La tua ricerca ha prodotto 3 risultati per riforma:

Taglio parlamentari, vistosa asimmetria

il commento Taglio parlamentari, vistosa asimmetria La riduzione del numero di senatori e deputati senza tutta una serie di aggiustamenti per ora solo nebulosi è preoccupante. Più precisamente, la Camera ha approvato in seconda lettura la proposta di legge costituzionale, che anche il Senato ha già approvato due volte, in materia di riduzione del numero dei parlamentari. riduce i deputati da 630 a 400 (di cui non più 12, ma solo 8 eletti nella circoscrizione estero) e i senatori da 315 a 200 (di cui non più 6, ma solo 4 eletti nella circoscrizione estero). Inoltre, diminuisce da 7 a 3 il numero minimo di senatori eletti nel territorio di ciascuna Regione (o Provincia autonoma, si aggiunge); e chiarisce che i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica possono essere al massimo cinque in ciascun momento. Inizierà così a decorrere il termine di tre mesi entro il quale un quinto dei componenti di ciascuna Camera, cinque Consigli regionali o 500 mila elettori potranno chiedere il referendum di cui all’art. All’interno dei partiti, difficile dire se la riforma favorirà i singoli parlamentari, resi più autorevoli dalla maggiore ampiezza dei loro collegi elettorali; oppure le segreterie, che gestiranno un numero più ristretto di candidature da distribuire. Di sicuro oggi si compie un passaggio senza precedenti nella storia della Repubblica: tagli di simili proporzioni non sono mai stati realizzati; sono stati bensì proposti, ma senza successo e comunque nel contesto di riforme più ampie.

 

Terzo settore, riforma sotto la lente

piacenza Terzo settore, riforma sotto la lente Il sottosegretario al ministero del Lavoro Luigi Bobba lunedì 6 marzo a Piacenza chiuderà la giornata di studi sulla legge delega 6 giugno 2016/106. Intervengono, tra gli altri il rettore Franco Anelli e il professor Stefano Zamagni 01 marzo 2017 Mettere ordine e semplificare il terzo settore , definendone il quadro di azione, armonizzandone le norme con un Codice specifico, prevedendo un unico Registro nazionale, rivedendo la normativa sull’impresa sociale, istituendo il servizio civile universale. La legge delega del terzo settore approvata nel maggio scorso da tempo al governo fino al giugno di quest’anno per dare attuazione effettiva a questi principi attraverso i decreti legislativi delegati. Verrà inoltre esposto il punto di vista dell’Ordine Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (tramite un rappresentante del Consiglio Nazionale). La sessione pomeridiana, coordinata dal professor Pier Antonio Varesi, mira a esaminare le problematiche e le prospettive della riforma del terzo settore dal punto di vista degli attori del sistema. Stefano Zamagni , già docente di economia politica all’Università di Bologna; Elena Zuffada , docente di economia aziendale alla sede di Piacenza dell’Università Cattolica di Piacenza; Giorgio Fiorentini , docente Senior di economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche all’Università Bocconi. Luigi Bobba , Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha promosso la riforma ed è attualmente il punto di riferimento del Governo per la sua attuazione.

 

Ius soli, la legge imperfetta

Ogni legge in questa materia è per definizione imperfetta, e imperfetta non potrà che essere anche la legge che esiterà dal dibattito parlamentare. Già oggi, circa 4 su 10 degli stranieri che diventano cittadini (oltre 200mila nel 2016) sono giovani fino ai 19 anni, divenuti italiani per scelta al raggiungimento della maggiore età o, più spesso, per trasmissione dai genitori che hanno maturato i requisiti per richiedere la naturalizzazione. Fomentare la paura che “regalando” la cittadinanza si finirà con l’immettere nel corpo della nazione persone di dubbia lealtà può essere un argomento seducente, ma che diventa insostenibile quando lo si indichi come probabile effetto della riforma in discussione. A calamitare gli immigrati, specie quelli irregolari, è semmai, da sempre, l’ampia e radicata economia sommersa, con la sua insaziabile domanda di lavoro iper-adattabile, insieme alla nostra “tolleranza” verso l’immigrazione irregolare e le pratiche d’aggiramento della legge (che vedono gli immigrati perfettamente “integrati” al mal costume italico). Poiché un mutamento di status non avrà alcuna efficacia nel riequilibrare la composizione di una popolazione che registra - nonostante il contributo di un’immigrazione concentrata nelle età riproduttive - un numero di nascite annuali più che dimezzato rispetto a quello dei mitici anni del baby boom. Tanto da renderci sconcertati di fronte a un paese che tollera, nei confronti degli immigrati per i quali s’invoca l’uguaglianza, situazioni di sistematica violazione dei diritti più basilari, e condizioni di sfruttamento che rasentano lo schiavismo. Ma il suo significato potrebbe essere ancor più rilevante per le molte giovani vittime della condizione di disagio strutturale che segna l’esperienza dei figli di un’immigrazione concentrata nei gradini più bassi della stratificazione sociale.

 
Go top