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Ambrosoli, giustizia italiana da riformare

milano Ambrosoli, giustizia italiana da riformare «La magistratura non è un fattore di sviluppo del Paese, perché chiunque deve assumersi una responsabilità pubblica ha il terrore di rimanere invischiato in qualcosa che non riesce a dominare». Lo ha detto Umberto Ambrosoli a proposito della situazione della giustizia in Italia alla luce dei fatti che hanno messo nell’occhio del ciclone la magistratura italiana. L’avvocato milanese è intervenuto lunedì 17 giugno all’Università Cattolica per parlare agli studenti della facoltà di Giurisprudenza nell’ambito dell’incontro dal titolo: “Giorgio Ambrosoli. Quella di mio padre è una bella storia da raccontare in una fase storica in cui le persone ignorano il passato e sono irresponsabili verso il futuro». L’evento è stato introdotto dai saluti del preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica Stefano Solimano e del docente di Diritto commerciale Vincenzo Cariello . Intervistato ai microfoni di Cattolicanews si è soffermato anche sulla crisi e sulla corruzione della magistratura italiana. ambrosoli #giustizia #magistratura #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Anche in politica #cambiostile

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha dichiarato: «Come Ministero siamo convintamente al fianco di Parole O_Stili nella diffusione della cultura del rispetto e nel contrasto di ogni forma di linguaggio dell’odio. Sono azioni che abbiamo messo al centro di un Piano nazionale lanciato lo scorso 27 ottobre che coinvolge tutte le scuole e che ha fra i suoi punti qualificanti proprio la diffusione del Manifesto della comunicazione non ostile ideato da Parole O_Stili. Rosy Russo , ideatrice di Parole O_Stili ha dichiarato: «Alle porte di una campagna elettorale che si preannuncia dura, l’augurio è che il Manifesto, e in generale la campagna di sensibilizzazione #cambiostile, possa concretamente aiutare il confronto politico a non diventare mai incivile e scorretto. Ci auguriamo che l’esempio dei 5 Ministri e circa 200 parlamentari che hanno già aderito al progetto possa diventare una buona pratica capace di contagiare tutta la classe politica italiana e diffondere il virus positivo dello scegliere le parole con cura». Da cosa nasce il "Manifesto della comunicazione non ostile… in politica" Dalla Carta, già realizzata lo scorso febbraio dall’Associazione Parole O_Stili, che raccoglie 10 princìpi di stile per ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi, online e offline, presenti nel “Manifesto della comunicazione non ostile”. Antonio Palmieri , responsabile nazionale della comunicazione elettorale e Internet di Forza Italia - è stato presentato un documento di applicazione dei 10 princìpi del Manifesto alla comunicazione politica. È inoltre oggetto di una partnership con il Miur per la promozione di una cultura della rete “non ostile” rivolta a studenti, docenti e famiglie; ad oggi è stato tradotto in otto lingue.

 

Ankara, in cattedra per capire la Turchia

La storia che ha portato Valeria Giannotta a diventare docente di Relazioni internazionali all'Università dell'Aeronautica turca passa attraverso il dottorato in Istituzioni e politiche, dove ha iniziato a focalizzare la propria ricerca sulla Turchia. Dopo il periodo a Istanbul mi sono trasferita ad Ankara, dove ho conosciuto i personaggi che sono oggi al centro dei dibattito politico del Paese. Di cosa ti sei occupata in questo periodo? «Ho insegnato “Progetti di democratizzazione nei Paesi musulmani”, lavorato part-time a Gaziantep, al confine con la Siria, di cui si parla molto oggi per le vicende legate ai rifugiati. Quale è stato il principale ostacolo che hai incontrato? «Inizialmente quello di capire la cultura, anche se il popolo turco è davvero ospitale e ti mette nelle condizioni di non sentirti solo, ti aiuta. Non è stato facile nemmeno costruirmi un percorso da sola, qualcosa che non esisteva, che non mi immaginavo e che in parte mi disorientava: la decisione di rimanere all’estero, per tentare una carriera, anche guardando al sistema-paese Italia che, forse, era meno foriero di opportunità». In questo contesto qual è stato il contributo della “tua” università? «Mi ha dato la possibilità di andare all'estero e di beneficiare di una borsa di studio. È un'esperienza bellissima di crescita personale e intellettuale, che consente di formarti una expertise di grande spessore».

 

Autonomie, la rivoluzione civile di Sturzo

È una delle massime famose di don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare nel 1919. Riconoscimento delle funzioni proprie del comune, della provincia e della regione, in relazione alle tradizioni della nazione e alle necessità di sviluppo della vita locale […]». Si tratta di un vero programma politico di reimpostazione, dal basso, della macchina dello Stato, che doveva poter contare su forze nuove, su idee fresche e su masse popolari non più subalterne. Cominciando nei Municipi e, più avanti nel tempo nelle Regioni, a prendersi cura della cosa pubblica, con una efficiente e non corrotta amministrazione giorno dopo giorno. Tanto grande era in lui la fiducia nelle istituzioni che dovevano essere create da indurlo a dedicare alla “Regione nella Nazione” la relazione politica di apertura del terzo Congresso del Ppi (Venezia 1921). Non fu certo per caso che il fascismo trionfante dal 1925/26 soppresse le elezioni comunali; fece dei Comuni solo degli ingranaggi dell’amministrazione burocratica dello Stato e non volle sentir parlare di Regioni dotate di una qualche autonomia. docente di Diritto costituzionale, Università Cattolica Nono articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #sturzo #autonomielocali #comuni #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Bene comune, la politica che piace ai giovani

indagine Bene comune, la politica che piace ai giovani Il 95% degli intervistati dall’«Osservatorio» dell’Istituto Toniolo sui valori delle nuove generazioni lo considera importante per il funzionamento di una società. L’intervento su “ Avvenire ” del professor Alessandro Rosina 13 novembre 2019 Riprendiamo una parte dell’intervento del professor Alessandro Rosina pubblicata da “Avvenire” del 13 novembre 2019 Manca da troppo tempo una politica all’altezza delle potenzialità che l’Italia può esprimere all’interno dei grandi processi di cambiamento del nostro tempo. Una politica in grado di mettere i cittadini nelle condizioni di dare il meglio di sé nella realizzazione dei propri progetti personali e nel contributo al bene comune. Una recente indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo mostra come proprio l’attenzione al “bene comune” sia il valore più ampiamente riconosciuto dalle nuove generazioni italiane ma che più sentono mancare. In particolare quasi il 95% degli intervistati lo considera importante per il funzionamento di una società che oltre a produrre ricchezza riesca a promuovere il benessere di tutti i cittadini. A ritenere però che nel nostro Paese si faccia molto poco in questa direzione sono ben tre giovani su quattro. continua a leggere su “Avvenire”] #giovani #politica #osservatorio giovani #bene comune Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Bubble Democracy, la corsa agli estremi

Scienza politica Bubble Democracy, la corsa agli estremi Dalle folle alle masse organizzate dai partiti politici novecenteschi, dalla democrazia del pubblico centrata sui leader alla collettività in cui ogni individua vive come in una bolla. La traiettoria tracciata dal professore, infatti, descrive il passaggio – nel corso del Novecento – dalle folle (non ancora pienamente protagoniste nella vita politica del Paese) alle masse (blocchi inquadrati nelle strutture di partito , questi ultimi capaci di individuare e governare i sentimenti dell’opinione pubblica). Per poi arrivare alla «democrazia del pubblico» che, avvenuta grazie alla diffusione delle televisioni, nel secolo scorso erodeva progressivamente l’identificazione degli elettori con i partiti, ma continuava a garantire la stabilità del sistema grazie alla necessità dei leader di conquistare “l’elettore mediano” attraverso una moderazione dei loro messaggi. Non vi è però un ritorno dell’individualismo liberale, ma, con l’avvento del digitale, si palesa la presenza di una massa che, però, è diversa da quella novecentesca. Essa è, invece, una collettività in cui ogni individuo vive nella sua “bolla” e che, a causa dell’inquinamento del discorso pubblico e dell’assenza di un corretto pluralismo, finisce per radicalizzare le proprie idee e, di conseguenza, polarizzare il dibattito. È così, quindi, che il sistema rischia di diventare perennemente instabile, dato che ogni spinta alla polarizzazione è accentuata dalla ricerca – da parte dei partiti politici – del consenso sulla base di proposte ancora più radicali. I partiti di massa novecenteschi – ha concluso Palano – avevano la capacità di costruire delle stabili identificazioni, mentre i partiti di oggi non riescono a fare queste cose, non riescono a invertire la tendenza della fluidità delle appartenenze.

 

Cattolici e politica, attenti alle divisioni

dibattiti Cattolici e politica, attenti alle divisioni L’iniziativa di Sturzo fu fermata da una parte del mondo cattolico, manovrata da una forza estranea che utilizzò strumentalmente temi cari ai cristiani, con conseguenze terribili per la chiesa e per il Paese. Ed è significativo che anche l’Università Cattolica del Sacro Cuore senta il bisogno di ricordare la fondazione del Ppi. Padre Gemelli, infatti, non condivideva l’impianto aconfessionale del partito sturziano (ma poi ha sostenuto la Dc che ne è stata la prosecuzione). Ma, soprattutto tra vescovi e parroci, continua a prevalere la convinzione che la politica divida e che non convenga sostenere questa o quella iniziativa politica promossa da una parte dei cattolici, in cui certamente un’altra parte non si ritroverebbe. È accaduto proprio con Sturzo, la cui iniziativa è stata fermata da una parte del mondo cattolico, abilmente manovrata da una forza estranea in grado di utilizzare strumentalmente temi cari ai cattolici. Pochi giorni fa, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti , ha dichiarato che «staccare i fedeli dal Papa è una manovra sbagliata e controproducente» e ha aggiunto che «non basta dirsi cattolici per diventare De Gasperi». Non fu Sturzo, allora, a sbagliare né gli altri “liberi e forti” che lo seguirono, ma coloro che ebbero troppa paura di manovre insidiose e di minacce pesanti. Ma è necessario saper essere veramente liberi e forti: ecco la grande attualità dell’Appello di cento anni fa. * docente di Storia contemporanea, facoltà di Lettere e filosofia Primo articolo di una serie dedicata ai cento anni dall'Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo.

 

Cattolici e politica, storia da riscrivere

milano Cattolici e politica, storia da riscrivere La presentazione della biografia del fondatore dell’Azione Cattolica Giovanni Acquaderni offre l’occasione per ripensare l’impegno sulla scena pubblica dei cattolici. Ma il nome di Giovanni Acquaderni è ricordato soprattutto per aver fondato insieme a Mario Fani l’Azione cattolica. Alle origini dell’Azione Cattolica per una biografia di Giovanni Acquaderni (San Paolo Editore), a cura di Ernesto Preziosi , storico ed esponente dell’Azione Cattolica, e presentato mercoledì 6 marzo all’Università Cattolica. Siamo incoraggiati a renderci conto che non siamo dentro a un determinismo e quindi, forse, potremmo trovare un po’ più di coraggio e di speranza e anche un poco di fantasia perché la storia si può fare e non è già scritta». Angelo Bianchi , preside della facoltà di Lettere e filosofia, ha ribadito l’attualità della ricerca di Ernesto Preziosi, mentre Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea, ha ricordato come la storia dell’Azione Cattolica rappresenti un ambito importante della storia italiana, perché ha aiutato a uscire dalle secche una certa politica confessionale. Infatti «c’è una responsabilità dei laici a portare, reciprocamente, la storia nella Chiesa e la Chiesa nella storia», ha osservato Giovagnoli. Concludendo l’incontro, l’autore Ernesto Preziosi, ha messo in evidenza la vivacità e l’intraprendenza del mondo cattolico laico dell’epoca di Acquaderni, protagonista quest’ultimo di un movimento laicale nuovo e innovativo attuato tramite la devozione alla Santa Sede, lo studio della religione, la vita cristiana e l’esercizio della carità.

 

Ci voleva il Covid per capire che (in democrazia) uno non vale uno

Politologia Ci voleva il Covid per capire che (in democrazia) uno non vale uno Se c’è una verità che l’emergenza ha rivelato è la rivincita delle competenze nel guidare l’azione politica. Pendiamo dalle labbra di coloro che hanno studiato a lungo i virus, che possono avanzare, a ragion veduta, delle soluzioni per arrestare la pandemia e per farci tornare a vivere nell’agognata normalità. È indubbio, però, che l’emergenza sanitaria in atto a livello globale ha svelato (con tutto il suo carico di problematicità) un tema rimasto sottotraccia nel dibattito pubblico o trattato in maniera alquanto semplicistica: la necessità di usufruire del parere degli esperti per assumere decisioni politiche. Già molto tempo prima della diffusione del coronavirus, tale compromesso è apparso in crisi profonda e una delle principali cause è proprio legata al fatto che l’idea che sia un’élite a decidere le sorti della società ha perso molto credito. Il Covid-19 ci ha invece aperto gli occhi sul fatto che la partecipazione di tutti è essenziale in una democrazia, ma che in alcuni momenti non tutti possono dire la loro. Dobbiamo essere orgogliosi dei talenti che abbiamo ricevuto e metterli al servizio di una società che deve essere capace di apprezzarli. Sono così nati quattro ebook di riflessioni spirituali: Il potere della speranza di monsignor Tolentino Mendonça , I giorni del nemico di Giuliano Zanchi , Il segno delle Chiese vuote di Halik , il libro fotografico La via sacra della Pandemia di Alexandre Palma .

 

Come toccare la pancia della gente

Elezioni europee Come toccare la pancia della gente A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata di comunicazione politica è quella della Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. maggio 2019 Quale sarà il futuro dell’Europa? Dopo gli esiti delle Elezioni europee, Cattolicanews ha chiesto un commento a caldo ad alcuni docenti dell’Ateneo di Fausto Colombo * Le Elezioni europee sottolineano diversi aspetti interessanti e problematici del rapporto fra politica e comunicazione. Da qualche anno si osserva che la percezione da parte dell’opinione pubblica si discosta, in particolare nel nostro Paese, dalle emergenze reali della società. Per esempio, vi è una diffusa sovrastima della criminalità comune e dell’impatto negativo dell’immigrazione, e una sottostima della crescita dell’ineguaglianza e della concentrazione di potere economico. Eccoci dunque al risultato di un’opinione pubblica emotivamente securitaria, che si focalizza sui messaggi di allarme e di ordine, a dispetto di ricette più complesse e quindi – anche se probabilmente più efficaci – più difficili da comprendere. A giudicare dal caso italiano, la formula più azzeccata è quella adottata dalla Lega di Matteo Salvini, che combina l’uso dei social con una grande presenza televisiva e soprattutto con un sistematico presidio del territorio attraverso i comizi. Gli exit polls si sono dimostrati nel nostro Paese (non ovunque in Europa) di nuovo particolarmente inaffidabili, con il risultato di far dibattere molti commentatori su fattoidi, e poi non essere in grado di fornire analisi ragionate e fondate sugli effetti reali delle elezioni stesse a livello europeo.

 

Covid, mi si è ristretta la democrazia

Ci sono state altre epidemie nel passato, anche nel corso del ‘900, e ciascuna ha una storia diversa, come differenti sono le società che vi si misurano» spiega Damiano Palano , docente di Scienza politica alla facoltà di Scienze politiche e sociali e direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università Cattolica. La prima è la perdita di prestigio della democrazia liberale nel mondo: la sua capacità di gestione della crisi non si è rivelata particolarmente efficiente e il modello cinese, invece, è guardato da molti come più efficace. Una tendenza presente da tempo, che si è ulteriormente rafforzata: l’idea di concedere poteri straordinari e di sospendere la dinamica democratica per garantire un intervento più efficiente è una tentazione che, al di là del caso di Orban in Ungheria, è ugualmente ben presente anche altrove». Più che un’inversione di tendenza la gestione dell’epidemia innesca un’accelerazione con un duplice risvolto: se da un lato questo potrebbe rassicurare, dall’altro può preoccupare perché sottopone a ulteriori tensioni delle istituzioni che si sono col tempo indebolite sempre di più». C’è però anche un altro aspetto: in gran parte questi dati non sono nelle mani degli Stati o dei governi ma soprattutto sono di proprietà di compagnie private che possono fornire agli Stati questi strumenti, di solito vendendoglieli. Ci sono segni di chiusure nazionalistiche e di vecchi egoismi? «Il rischio del risorgere del nazionalismo è uno degli effetti più immediati di una situazione di questo genere. Tuttavia la costruzione di organismi globali che siano in grado di dare informazioni credibili sullo stato di salute nei diversi contesti sarà uno strumento essenziale per poter controllare nel futuro dinamiche di diffusione di epidemie analoghe a quella in corso.

 

Dopo il voto, i docenti Unicatt spiegano che cosa dobbiamo aspettarci

Speciale Dopo il voto, i docenti Unicatt spiegano che cosa dobbiamo aspettarci Non ci sono state grandi sorprese dall’esito della competizione referendaria e il voto regionale ha delineato una quasi perfetta parità. In un clima da campagna elettorale permanente, quali sono le priorità per il Paese? Le analisi dei nostri esperti by Paolo Ferrari | 23 settembre 2020 Nessuna sorpresa dal referendum: una buona affluenza e una forte conferma da parte del corpo elettorale alla proposta del Parlamento. Per quanto riguarda il voto regionale si è delineato un quadro di perfetta parità: tre regioni al centrodestra, di cui una, le Marche, strappata al centrosinistra, e tre a quest’ultimo. Abbiamo chiesto ad alcuni docenti della Cattolica di capire a che cosa sono chiamate le forze politiche alla luce dei risultati della competizione elettorale. Referendum, un voto che sposta poco di Paolo Balduzzi Quello che ora ci si può aspettare è un nuovo dibattito sulla riforma elettorale. Il cambiamento più urgente è quello dei regolamenti parlamentari per riportare le Camere a una maggiore efficienza e capacità decisionale Foto di alto di Umberto Battaglia #referendum #politica #elezioni #partiti Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dov’è finito il popolo

Tra i principali promotori dell’iniziativa era naturalmente Luigi Sturzo , che già in un discorso tenuto a Caltagirone alla vigilia di Natale del 1905 aveva sostenuto la necessità di dar vita a un partito di ispirazione cristiana, in grado di riportare i cattolici italiani all’interno della vita politica nazionale. Ma i quattro anni di guerra avevano anche contribuito a scavare, tra il «Paese reale» e la classe politica liberale, un solco ancora più profondo, destinato ad aggravare il deficit di legittimazione che fin dalle origini gravava sulle istituzioni del nuovo Stato nazionale. E le nuove tensioni internazionali che contrassegnavano lo scenario postbellico – dalla dissoluzione dell’Impero austro-ungarico, alle conseguenze della rivoluzione bolscevica – avrebbero contribuito ad alimentare quei conflitti e quelle rivendicazioni che, di lì a poco, precipitarono l’Italia in uno dei periodi più difficili della sua storia unitaria. Benché affondasse le radici nella dottrina sociale della Chiesa e nella storia del movimento cattolico, l’appello ai «liberi e forti» coglieva pienamente la novità dello scenario che si stava delineando e la portata delle sfide che si ponevano al Paese. Ma, più in generale, il programma auspicava anche il superamento dell’impronta centralistica dello Stato ottocentesco, grazie al pieno riconoscimento del pluralismo associativo e all’avvio di riforme nel campo della previdenza e dell’assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella tutela della proprietà privata. A distanza di un secolo dalla sua stesura, l’importanza che ancora oggi conserva l’appello del 18 gennaio 1919 non sta tanto, dunque, nelle specifiche soluzioni che profilava o nella strada che indicava ai «liberi e forti». E porsi una simile domanda significa anche interrogarsi sui modi in cui il «popolo» può continuare a essere ancora oggi il fondamento di una solida democrazia pluralistica, capace di sottrarsi tanto alle tentazioni plebiscitarie quanto alla presa della spirale tecnocratica.

 

Effetto Trump? Gli Stati Uniti un anno dopo

Dieci incontri per leggere la politica globale", relatori Mireno Berrettini e Gianluca Pastori , autori di un fascicolo speciale dei "Quaderni di scienze politiche" dedicato alla presidenza Trump. ottobre 2017 di Gianluca Pastori* L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca ha cambiato molte regole nel gioco della politica americana. Ha riportato in auge un modo di fare politica apparentemente dimenticato, in cui il forte richiamo alla legittimazione popolare fa del Presidente, più che il contraltare, il rivale di un Congresso presentato sempre più come strumento nelle mani delle macchine partitiche. Dopo gli screzi del 2002-03 e i rapporti difficili negli anni di George W. Bush, l’arrivo alla Casa Bianca di Barack Obama aveva fatto sperare in un riavvicinamento fra le due sponde dell’Atlantico, riavvicinamento che si è dimostrato, invece, illusorio. Al contrario, quelli di Obama sono stati anni di crescenti divaricazioni su una serie di punti importanti, dalle relazioni con la Russia alla crisi siriana. Solo alla fine del mandato, con la prospettiva concreta di una vittoria di Trump, la dimensione conflittuale è stata accantonata per una narrativa più attenta agli aspetti di convergenza. Ciò non ha, comunque, modificato l’essenza di un legame che – con il venire meno del comune nemico sovietico – sembra essersi via via deteriorato e che oggi, proprio con Trump problematicamente insediato nello Studio Ovale, sembra avere raggiunto uno dei suoi punti più bassi.

 

Era Trump, cosa cambierà?

Politica estera Era Trump, cosa cambierà? Ridefinizione dei ruoli di potenza e riformulazione dei rapporti internazionali. A Brescia un seminario ha discusso della visione, delle priorità e delle direttrici di politica estera della nuova amministrazione statunitense a due mesi dall’insediamento. Tra gli esperti intervenuti, introdotti dal prorettore Mario Taccolini : Carolina De Stefano , della Scuola Superiore Sant'Anna e George Washington University, Giuseppe Gabusi dell’Università di Torino, T.wai - Torino World Affairs Institute, Enrico Fassi , Andrea Plebani , Alessandro Quarenghi e Andrea Locatelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. politica #estero #economia #trump #usa Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo

il dibattito Essere popolari al tempo dei populismi. Così l'Università Cattolica rilegge Sturzo A cent’anni dall’«Appello ai liberi e forti», le sue parole d’ordine sono ancora attuali a fronte delle sfide dell’individualismo digitale e delle ideologie che alimentano la paura. Un dibattito tra alcuni docenti sul rapporto tra cattolici e politica. luglio 2019 “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà” . Con queste parole il 18 gennaio 1919 dall’albergo Santa Chiara di Roma, la Commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano, con a capo il segretario politico don Luigi Sturzo , dava inizio alla partecipazione attiva dei cattolici in politica. Un appello che, anche a cento anni di distanza, non ha perso smalto e freschezza. Abbiamo chiesto ad alcuni professori di spiegare l’attualità di alcune delle sue tesi.

 

G7, cronaca di un fallimento

analisi G7, cronaca di un fallimento Perché il vertice di Biarritz non ha prodotto risultati tangibili. A dispetto degli sforzi mediatici del presidente francese Emmanuel Macron, il vertice appena concluso a Biarritz non ha prodotto alcun risultato tangibile. I leader dei più importanti Paesi industrializzati non si sono ritrovati d’accordo quasi su niente se non su un elenco di obiettivi vaghi e facilmente condivisibili o su di un piccolo aiuto “simbolico” al Brasile per gli incendi in Amazzonia. In pratica, l’approccio alla politica estera di Trump sembra ripercorrere uno schema antico del diciannovesimo secolo, vale a dire una politica fatta di supremazia militare, militarismo economico, protezionismo commerciale ed enfasi sui rapporti bilaterali e non su quelli multilaterali. Questa incapacità delle grandi potenze economiche mondiali di ritrovare una linea comune prende forma, peraltro, in un clima di incertezza rispetto all’economia mondiale che, seppur in crescita, sembra dare segnali discordanti a causa del protezionismo commerciale e degli irrisolti rischi geopolitici in molte aree del pianeta. Purtroppo il prossimo anno non vedrà cambiare di molto queste tendenze in corso poiché, come sovente accade, spartiacque di un nuovo corso saranno le prossime elezioni presidenziali americane del novembre 2020. I Paesi leader dell’Unione europea invece di rimanere in attesa e stare a guardare dovrebbero una volta per tutte provare a ritagliarsi un ruolo comune in particolare in ambito di difesa e sicurezza.

 

Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime

La Cattolica al meeting Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime Lo storico dell’Università Cattolica ha ricostruito al Meeting di Rimini il ruolo che Giovanni Paolo II giocò nella fine pacifica delle dittature dell’Est Europa. agosto 2019 La rivoluzione senza violenza fu un inedito nella storia europea. Così nel suo intervento al Meeting di Rimini – nell’ambito dell’incontro Diritti e doveri. speranze e delusioni , con Giovanni De Luna e Massimo Bernardini – il professor Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica, ha rievocato la caduta dei regimi dell’Europa Orientale nel 1989. Lo storico della Cattolica, in particolare, ha ricostruito il ruolo fondamentale che giocò il pontificato di Giovanni Paolo II nella caduta del regime polacco e degli altri regimi dell’Est. Una transizione che non fu condotta facendo discorsi politici perché era convinto che sarebbero implosi se si fosse ricostruita la coscienza religiosa e civile del popolo. meeting #storia #politica #comunismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Biden e gli atti di fede di un presidente

PRESIDENZIALI USA Biden e gli atti di fede di un presidente Solo la Storia dirà se riuscirà nell’impresa di guidare il Paese fuori dalla tempesta. Ma è certo è che l’America ha deciso di affidarsi a un profilo opposto a quello del suo predecessore. L'editoriale del professor Mauro Magatti per Avvenire 10 novembre 2020 di Mauro Magatti Diventare presidente degli Stati Uniti d’America, a 77 anni, nel mezzo di una pandemia che continua a mietere migliaia di morti, con un’economia in difficoltà e un Paese in preda a forti scontri razziali richiede molto coraggio. Quel che è certo è che l’America ha deciso di affidarsi a un timoniere che, dal punto di vista umano, non poteva essere più diverso dal suo predecessore. Un tratto che i critici considerano il suo vero punto debole, ritenendolo un atteggiamento poco virile nei confronti di una realtà scossa da fortissime tensioni. E in un’altra intervista: «La mia fede mi implora di avere una gestione preferenziale per i poveri e come presidente farò di tutto per combattere la povertà e costruire un futuro che ci porti più vicino ai nostri ideali» ('The Christian Post'). Continua a leggere su Avvenire * Docente di Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica #magatti #avvenire #biden #usa #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Identità linguistica, tra geografia e politica

A uno sguardo attento, persino molte aree ritenute uniformi per la lingua rivelano una sorprendente complessità, che l’informazione mainstream non è in grado o non ha voglia di comprendere e di comunicare. Questa notevole trasformazione fu però di difficile attuazione nella realtà, ci sono voluti moltissimi anni prima di arrivare all’attuale lingua moderna turca poiché in quel periodo il tasso di alfabetismo era circa del 20%. Ciò che dicono le statistiche è che sia addirittura la quarta lingua più studiata al mondo dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese. Lo spagnolo è la seconda lingua più usata al mondo, infatti, è parlato da più di 500 milioni di persone ed è anche la lingua ufficiale di ben ventuno paesi nel mondo. In un mondo ormai globalizzato, conoscere lo spagnolo diventa utile per migliorare un eventuale potenziale occupazionale in quanto, ci sono moltissimi campi di carriera che hanno bisogno di personale con conoscenze in spagnolo. Per quanto riguarda l’ inglese è stato Internet che negli ultimi vent’anni ha reso questa lingua come addirittura una competenza di base per i lavoratori di tutto il mondo. In molti paesi l’inglese è proprio usato come chiave di sviluppo economico poiché una migliore conoscenza della lingua inglese corrisponde a un minor numero di giovani disoccupati.

 

I docenti della Cattolica scrivono l’agenda per il nuovo governo

il dibattito I docenti della Cattolica scrivono l’agenda per il nuovo governo Economia, riforme istituzionali, conti pubblici, lotta alla povertà, lavoro, scuola e molto altro. Alcuni professori provano a disegnare quali sono le sfide che attendono alla prova il nuovo esecutivo, di cui fanno parte due alumni dell'Ateneo. Quali sono le sfide di breve e di lungo termine che attendono la nuova compagine di governo? Abbiamo chiesto ad alcuni docenti dell’Università Cattolica di diverse discipline di spiegare quale dovrebbe essere l’agenda dell’esecutivo che sta per essere varato. Gli scogli da affrontare per il nuovo governo Adesso c’è bisogno di chiarezza di Andrea Monticini I mercati hanno risposto positivamente alla formazione del nuovo governo. Ora sono necessarie decisioni precise a partire da fisco, politica industriale e infrastrutture Serve una politica economica per i prossimi 10 anni di Maurizio Motolese A fronte di una situazione di stagnazione il nuovo governo non può limitarsi a interventi di breve periodo ma deve impostare investimenti per il futuro. Ecco tre sfide Le incognite del tripolarismo imperfetto di Damiano Palano Finita l’alleanza con la Lega, il nuovo governo si troverà esposto a tensioni speculari a quello precedente. Anche se i vincoli economici e internazionali potrebbero offrire quella coerenza che le forze politiche non sono in grado di garantire Scuola, più politiche per gli studenti di Milena Santerini Contrasto alla dispersione scolastica e impegno per il successo formativo di tutti devono passare in prima linea.

 

I filosofi e l’ingiusta accusa di diserzione

Il dibattito I filosofi e l’ingiusta accusa di diserzione L’intellettuale può esercitare la funzione che gli è propria semplicemente dicendo la verità , dicendo la verità al potere. Quale ruolo per gli intellettuali?” è il titolo del convegno promosso dal centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, che si terrà mercoledì 30 ottobre in cripta aula Magna (largo Gemelli 1, Milano) a partire dalle 9.30. Non a caso, tra i modelli di intellettuale propugnati da Benda troviamo Kant, secondo il quale «non c’è da attendersi che i re filosofeggino o che i filosofi diventino re, e neppure è da desiderarlo, perché il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione». E se ci si chiede, in tutto ciò, che ne sia stato della radicale proposta platonica che vedeva coincidenti la figura del sovrano reggitore della polis e quella del filosofo, si può rispondere che quello platonico era uno stato ideale , giammai reale. Abbiamo dunque due piani, quello del pensiero e quello della prassi, quello della cultura e quello della politica, e se ci ritroviamo a porre l’interrogativo del loro rapporto è soltanto perché la condizione nella quale viviamo non ci soddisfa. Ecco allora il perché, dinanzi alle situazioni di crisi, dell’accusa agli intellettuali di volta in volta di silenzio o di sterile lamentosità, di opportunismo o di diserzione, se non di disagio, disorientamento o di decadenza. ricercatrice di filosofia teoretica, facoltà di Lettere e filosofia , campus di Brescia e Milano Quarto contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali Nella foto in alto il giovane Alessandro Magno con Aristotele #intellettuali #cultura #potere #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

I leader politici e lo storytelling, sedurre prima che convincere

WEBINAR I leader politici e lo storytelling, sedurre prima che convincere Narrazione e arte della persuasione prima e dopo la pandemia al centro del quarto incontro del ciclo Stato di emergenza . L’intento, prosegue Ventura, è di «produrre una diffusione virale di queste storie con lo scopo di raccogliere consenso in maniera mirata e diversificata anche grazie al web e ai big data». Proprio nel 2007 viene eletto Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy che ha fatto largo uso dello storytelling, sulla falsa riga dell’esperienza americana. Facendo un salto in avanti, bisogna ricordare anche Emmanuel Macron che si serve di «strategie comunicative tradizionali, big data, incontri Facebook per costruire un’immagine di leadership e un partito personale». statodiemergenza #politica Facebook Twitter Send by mail Print CICLO DI WEBINAR - STATO DI EMERGENZA “ Stato di emergenza. Discussioni sulla politica sospesa al tempo del virus ” è il titolo di una serie di webinar organizzati nell’ambito dei corsi di Scienza politica della facoltà di Scienze politiche e sociali delle sedi di Milano e Brescia sulle ripercussioni della pandemia sulle democrazie occidentali e sulla sfera delle nostre libertà. Per saperne di più sul programma dei webinar, consultare il calendario sul sito Unicatt.

 

Il mondo in disordine

brescia Il mondo in disordine Con Spagna e Catalogna ai ferri corti, l’intervento del professor Luigi Bonanate sul tema Da Guernica alla guerra civile globale apre mercoledì 11 ottobre il ciclo di incontri della facoltà di Scienze politiche e sociali per leggere la politica mondiale. È il titolo della lezione che mercoledì 11 ottobre alle 15, nell’Aula Magna di via Trieste 17 della sede di Brescia dell’Università Cattolica, aprirà il ciclo Il mondo in disordine. Di guerre civili, l’Europa ne ha avute, nel XX secolo, di importantissime: in Spagna, in Italia, in Jugoslavia; e poi la Russia in Cecenia, e poi l’Ukraina, la Siria… Ma sembra che sia abbastanza facile dimenticarle. Dall’inizio del XXI secolo la guerra civile pare essersi insediata in quello che chiamiamo Medio Oriente (allargato) e si estende da una parte verso l’Asia centrale e dall’altra verso il Maghreb e l’Africa del Nord e del centro. Produce prevalentemente opere «impegnate», che parlano di guerra: civile, interna, locale – ciascuna può essere l’indizio di una peggior difficoltà futura, l’inizio di un collegamento che mette in contatto tra loro situazioni che – se si sommassero – potrebbero avere conseguenze devastanti per l’intero mondo. Sarà l’arte a salvare il mondo? Non sappiamo la risposta, ma certamente per impegnarci nel riflettervi una condizione deve essere assolta: conoscere la guerra, capirla, studiarla, valutarne l’importanza rispetto alla strutturazione di ciascuno dei mondi che abbiamo conosciuto e potrebbero arrivare. Dalla guerra civile spagnola alla guerra civile mondiale, Aragno, 2017) #politica #geopolitica #globale #scienzepolitiche Facebook Twitter Send by mail Print NOVITÀ IN LIBRERIA Del ciclo "Il mondo in disordine" fa parte l’incontro L’impero fragile.

 

Il paradosso americano

Ciclo: Il mondo in disordine Il paradosso americano La potenza mondiale degli Stati Uniti costituisce un ossimoro tra invulnerabilità e insicurezza? Di questo si è parlato nel seminario L'impero fragile e le trasformazioni della geopolitica americana. L’intervento di Stefanachi ha sottolineato quanto sia importante l’aspetto geopolitico di uno Stato, ossia tutti quei fattori territoriali che influenzano e modificano la politica dello stesso. Ad esempio, gli Stati Uniti dispongono di un territorio molto esteso e dotato di varie risorse minerarie, petrolifere, naturali; costituiscono quasi un’isola - e perciò una difesa militare passiva - ma soprattutto si trovano circondati da Paesi sostanzialmente poveri, da cui dunque non devono aspettarsi attacchi di nessun genere. Tutti questi fattori aiutano gli Stati Uniti ad affermarsi nella politica estera rispettivamente a livello economico, geografico e militare , e riescono così a influenzare molte delle scelte di altri Stati, garantendosi una significativa invulnerabilità. Un concetto che richiama il pensiero di Obama “guidare da dietro”; ovvero mandano rinforzi strategici, consigliano, propongono, ma non si impegnano mai in modo diretto. “Appare quasi come un’azione lasciata a metà; la geopolitica sembra fare degli Usa una potenza inaffidabile” conclude Stefanachi, lasciando spazio a Locatelli che ha contribuito a scattare una fotografia sull’evoluzione di un Paese che ancora oggi determina gran parte delle scelte della politica estera. america #politica #geopolitica #mondo #globalizzazione #statiuniti #sicurezza Facebook Twitter Send by mail Print.