema tra estrema ricchezza ed estrema povertà». Esattamente come l’India, un altro dei luoghi del mondo che McCurry ha percorso in lungo e in largo. I temi che l’obiettivo di McCurry scopre sono sguardi universali.

 

Parsi: «La grandezza di un Paese è fatta di relazioni, non di ricchezza»

Il neo presidente eletto ha già annunciato le quattro priorità a cui si dedicherà per ricostituire un’America più unita e più forte: la lotta contro il Covid-19, la ripresa economica, l’eguaglianza razziale e il cambiamento climatico. Sarò un presidente che unisce e non un presidente che divide. Torniamo ad ascoltarci, siamo tutti americani», ha dichiarato Biden durante il suo discorso della vittoria. elezioniusa #parsi #biden #presidenziali Facebook Twitter Send by mail Print.