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In corsa per un’estate solidale

charity work program In corsa per un’estate solidale Tra luglio e settembre sono 46, selezionati tra 178 candidature , gli studenti in partenza per il Charity Work Program , che offre la possibilità di vivere un’esperienza di volontariato in 15 Paesi in via di sviluppo . Nuove destinazioni Romania e Nepal 18 giugno 2019 Sono 46 gli universitari che quest’estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program . Mentre prosegue l’allargamento del programma a neolaureati e iscritti a master, dottorati e scuole di specializzazione, anche quest’anno il Charity Work Program promuove nuove destinazioni e nuove partnership con Ong e Onlus che lavorano in Africa, Asia e Sud America. Ventuno progetti in 15 Paesi ospiteranno gli studenti che, grazie alle scholarship della durata di 3 – 8 settimane, potranno vivere la loro esperienza di volontariato in Albania, Bolivia, Brasile, Camerun, Ghana, Guatemala, India, Madagascar, Messico, Nepal, Romania, Senegal, Terra Santa, Zambia e Uganda . Due importanti new entries nell’edizione 2019 del Charity Work Program sono la Romania , seconda destinazione europea a rientrare nel programma dopo il successo riscosso dalla destinazione dell’Albania, che viene riproposta nell’edizione di quest’anno. charityworkprogram #solidarieta' #cooperazione #volontariato Facebook Twitter Send by mail MISSION EXPOSURE L’Università Cattolica promuove un’altra iniziativa nel campo del volontariato, Mission Exposure , ideato dal Centro Pastorale e dal Cesi in collaborazione con il Pime, che propone agli studenti un’esperienza di missione. L’edizione 2019 coinvolge 10 studenti delle facoltà di Scienze politiche e sociali, Psicologia, Scienze della formazione, Scienze bancarie, Scienze linguistiche, Lettere e Filosofia.

 

Charity, la solidarietà contagiosa

CHARITY WORK PROGRAM Charity, la solidarietà contagiosa Camerun e Kenya sono le prime destinazioni per i 50 studenti dell’Ateneo che vivranno un’estate di volontariato nei Paesi in via di sviluppo con il progetto del Cesi. Sono i due paesi dove voleranno i primi quattro dei cinquanta studenti dell’Università Cattolica che quest’anno trascorreranno un’estate diversa grazie al Charity Work Program . Francesca e Chiara, entrambe iscritte alla facoltà di Scienze politiche e sociali, si recheranno nella città camerunense di Mbalmayo al Centre de Promotion Sociale (Cps), che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo umano, culturale e spirituale della popolazione locale. Alberto, di Scienze politiche e sociali, e Altea, di Giurisprudenza, opereranno nella baraccopoli di Nairobi fianco a fianco con il personale di Alice for Children, nelle scuole primarie di Korogocho e Dandora. In alcuni di questi casi, proprio per consentire un percorso di volontariato più completo, il periodo di permanenza all’estero è di due mesi. Tra le novità di quest’anno il maggior numero di destinazioni: 20 diversi progetti in 15 Paesi ospiteranno gli studenti, comprendendo nuove mete Ghana, Filippine e Kenya (queste ultime due la prima volta in assoluto), Brasile, Bolivia, Camerun, Etiopia, India, Perù, Senegal, Tanzania, Terra Santa e Uganda . Il progetto offre un’esperienza di missione agli studenti delle facoltà di Psicologia e Scienze della formazione del campus di Milano.

 

Charity, si parte anche d’inverno

ateneo Charity, si parte anche d’inverno Per la prima volta il Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale lancia un’edizione invernale con quattro posti disponibili per studenti di Lettere e di Scienze della formazione. In attesa di conoscere le destinazioni del 2018, il Centro di Ateneo per la Solidarietà Internazionale (Cesi) lancia per la prima volta una winter edition, denominata Pre–Charity . Quattro i posti disponibili per due destinazioni: Eritrea , riservata alle studentesse iscritte a un corso di laurea della facoltà di Lettere e filosofia , ed Etiopia , destinazione aperta agli studenti iscritti alla facoltà di Scienze della Formazione . Prima della partenza le studentesse parteciperanno ad un breve percorso di formazione sugli strumenti della catalogazione libraria a cura del personale della Biblioteca dell’Ateneo. A Shire , in Etiopia, gli studenti affiancheranno invece gli insegnanti della scuola materna nelle attività di animazione proposte ai 380 bambini di età compresa tra i 3 e i 7 anni che ogni giorno affollano le aule della scuola gestita dalle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida. Gli studenti saranno coinvolti anche in un percorso di formazione rivolto agli insegnanti della scuola. Tutti i dettagli su come iscriversi, test di lingua e infosession (importanti per approfondire anche i contenuti del progetto) sono disponibili online sul sito del Cesi.

 

Sulle Ande la moda social

In questi anni, infatti, ProgettoMondo Mlal ha analizzato le principali problematiche del territorio, quali la perdita progressiva dei saperi internazionali, le carenze tecnico-produttive, la mancanza di attenzione alla qualità dei prodotti, la difficoltà di accesso ai mercati nazionali e internazionali e l’assenza di coordinamento tra pubblico e privato. Per anni infatti non è mai stata data la possibilità alle donne di trovare un’occupazione che permettesse loro di contribuire al sostentamento familiare e di portare avanti la tradizione andina ma ora, grazie al progetto Hilando Culturas, ciò è possibile. Nello specifico ho vissuto la mia esperienza lavorando con Comart, una associazione senza scopi di lucro che lavora con 37 laboratori organizzati di artigiani e artigiane, che partecipano all’organizzazione tramite i propri rappresentanti durante le assemblee, seminari. Oltre che per la funzione commerciale è stato deciso di utilizzare il profilo Facebook anche come piattaforma per trasmettere e condividere conoscenza, postando di tanto in tanto notizie sulla storia dei prodotti, sul significato delle rappresentazioni e sull’importanza di salvaguardare la tradizione. Un ulteriore passo avanti è stato quello di consigliare l’apertura di una pagina Instagram, maggiormente dedicata a scopi commerciali, poiché si sta diffondendo molto velocemente l’utilizzo di questo secondo social, specialmente tra i giovani ma non solo. Dal punto di vista commerciale un ultimo traguardo è stato quello di iscriversi a un sito web che permette l’esportazione dei prodotti in qualsiasi parte del mondo, attività non presente prima del nostro arrivo, in passato discussa ma mai messa in atto. Per questo è stato molto utile l’incontro di preparazione a Verona dove abbiamo appreso aspetti importanti di quella che è la loro cultura, il loro comportamento, le loro usanze, la loro religione.

 

Charity, la prima volta in Nepal

CHARITY WORK PROGRAM Charity, la prima volta in Nepal Due nuove destinazioni per il programma di volontariato internazionale: oltre allo Stato himalayano si aggiunge anche la Romania come secondo Paese europeo, per un totale di 21 progetti. In Nepal gli studenti iscritti a un corso di laurea della facoltà di Scienze della Formazione trascorreranno il loro periodo di volontariato presso la Ong Engage. In totale sono più di cinquanta gli studenti che la prossima estate scriveranno una voce nuova nel proprio Cv grazie al Charity Work Program, il programma di volontariato internazionale promosso dal Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale (Cesi) . Un’iniziativa che, grazie al contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori e ai fondi del 5 per mille, da dieci anni offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato in Paesi emergenti e in Via di Sviluppo. Per questo è scelta da un sempre crescente numero di studenti, come emerge dal significativo aumento delle richieste di partecipazione: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dell’anno precedente. Nel corso degli anni il Charity è stato modulato in modo da rappresentare un percorso sempre più coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte infatti solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo. charityworkprogram #solidarieta' #volontariato Facebook Twitter Send by mail INTERNATIONAL VOLUNTEERING È un programma di Volontariato internazionale rivolto a tutti gli studenti e ai neolaureati dell’Università Cattolica, per tutti gli anni di corso, tutte le facoltà, tutte le sedi.

 

Charity, le nuove mete

ateneo Charity, le nuove mete Con le info session in programma in tutte le sedi, il Charity Work Program presenta i nuovi progetti per vivere un’estate alternativa all’insegna della solidarietà nei Paesi in via di sviluppo. Per due studenti di Economia la prossima estate si aprirà la possibilità di collaborare con la Ong Vis nelle attività di animazione territoriale sulla valorizzazione del territorio nei distretti di Malësi e Madhe. L’Organizzazione non governativa si occupa da anni di contrastare il fenomeno dell’emigrazione giovanile soprattutto con l’ampliamento delle opportunità occupazionali, in particolare per i giovani, tramite il sostegno alle imprese familiari e ai servizi agrituristici e un migliore inserimento formale nell’economia di mercato. È il modo concreto e diretto che il Charity Work Program offre agli studenti dell’Ateneo di vivere u n’estate alternativa all’insegna della solidarietà nei Paesi in via di sviluppo , in cui l’Ateneo ha all’attivo partnership e collaborazioni. Promosso dal Centro di Ateneo per la Solidarietà internazionale (Cesi) , anche grazie al supporto dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, il programma 2018 offre 53 scholarship della durata di 3 – 8 settimane . Per studenti iscritti a un corso di laurea dell’Università Cattolica 30 scholarship includono le spese di viaggio, assicurazione, visto, pick-up service da e per l’aeroporto e alloggio presso strutture presenti nei Paesi ospitanti. Anche perché, oltre a rappresentare un’occasione altamente formativa sul fronte della crescita personale, il Charity consente di arricchire in maniera significativa il Cv degli studenti.

 

Betlemme, le donne fanno la storia

charity work program Betlemme, le donne fanno la storia In una terra in cui il conflitto è palese, ciò che colpisce sono le esperienze, tutte al femminile, di aiuto ai più poveri e ai più piccoli. Anche la mia. Parla Eliana di Scienze politiche e sociali 25 settembre 2017 di Eliana Coraci * La Palestina è una terra così complessa che non bastano molti libri a conoscerla. Eppure, più della segregazione, più dell’aggressività dei bambini e ancor più delle reti che circondano Hebron da ogni lato, ciò che mi ha veramente colpito del mio Charity Work Program a Betlemme sono le donne che ho conosciuto in Palestina. Come Suor Caterina , georgiana, che lavora instancabilmente per anziani e indigenti alla Società Antoniana di Betlemme; o Flavia , palestinese, che a fianco dell’orfanatrofio Creche ha creato un sistema per restituire dignità alle persone in stato di necessità e per aiutarli a inserirsi nuovamente in società. Oppure le suore di Effetà , centro per bambini sordi, che si dedicano all’istruzione di bambini musulmani, per i quali organizzano anche corsi di Corano. Ma quel mondo lì, quel mondo di oppressione militare e sociale, di povertà, di dignità, di estrema generosità e di speranza ha contribuito a cambiare il mio, di mondo. Leggi il suo racconto LA FATICA DI CAPIRE IL CONFLITTO Più si cerca d’entrare nella questione israelo-palestinese, più si resta confusi: di chiaro ci sono la diversità della vita nei due Paesi e un muro che li divide.

 

Un caos pieno di vita

charity work program Un caos pieno di vita L’Africa, con i suoi bambini, il traffico, le canzoni e il suono dei tamburi trasuda voglia di vivere. Quella che hanno Rosalba e Giulia , di Scienze politiche e sociali, che hanno misurato a Dakar la loro vocazione alla cooperazione allo sviluppo. dicembre 2017 di Giulia Bomba e Rosalba d’Aniello * Dakar, capitale del Senegal, è una città molto grande e caotica. Le strade sono sempre trafficate e piene di tassisti con i quali la contrattazione è all’ordine del giorno dal momento che il prezzo richiesto per il tragitto è sempre superiore a quello reale. Dakar, con il suo Monument de la Renaissance africaine , la Grand Mosque , i mercati tipici, la pittoresca isola di Gorée, patrimonio dell’Unesco, conosciuta come “isola degli schiavi” (nome che deriva dal suo passato in epoca coloniale), l’isola di Ngor e le isole della Madeleine, anch’esse patrimonio dell’Unesco. Nei due mesi trascorsi in Senegal, abbiamo avuto l’occasione di avvicinarci al mondo della cooperazione allo sviluppo e di conoscere una cultura molto lontana dalla nostra. Al termine del viaggio abbiamo maturato una consapevolezza nuova che porteremo nel cuore per tutta la vita: “l’Africa, con i suoi bambini, il costante traffico, le canzoni e i il suono dei tamburi rappresenta il caos, un caos pieno di vita!”.

 

In Senegal cercando somiglianze

Charity Work Program In Senegal cercando somiglianze Il progetto di volontariato nella Ong Vis di Valentina , di Scienze politiche, non è stata solo un’esperienza professionalizzante ma una vera e propria lezione di vita. ottobre 2018 di Valentina Filippini * Due mesi di volontariato in una Ong sono un’opportunità senza precedenti per chi studia cooperazione allo sviluppo. Mi ha permesso di vestire per due mesi i panni di chi, da molti anni, ha deciso di dedicare la propria vita a questo lavoro e di capire che era il sentiero che avrei voluto intraprendere in futuro. I nostri compiti, prevalentemente da ufficio, ci hanno permesso di mettere in pratica quanto imparato sul project cycle management e di capire anche cosa serve, oltre alla formazione universitaria, per approcciarsi al mondo del lavoro permettendo così di comprendere cosa portare preziosamente nel mio bagaglio personale. Partendo per un’altra realtà mi sono così confrontata non solo con un mondo diverso, ma ho avuto la possibilità di misurarmi anche con me stessa, ritrovarmi negli sguardi incrociati in questi mesi, nelle strette di mano, nel calore delle persone. Come dice Claudio Magris, “viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra”. Per i corridoi dell’università mi sentivo però diversa, cresciuta, grata e consapevole di ciò che questo viaggio aveva generato in me. Ho avuto l’occasione di confrontarmi con i nostri compagni di corso, molti dei quali partiti grazie al Charity Work Program per una esperienza all’estero.

 

Charity, un'esplosione di vita

Charity Work Program Charity, un'esplosione di vita Grazie al Charity Work Program , 54 studenti hanno vestito i panni di volontari in 20 Paesi e quattro continenti. Dai loro racconti emerge che è molto di più quanto hanno ricevuto di quanto hanno donato, con un arricchimento anche sul piano professionale. A spiegarlo sono alcuni degli studenti che hanno vissuto la scorsa estate l’esperienza del Charity Work Program, accogliendo la proposta del Centro di Ateneo per la solidarietà internazionale (Cesi). Nei loro racconti, che pubblichiamo in questa pagina, emerge, come un filo rosso, la certezza di aver ricevuto molto di più di quanto hanno donato e di essere tornati nel nostro Paese cambiati. Il Charity Work Program è promosso dal Cesi e che, grazie a fondi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, offre l’opportunità di vivere un’esperienza di volontariato nei Paesi in via di sviluppo ed emergenti in cui l’Ateneo ha all’attivo partnership e collaborazioni. Lo dimostra l’aumento nel corso degli anni sia delle scholarship sia delle richieste di partecipazione degli studenti: nel 2018 hanno preso parte alle selezioni 275 studenti provenienti da tutte le facoltà e da tutte le sedi dell’Università Cattolica, con un incremento pari al 18% rispetto all’edizione dello scorso anno. Il programma, oltre a rappresentare un’esperienza altamente formativa dal punto di vista della crescita personale, è stato modulato in modo da fornire un percorso coerente con gli studi: numerose destinazioni sono aperte solo a studenti di determinate facoltà, privilegiando percorsi ad hoc sulle discipline insegnate in Ateneo.

 

Cochabamba, la pazienza di educare

Charity Work Program Cochabamba, la pazienza di educare Per Alessia , studentessa di Cooperazione allo sviluppo, il Charity Work Program in Bolivia era la quarta esperienza di volontariato all’estero. In realtà, adagiata in una conca circondata dalle Ande, la città dell’eterna primavera non si sbilancia in nulla: non vanta l’altitudine di La Paz, né la modernità di Santa Cruz, i suoi abitanti sono un poco schivi e riservati ma non mancano di gentilezza. Cochabamba sarebbe stata però il teatro della mia esperienza all’interno del Charity Work Program , della scoperta del lavoro congiunto tra l’Ong Vis e Epdb, del progetto “ Escuelas de Líderes ” e del lavoro di due mesi con i miei “ wawas ” di quattro collegi differenti, nella zona sud della città. I primi giorni li abbiamo passati tra fogli e planning , il nostro compito era quello di impostare un programma di lezioni teoriche e laboratori pratici che andassero a sviluppare i progetti che gli stessi studenti e professori avevano pensato come fondamentali per l’unità educativa tutta. Avrei poi imparato, schiudendo le varie componenti della matrioska, ad apprezzare le differenti sfumature di ogni gruppo di líderes, di ogni piccola comitiva di amici, fino a ogni animo e carattere del singolo, in un’età di tempeste e domande. E mentre procedevamo con le lezioni mi hanno introdotto alla loro realtà, fatta spesso di lavoro dopo la scuola, di genitori assenti, di ragazzine giovanissime e già madri. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

Benedetta, MacGyver in rosa

charity work program Benedetta, MacGyver in rosa La studentessa di Piacenza, nelle quattro settimane di Charity work program in Perù , oltre a portare le sue conoscenze sulle tecnologie alimentari, ha costruito un filtro per l’acqua assemblato con sabbia e sassi in un territorio ad alto rischio infezioni. Da lì due carretti ci hanno condotto all’Universidad Católica Sedes Sapientiae (UCSS) di Nopoki, la sede universitaria ha ospitato me, Carolina e Barbara, studentesse di Food Marketing e strategie commerciali a Piacenza, per quattro settimane di questa esperienza unica. Ad attenderci il direttore Julio e la professoressa Rossio, nostra principale riferente insieme all’aiuto di due ex alunni, nonché docenti della facoltà di Ingegneria Agraria di Nopoki. Oliver, giovanissimo insegnante di chimica, ci ha sostenuto nel progetto per cui eravamo state selezionate e ci ha portato alla scoperta di luoghi caratteristici nelle vicinanze della cittadina, facendoci scoprire, in particolare, le Quebradas, cascate che loro definiscono come le nostre piscine. Con lui siamo andate alla scoperta della natura e della giungla, abbiamo fatto “escursioni” nelle piantagioni di cacao, di caffè e di ananas, che sono le più importanti materie prime del territorio. Le mie due compagne sono partite con l’obiettivo di trovare una strategia di mercato efficiente, che potesse essere applicata a una realtà forse più arretrata rispetto alla nostra, con l’obiettivo di implementare il mercato locale. Siamo giunte ad Atalaya con moltissimo entusiasmo, con la volontà di conoscere e di farci conoscere, di relazionarci e condividere punti di vista.

 

Non l’avrei mai detto

charity work program Non l’avrei mai detto Giuseppe, studente del quarto anno di Medicina, non immaginava che il Charity Work Program in Uganda sarebbe stata l’esperienza più bella e più forte della sua vita. Non l’avrei mai detto che sarebbe stata l’esperienza più bella e più forte della mia vita (finora). Questione di cultura, e lo si vede nelle piccole cose come magari trovare la mattina l’intera famiglia del paziente dormire per terra pur di stare il più possibile con il proprio caro ricoverato. E allora ti rendi conto che, davanti a te, in quelle stanze, non hai solo una persona ricoverata con un numero di letto, che ha questo o forse quest’altro problema che oggi o magari domani riuscirai a risolvere. Davanti a te hai un uomo con una famiglia vicino con cui parlare, discutere, con cui gioire in caso di successo o piangere quando capisci che la soluzione c’è ma non hai i mezzi per raggiungerla. Già perché al Benedict Medical Centre non ci sono i mezzi più sofisticati e costosi ovviamente, ma tutto si basa sul dialogo, sul contatto fisico col paziente: un altro modo di vivere non solo la medicina ma la vita quotidiana. Ma quelle stesse tre settimane che sembravano lunghe prima di partire, non sono state, purtroppo, abbastanza: lo capisci quando dici addio a quei bambini con cui hai giocato tutto il giorno sotto il sole con un pallone bucato, rendendoli felici perché tu eri il loro muzungu , uomo bianco.

 

Tra l’inferno e il Paradiso

ottobre 2018 di Simone Filomia * Terra rossa, baracche, fumo nero delle vecchie macchine e una povertà che non potevo immaginare: è il mio primo impatto con l’Uganda. La vera ricchezza della gente ugandese non è il denaro, concentrato nelle mani di pochi, ma il sorriso che non abbandona mai le persone, e che porta persino i malati in ospedale a chiedere “come stai?” al medico prima che possa iniziare a parlare. Il mese trascorso in Africa è stato anche un viaggio dentro me stesso, alla ricerca dell’essenziale, di quella semplicità che porta la gente ugandese a vivere serenamente in condizioni inimmaginabili. La cosa più triste è che solo pochi tra loro hanno il privilegio di frequentare una scuola, perché il sistema scolastico è prevalentemente privato. Le persone vivono con estrema semplicità, tra le piantagioni di ananas, caffè, mais e banane, conducono una vita a ritmi lenti, nella beatitudine di chi forse è ignaro di cosa gli manca. Ma la domanda che mi sono posto è: manca davvero loro qualcosa? O siamo noi ad aver perso il senso di questa serenità? Sono solo alcune delle domande che l’esperienza in Uganda mi ha costretto a pormi. Pertanto l’esperienza clinica è diventata esperienza umana, in molti momenti triste e difficile da affrontare, in cui la morte è un evento frequente anche tra persone giovani e viene accettata come un momento purtroppo inevitabile.

 

La potenza del dialogo

E due mesi in Ghana hanno modificato la mia percezione nel vedere gli eventi, portando davanti ai miei occhi un popolo aperto, generoso, ospitale e accogliente. L’impressione è che diritti umani basilari (quali il patrocinio di un avvocato, un giusto processo o una pena equa) siano ancora violati, nonostante le formali adesioni ai protocolli internazionali da parte dei governi Ghanesi. Non dimenticherò mai la soddisfazione di David, il logista di Accra, dopo essere riusciti a ottenere il permesso per svolgere un questionario da sottoporre agli adolescenti del riformatorio. Tra i tanti, due sono i luoghi il cui ricordo rimarrà indelebile nella mia mente: il primo è il campo profughi liberiano di Accra e il secondo è la Brong Ahafo Region, regione ghanese con il maggior tasso di migrazione. Aver visto le case delle persone che lì vi dimorano, sentito i loro racconti e le loro storie, mi porterà ancora di più a pensare tenendo conto delle diverse prospettive, soprattutto riguardo al fenomeno migratorio. Devo ringraziare Gianpaolo, rappresentate paese della Ong Vis in Ghana e costante e fondamentale punto di riferimento, perché senza la sua preziosa guida tutto ciò non sarebbe stato possibile. L’edizione 2017 ha coinvolto 45 studenti che hanno preso parte a diciassette progetti situati in Bolivia, Brasile, Camerun, Etiopia, Filippine, Ghana, Kenya, Madagascar, Perù, Senegal, Sri Lanka, Terra Santa e Uganda.

 

Il volontariato che apre gli occhi

Charity Work Program Il volontariato che apre gli occhi Per Francesca , di Scienze della formazione, il Charity Work Program nel cuore di Gerusalemme è stato un’esperienza per allargare mente e cuore e imparare l’importanza e la gioia del condividere e del donarsi per gli altri. Il cielo è quasi sempre terso e tutti gli edifici, dalle abitazioni private ai grattacieli pieni di uffici e impiegati, sono tutti costruiti in pietra chiara: un particolare che dona alla città una luminosità intensa e particolare, che ho negli occhi ancora adesso. La seconda cosa che ti colpisce è il numero di bambini di ogni famiglia di ebrei ortodossi che incontri per strada: non meno di tre, di solito sei, a volte nove. Del nostro arrivo mi ricordo molto bene gli occhi grandi e curiosi di Josie, un bambino di 5 anni che ci è subito venuto incontro con un gran sorriso, entusiasta della novità che costituiva il nostro arrivo. Dopo le giornate intense e frenetiche di lavoro era bello trovarsi la sera con gli altri volontari, che avevano seguito ciascuno un diverso gruppo di bambini, e dirsi quello che era capitato durante la giornata. La posizione della casa, molto vicina al cuore di Gerusalemme, ci ha permesso di visitare il centro storico della città più di una volta, anche durante la settimana se la stanchezza lo permetteva, appena terminate le attività con i bambini. Grazie all’aiuto di padre Yunus, un frate cappuccino che viveva nel vicino convento che ci ha procurato un passaggio su un pullman di turisti siracusani, siamo anche riusciti a visitare Nazareth, il lago di Tiberiade, Cafarnao e il monte delle beatitudini.

 

Volontari tra foresta e piantagioni

Per Barbara , che studia Food marketing a Piacenza, il Charity è significato incontri con studenti e docenti locali nel nome di un progetto sulla sicurezza alimentare. ottobre 2017 di Barbara Cisternino * Non è stato semplice raggiungere Atalaya, ma una volta arrivata con le mie compagne di viaggio Benedetta e Carolina, è stato ancor più difficile dirle addio. In particolare Richard, un professore d’ingegneria agraria dalle mille risorse, ha messo a disposizione il suo tempo per farci visitare le piantagioni di caffè e cacao dell’università e, con l’aiuto della professoressa Rossio, ha organizzato delle lezioni per approfondire il processo di produzione e di vendita di questi prodotti. I ragazzi dell’università inizialmente hanno avuto un po’ più di difficoltà ad aprirsi, ma sin dai primi giorni alcuni di loro si sono fatti avanti chiedendoci di insegnare loro l’italiano. I peruviani sono pieni di risorse, per non parlare della capacità di adattamento e di trovare soluzioni a tutto: Richard avrebbe potuto costruire un aereo con quello che trovava in giro e con un po’ di colla. Grazie alle direttive di Benedetta, studentessa di Scienze alimentari, e l’ingegno di Richard, siamo riuscite a costruire questo filtro: spero possa essere solo l’inizio di un progetto sulla sicurezza alimentare che si sta cercando di sviluppare tra la UCSS e la nostra università. Leggi il racconto della sua esperienza IN PERÙ A SPORCARSI LE MANI Il Charity Work Program di Carolina , studentessa di Food Marketing a Piacenza, non è stato un lavoro nei campi ma “sul campo”: quello della solidarietà, dell’incontro con gente diversa, della collaborazione a un progetto sulla sicurezza alimentare.

 

Medico e uomo crescono insieme

dicembre 2017 di Daniele Di Natale * Ricorderò sempre con grande emozione ogni singolo momento, ricreativo e non, di questa esperienza in Uganda. Il Charity Work Program è senza dubbio un'occasione di crescita professionale e ancor di più personale, qualcosa che dovremmo fare tutti almeno una volta nella vita per apprezzare la diversità e le ricchezze di un contesto a noi totalmente estraneo. L’edizione 2017 ha coinvolto 45 studenti che hanno preso parte a diciassette progetti situati in Bolivia, Brasile, Camerun, Etiopia, Filippine, Ghana, Kenya, Madagascar, Perù, Senegal, Sri Lanka, Terra Santa e Uganda. Scopri la scheda del progetto in Uganda .

 

A Korogocho il canto salva il mondo

Dopo aver caricato i numerosi bagagli partiamo alla volta di Alice Village: ci era stato anticipato che il viaggio sarebbe durato un’oretta ma non ci avevano detto che sarebbe stata un’ora carica di emozioni. Lo stile di guida dei kenioti è diverso da quello occidentale e non mi riferisco solo al lato di guida: sorpassi da ogni lato, precedenze inesistenti, traffico difficilmente immaginabile. Alice Village è una casa famiglia a cui vengono affidati bambini e ragazzi che vengono tolti alle famiglie per vari motivi soprattutto legati a problemi economici, di alcool o droga. A metà pomeriggio iniziano ad arrivare i primi ragazzi di ritorno da scuola e così abbiamo la possibilità di iniziare a conoscerli: sicuramente la prima cosa che colpisce è la gioia e la spensieratezza con cui questi ragazzi fanno qualsiasi cosa (tranne i compiti). I giorni successivi visitiamo le due scuole di Twins International nelle baraccopoli di Dandora e Korogocho: l’impatto con le slum è sicuramente molto forte ma l’ospitalità dei maestri e dei bambini ci fa subito sentire a nostro agio. Di giorno in giorno mi diventa evidente che avrei ricevuto più di quanto sarei mai riuscito a donare: nel mio Charity in Kenya tutte le emozioni sono amplificate perché i bambini che incontri, soprattutto nelle baraccopoli, ti insegnano una cosa fondamentale: ciò che conta è l’essenziale. In visita alla scuola di musica di St. John a Korogocho, nella sala prove ci ritroviamo nel mezzo di un gruppo di ragazzi sorridenti e pieni di energia mentre sullo sfondo si può scorgere attraverso una piccola finestra la sagoma della discarica di Dandora.

 

Uno sguardo sincero sul mondo

Charity Work Program Uno sguardo sincero sul mondo È quello che ha donato l’esperienza del Charity Work Program in Uganda ad Alessandro , studente di Medicina. Un Paese dove la terra è rossa, la gente è povera e ride, soffre ma accoglie coraggiosa la malattia e vede il camice bianco come un dono del cielo. ottobre 2018 di Alessandro Petrecca * In Uganda la terra è rossa, la gente scalza e l’aria piena di polvere. Le ruote sussultano sopra le strade di Kampala e sfilano disordinate tra la folla, troppe auto e tantissime moto, così tante che ti ritrovi circondato ed improvvisamente imbottigliato in un traffico scomposto, che fa a pugni per sbrigliarsi e spingersi in avanti. In Uganda la gente è povera e ride, ti guarda mentre passi, osserva come sei vestito, il mondo diverso dal quale vieni, ma non è invidiosa, anzi ti accetta, ti saluta, ti apprezza. In Uganda la gente è coraggiosa, vive la malattia come una battaglia, la guarigione come una salvezza, il tuo camice bianco come un dono dal cielo. In Uganda mi sono ritrovato spettatore di una realtà che non mi apparteneva, ma che ho imparato a sentire mia, di un popolo sconosciuto, che mi ha amorevolmente accolto, di un’umanità senza interessi, che mi ha regalato uno sguardo più sincero per vedere il mondo.

 

La carezza del dottore

Charity Work Program La carezza del dottore Anna, avendo appena finito il terzo anno di Medicine and Surgery , temeva di non potersi rendere utile al Benedict Medical Center di Kampala cui era stata destinata ma ha capito che anche un solo sorriso è una cura per chi soffre. ottobre 2018 di Anna Quagliariello * Il mese trascorso in Uganda mi ha arricchito molto dal punto di vista professionale e, soprattutto, sotto il profilo umano. Mi ha dato l’opportunità di assistere a procedure mediche che non avevo mai visto prima e di affiancare infermiere e medici locali nel loro lavoro quotidiano. Avendo appena finito il terzo anno, ero consapevole che le mie conoscenze fossero piuttosto limitate e temevo di non avere i mezzi per rendermi utile. Ho capito, invece, che a volte basta un sorriso, una parola di conforto o una carezza per stare vicino a chi soffre. Kampala è una città caotica e disordinata ma in grado di regalare emozioni forti: mi tornano in mente gli odori intensi, i colori sgargianti delle stoffe, il rumore dei motorini che sfrecciano in tutte le direzioni, il rosso della terra e i bambini che giocano scalzi per strada. Gli studenti beneficiano della possibilità di vivere un'esperienza di volontariato internazionale in strutture situate in Paesi Emergenti e in via di Sviluppo.

 

L’ospedale? Una scuola sul campo

Charity Work Program L’ospedale? Una scuola sul campo Al Benedict Medical Centre mancano i mezzi, ma ci sono medici che non sono solo professionisti, sono amici, sono confidenti, nei quali i pazienti e noi studentesse, abbiamo trovato una guida. ottobre 2018 di Francesca Albanesi * Quando sono atterrata a Entebbe i colori sono stati la prima cosa a avermi colpita: il rosso della terra, il verde delle piante. L’Uganda, il BMC, sono stati i luoghi in cui ho vissuto una delle esperienze più belle, forse la più assurda finora, della mia vita. Ma ci sono medici che non sono solo professionisti, sono amici, sono confidenti, nei quali i pazienti e noi studentesse, abbiamo trovato una guida. Persone che mi hanno fatta sentire a casa, accolta, persone che porto nel cuore e spero di poter rivedere un giorno. Ho imparato a accontentarmi, a fare a meno di molte cose, ho imparato a essere felice solo per il sorriso delle mie compagne di viaggio e delle persone che mi circondavano. Le parole per descrivere tutto ciò sono difficili da trovare, sicuramente le fotografie possono raccontare meglio questo viaggio, e il mio augurio a chiunque mi legga è: andate.

 

La magia di sentirsi accolti

Charity Work Program La magia di sentirsi accolti Marta , di Lettere e filosofia, è partita per l’Etiopia senza precise aspettative se non quelle di “testare” le tecniche di teatro sociale che sta studiando. Ma l’esperienza di Charity Work Program le ha dato in cambio molto di più di quanto ha donato. novembre 2018 di Marta Reichlin * Sono partita per l’Etiopia all’avventura, senza volermi fare troppe idee su come sarebbe stato prima di partire: di certo avevo voglia di mettermi in gioco e di conoscere una nuova cultura ma non avrei mai potuto né osato immaginare così tanto. Dopo un breve passaggio ad Addis Abeba, dove siamo state subito accolte dalle suore, io e la mia compagna di viaggio ci siamo trasferite a Debre Birhan , dove le suore gestiscono la scuola materna, elementare e media in cui noi avremmo organizzato corsi di inglese e attività di doposcuola. Se queste erano le richieste “ufficiali”, la mia sfida personale era quella di sperimentare le tecniche teatrali come forma di intervento educativo e sociale: si tratta del particolare ambito del “teatro sociale” su cui sto svolgendo attività di ricerca per la mia tesi magistrale. E noi stiamo sognando con loro di organizzare una colletta tra tutte le studentesse che hanno avuto la fortuna di conoscerli in questi anni per regalare loro un viaggio altrimenti impossibile. Da Leul e Dian ho imparato, e poi a mia volta sperimentato in prima persona, quanto possa essere prezioso e arricchente donare il proprio tempo e le proprie capacità per una volta senza limiti di tempo, un mese intero da dedicare agli altri e a se stessi.

 

Filippine, lezioni di economia

charity work program Filippine, lezioni di economia Ilaria , studentessa di Economia a Roma, ha organizzato un piccolo corso per le mamme dei villaggi. dicembre 2017 di Ilaria Canonico * Sono stata nelle Filippine due mesi e prima di luglio: non ero mai stata fuori dall’Europa, non avevo mai fatto uno scalo, cambiato valuta, o atteso al Gate qualcuno che non conoscessi. Vi era una serie di villaggi in cui le case erano tutte uguali; molte di esse avevano in veranda dei piccoli negozietti dove comprare beni di prima necessità o Street Food, e i bambini giocavano tutti insieme davanti alle porte delle loro case. Trascorrevo le mie giornate prevalentemente in ufficio per organizzare e preparare le lezioni di economia o nella bakery dove venivano prodotte e confezionate tortine, biscotti e pizzette deliziose che venivano poi portate alle scuole del circondario o di Manila. Solitamente invece il sabato andavamo nella comunità di Trece Martires per fare attività di gioco con i bambini e quelli sono stati probabilmente i miei momenti preferiti perché giocando ogni tipo di barriera culturale cade e rimangono solo le risate e la voglia di conoscersi e divertirsi. Nelle ultime settimane del mio soggiorno ho tenuto delle piccole lezioni di economia per le mamme dei ragazzi della comunità ed è stato bellissimo! Devo essere sincera non mi aspettavo una partecipazione così attiva, la loro voglia di fare e di apprendere è stata sorprendente. Le Filippine non sono un paese facile in questo momento: la politica e l'Isis hanno reso molti luoghi così pericolosi che anche le suore delle comunità locali hanno paura ad avvicinarsi per svolgere il loro compito di sostegno alla comunità.

 

Non colpevoli ma responsabili

charity work program Non colpevoli ma responsabili Angela , nel suo Charity Work Program in Ghana, si è misurata con il fenomeno della migrazione e della miseria che l’accompagna. dicembre 2017 di Angela Roberto * Il Ghana è il paese più ricco dei suoi vicini ma la povertà è tangibile. Quello che mi ha colpito di più all’arrivo è stata la quantità di gente che cammina per strada portando sulla testa bevande, cibo, vestiti e qualunque oggetto vendibile. Io e Andrea, il mio compagno di Charity Work Program, abbiamo aiutato nella campagna di sensibilizzazione in Brong Ahafo Region (la parte con il più alto tasso di migrazione verso l’Europa), incontrando personalità del luogo e parlando direttamente con la gente del posto. Addentrarsi così a fondo nel fenomeno migratorio mi ha permesso di guardare la realtà attuale con occhi diversi, con un’empatia maggiore nei confronti di chi non ha avuto la possibilità di nascere nella parte del mondo in cui muoversi liberamente per viaggiare o cercare lavoro è la normalità. Non è stato facile accettare la realtà di questo Paese perché le sue contraddizioni mi sono sembrate tante volte inaccettabili, ma allo stesso tempo mi sono stupita di come, una volta entrata nella mentalità ghanese, tutto risulti più naturale. E ringrazio Gianpaolo, il nostro capo progetto, per avermi fatto capire che la strada che ho intrapreso è quella giusta e questo è solo l’inizio di mille racconti.

 

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