La tua ricerca ha prodotto 72 risultati per covid.
Stai visualizzando i risultati 1 - 25:

Italiani, refrattari a rispettare le regole post Covid

Ricerca Italiani, refrattari a rispettare le regole post Covid Sono 4 su 10 gli italiani che faticano ad adattare i propri comportamenti alla nuova normalità dopo l’epidemia da Coronavirus. Lo rivela uno studio del centro di ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica 30 luglio 2020 «Ben più di un terzo della popolazione italiana, il 38% per la precisione, trova molto difficile cambiare le proprie abitudini di vita, anche se in gioco c’è la tutela dalla pandemia». La percentuale di persone che è riluttante a cambiare le proprie regole di vita è molto elevata e va a incrociare variabili socio-demografiche. La difficoltà ad adeguare le proprie abitudini alla nuova normalità imposta dalla convivenza con il nuovo coronavirus è sentita maggiormente dagli uomini (43% contro il 38% medio complessivo), soprattutto se giovani (44% nella fascia tra i 18 e i 34 anni), residenti al sud e nelle isole (42%) e con un reddito di livello medio (47%). Infatti, secondo lo studio, coloro che risultano avere un alto livello di “patient engagement” percepiscono il cambiamento delle proprie abitudini di vita nel corso di questa Fase 3 come meno difficile rispetto alla popolazione generale, mentre coloro che sono in una posizione di basso coinvolgimento percepiscono più difficoltà nel cambiamento. Questa ultime elaborazioni, e in particolare il dato che attribuisce proprio alle persone più spaventate dal rischio di contagio una maggiore refrattarietà ad adottare comportamenti di protezione dallo stesso contagio - continua la docente - mettono in luce la complessità psicologica delle reazioni degli italiani alle prescrizioni preventive. Tuttavia, come mostrato da questi dati, il processo di educazione e sensibilizzazione è molto più complesso sul piano emotivo e psicologico, soprattutto per le fasce della popolazione più giovani e culturalmente più evolute.

 

Al via una stagione turistica alternativa

L'analisi Al via una stagione turistica alternativa Il Covid ha pesantemente influenzato un settore che rappresenta il 13% del Pil. Come sarà l’estate appena iniziata? Più turismo locale, più slow, più italiani che stranieri. Parla il professor Guido Lucarno , coordinatore della laurea in Scienze turistiche 30 giugno 2020 di Guido Lucarno * La fine del lockdown sembra aver scatenato la voglia di riappropriarsi degli spazi che ci era usuale frequentare nel tempo libero. In Lombardia, negli ultimi week end, le strade che portano verso i laghi, le montagne e le città d’arte hanno cominciato improvvisamente a riempirsi di automobili e ciclomotori come nei migliori momenti delle grandi partenze per le vacanze. Sono sembrate le prove generali della ripresa di un settore di attività, quello del turismo, che più ha sofferto e che ancora soffre le conseguenze del blocco forzato. Recenti campagne pubblicitarie, magistralmente realizzate per il piccolo schermo, stanno riproponendo paesaggi, centri d’arte, tradizioni e culture delle nostre regioni (affascinante anche lo spot sul territorio bresciano) che da troppo tempo ci si era colpevolmente dimenticati di avere a pochi chilometri da casa. Le prove generali dei giorni scorsi, con file di auto incolonnate, a pochi chilometri dalle città, come nei momenti dell’esodo di agosto, ci suggeriscono che, almeno in parte, anche il turismo non sarà come prima. docente di Geografia, coordinatore del corso di laurea in Scienze turistiche e valorizzazione del territorio , facoltà di Lettere e filosofia, campus di Brescia #turismo #covid #territorio #turisti Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Vaccinazione antinfluenzale, pronte quasi tutte le regioni

Alcune di esse (Lazio e Calabria) hanno deliberato circa l’obbligatorietà della vaccinazione antiinfluenzale per determinate categorie a rischio (over-65 e operatori sanitari), mentre altre Regioni (Campania) hanno annunciato l’intenzione di introdurla. Tali vaccinazioni sono state riconosciute di primaria importanza in epoca Covid-19 dalla WHO e dal CDC, sia per ridurre il numero di pazienti con sintomatologia sovrapponibile a quelle dall’infezione da Sars-CoV-2, sia per ridurre il più possibile la circolazione di altri patogeni respiratori causa di gravi complicanze e comorbidità. L’adozione di politiche vaccinali specificamente rivolte agli operatori sanitari può inoltre consentire di tutelare e preservare il personale sanitario, riducendo per questo non solo i rischi in termini di salute, ma anche in termini di giorni di lavoro persi per malattia. A poco più di due mesi dall’approvazione del DL n.34 del 19 maggio, l’ 80% delle regioni italiane ha deliberato specifici piani di riorganizzazione dell’attività ospedaliera per il potenziamento della rete ospedaliera e delle terapie intensive. Sono 7 le regioni, prevalentemente caratterizzate da una consistente circolazione del virus , che hanno deliberato piani di riorganizzazione della rete ospedaliera in risposta a quanto richiesto dal DL 34/2020 e che avevano già riorganizzato l’assistenza ospedaliera. Circa l’evoluzione dei livelli di gravità dal 30 giugno al 14 luglio si segnala un aumento della quota sia di casi tanto gravi da richiedere TI (dall’1,94% del 30/06 al 2,66% del 14/07) sia di casi che hanno richiesto il ricovero (da 17,47% a 26,50%). Il focolaio è divampato in massima parte fra il 24 febbraio ed il 6 aprile 2020, nel centro storico di Medicina e nella frazione di Ganzanigo (circa 10.500 residenti distribuiti in un’area di 9 Kmq), all’interno del territorio del comune di Medicina.

 

Vaccino anti-Covid, italiani “poco propensi”

Il team di ricerca - svolta nell’ambito del progetto Craft della Cattolica, campus di Cremona - è coordinato dalla professoressa Guendalina Graffigna ed è composto da Greta Castellini, Lorenzo Palamenghi, Mariarosaria Savarese e Serena Barello . L’indagine non si ferma qui, e tenendo al centro il fatto che 4 italiani su 10 si dicono poco propensi a vaccinarsi, confronta questo inatteso dato con altri elementi che portano l’analisi più in profondità. Mentre più informazioni di approfondimento arrivano dall’incrocio del dato di base con i fattori socio-demografici. In generale - spiega la professoressa Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e direttore del centro di ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica - i più giovani (34% contro il 41% del totale campione) e i più anziani (29% contro il 41% del totale campione) sono meno esitanti nei confronti della vaccinazione. Questi dati sono un campanello di allarme di cui tenere conto, soprattutto perché segnalano la necessità di iniziare sin da subito con una campagna di educazione e sensibilizzazione dedicata alla popolazione in cui aiutare a comprendere l’importanza di vaccinarsi contro la Covid-19 - considera Graffigna -. Educare significa mettersi nei panni di coloro che vanno formati, e cioè partire dalle loro preoccupazioni, dalle loro aspettative di conoscenza e dalle loro domande per aprirsi a un dialogo costruttivo tra scienza e cittadinanza volto a rassicurare e sostenere il cambiamento profondo di atteggiamento. vaccino #covid #italia Facebook Twitter Send by mail Print COVID-19 A TAVOLA: TRA FALSI MITI E REALTÀ SCIENTIFICA L’alimentazione può aiutarci contro Covid-19? La risposta è affermativa, ma la questione è molto complessa e delicata.

 

Deliberati i piani di riorganizzazione della rete ospedaliera

La totalità delle regioni caratterizzate da una circolazione consistente del virus ha riorganizzato la rete ospedaliera mentre tra le regioni in cui il virus ha circolato con intensità media manca all’appello il Lazio. Infine, una buona parte di quelle regioni che hanno registrato un numero di casi limitati hanno approvato in Giunta Regionale piani di riorganizzazione ospedaliera. Sono 7 le regioni, prevalentemente caratterizzate da una consistente circolazione del virus, che hanno deliberato piani di riorganizzazione della rete ospedaliera in risposta a quanto richiesto dal DL 34/2020 e che avevano già riorganizzato l’assistenza ospedaliera. All’opposto, invece, sono 3 le regioni, tendenzialmente di piccole dimensioni e con una bassa circolazione del virus, che, al momento, non hanno approvato alcun piano di riorganizzazione ospedaliera. A livello regionale sono in corso iniziative per la formalizzazione delle modalità di erogazione delle prestazioni in telemedicina, ad integrazione di quanto definito nelle Linee Guida Nazionali definite dal Ministero nel 2014 e recepite dalla Conferenza Stato-Regioni il 25-02-2014. A livello regionale sono in corso iniziative per la formalizzazione delle modalità di erogazione delle prestazioni in telemedicina, ad integrazione di quanto definito nelle «Linee Guida Nazionali» definite dal Ministero nel 2014 e recepite dalla Conferenza Stato-Regioni il 25-02-2014. Sarebbero quindi necessarie delle linee guida comuni a livello nazionale che, garantendo le autonomie regionali ed aziendali, assicurassero comunque l’integrabilità delle nuove soluzioni con gli ambienti esistenti, soprattutto per quanto riguarda la gestione e la condivisione dei dati, già molto frammentati fra applicazioni, cloud ed archivi spesso proprietari».

 

Maturandi: università a distanza è bene, in presenza è meglio

Vanno peraltro messe in evidenza alcune consistenti “minoranze”: il 15% pensa che l’emergenza abbia influenzato pesantemente le decisioni; il 14% ha optato per un Ateneo vicino a casa e il 13%, dato di sicuro interesse, si orienta verso studi che permettano di aiutare maggiormente gli altri. Gli studenti sanno benissimo che la scelta del percorso di studi universitari condizionerà il loro futuro e si rendono conto dell’importanza di scegliere un corso di studi che li motivi nella prospettiva di fare un lavoro che piaccia», ha osservato il rettore Anelli. Però questa emergenza ci ha fatto imparare cose nuove che ci permetteranno di accogliere al meglio gli studenti alla ripresa delle lezioni in autunno e di arricchire stabilmente la nostra capacità di proporre didattica innovativa, dotando tutte le università di tecnologie per svolgere anche formazione a distanza. L’obiettivo è di offrire agli studenti una formazione universitaria compiuta che consenta loro di acquisire competenze e capacità indispensabili per affrontare le complessità del mondo», ha dichiarato il rettore della Cattolica. Si tratta di una generazione, che «da una parte, cerca il contatto con gli altri, dall’altra, molto uguale a quello che sono i giovani: desiderosi di socializzare, di essere insieme e di vivere l’università». Nel momento in cui vi è un impoverimento profondo del Paese e quindi delle famiglie – ha affermato il rettore Franzini – è chiaro che l’università può non essere vissuta ed è un errore che spesso viene compiuto. Ed è questo un punto interrogativo che angoscia noi rettori in quanto minore mobilità di studenti significa anche minori iscrizioni in un Paese che è il fanalino di coda nel mondo occidentale come numero di laureati e rischia un ulteriore impoverimento a medio termine proprio grazie al Covid.

 

Le ansie da Covid-19 vanno in analisi

Al professore abbiamo chiesto di raccontarci lo sviluppo di un’idea che in poco più di una settimana ha dato dei risultati molto interessanti. Qual è l’origine di questo studio che avete approntato in un tempo record? «Per affrontare il rischio dell’epidemia di Coronavirus, le autorità hanno decretato delle forti restrizioni nei movimenti delle persone, in particolare nelle regioni più vicine all’originario focolaio. In questa situazione molto particolare la necessità di ridurre i contatti sociali, uniti alla paura del contagio e dello sviluppo dei sintomi, potrebbe avere diverse ripercussioni sulle persone dal punto di vista psicologico». Come è stato possibile? «Abbiamo utilizzato alcune mailing list di persone interessate a questo tipo di ricerche, e importante è stata la diffusione tramite i social di gruppi studenteschi (quello di psicologia, A.P.E. In tutte le aree geografiche considerate, vi sono differenze individuali: ad esempio, ad un titolo di studio più elevato corrispondono livelli più alti di preoccupazione; vi è una significativa differenza tra maschi e femmine, e queste ultime esprimono maggiore preoccupazione e intenzione di modificare i propri comportamenti. Quali sono i fattori psicologici che possono costituire una protezione per la persona? «Quello che emerge da una prima analisi è il ruolo centrale della flessibilità cognitiva e della stabilità emotiva come fattori protettivi rispetto alla percezione del rischio. Riteniamo di poter affermare che, oltre alla percezione del rischio, ci sia nelle persone un forte senso di mancanza di controllo, una sorta di impotenza.

 

Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt

Covid-19 Coronavirus, parlano gli esperti Unicatt I professori dell’Università Cattolica hanno offerto la loro competenza ai microfoni di radio e televisione. Ecco alcuni dei loro interventi degli ultimi giorni by Federica Mancinelli | 06 marzo 2020 Nella seconda settimana di allerta ed emergenza sulla diffusione del Covid-19 anche nel nostro paese, i docenti dell’Università Cattolica continuano ad offrire la propria expertise nelle trasmissioni televisive e radiofoniche specializzate e più seguite. Inizia ad aumentare già dal fine settimana la preoccupazione sugli effetti economici e finanziari dell’epidemia: ne parla a RaiNews Angelo Baglioni e sui provvedimenti del Governo è centrato l’intervento di Andrea Monticini a TGR Lombardia . Iniziano a preoccupare le ragioni sanitarie, particolarmente quelle dell’assistenza ospedaliera: sono le terapie intensive di tutte le strutturi i luoghi maggiormente impegnati: Massimo Antonelli illustra la situazione nel programma domenicale “Mezz’ora in più”. Sull’impatto socioeconomico e sul cambiamento degli stili di vita è centrato l’intervento a Mi manda Rai Tre di Guendalina Graffigna che a TGR Lombardia offre alcuni utili consigli per affrontare l’emergenza. È una corsa contro il tempo per contenere il contagio, nelle piccole e grandi città: ne parla Luca Richeldi a Uno Mattina , mentre aumenta la gestione dei casi nei pronto soccorso: fa il punto della situazione Francesco Franceschi al TG2 . Accanto alle questioni sanitarie e economiche preoccupa il tema dei trasporti, che è tema cruciale per il lavoro, i movimenti, la quotidiana normalità: ne parla Andrea Boitani a RadioUno .

 

Nasce Columbus Covid-2 Hospital. Il Rettore: “Siete il nostro motivo di orgoglio”

Si rivolge così, a tutta la comunità accademica e ospedaliera della sede di Roma dell'Università Cattolica nella lettera divulgata nella mattina di oggi , il rettore Franco Anelli , salutando e sostenendo l'avvio stamane delle attività di assistenza del "Columbus Covid-2 Hospital" , nuovo presidio ospedaliero disposto dalla Regione Lazio. La struttura sanitaria Columbus, gestita dalla Fondazione Policlinico Gemelli, è stata trasformata per supportare l'hub regionale - Ospedale "Spallanzani" di Roma nel fronteggiare l'emergenza sanitaria in atto. Il nuovo "Columbus Covid-2 Hospital" sarà dedicato ai pazienti con Coronavirus Covid-19 e arriverà a mettere a disposizione 59 posti-letto di terapia intensiva e 80 posti-letto singoli. Attivi e operativi da oggi 16 marzo i primi 21 posti-letto di terapia intensiva e 28 posti-letto singoli dedicati alle degenze ordinarie. In programma per oggi il trasferimento dei primi pazienti contagiati da Covid-19 ricoverati in aree protette presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Il nostro ringraziamento - prosegue il professor Bellantone - va ai medici, agli infermieri e al personale tecnico-sanitario dal principio in prima linea con assoluta abnegazione nel fronteggiare l'epocale emergenza sanitaria». columbus #covid #coronavirus #gemelli Facebook Twitter Send by mail Print IL MESSAGGIO DELL'ASSISTENTE ECCLESIASTICO GENERALE Carissimi medici, specializzandi, personale sanitario e tecnico-amministrativo, in questi giorni la comunità del Policlinico Universitario A. Gemelli è in prima linea nell’affrontare la grave emergenza causata dal diffondersi del Covid-19.

 

Covid-19 si combatte anche in radio e Tv

Sono motivati, determinati e coraggiosi in questa fase storica» ha dichiarato Anna Maria Fellegara , preside della facoltà di Economia e Giurisprudenza della sede di Piacenza il 25 marzo a Newsroom Italia di Rainews24. L’Ateneo, prossimo a celebrare il suo primo secolo di vita, è pronto a guardare ai prossimi cento anni proprio a partire dall’interazione della didattica in presenza (fondamentale perché il processo formativo ha bisogno di relazione e di vicinanza) con gli strumenti offerti oggi dalla tecnologia. Con il passare delle settimane stanno emergendo molte esigenze che riguardano sia le persone costrette a stare in casa sia gli operatori sanitari sottoposti a ritmi di lavoro e pressioni psicologiche sempre più faticosi. Il 25 marzo a Basta la salute di Rainews24 lo psichiatra Gabriele Sani ha parlato del progetto “Resilienza Covid19” proprio per aiutare gli operatori sanitari. Ricordiamo quello di Stefano Vella il 23 marzo a La vita in diretta di Rai1 e il 24 marzo a Coffee break di La7 a proposito del farmaco Avigan utilizzato in Giappone. Una raccomandazione particolare è arrivata dal geriatra Graziano Onder il 26 marzo a Skytg24, che ha sottolineato l’importanza per gli anziani di rivolgersi subito al medico di base in caso di febbre e affanno. Il 25 marzo a Buongiorno regione di Rai3 e il 26 marzo a Piazza pulita di La7 si è parlato del progetto dei tamponi lampo, per il quale l’ospedale pilota è il Policlinico Gemelli.

 

“Ingaggiare” i cittadini per renderli più consapevoli

CORONAVIRUS “Ingaggiare” i cittadini per renderli più consapevoli Una ricerca degli psicologi di EngageMinds Hub ha studiato l’adesione degli italiani alle misure di contenimento di Covid-19. È il primo quadro che emerge dalla ricerca condotta dal Centro di Ricerca EngageMinds Hub nell’ambito del progetto Craft- Cremona Agri-Food Technologies e della Facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali. L’indagine ha inteso mappare le principali reazioni degli italiani all’emergenza Covid-19 in relazione alla loro capacità di “engagement”, cioè all’attitudine dimostrata nell’elaborare psicologicamente le preoccupazioni legate allo stato di emergenza e di assumere un ruolo proattivo e collaborativo nel processo preventivo. In particolare il centro EngageMinds Hub ha validato un modello psicologico di valutazione dell’“engagement” (definito People Health Engagement Model**) capace di predire le reazioni psicologiche dei cittadini e di spiegarne la maggiore o minore aderenza alle prescrizioni di contenimento del Covid 19. In generale, lo studio rivela come solo il 16% degli italiani sia in uno stato di “equilibrio” psicologica e quindi risulti capace di agire in modo sinergico con il sistema sanitario e le prescrizioni per ridurre il rischio di contagio. Ma qual è quindi il valore aggiunto di profilare i cittadini sulla base del loro livello di Engagement? Rendere consapevoli i cittadini e i consumatori del loro ruolo cruciale nell'evitare la rapida diffusione del virus è un obiettivo primario per rendere efficace il processo preventivo del nuovo coronavirus. Poter identificare e prevedere il profilo dei cittadini è fondamentale al fine di accompagnarli in questo processo di maturazione psicologica della percezione di sé come responsabili della salute propria e della comunità.

 

Prendiamoci tempo, tempo della memoria

In particolare i morti, i tanti, tantissimi morti di questo tempo, sono nonni, genitori, figli, fratelli o sorelle, vicini di casa, amici, conoscenti, estranei di cui non sappiamo nulla, ma che fanno parte della nostra vita, della nostra storia. Sentiamoci tutti diminuiti, deprivati, più poveri e più soli per la morte di queste persone e prendiamoci il tempo per piangerle, per dedicare loro un pensiero, per pregare per loro, per riflettere, per fare memoria del loro lascito che è nostro comune patrimonio. Patrimonio vuol dire dono del padre, cioè di chi ha la responsabilità ultima, di chi ha la statura umana per rispondere: è un patrimonio di vita, di conoscenza, di affetto, di quotidianità e di unicità, di debolezza e di coraggio che tutti, perdendo loro, abbiamo perso. Non passiamo oltre frettolosamente, ricercando solo la quotidianità rassicurante - e a volte un po’ ottusa - di ieri: facciamo tesoro di questa esperienza di dolore e di coraggio. Non dimentichiamo le nocche screpolate e sanguinanti dei medici e degli infermieri per i troppi lavaggi con i detergenti acidi, le piaghe formate dalla mascherina messa e mai più tolta, la sinusite dovuta alla fatica di respirare sotto il casco di protezione di chi cura i malati. Ricordiamoci dei giovani che, non incoscientemente, ma del tutto consapevoli ci hanno dato una grande lezione di coraggio, stando vicino alle persone per curarle, degli adulti che non si sono sottratti al loro compito per gli altri, degli anziani che hanno condiviso conoscenze e offerto saggezza e compagnia. docente di Sociologia delle comunità e Sociologia delle relazioni educative, facoltà di Scienze della formazione , campus di Milano #tempo #coronavirus #covid-19 #memoria Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Le “riserve etiche” e l’emergenza Covid-19

Il commento Le “riserve etiche” e l’emergenza Covid-19 Si sono sprigionate delle capacità impensate, a partire dalla generosità di chi si è impegnato sul piano della cura e del prendersi cura, evidenziando l’esistenza di un serbatoio di umanità. Alcune note filosofiche del professor Adriano Pessina 31 marzo 2020 di Adriano Pessina * Il termine emergenza indica sia l’affiorare, il rendersi manifesto di qualcosa di già esistente, ma non ancora messo in primo piano, sia l’apparire dell’imprevisto, del non calcolato, dell’inaspettato e del nuovo. Invece la riserva etica è capace di dare voce a una tesi che sfugge al calcolo, che capovolge l’ordine delle grandezze: la vita e la salute di pochi val bene il sacrificio presente e futuro di molti. C’è anche, sottile, la riserva di violenza che è compressa dentro un’emergenza che contiene le pratiche quotidiane dei soprusi, delle illegalità, delle mafie di ogni genere, e che attende una rivincita. Ed è questa riserva etica che non dovrà essere dispersa quando si tornerà alla normalità e i problemi lasciati in sospeso – le questioni del lavoro, della giustizia, dell’immigrazione, dell’integrazione, della povertà, dell’ambiente, tanto per citarne solo alcuni – diventeranno la nuova emergenza, sociale, politica, culturale. Un serbatoio di valori da custodire, per onorare i nostri morti, per ringraziare chi non si è sottratto alle proprie responsabilità, per cercare di costruire insieme una storia capace di umanità e, perciò, di speranza. docente di Filosofia morale, facoltà di Scienze della formazione , campus di Milano, Università Cattolica La foto in alto è relativa al nuovo Columbus Covid-2 Hospital di Roma #coronavbirus #covid-19 #etica #umano Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Papa Francesco ha ricevuto in Udienza il Rettore Franco Anelli

ATENEO Papa Francesco ha ricevuto in Udienza il Rettore Franco Anelli Il Rettore ha invitato il Santo Padre a Milano in Università Cattolica per il centenario del prossimo anno 28 marzo 2020 Questa mattina il Rettore dell’Università Cattolica professor Franco Anelli è stato ricevuto in Udienza da Papa Francesco . Il Rettore ha quindi informato Papa Francesco su quanto l’Universita’ Cattolica intende fare per l’imminente centenario in calendario il prossimo anno, invitando per l’occasione a Milano il Santo Padre nella sede di Largo Gemelli 1. papa francesco #rettore #franco anelli #covid-19 #centenario Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Imparare dalla crisi per uscirne rafforzati

Al momento, non sappiamo ancora che cosa ritornerà a essere come prima e che cosa no. Ma dopo il limbo di queste settimane “sospese” sono in molti a chiedersi che cosa accadrà e quali scenari si apriranno. Da decenni diciamo che il mondo cambia rapidamente – forse troppo – e che le accelerazioni generate dall’impatto della scienza e della tecnologia inducono non poche trasformazioni nella vita personale e sociale di ognuno. Il Covid-19 sta creando invece una frattura non solo importante, ma soprattutto imprevista, che porterà con sé conseguenze di cui oggi non riusciamo nemmeno a vederne l’inizio, se non addirittura comprenderne la portata. Questa situazione è ora rapidamente e totalmente mutata; oggi una persona che completi a 22 anni gli studi, se non si ‘aggiorna’ continuamente – cioe se non si tiene al corrente dei nuovi sviluppi tecnici e scientifici che si producono nel suo ramo – a 30-35 anni e gia quasi ‘superata’. Illustrando l’importanza delle skills, Schleicher raccomandava – all’interno di un mondo che cambia - di non tralasciare l’acquisizione di quelle competenze oggi maggiormente ricercate dalle organizzazioni per far fronte all’innovazione e alle trasformazioni in atto. Eppure, mai come in questo momento avvertiamo, nella nostra inadeguatezza, la necessità di non stare fermi e di approfittare di questo tempo di lockdown per uno sviluppo della nostra conoscenza e delle nostre skills . Manzoni dedica una bellissima pagina dei “Promessi Sposi” a questo tema, quando parla del diffondersi della peste a Milano, e invoca a tal proposito un metodo antico per fronteggiare l’onda lunga di notizie che riceviamo e, a nostra volta, diffondiamo: “osservare, ascoltare, paragonare, pensare prima di parlare”.

 

Coronavirus, una task force contro le fake news

COVID-19 Coronavirus, una task force contro le fake news Istituita dal Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio e formata da otto esperti avrà il compito di fornire ai cittadini i criteri per riconoscere le fonti autorevoli. Per questo motivo il Governo ha deciso di istituire un' Unità di monitoraggio per il contrasto della diffusione di fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network . A comporla otto esperti, provenienti prevalentemente dal mondo accademico e del giornalismo, tra cui figura anche il professor Ruben Razzante , docente di Diritto della comunicazione del nostro Ateneo. “Si tratta di un gruppo di lavoro molto agile –spiega il prof. Razzante - che vuole semplicemente inquadrare il fenomeno delle fake news in ambito emergenza Covid-19. Il nostro incarico si svolge sotto l'egida del Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio che divulgherà attraverso i suoi canali istituzionali il lavoro della task force attraverso comunicazioni periodiche alla collettività. “Ci occuperemo – precisa Razzante - delle fake news che rischiano di avere un impatto sui comportamenti dei cittadini rispetto alle misure di contenimento e che quindi possono avere un riflesso diretto sulla salute delle persone: il virus dell'infodemia fa paura tanto quanto della pandemia. Tutto ciò che si occupa di come è successo, perché è successo e di chi ha responsabilità sono cose che riguardano la politica e noi non siamo assolutamente una squadra politica.

 

Il dopo Covid? Crisi generale del XXI secolo

Il pericolo è ritrovarsi in una nuova «grande crisi generale» paragonabile a quella che gli storici definiscono la «crisi generale del XVII secolo», quando la seconda ondata pandemica di peste fu accompagnata da un profondo cambiamento degli assetti politici ed economici. Hobsbawm individuava in un quadro unico alcuni elementi principali nella grande crisi e precisamente: 1) la stagnazione dei commerci; 2) la demografia in calo; 3) la clusterizzazione di alcuni conflitti violenti e di rivoluzioni. A questi possiamo aggiungere alcuni aspetti non trascurabili studiati a fondo successivamente da altri storici e scienziati sociali e precisamente: 4) la crisi finanziaria del Paese egemone; 5) il crollo dei prezzi nel commercio internazionale e dei tassi di interesse; 6) il cambiamento climatico. Attualmente, se il climate change e il rallentamento demografico sono tendenze di lungo periodo, lo stesso non si può dire per conflitti violenti e rallentamento dell’economia globale che hanno subito un’accelerazione successivamente alla grande crisi finanziaria del 2008. In questa prospettiva, pertanto, la recessione globale che seguirà al coronavirus non potrà essere separata dalla grande crisi finanziaria del 2008, ricollegando in un’unica e lunga congiuntura gli effetti della pandemia di oggi al grande choc generatosi nel mercato finanziario. In questo caso il rischio è esattamente quello di doversi ritrovare in una «crisi generale del XXI secolo». continua a leggere su “Avvenire”] * docente di Economia della pace, facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere , campus di Milano #crisi #covid #coronavirus #equilibri Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Le visiere anti-Covid di Matteo Mora vanno in corsia

La Buona notizia - Presenza Le visiere anti-Covid di Matteo Mora vanno in corsia Lo studente bresciano, iscritto a Economia, ha ideato un prototipo ispirandosi ai visori usati per la scherma. Il dispositivo, messo a punto da un’azienda specializzata nel taglio del plexiglass, è ora utilizzato a Brescia dal personale della Poliambulanza by Valentina Stefani | 15 aprile 2020 Ingegno e spirito di impresa, uniti al desiderio di aiutare gli altri, possono dare risultati sorprendenti, soprattutto in tempi di emergenza. Lui, che viene da una delle zone più colpite dal Covid-19 – «dove vive mia nonna sono morte sessanta persone in quattro vie» – è l’ideatore di una visiera protettiva, prodotta e distribuita in queste ore nelle strutture sanitarie del territorio lombardo. Ogni giorno gli ospedali chiamavano insistentemente mio padre, titolare di un’azienda che vende all’ingrosso materiale di cancelleria, alla ricerca disperata di dispositivi di protezione per i medici. Il risultato è stato un dispositivo ispirato ai visori usati per la scherma che Matteo pratica dall’età di sei anni, realizzato in collaborazione con la Newlab, azienda specializzata nel taglio del plexiglass e al momento ferma con la produzione a causa della crisi. Il parere dei medici e di chi ha provato le visiere alcuni giorni è stato importante per capire come migliorare: “da qualche giorno hanno iniziato a usare i dispositivi anche in terapia intensiva e tutti i feedback che abbiamo ricevuto sono stati molto buoni». Ma a giocare un ruolo determinante è anche «la curiosità stimolata in Cattolica da un’impostazione differente rispetto a quella di altre università italiane: molti corsi sono accompagnati da esempi pratici, case study, lavori di gruppo e individuali che incoraggiano molto la creazione e il processo di idee».

 

Coronavirus Lombardia, la cabina di regia per la «Fase 2» con i rettori

Oggi alle 14.30 il governatore Attilio Fontana insedierà il gruppo di rettori universitari per pensare alla fase due: da loro ci si aspetta una visione non strettamente legata alla quotidianità, ma più ampia, su come impostare la ripartenza del sistema lombardo. Nella riunione di oggi verrà infatti stabilità la roadmap che dirà come la macchina regionale dovrà adeguarsi alla nuova sfida: il ritorno a una normalità diversa da quella pre-Covid, fatta di distanziamento sociale, misure di sicurezza per i lavoratori, nuovi metodi produttivi. continua a leggere sul Corriere della Sera] #covid #cabina di regia #lombardia #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Turati: «Servirà molto più del Cura Italia»

Sarà inevitabile ricorrere all’aiuto europeo e su questo si gioca il futuro dell’Unione by Federica Mancinelli | 21 aprile 2020 Dal 4 maggio il nostro Paese, insieme ad altri in Europa, vivrà una nuova fase dell'emergenza sanitaria, accompagnata da novità anche nella vita economica e sociale. Il termine chiave è “lockdown” : ci siamo letteralmente chiusi in casa e abbiamo (quasi) spento il motore delle nostre economie, limitando il funzionamento a quelle linee di produzione che il governo ha giudicato “essenziali”» afferma l’economista. La prima, perché lo abbiamo fatto (e, prima o poi, lo hanno fatto tutti in giro per il mondo): qui la risposta è perché – se non lo avessimo fatto – il sistema ospedaliero sarebbe stato incapace di offrire risposte adeguate. Non perché ci sono stati i tagli, ma perché i sistemi sono tarati su fabbisogni “normali” mentre la diffusione esponenziale del virus avrebbe portato a un numero di richieste di ospedalizzazione decisamente fuori dalla normalità su un periodo di tempo molto breve. La seconda conseguenza? «La seconda questione riguarda quali sono gli effetti della chiusura: il segno è scontato, avremo un calo del Pil per il 2020 anticipato dal crollo dei corsi azionari; la dimensione del calo è meno scontata e dipenderà soprattutto da quando e come saremo in grado di ripartire. Il "dopo-epidemia" sarà diverso anche nei rapporti di forza fra le potenze economiche mondiali: quale può essere il ruolo del nostro Paese in uno scenario di "post globalizzazione", dal punto di vista finanziario, ma anche della competizione commerciale? Cosa potrà significare per l’Italia? «Quella offerta dal Covid-19 potrebbe essere l’occasione per ripensare la collocazione del nostro Paese nello scenario internazionale, chiedendosi quali sono i settori strategici per il nostro futuro; in questo quadro, la digitalizzazione dell’Italia (infrastrutturale e in termini di capitale umano) parrebbe ormai ineludibile.

 

Covid, serve certezza sulle responsabilità delle imprese

Il professor Marco Marazza , intervistato dal Quotidiano Lavoro del Sole 24 Ore, spiega che «il punto è che il codice civile impone al lavoratore di adottare tutte le misure che secondo le teorie scientifiche prevalenti sono idonee a tutelare la salute del lavoratore. Ma qui, per un verso, siamo di fronte a un rischio di natura generica che esiste nei luoghi di lavoro come a casa. E, per l’altro, sono state definite dall’autorità le misure cautelari idonee a prevenire il rischio di contagio sulla base di indicazioni formulate sulla base delle teorie scientifiche prevalenti. Certamente si tratta di misure che potranno e dovranno essere aggiornate dall’autorità governativa, in base all’evoluzione degli studi medici, ma altrettanto certamente non si può chiedere al datore di lavoro di individuarne altre andando lui a cercare quale è la tesi scientifica prevalente nel panorama mondiale». In questo quadro, secondo il professor Marazza, sarebbe opportuna una norma che chiarisca obblighi e reponsabilità del datore di lavoro e dell’impresa e tutele del lavoratore. Vai al Sole 24 Ore] #diritto del lavoro #imprese #lavoratori #covid Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Francesco, lettera da una corsia Covid

Nemmeno, per quanto sempre pronti e educati, nelle aule e in tirocinio, a prepararsi a ogni “allerta”, i medici più giovani, particolarmente i neolaureati, in questa emergenza direttamente "in campo" senza dover sostenere l'esame di abilitazione. Abbiamo raccolto alcune delle loro storie di Francesco Lombardi La prima cosa che quest'emergenza si è portata via è stato il rumore. La paura di contagiarsi spesso è soffocata dalla concentrazione mentale per non sbagliare, accentuata dall'improvvisa promozione che ti rende di colpo totalmente responsabile del tuo lavoro. Non mi ero mai reso conto dell'inadeguatezza di ogni mezzo di comunicazione per ottenere qualcosa di più che un surrogato di rapporto umano. Sono tutti termini che ti espropriano violentemente della tua professionalità e della tua fatica, ti rendono vacuo ed etereo mentre rimani, e devi rimanere, sempre un professionista che fa il suo lavoro. Altrimenti vale tutto, si alimentano discussioni inutili e si nasconde dietro il sacrificio un lavoro che deve essere riconosciuto in termini di risorse e di dibattito. Terzo di una serie di articoli dedicati ai nostri medici in prima linea nella lotta al Coronavirus #covid #medici #gemelli #coronavirus Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Enrica, il Covid e l’iniezione di coraggio

I nostri medici in prima linea Enrica, il Covid e l’iniezione di coraggio Dal dottorato in microbiologia clinica a pneumologa al Columbus Covid 2 Hospital: il Coronavirus ha cambiato in un attimo il lavoro della dottoressa Intini. Nemmeno, per quanto sempre pronti e educati, nelle aule e in tirocinio, a prepararsi a ogni “allerta”, i medici più giovani, particolarmente i neolaureati, in questa emergenza direttamente “in campo” senza dover sostenere l'esame di abilitazione. Abbiamo raccolto alcune delle loro storie «Quando ho sentito parlare di emergenza sanitaria in Italia ho subito capito che si trattava di un serio problema che avrebbe presto coinvolto tutti i paesi a livello globale. Ero incredula dinanzi a quanto accadeva e sconcertata dai numeri dei contagi che non rallentavano e dei decessi che aumentavano in maniera galoppante. Cosa sta imparando e cosa pensa che ci lascerà questa esperienza, come professionisti e come persone? «È un’esperienza a se stante, in cui credo che ognuno di noi parta dallo stesso punto. A volte è difficile capire com’è possibile che un paziente, apparentemente stabile dal punto di vista clinico, abbia dei valori di ossigeno molto bassi o un quadro radiologico toracico compromesso. Come professionista, alla fine di questa brutta storia, sono sicura che avrò più coraggio di quanto non ne avessi già in partenza nell’affrontare spiacevoli situazioni e soprattutto tornerò alla mia vita pre-Covid 19 con un bagaglio culturale ulteriormente arricchito dallo studio e dal confronto con i miei cari colleghi».

 

Federica, Isabella e le storie scaccia paura

Tutto è partito da una domanda: «Ci siamo immedesimate nei bambini – spiegano le ragazze – abbiamo immaginato uno stato di confusione, di capricci e di pigrizia a causa della situazione che stiamo attraversando. Il nome che ci siamo date è Nunchi che in coreano significa empatia: un’importante categoria pedagogica ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di sintonizzarsi alla sua esperienza». E poi c’è la trasmissione dei valori come quelli della vicinanza e dell’unione, ancora più essenziali in situazioni di emergenza: allora scegliamo piccoli contenuti provenienti da tutto il mondo: dall’Argentina, dalla Cina, dalla Nuova Zelanda, paesi che stanno vivendo la nostra medesima situazione». Questa settimana ad esempio l’abbiamo dedicata al tema delle emozioni i bambini: durante le situazioni difficili sono esposti alle emozioni che i più grandi vivono in quel preciso momento, e a volte in modo inconsapevole le acquisiscono. Presentando ogni giorno della settimana un’emozione diversa vissuta dalla scimmietta Hug, il nostro tentativo è quello di aiutarli a riconoscere le emozioni e insegnare loro a denominarle attraverso l’aiuto dei più grandi». Come vi ha aiutato il percorso formativo che state seguendo in Cattolica nello sviluppo di questa idea? «Il nostro è un lavoro relazionale, fatto di gesti di cura quotidiani, interrotti bruscamente dalla pandemia. Di fronte a questa emergenza sanitaria c’è stata l’esigenza di reinventarsi e di adattarsi e grazie al bagaglio di metodologie pedagogiche che il nostro percorso formativo ci offre ci siamo messe in gioco in questo nuovo modo di fare relazione».

 

Idee da The day after Covid-19

L'analisi Idee da The day after Covid-19 Otto docenti dell’Università Cattolica, attingendo alla propria disciplina, hanno immaginato di essere nel post-pandemia per raccontarci il giorno dopo da diversi punti di vista. Fausto Colombo , direttore dipartimento Scienze della comunicazione e dello spettacolo, nel video La rete come non l’abbiamo mai usata spiega che è in atto una vera rivoluzione soprattutto per quanto concerne l’uso dei media. Anche lo smart working richiederà nuove forme di utilizzo di smartphone e tablet, così come la pubblicità per ripartire dovrà essere spalmata su tutti i media. Terza parola è l’incertezza epistemica conoscitiva: non sapere cosa avverrà dopo, crea ansia, sofferenza, così come le scelte di carattere pubblico vengono compiute in una condizione di incertezza. I social ci hanno permesso di mantenerci in contatto con i nostri cari ma c’è il rischio di crisi delle autentiche forme di socialità, della perdita di contatti umani veri. L’impatto sull’industria dell’intrattenimento, dei media e della tv è stato potente, spiega Massimo Scaglioni , docente di Storia, economia e marketing dei media, nel video Il nuovo sistema delle industrie culturali . La tv ha trasmesso alcune delle immagini che sono già storia come per esempio la preghiera di papa Francesco in piazza San Pietro, vuota ma piena di 17 milioni di spettatori.

 

Go top