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La disabilità sul grande schermo

Roma La disabilità sul grande schermo Si chiama “Vite Extra-ordinarie” la rassegna cinematografica promossa dal Centro di Ateneo per la Vita e dal Centro di Malattie Rare del Policlinico Gemelli, in collaborazione con MediCinema. La rassegna è promossa dal Centro di Ateneo per la Vita dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed è nata da un’idea del Centro di Malattie Rare e Difetti congeniti della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. "Oggi inizieremo un cammino non solo didattico, ma per sviluppare insieme un discorso generalmente legato alla disabilità - ha spiegato il professor Giuseppe Zampino , responsabile del Centro Malattie Rare e Difetti congeniti della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, introducendo l'incontro - "Se all'informazione aggiungo un'emozione, parole e riflessioni rimangono indelebili. Quindi, prima della proiezione, il professor Maurizio Genuardi , Direttore dell'Istituto di Medicina genomica dell'Università Cattolica, ha illustrato gli aspetti scientifici e clinici della sindrome di Proteus, rara malattia congenita dalla quale è affetto il protagonista del film. Si delineeranno così, nel corso degli incontri, le caratteristiche cliniche di alcune malattie rare, ma non solo: sindrome di Proteus, Distrofia muscolare di Duchenne, SLA, sindrome di Pompe, sindrome di Morquio, sindrome di Down e Paralisi Cerebrale. Inoltre, capitalizzando sulle problematiche relazionali comuni della disabilità che investono la maggior parte delle numerose condizioni rare disabilitanti, l’approccio a tali condizioni sarà meno preoccupato, poiché a dispetto della rarità vi è una comunanza di vissuti e di problemi da affrontare. L’utilizzo del contenuto cinematografico rappresenta un importante strumento di sperimentazione per la cura di diverse patologie volto al riconoscimento del cinema come strumento riabilitativo nei processi di cura e nei percorsi di formazione.

 

Con lo sport ho ripreso a vivere

milano Con lo sport ho ripreso a vivere Valentino Statella , dopo un tragico incidente sul lavoro, attraverso l’attività sportiva ha spezzato il cerchio della solitudine e della fragilità, divenendo campione paralimpico di pesistica. È un’esperienza fondamentale che aiuta a spezzare il cerchio della solitudine e ad annullare le fragilità. Parola di Valentino Statella , campione paralimpico di pesistica, ospite, lo scorso 8 marzo, della giornata di studi che l’Ateneo ha dedicato allo sport come strumento di inclusione sociale . Un processo che passa anche dall’Università, luogo di scambi, di condivisione e di esperienze. Valentino è l’esempio di una persona che si è affidata allo sport per ripartire, per vincere le difficoltà e ricostruirsi una vita dopo un tragico incidente. Statella, oltre a essere coordinatore regionale per l’attività paralimpica della federazione italiana pesistica, è anche il referente regionale per il comitato paralimpico per gli avvenimenti dello sport degli infortunati sul lavoro. Lo sport è uno strumento di riabilitazione per l’inserimento sociale» ha dichiarato.

 

Crescono gli alunni con disabilità

Milano Crescono gli alunni con disabilità Nelle scuole italiane, con l’aumento del numero di studenti accolti, c’è sempre più bisogno di un approccio educativo attento alla loro integrazione. Come affronta la scuola italiana l’integrazione di questi studenti? Ne parliamo con il professor Luigi D’Alonzo , ordinario di Pedagogia speciale e direttore del nuovo master in “Didattica e Psicopedagogia per alunni con Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività (ADHD – DDAI)” dell’Università Cattolica. Qual è l’andamento rispetto agli anni precedenti? «Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sulla salute delle Regioni italiane (Focus sulla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, del 31 dicembre 2017) le persone con disabilità sono circa 4 milioni e 360 mila pari al 7,2% della popolazione italiana. Qual è il focus di questo corso? «Il master in “Didattica e Psicopedagogia per alunni con Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività (ADHD – DDAI)” è rivolto a docenti delle scuole statali e paritarie, dirigenti scolastici, coordinatori didattici ed educatori. Il Master è organizzato in stretta collaborazione con il Centro studi sulla Disabilità e Marginalità (CeDisMa) dell’Università Cattolica e si avvale di docenti e conduttori con grande esperienza professionale e specialistica nel settore del Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività». scuola #disabilita #inclusione #master Facebook Twitter Send by mail Print UN MASTER SU DEFICIT D’ATTENZIONE/ IPERATTIVITÀ Scadono il 12 settembre le iscrizioni al nuovo master in “ Didatti ca e Psicopedagogia per alunni con Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività (ADHD – DDAI) ”. Il percorso è organizzato in stretta collaborazione con il Centro studi sulla Disabilità e Marginalità (CeDisMa) dell’Università Cattolica e si avvale di docenti e conduttori con grande esperienza professionale e specialistica nel settore del Disturbo da Deficit d'Attenzione/Iperattività.

 

Special Olympics e Gemelli: ricerca, assistenza e sport

Roma Special Olympics e Gemelli: ricerca, assistenza e sport L'accordo di collaborazione presentato in occasione dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics che si svolgono a Montecatini dal 4 al 9 giugno, con gli occhi puntati ai Giochi Mondiali di Abu Dhabi del 2019. L’accordo di collaborazione, presentato in occasione dei Giochi Nazionali Estivi Special Olympics, in corso a Montecatini Terme e Valdinievole fino al 9 giugno, ha l’obiettivo principe di indagare e comprendere in che misura la pratica sportiva può migliorare la qualità di vita e le relazioni delle persone con disabilità intellettive. Il protocollo consentirà inoltre a Special Olympics Italia di vedersi associati a una istituzione sanitaria di eccellenza che già a partire dai Giochi Nazionali Estivi di Montecatini Terme e Valdinievole ha il fine di fornire una sempre migliore e qualificata assistenza ai loro atleti”. “Ricerca e assistenza clinica di alto livello per un fine di assoluto valore sociale come migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità cognitive che praticano lo sport, che grazie all’impegno di Special Olympics diventa uno straordinario mezzo di inclusione – afferma Marco Elefanti -. Il perseguimento di questo obiettivo ci ha spinti con entusiasmo a sottoscrivere questa intesa perché le finalità coincidono con la missione alla base della nostra Fondazione, di recente riconosciuta Istituto di Ricovero e Cura a Carattere scientifico, e cioè la centralità delle persone, in particolare delle persone più fragili. In particolare, tra le varie iniziative, è stato definito, con l’Unità di Operativa Complessa di Medicina dello Sport della Fondazione Policlinico A. Gemelli, diretta dal professor Vincenzo Palmieri , un Progetto Pilota finalizzato alla valutazione medico-sportiva di tutti gli Atleti convocati ai Giochi Mondiali Estivi di Abu Dhabi nel 2019. Il protocollo consentirà inoltre a Special Olympics Italia di vedersi associati ad una istituzione sanitaria di eccellenza che già a partire dai Giochi Nazionali Estivi di Montecatini Terme e Valdinievole ha il fine di fornire sempre migliore e qualificata assistenza ai loro atleti.

 

Come diventare sinfonici

Roma Come diventare sinfonici All’Università Cattolica di Roma – Policlinico Gemelli un incontro in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità. Nel corso della mattinata molte e significative le testimonianze di rappresentanti delle Associazioni che si occupano di disabilità, e di docenti dell’Ateneo nel segno dell’inclusione, della vitalità e della speranza, senza cedimenti al solo coinvolgimento emozionale, ma finalizzate alla ricerca di soluzioni condivise e concrete. La giornata è proseguita con un doppio evento pomeridiano e serale che ha visto protagonista l’Orchestra Sinfonica Esagramma, di cui è direttore artistico Pierangelo Sequeri , che ha tra i componenti persone con disabilità, insieme a musicisti del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, nell’Auditorium dell’Università Cattolica. disabilita' #ricerca #musica Facebook Twitter Send by mail Print Le testimonianze Particolarmente coinvolgenti gli interventi dei rappresentanti del mondo delle Associazioni, delle Istituzioni scientifiche e dell’arte: “La Musica non dice, ma insegna a dire le cose difficili da dire – ha affermato la Professoressa Licia Sbattella , Direttore Scientifico dell’Orchestra Esagramma. Emozionanti le parole di Mario De Luca , scultore, che nei giorni precedenti ha esposto le sue opere nella hall del Policlinico Gemelli: “La mia personale esperienza mi ha insegnato che oltre ad aiutare chi ha bisogno nella vita c’è ben poco altro da fare”. Il professor Walter Ricciardi , Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha condiviso l’esperienza organizzativa nell’ambito delle malattie rare e Francesca Pasinelli , Direttore Generale della Fondazione Telethon, ha concluso i lavori: “Credo sia un vero privilegio per gli studenti essere formati in un contesto in cui si pensa così come oggi. Incontrando lo sguardo di famiglie e pazienti nella mia personale esperienza di questi anni ho capito che la Ricerca non è un fine in se stesso: la nostra vera missione è finanziare la Ricerca come mezzo per il fine ultimo del benessere di chi soffre”.

 

Un premio a sport e disabilità

Roma Un premio a sport e disabilità Al Centro di Medicina dello Sport della Fondazione Policlinico A. Gemelli IRCCS-Università Cattolica il riconoscimento “Ugo Cassinis 2017”, bandito dalla Federazione Medico Sportiva Italiana per il miglior lavoro scientifico dell’anno sul tema. È questo il significato del Premio “Ugo Cassinis 2017”, bandito dalla Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) per il miglior lavoro scientifico dell’anno, attribuito all’articolo dal titolo “Sclerosi tuberosa, rabdomioma cardiaco e attività sportiva agonistica paralimpica: descrizione di un caso”, pubblicato sulla rivista federale “Medicina dello Sport”. "È con entusiasmo che accolgo questa onorificenza, che condivido con i professori Paolo Zeppilli e Antonio Dal Monte, due “pilastri” della Medicina dello Sport del nostro Paese» afferma il professor Palmieri. È per me e per il nostro gruppo di lavoro un attestato di stima, che sottolinea l’impegno di oltre trent’anni con questi atleti, e inoltre un incoraggiamento ad andare oltre i concetti di limite e barriera, troppo spesso ancor oggi associati alla parola disabilità. Molte volte infatti queste barriere sono semplicemente una rappresentazione dei limiti culturali nell’approccio a tutto ciò che concerne il mondo della disabilità". "Lavorando con questi atleti - continua Palmieri - una buona valutazione impone un approccio ancor più rigoroso, che tenga conto di tutte le possibili ripercussioni che la pratica delle varie discipline sportive può presentare su apparati e organi in parte compromessi dalla patologia di base. Per chi ha il privilegio di assistere ogni giorno gli atleti disabili, si dà un valore culturale aggiunto: l’interpretazione e la valorizzazione della diversità, senza stigmatizzarla nè misconoscerla".

 

Disabilità e lavoro, arriva il Diversity Day

milano Disabilità e lavoro, arriva il Diversity Day In largo Gemelli il career day per fare incontrare le realtà aziendali con le persone con disabilità e un contest per valorizzare l’autoimprenditorialità. giugno 2019 Lavoro e disabilità , un connubio che non sempre viene visto dal giusto punto di vista. In Italia c’è una legge, la 68/99, che obbliga le aziende ad assumere persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette che superano la quota di 15 dipendenti in forza. Ovviamente, occorre fare, a monte, una valutazione di compatibilità tra disabilità e mansione che il candidato andrà a ricoprire, ma Jobmetoo non vive questi inserimenti come un mero obbligo di legge, bensì come normali inserimenti di candidati nel giusto e più proficuo contesto aziendale. Oggi è diventato un evento di riferimento nel settore sia per i candidati sia per le aziende, tanto è vero che - in Lombardia - viene annoverato dal Coordinamento atenei lombardi per la disabilità (Cald) tra i suoi eventi ufficiali. Per ogni edizione - è anche organizzato un breve convegno di apertura in cui vengono trattati vari argomenti legati alla tematica di lavoro e disabilità e vengono presentati progetti. Questo contest dal titolo “More Than Dis” vuole spingere l’autoimprenditorialità di persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette e/o supportare idee tecnologiche e innovative che possano fungere da supporto per le attività lavorative di persone con disabilità.

 

Disabilità, l'Italia è in ritardo

Si tratta di dati molto preoccupanti poiché palesano una diffusa condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone, le quali non possono contare sull’aiuto di un familiare. Queste gravi limitazioni di cui soffrono le persone con disabilità sono spesso acuite da precarie condizioni psicologiche, come testimonia il fatto che oltre l’8,5% di queste persone soffre di un disturbo depressivo grave. Analizzando le risorse che il nostro Paese impegna, nell’ambito del Sistema di protezione sociale, per la funzione di spesa destinata alla disabilità, si può osservare che, nel 2016, sono stati spesi circa 28 miliardi di euro, il 5,8% del totale della spesa per la protezione sociale. Il modello di welfare italiano si caratterizza per una tipologia di interventi basati sui trasferimenti economici, quasi tutte pensioni, piuttosto che sui servizi, in particolare su 28 miliardi di spesa quasi 27 miliardi sono trasferimenti monetari, pari al 96,4% della spesa totale. (UN Photo/Logan Abassi) #disabilita #osservasalute #vihtali #welfare Facebook Twitter Send by mail Print WELFARE E MODELLI DI ASSISTENZA Le difficoltà che incontrano le persone con disabilità è testimoniato dal fatto che il 22,7% di quelle in età adulta (14-64 anni) lamenta un supporto sociale debole, scende al 20,2% tra gli anziani. A testimonianza delle difficoltà delle famiglie ad assistere gli anziani con limitazioni gravi il dato sulla percentuale di quelle che hanno dovuto pagare una persone per tale compito, che si attesta al 28%, sale ad un terzo per quelle del Nord. Permane, quindi, la carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, questa scelta allocativa ricade inevitabilmente sulle famiglie che continuano a svolgere e a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità.

 

Disabilità, quanto resta da fare

Il bisogno di aiuto di cui necessitano emerge già dal fatto che oltre un terzo di queste persone vive da solo, tra gli ultrasessantacinquenni la quota sale al 42,4%. Si tratta di dati molto preoccupanti poiché palesano una diffusa condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone, che non possono contare sull’aiuto di un familiare. I dati raccolti evidenziano che il livello di istruzione per questo gruppo di popolazione è mediamente basso, nella classe di età 45-64 anni la percentuale di persone che hanno al più la licenza media si attesta a circa il 70%, senza significative differenze di genere. Questi numeri testimoniano il forte divario che c’è tra le persone con disabilità e il resto della popolazione, dove la quota di persone con titolo di studio basso nella classe di età 45-64 anni è di circa il 50%. Un altro diritto in parte disatteso è quello al lavoro, nella classe di età 45-64 anni la percentuale di persone in condizione di disabilità occupata è il 18%, nel resto della popolazione 58,7%, con rilevanti differenze di genere. Permane, dunque, la carenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, che costringe le famiglie a continuare a svolgere e a farsi carico della maggior parte delle attività di cura e di aiuto ai loro componenti in condizione di disabilità. Il processo di integrazione delle persone con disabilità ha raggiunto in Italia un livello assai elevato» afferma Luigi D’Alonzo , docente di Pedagogia speciale dell’Università Cattolica e incaricato del rettore per l’integrazione degli studenti con disabilità o dislessia di tutte le sedi dell’Ateneo.

 

Disabilità, tutta un’altra musica

Roma Disabilità, tutta un’altra musica In occasione della Giornata internazionale, Centro di Ateneo per la Vita e Policlinico organizzano, un convegno, una mostra d’arte e l’esibizione dell’Orchestra sinfonica “Esagramma”, composta da bambini afflitti da problemi psichici e disturbi specifici. Venerdì 2 dicembre si inizia con il convegno multidiciplinare “Vivere con una malattia rara disabilitante” che avrà inizio alle ore 8.30 nell’Aula Brasca del Policlinico Gemelli (largo A. Gemelli, 8). Il convegno sarà aperto dall’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, monsignor Claudio Giuliodori, dal presidente e dal direttore generale della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” Giovanni Raimondi ed Enrico Zampedri, e dal Direttore del Centro di Ateneo per la Vita Massimo Antonelli. disabilita #malattie #arte #musica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Più di 500 persone al Diversity Day

Milano Più di 500 persone al Diversity Day Grande affluenza mercoledì 5 giugno in largo Gemelli per l’iniziativa che fa incontrare le persone con disabilità con le realtà aziendali. giugno 2019 Grande successo di pubblico oggi in largo Gemelli al Diversity day , dove 500 persone con disabilità hanno incontrato le aziende. In Italia le persone con disabilità sono circa 4.360.000, pari al 7,2% della popolazione italiana e raggiungeranno i 6,7 milioni nel 2040. Tra le persone con disabilità solo il 16% lavora (circa 300.000 persone) e in particolare i ragazzi che escono dalla scuola e che non trovano un’occupazione sono l’80%. A parlare di questa realtà è stato oggi il Diversity day, promosso da Jobmetoo, People e Cesop HR Consulting Company in collaborazione con l’Università Cattolica e Linkmetoo, che dal 2016 si svolge in un ateneo diverso ogni anno. Si è parlato del tema dell’accomodamento delle persone con disabilità e dell’importanza della loro formazione nell’avvicinarsi al mondo del lavoro, e ancora degli strumenti a disposizione delle aziende nell’adempimento della legge 68/99. Gli stand presenti nel Cortile d’Onore dell’ateneo hanno accolto le richieste di informazione e i curricula dei partecipanti creando occasioni di dialogo e di confronto.

 

Buone notizie

Guido Marangoni, autore di Anna che sorride alla pioggia , racconta un modo diverso di parlare della persona con disabilità, oltre l’indifferenza e la commiserazione, in modo positivo e con il sorriso. A raccontarlo, all’Università Cattolica di Piacenza, nel corso di un evento promosso dalla Facoltà di Scienze della Formazione in occasione del suo ventennale, è stato Guido Marangoni , ingegnere, scrittore e attore, che ha visto la sua vita cambiare dopo l’arrivo di Anna, bimba con la sindrome di Down. E di come la narrazione, il racconto, che passa anche attraverso i media digitali, possano rivelarsi una risorsa per la famiglia e per la comunità”. La storia di Guido Marangoni, della sua bambina Anna e della sua famiglia, rompe gli stereotipi, liberando dall’imbarazzo per un tema che si è soliti affrontare, anche ipocritamente, con toni e sguardi ammantati di commiserazione. Lo fa prima con una pagina Facebook (con quasi 60.000 followers) e con un libro, Anna che sorride alla pioggia , premio selezione Bancarella 2018, dove scrive di sé e della sua famiglia con l’ironia e la profonda leggerezza che arriva al punto: quella di raccontare la potenza della fragilità. Da quando è arrivata Anna ho sentito l’esigenza di raccontare un punto di vista diverso della disabilità esplicita, che spesso viene confusa con la persona. Ho voluto iniziare questa narrazione con uno stile leggero, per raccontare la nostra storia da un punto di vista semplice e quotidiano», ha spiegato Marangoni.

 

Una carezza di Papa Francesco

Ateneo Una carezza di Papa Francesco Si è concluso il progetto per i bambini con disabilità della casa famiglia Hogar Niño Dios di Betlemme offerto al Santo Padre, che in un messaggio chiede all’Ateneo di essere “un esempio nella promozione della cultura dell’incontro e dell’accoglienza”. maggio 2016 È stato completato il programma che l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha dedicato ai bambini con disabilità, ospitati presso la casa famiglia Hogar Niño Dios di Betlemme . Il progetto, offerto a Papa Francesco per la sua particolare attenzione e vicinanza alle popolazioni di Terra Santa, ha preso avvio nel 2014 in occasione del 50° anniversario della facoltà di Medicina e chirurgia ed è stato realizzato grazie alla disponibilità e partecipazione di personale volontario della nostra Università. Laboratorio di musicoterapia Nel luglio 2015 si è svolta la prima missione in Terra Santa con la realizzazione di un laboratorio di musicoterapia e un seminario sul metodo Affolter. L'intervento, coordinato dalla professoressa Cristina Castelli , ha previsto un laboratorio di musicoterapia, coordinato dal dottor Dario Benatti e dalla dottoressa Maria Pia Bonanomi , che ha avuto una durata di 7 giorni ed è stato seguito da 26 professionisti e studenti dell’ambito socio-educativo, sanitario, psicologico e musicale. Durante questa prima missione è stato inoltre promosso un corso di formazione rivolto alle suore, agli operatori e ai volontari dell’Hogar Niño Dios sul metodo Affolter, un sistema volto allo sviluppo e al potenziamento dell’autonomia nelle attività quotidiane per bambini con sviluppo atipico. Intervento di riabilitazione neuropsicologica Nel febbraio 2016 si sono recate a Betlemme la dottoressa Daniela Ricci , pediatra specialista in neuropsichiatria infantile e la dottoressa Giorgia Coratti , terapista della neuro e psicomotricità nell’età evolutiva presso il Policlinico “A. Gemelli”, nell’unità di Neuropsichiatria infantile diretta dal professor Eugenio Mercuri .

 

Francesco, una tesi per la vita

La frase presa in prestito da Georges Bernanos che campeggia al termine del video “ Lei non sa chi sono io ” è la sintesi della breve e intensa vita di Francesco Maria Gallone , studente dell’Università Cattolica, che il 4 aprile avrebbe dovuto laurearsi in Scienze dell’educazione e della formazione. La commissione che avrebbe dovuto conferirgli il titolo, prima dell’inizio della sessione di laurea, si è riunita in una gremita aula Pio XI per consegnare alla mamma Anna un attestato con la dichiarazione che Francesco possedeva tutti i requisiti per conseguire la laurea in Scienze dell’educazione e della formazione. Sereno, vivace, stimolante – ha ricordato il preside – Francesco ha ricevuto molto ma ha dato moltissimo, ha arricchito tutti coloro che l’hanno conosciuto. Tra le considerazioni scritte cha ha lasciato in occasione delle attività didattiche ci sono la convinzione che la reciprocità nella relazione è fondamentale in qualsiasi ambiente ci si trovi, e l’importanza del dialogo empatico con le persone». Per usare una metafora calcistica in onore della sua Inter, Francesco ha giocato la sua partita fino in fondo, allenandosi giorno per giorno, con la grinta e l’allegria che conducono al gol ma che non escludono la fatica, le cadute e i rigori incassati. A dispetto di ogni frustrazione e di ogni dolore «Francesco sapeva che comunque fossero andate le cose lui non sarebbe stato mai solo e questa era la sua fede». Anche lei ha imparato da Francesco a chiedere, proprio come faceva lui. A chiedere l’affetto e la tutela delle persone che come lui vedono il mondo dal basso, dall’altezza di una carrozzina.

 

Disabilità, prevenire nell’età prescolare

Tale incremento, che sicuramente riflette in parte anche un affinamento nel processo di rilevazione, e decisamente ragguardevole se si considera che da vent’anni a questa parte il numero complessivo degli alunni frequentanti le scuole italiane e addirittura diminuito ”. Un fenomeno preoccupante, stando agli ultimi dati resi noti dal MIUR (Fonte: MIUR - DGCASIS - Ufficio Gestione Patrimonio Informativo e Statistica - Rilevazioni sulle scuole- Maggio 2019), che evidenziano nelle scuole italiane - statali, paritarie e non paritarie - un costante incremento di certificazioni di disabilita. Un progetto di ricerca si propone ora di sostenere la formazione e lo sviluppo di competenze degli insegnanti della scuola dell’Infanzia, chiamati nella gestione di realtà divenute sempre più complesse, attraverso la costruzione di strumenti pedagogici di osservazione e rilevazione di possibili difficoltà evolutive del bambino in età prescolare. L’esperienza vissuta all’estero ha permesso ai ricercatori CeDisMa ( nella foto, Elena Zanfroni , Silvia Maggiolini , Paola Molteni , Roberta Sala ) di potenziare ulteriormente la conoscenza di percorsi formativi inclusivi, avviando significative riflessioni educative e pedagogiche che sosterranno il lavoro della partnership. formazione #prevenzione #disabilita' #infanzia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Non esistono disabili ma persone disabili

Non si può indicare la persona con un sostantivo che talvolta suona dispregiativo, ma al massimo con l’aggiunta di un aggettivo. Il professor Adriano Pessina , docente di Filosofia morale dell’Università Cattolica e componente del comitato direttivo del centro di Bioetica, ha ribadito l’attenzione dell’Ateneo al mondo della disabilità, tanto da essere stata la prima a istituire il Corso di Alta Formazione in Disability Manager, oltre a produrre diversi contributi scientifici. Per sgombrare il campo dagli equivoci e dagli stereotipi, la disabilità non indica le persone, e non va confusa con la patologia, ma indica la relazione che intercorre tra persona e ambiente. Il fattore sanitario va disgiunto da quello sociale: la persona down, per esempio, al di là del suo essere, ha diverse modalità di relazione e di reazione a seconda del contesto in cui è più o meno inserito. Il tutto per favorire e promuovere una cultura inclusiva, l’accessibilità fisica, digitale e lavorativa, perché ogni storia di disabilità ha una sua peculiarità. Cecità, stereotipi e successi a confronto”, che ha reso visibili storie che dimostrano come le persone disabili affrontano la quotidianità (paradossalmente non ci sono le barriere architettoniche per salire sul marciapiede ma poi non è possibile entrare in un negozio perché l’accesso è ostacolato da gradini o altro). Marisa Marraffino che ha illustrato il profilo giuridico dei problemi delle persone disabili dal punto di vista di possibili denunce in caso di linguaggio lesivo della dignità della persona, e di violazione della privacy in caso di divulgazione di dati sensibili relativi alla disabilità.

 

Mettiti nei miei panni, esperienza da fare

MILANO Mettiti nei miei panni, esperienza da fare Successo per l’iniziativa del Servizio integrazione studenti con disabilità, che ha proposto per la prima volta, oltre alle simulazioni di limitazione visiva e motoria, un laboratorio per sperimentare i problemi relativi ai deficit uditivi. “ Mettiti nei miei panni ”, l’iniziativa del Servizio integrazione studenti con disabilità e studenti con Dsa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore giunta alla quinta edizione, continua la propria sfida per sensibilizzare l’intera comunità accademica alle tematiche della disabilità. Martedì 10 maggio 2016 , nella sede di Milano (largo Gemelli 1), dalle 9 alle 16 , con partenza dal Cortile d’Onore, sono state proposte attività di role taking non-stop : simulazione di limitazione visiva e motoria all’interno dei chiostri universitari, con la collaborazione di volontari e studenti con disabilità. L’iniziativa è stata finanziata, per il 2016, utilizzando il fondo per studenti disabili dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, costituito con la quota che ogni iscritto dell’Ateneo può versare come forma di solidarietà per sostenere le attività in questo settore. I numeri sempre più in aumento dei ragazzi con disabilità o con disturbo specifico dell'apprendimento (Dsa) che accedono al nostro servizio testimoniano la bontà del nostro intervento educativo e didattico. Per molto tempo si è pensato che fossero sufficienti l’impegno personale dell’operatore, la sua buona volontà nell’aiutare il soggetto con bisogni speciali, la sua delicatezza d’animo per sopportare un evento educativo che a molti, ancora oggi, pare insopportabile» aggiunge il delegato del Rettore al Servizio. Ma le esperienze che in questi anni si sono effettuate e le riflessioni che da esse sono scaturite, ci dicono come emerga preponderante l’esigenza che gli operatori possano mostrare non solo carità, ma anche competenza professionale, essenziale per soddisfare i bisogni particolari di queste persone».

 

Arte e lingue per la disabilità

Perché tradurre un testo giuridico o economico richiede conoscenze diverse rispetto alla traduzione di testi che riguardano beni culturali o socialità. “Le collaborazioni con le istituzioni della città, come il Museo di Santa Giulia, sono occasioni preziose - sottolinea la prof.ssa Murphy. La città si rende conto dell’importanza di avere a disposizione figure professionali con competenze linguistiche, mentre agli studenti è offerta l’opportunità di poter testare le loro skills e apportare un contributo alla buona riuscita dei progetti del territorio”. studenti #lingue #traduzione #mediazione #futuro #professione #arte #disabilita Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Otto volte “Mettiti nei miei panni”

milano Otto volte “Mettiti nei miei panni” Torna per l’ottava edizione la manifestazione di sensibilizzazione sul tema della disabilità per promuovere la cultura dell’inclusione. aprile 2019 “ Mettiti nei miei panni ” è l’invito che gli studenti con disabilità dell’Università Cattolica rivolgono a tutta la popolazione universitaria dell’ateneo ormai da otto anni a Milano nel mese di maggio e da tre nella sede piacentina. Il progetto si propone di sensibilizzare il mondo accademico sulle tematiche della disabilità per promuovere e valorizzare il processo di inclusione degli studenti che utilizzano i Servizi per l’integrazione dell’ateneo cattolico attraverso lo sviluppo di una coscienza civile, attiva e consapevole. Questa iniziativa riveste un’importante valenza educativa perché conduce i partecipanti a compiere, con la sola iniziale presenza, un atto di responsabilità attiva, di giustizia e di conoscenza. L’intervento di formazione si propone, infatti, di offrire spunti di riflessione ed elaborazione critica attivando, attraverso l’attività di role taking , un coinvolgimento emotivo, possibile fonte di stimolo per la rielaborazione, a posteriori, dell’auspicata riflessione critica circa i temi dell’inclusione. È così che "Mettiti nei miei panni", vera best practice che si innesta sul modello italiano di partecipazione attiva, diventa un’esperienza significativa, emotivamente “intrusiva” poiché la differenza interroga ciò che si è. Nel solco di tale buona prassi - che ha da sempre riscontrato largo consenso e partecipazione - l’inclusione, riconoscimento della dignità e dei bisogni di ciascuno, diventa finalità, approccio e processo allo stesso tempo.

 

Mettiti nei miei panni. Anche a Piacenza

Anche a Piacenza L’iniziativa di sensibilizzazione e di role-taking del Servizio integrazione studenti con disabilità sbarca per la prima volta nel campus piacentino giovedì 4 maggio 20 aprile 2017 Per la prima volta a Piacenza. “ Mettiti nei miei panni ”, l’iniziativa del Servizio integrazione studenti con disabilità e studenti con Dsa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore giunta alla sesta edizione, continua la propria sfida per sensibilizzare l’intera comunità accademica alle tematiche della disabilità. Insieme alla Giornata di sensibilizzazione nella sede di Milano, che si terrà martedì 2 maggio , giovedì 4 maggio tutor con disabilità e volontari accompagneranno studenti, docenti e personale tra corridoi, aule e cortili della sede di Piacenza . Dalle 9 alle 14, a partire dall’atrio dell’ingresso principale di via Emilia Parmense 84, si terranno attività di role taking non-stop: attività di simulazione con esperienze dirette di limitazione funzionale visiva e motoria negli ambienti universitari. In questi anni il lavoro del Servizio integrazione – spiega il delegato rettorale Luigi D’Alonzo , docente di Pedagogia speciale alla facoltà di Scienza della formazione - si è declinato cercando di promuovere sempre più, nei vari ambienti universitari, quella cultura dell'inclusione che si erige sulle fondamenta del binomio intenzionalità e competenza. I numeri sempre più in aumento dei ragazzi con disabilità o con disturbo specifico dell'apprendimento (Dsa) che accedono al nostro servizio testimoniano la bontà del nostro intervento educativo e didattico. “Mettiti nei miei panni" ha lo scopo di favorire questa cultura dell'inclusione sempre più necessaria in un mondo complesso e difficile come il nostro».

 

Mettiti nei miei panni

Milano e Piacenza Mettiti nei miei panni Torna la giornata di sensibilizzazione sulla disabilità con attività di role taking, con simulazione di limitazione visiva e motoria e un laboratorio sui deficit uditivi. Appuntamento a Piacenza martedì 17 aprile e a Milano mercoledì 9 maggio 05 aprile 2018 È arrivata a Milano alla sua settima edizione e, a fronte del successo dello scorso anno, verrà riproposta, per la seconda volta, anche nella sede piacentina dell’ateneo. “ Mettiti nei miei panni - Giornata di sensibilizzazione sulla disabilità accompagnati da tutor con disabilità e volontari ” si terrà a Piacenza martedì 17 aprile dalle 9 alle 16 (Piazzetta di Economia, via Emilia Parmense 84) e a Milano mercoledì 9 maggio dalle 9 alle 16 (Cortile d’onore, largo Gemelli 1). Il progetto si propone di sensibilizzare il mondo accademico sulle tematiche della disabilità per promuovere e valorizzare il processo di inclusione di questi studenti attraverso lo sviluppo di una coscienza civile attiva e consapevole. L'intervento di formazione vuole offrire spunti di riflessione critica attraverso attività di role taking (con l’accompagnamento di Volontari e Tutor con disabilità). È così che “Mettiti nei miei panni”, vera best practice che si innesta sul modello italiano di partecipazione attiva, diventa un’esperienza significativa, emotivamente “intrusiva” per un'università a misura di tutti» affermano gli organizzatori. Dalla rilevazione dell’indice di gradimento - dati statistici raccolti dal Servizio Integrazione - si evince, infatti, la validità di questa iniziativa ai fini dell’abbattimento delle barriere architettoniche, culturali e didattiche.

 
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