La tua ricerca ha prodotto 73 risultati per politica.
Stai visualizzando i risultati 1 - 25:

"Pochi contro molti": la democrazia ha bisogno del conflitto

Per trovare delle risposte bisogna innanzitutto ricordare che la diversità di visioni e il pluralismo sono elementi per natura presenti nella società. Questa impostazione teorica si presta a interpretare i conflitti del Novecento, che proprio attraverso scontri dai tratti feroci e atrocità hanno portato alla nascita del concetto contemporaneo di democrazia, ma oggi lo scenario sembra cambiato. Dilaga una stigmatizzazione del conflitto e prende sempre più peso « l’idea reazionaria che tutti abbiano un interesse comune di partenza » , afferma Parsi. In questo modo si perde di vista che « l’interesse generale si costruisce non negando il conflitto, ma esercitandolo » , perché solo nel conflitto politico regolato è possibile che avvenga la sintesi tra interessi di partenza divergenti e dunque si realizzi la democrazia. Il rischio, già concretizzato, che deriva dall’assenza del conflitto politico è che - argomenta Parsi - il vincitore prenda tutto per sempre, generando conflitto sociale e cristallizzando una vittoria temporanea che diventa fatalmente status quo » . Davanti a questo scenario sconfortante, però, concordano Urbinati e Parsi, non bisogna perdere di vista una qualità che è evidente già nel termine "molti": il numero. I molti possono infatti far valere il proprio peso numerico e contro-mobilitarsi, trovando una dimensione comune pur partendo da varie identità, davanti a minacce rappresentate da leader populisti che sono stati capaci di mobilitare una grande parte di elettorato.

 

La credibilità politica, un concetto inattuale

Innanzitutto, «la credibilità politica non è da intendere come una qualità personale, ma come una relazione» spiega Guido Gili , docente di Sociologia della comunicazione dei media all’Università del Molise e co-autore con Massimiliano Panarari de La credibilità politica: Radici, forme e prospettive di un concetto inattuale (Marsilio, 2020). Questo comporta che la credibilità politica abbia un carattere dinamico, che cambi nel tempo, che possa essere trasferita tra individui e tra contesti e che potenzialmente un candidato possa apparire del tutto credibile per la propria base elettorale e non per i detrattori. La personalizzazione dei candidati «diventa ancora più forte oggi all’insegna dell’individualizzazione, riflettendo e ricercando il rapporto personale» attraverso tutti i mezzi di comunicazione possibili, sottolinea Massimiliano Panarari, sociologo della comunicazione e professore presso il Master in Management della comunicazione sociale, politica e istituzionale all’Università Mercatorum di Roma. Inoltre, a partire dagli anni Duemila le leadership sono «rapide nel consumarsi e nel bruciarsi perché a causa della dimensione relazionale della credibilità» questa può essere da un momento all’altro ritirata da uno dei partecipanti al rapporto, argomenta Panarari. La revoca può avvenire, «se un politico non si dimostra adeguato rispetto al proprio compito, per una sconfitta elettorale bruciante” a seguito della personalizzazione di una tornata elettorale e “per azioni o omissioni che dilapidano la credibilità prima costruita», conclude Panarari. Circa la competenza che deve avere un politico per risultare credibile, Gili spiega che si tratta di una competenza molto diversa da quella degli scienziati: è una competenza essenzialmente di sintesi ed è “finalizzata a una decisione”. Una specificità chiara in questo periodo di pandemia: gli scienziati devono fornire nozioni e analisi tecniche sulla base delle quali sono poi i politici a decidere quali misure adottare sintetizzando i vari dati e punti di vista a disposizione.

 

I leader politici e lo storytelling, sedurre prima che convincere

WEBINAR I leader politici e lo storytelling, sedurre prima che convincere Narrazione e arte della persuasione prima e dopo la pandemia al centro del quarto incontro del ciclo Stato di emergenza . L’intento, prosegue Ventura, è di «produrre una diffusione virale di queste storie con lo scopo di raccogliere consenso in maniera mirata e diversificata anche grazie al web e ai big data». Proprio nel 2007 viene eletto Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy che ha fatto largo uso dello storytelling, sulla falsa riga dell’esperienza americana. Facendo un salto in avanti, bisogna ricordare anche Emmanuel Macron che si serve di «strategie comunicative tradizionali, big data, incontri Facebook per costruire un’immagine di leadership e un partito personale». statodiemergenza #politica Facebook Twitter Send by mail Print CICLO DI WEBINAR - STATO DI EMERGENZA “ Stato di emergenza. Discussioni sulla politica sospesa al tempo del virus ” è il titolo di una serie di webinar organizzati nell’ambito dei corsi di Scienza politica della facoltà di Scienze politiche e sociali delle sedi di Milano e Brescia sulle ripercussioni della pandemia sulle democrazie occidentali e sulla sfera delle nostre libertà. Per saperne di più sul programma dei webinar, consultare il calendario sul sito Unicatt.

 

Se la pandemia decide la fiducia nella democrazia

Stato di emergenza/1 Se la pandemia decide la fiducia nella democrazia Secondo Gianni Riotta siamo di fronte a un passaggio decisivo per i Paesi occidentali. Rispondere sul piano politico vuol dire cercare di capire quale destino avrà la democrazia e quale sistema economico istituzionale sarà predominante dopo l’emergenza sanitaria, sociale ed economica causata dal Covid-19. Dunque come la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche è stata fino a ora determinante per un’efficace gestione dell’emergenza Covid, così – sostiene ancora Riotta – nei mesi futuri sarà la fiducia nella stessa democrazia a dipendere dalla buona gestione della pandemia. Dal punto di vista economico - è la tesi del professor Raul Caruso , coautore con il professor Damiano Palano , de Il mondo fragile. Tutti questi temi – la tenuta delle istituzioni democratiche, il nuovo sistema economico e le relazioni internazionali future – evidenziano «quanto siano fragili le democrazie in questo momento», come dice Riotta. studente del terzo anno corso di laurea triennale in Scienze politiche e delle relazioni internazionali, curriculum Istituzioni e relazioni internazionali, facoltà di Scienze politiche e sociali #politica #covid #emergenza #riotta Facebook Twitter Send by mail Print CICLO DI WEBINAR - STATO DI EMERGENZA “ Stato di emergenza. Discussioni sulla politica sospesa al tempo del virus ” è il titolo di una serie di webinar organizzati nell’ambito dei corsi di Scienza politica della facoltà di Scienze politiche e sociali delle sedi di Milano e Brescia sulle ripercussioni della pandemia sulle democrazie occidentali e sulla sfera delle nostre libertà.

 

Il pendolo impazzito della comunicazione

In realtà il sistema dei media non ha fatto altro che riflettere quell’incertezza dovuta alla gestione politica dell’informazione 28 febbraio 2020 Anche i media in questi giorni sono nell’occhio del ciclone per come hanno trattato l’emergenza da Coronavirus. Pubblichiamo l’analisi che il professor Massimo Scaglioni ha prodotto sull’andamento oscillatorio dell’informazione di Massimo Scaglioni * Si sta parlando molto, in queste ore, di responsabilità della comunicazione e dei media nell’“ affaire coronavirus ”. Come chiunque si occupi di comunicazione sa bene, questa continua oscillazione di toni e contenuti rende la comunicazione stessa del tutto inefficace: è vero tutto e il contrario di tutto. Ma, perdonatemi, mi pare che il sistema dei media non abbia che riflettuto, talvolta, certo, oscillando in maniera ancora più estrema (in certi casi quasi grottesca), quell’incertezza che discende però dalla gestione politica della comunicazione. Insomma, i titoli di Libero , per dire, o alcune dirette dei programmi-contenitore del daytime , van presi per quello che sono, che trattino del virus, dei migranti o di altri temi. Che dipende sicuramente da un certo grado di incertezza che gli stessi medici e scienziati denunciano: ci sono oggettivamente cose che non sappiamo con esattezza, cose che non possiamo prevedere. Ma c’è anche un “di più” che si poteva evitare, in un senso o nell’altro: dalle battute infelici del Presidente del Consiglio sull’ospedale di Codogno alla mascherina (per altro inutile) indossata in diretta streaming dal Presidente della Regione Lombardia.

 

RdC, Di Vico e De Bortoli: «Inutile contro la disoccupazione»

MILANO RdC, Di Vico e De Bortoli: «Inutile contro la disoccupazione» I due giornalisti del Corriere, ospiti rispettivamente del Graduation Day di Scienze Bancarie e del Master in Media Relation, fanno il punto su Manovra e RdC 18 dicembre 2019 Manovra, reddito di cittadinanza, formazione e lavoro. Ospiti rispettivamente del Graduation Day della Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative e del Master in Media Relation e comunicazione di impresa , i giornalisti Ferruccio De Bortoli e Dario Di Vico ai nostri microfoni hanno fatto il punto su alcuni dei temi più discussi dell’attuale Governo. Secondo l’editorialista del Corriere «quella varata è una legge di bilancio di pura sopravvivenza. Il reddito di cittadinanza – ha aggiunto - è un incentivo alla pigrizia anche se in alcune parti risponde a un aiuto agli strati più poveri della popolazione che è assolutamente indispensabile per un Paese civile». Per il responsabile del blog La Nuvola del Lavoro «La manovra ha il pregio di evitare l’aumento dell’IVA mentre il reddito di Cittadinanza confonde la lotta alla povertà con quella alla disoccupazione. Sul primo punto è necessario un bilancio condiviso sul secondo è chiaro che non è il provvedimento adatto». de bortoli #di vico #governo #economia #politica #corriere #giornalismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Tina Anselmi, la donna cui si deve il SSN

Quello stesso coraggio che la porta, studentessa delle superiori a Bassano del Grappa, all’esperienza della staffetta partigiana e che sarà determinante nella scelta di una militanza sindacale e politica, coeva agli anni della sua laurea in lettere all’Università Cattolica. Il tutto accade e matura nella Milano dei primi anni del dopoguerra che, come l’Anselmi ricorderà nella propria autobiografia, costituiva un laboratorio permanente di dialogo culturale e di confronto tra diversi, e che trovava nell’Ateneo di padre Gemelli un vivaio di curiosità intellettuale e di spinta all’innovazione. E per una donna ci voleva coraggio, in quegli anni, a vivere nel sindacato e nella politica, anche e soprattutto di area cattolica: coraggio e tanta pazienza e capacità di sopportazione, nei confronti della mediocrità, delle malelingue, del maschilismo che spesso fungeva da surrogato di un’inferiorità culturale e morale. Anche nei confronti di parte del mondo ecclesiale, non sempre adeguatamente consapevole delle conseguenze del principio di laicità dello Stato che s‘impongono ai titolari di pubbliche funzioni, ella ebbe modo di esercitare la propria parresìa. Se noi abbiamo potuto dotarci di un sistema che, a buon titolo, il mondo intero ci invidia, e che ci sta consentendo, in mezzo a tante difficoltà, di contrastare Covid-19, lo dobbiamo a persone come Tina Anselmi, Vittorino Colombo, Giovanni Berlinguer. Dal discorso alla Camera del ministro Anselmi poco prima dell’approvazione finale della legge riprendo i tratti descrittivi del nuovo sistema: “Globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, eguaglianza dei trattamenti, rispetto della dignità e della libertà della persona”. docente di Diritto costituzionale, facoltà di Giurisprudenza , campus di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore #tina anselmi #politica #sanita' #alumni Facebook Twitter Send by mail Print.

 

La politica dopo (e durante) la pandemia

WEBINAR La politica dopo (e durante) la pandemia Emidio Diodato e Alessandro Campi protagonisti del terzo dibattito del ciclo “Stato di Emergenza”. Contro la politica di potenza serve il ritorno della fiducia nelle istituzioni internazionali by COSTANZA SAPORITO | 06 novembre 2020 Come la pandemia può cambiare la politica, l’economia e le relazioni internazionali? Questa la domanda al centro del terzo webinar del ciclo “Stato di emergenza. Ad animare il dibattito, moderato da professor Damiano Palano , i politologi Emidio Diodato , docente di Politica internazionale all’Università per Stranieri di Perugia, e Alessandro Campi , docente di Scienza politica all’Università di Perugia, editorialista e curatore del libro Dopo. Il problema – ha aggiunto – sta nel fatto che, tanto gli scienziati quanto le istituzioni internazionali non si sono dimostrati all’altezza di fornire chiavi di spiegazione del reale più semplici e maggiormente plausibili, capaci di combattere, smontandolo, un complottismo diventato ormai una mentalità sempre più difficile da sradicare». Secondo Campi la scarsa capacità operativa delle istituzioni internazionali fa da contraltare ad una riacquisita centralità da parte dello Stato, sicuramente uno dei maggiori effetti politici e culturali della pandemia, destinato a perdurare nel lungo periodo. Attraverso queste è infatti necessario che gli Stati recuperino la capacità di collaborare tra loro in politica internazionale; l’alternativa è, come afferma Diodato, una “politica di potenza” che nessun attore oggi sarebbe in grado di sostenere, neppure gli Usa». Secondo Diodato ciò è da escludere: «La Cina, la cui crescita è dovuta principalmente alla globalizzazione, si troverà infatti in difficoltà nel gestire i processi di deglobalizzazione innescati dalla pandemia e dovrà necessariamente ricorrere a nuove strategie».

 

Biden e gli atti di fede di un presidente

PRESIDENZIALI USA Biden e gli atti di fede di un presidente Solo la Storia dirà se riuscirà nell’impresa di guidare il Paese fuori dalla tempesta. Ma è certo è che l’America ha deciso di affidarsi a un profilo opposto a quello del suo predecessore. L'editoriale del professor Mauro Magatti per Avvenire 10 novembre 2020 di Mauro Magatti Diventare presidente degli Stati Uniti d’America, a 77 anni, nel mezzo di una pandemia che continua a mietere migliaia di morti, con un’economia in difficoltà e un Paese in preda a forti scontri razziali richiede molto coraggio. Quel che è certo è che l’America ha deciso di affidarsi a un timoniere che, dal punto di vista umano, non poteva essere più diverso dal suo predecessore. Un tratto che i critici considerano il suo vero punto debole, ritenendolo un atteggiamento poco virile nei confronti di una realtà scossa da fortissime tensioni. E in un’altra intervista: «La mia fede mi implora di avere una gestione preferenziale per i poveri e come presidente farò di tutto per combattere la povertà e costruire un futuro che ci porti più vicino ai nostri ideali» ('The Christian Post'). Continua a leggere su Avvenire * Docente di Sociologia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica #magatti #avvenire #biden #usa #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

«Un sì per uscire dallo stallo»

Speciale Referendum «Un sì per uscire dallo stallo» Il professor Pier Antonio Varesi spiega come ha elaborato la decisione di confermare la riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. Si tratta di un referendum confermativo che, a differenza di quello abrogativo, non prevede il raggiungimento di un quorum di affluenza, per cui l’esito è valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori. Per fare chiarezza sul tema e capirne qualcosa di più abbiamo chiesto agli esperti dell’Università Cattolica di entrare nel vivo della questione al di là delle ragioni partitiche che dividono il Paese. In primo luogo i risparmi sono modestissimi (vi è, tra i promotori della riforma, chi calcola circa 100 milioni annui e vi è chi, tra gli avversari, sostiene che il risparmio si aggirerà attorno ai 50 milioni annui; cifre da rapportare a circa 800 miliardi annui di spesa pubblica). Inoltre coloro che hanno a cuore la democrazia sanno che essa ha dei costi e quindi sono disposti a farsene carico pur di vivere in uno Stato democratico. Chissà che questa piccola riforma non dia ai partiti la scossa per avviare un processo più ampio ed organico di revisione delle nostre istituzioni politiche (ad es. mediante l’adozione di una nuova legge elettorale, la modifica delle circoscrizioni elettorali, la revisione dei regolamenti parlamentari). In sintesi: pur senza particolare entusiasmo per la (piccola) modifica costituzionale che viene sottoposta al nostro giudizio, nutro la speranza che votando Sì possa essere innescato un processo virtuoso che faccia uscire il Paese dalla condizione di stallo in cui caduto da ormi alcuni decenni.

 

Bubble Democracy, la corsa agli estremi

Scienza politica Bubble Democracy, la corsa agli estremi Dalle folle alle masse organizzate dai partiti politici novecenteschi, dalla democrazia del pubblico centrata sui leader alla collettività in cui ogni individua vive come in una bolla. La traiettoria tracciata dal professore, infatti, descrive il passaggio – nel corso del Novecento – dalle folle (non ancora pienamente protagoniste nella vita politica del Paese) alle masse (blocchi inquadrati nelle strutture di partito , questi ultimi capaci di individuare e governare i sentimenti dell’opinione pubblica). Per poi arrivare alla «democrazia del pubblico» che, avvenuta grazie alla diffusione delle televisioni, nel secolo scorso erodeva progressivamente l’identificazione degli elettori con i partiti, ma continuava a garantire la stabilità del sistema grazie alla necessità dei leader di conquistare “l’elettore mediano” attraverso una moderazione dei loro messaggi. Non vi è però un ritorno dell’individualismo liberale, ma, con l’avvento del digitale, si palesa la presenza di una massa che, però, è diversa da quella novecentesca. Essa è, invece, una collettività in cui ogni individuo vive nella sua “bolla” e che, a causa dell’inquinamento del discorso pubblico e dell’assenza di un corretto pluralismo, finisce per radicalizzare le proprie idee e, di conseguenza, polarizzare il dibattito. È così, quindi, che il sistema rischia di diventare perennemente instabile, dato che ogni spinta alla polarizzazione è accentuata dalla ricerca – da parte dei partiti politici – del consenso sulla base di proposte ancora più radicali. I partiti di massa novecenteschi – ha concluso Palano – avevano la capacità di costruire delle stabili identificazioni, mentre i partiti di oggi non riescono a fare queste cose, non riescono a invertire la tendenza della fluidità delle appartenenze.

 

Meeting, gli incontri del 20 agosto

La cattolica al meeting Meeting, gli incontri del 20 agosto Gli interventi del professor Guido Merzoni su Václav Havel, del professor Agostino Giovagnoli sul 1989 e del professor Wael Farouq su cultura, pace e inclusione. agosto 2019 Anche oggi, martedì 20 agosto , l’Università Cattolica è protagonista al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli . Nel pomeriggio, la prima delle tre iniziative che coinvolgeranno il pubblico della kermesse riminese nello stand della Cattolica (Padiglione Internazionale A3). Interrogatorio a distanza con Václav Havel ” con gli interventi di Guido Merzoni , preside della facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica, e Ubaldo Casotto , giornalista e curatore dell’esposizione. Altri docenti sono ospiti degli incontri presso l’ Arena internazionale del Padiglione 3 sulle grandi questioni relative alla cooperazione e alla solidarietà internazionale. Sempre oggi alle ore 17, Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea in Cattolica, Giovanni De Luna , docente di Storia alla Scuola di Studi Superiori, Ferdinando Rossi dell'Università degli Studi di Torino, si occuperanno di “ Diritti e doveri. Presiederà l’incontro Massimo Bernardini , conduttore televisivo e presentatore del programma di Rai 3 TV Talk.

 

Le domande che la crisi lascia aperte

IL DIBATTITO Le domande che la crisi lascia aperte Davvero non hanno più senso la distinzione destra-sinistra e un quadro valoriale nel quale collocare l’azione politica? I paradossi del nuovo governo. Eppure, da quando gli effetti della personalizzazione della politica sono diventati più invadenti – specie con l’inserimento dei nomi dei leader sui simboli elettorali – nella percezione di molti questa corrispondenza sarebbe dovuta diventare un automatismo. La nomina degli ultimi cinque Presidenti del Consiglio (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte) non ha avuto nessun legame diretto con gli esiti delle elezioni che hanno inaugurato la legislatura nella quale si sono insediati. Rispetto a situazioni simili del passato, però, emergono in questi giorni due aspetti inediti: innanzitutto, la prossima maggioranza sarà formata da due partiti, M5S e PD, laddove il primo era il partner numericamente più importante della precedente maggioranza, basata su un accordo con la Lega, ora all’opposizione. Se da un lato, la formazione del nuovo governo Conte è costituzionalmente ineccepibile, dall’altro, però, è comprensibile un senso di disorientamento dell’opinione pubblica. Il dato su cui soffermarsi non è la presunta incoerenza di questo o quel gruppo parlamentare, quanto piuttosto l’adattabilità – o, addirittura, l’interscambiabilità – delle prospettive politico-culturali che sorreggono l’azione delle coalizioni governative (prima M5S e Lega, ora M5S e PD). In tal senso, è significativo che il Movimento 5 Stelle rivendichi con orgoglio di non essere «né di destra, né di sinistra».

 

Intellettuali, voci che gridano nel deserto

Il dibattito Intellettuali, voci che gridano nel deserto Altro che latitanza: delle loro parole è pieno il Paese. Quale ruolo per gli intellettuali? ” è il titolo del convegno promosso dal centro di ricerca “Letteratura e cultura dell’Italia unita”, che si terrà mercoledì 30 ottobre in cripta aula Magna (largo Gemelli 1, Milano) a partire dalle 9.30. Anzi, mi sembra che le molte tribune più o meno improvvisate offerte dalla rete permettano oggi anche agli intellettuali di esprimersi su tutto con grande frequenza. E se così non fosse, in fondo avrebbe ragione Silvano Petrosino: è una questione che potrebbe interessare gli stessi intellettuali, ma il resto del mondo lo archivierebbe volentieri nella indimenticata rubrica “ E chi se ne frega ” lanciata dall’intellettualissimo settimanale Cuore . Se all’estero parla un Peter Handke (che, nell’esprimere idee aberranti, rivendica proprio un ruolo intellettuale e artistico: di scrittore, non giornalista, e la differenza conta) un McEwan o un Houellebecq, le idee suscitano subito grande dibattito e senso di partecipazione. Come persone abituate ad avere a che fare con il passato, infatti, sappiamo meglio di chiunque altro che anche le fasi più buie sono destinate a essere superate, sempre. Speriamo solo, per allora, di essere ancora vivi… * docente di Istituzione e politiche culturali, interfacoltà Economia-Lettere e filosofia, campus di Milano Quinto contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cultura #potere #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Bene comune, la politica che piace ai giovani

indagine Bene comune, la politica che piace ai giovani Il 95% degli intervistati dall’«Osservatorio» dell’Istituto Toniolo sui valori delle nuove generazioni lo considera importante per il funzionamento di una società. L’intervento su “ Avvenire ” del professor Alessandro Rosina 13 novembre 2019 Riprendiamo una parte dell’intervento del professor Alessandro Rosina pubblicata da “Avvenire” del 13 novembre 2019 Manca da troppo tempo una politica all’altezza delle potenzialità che l’Italia può esprimere all’interno dei grandi processi di cambiamento del nostro tempo. Una politica in grado di mettere i cittadini nelle condizioni di dare il meglio di sé nella realizzazione dei propri progetti personali e nel contributo al bene comune. Una recente indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo mostra come proprio l’attenzione al “bene comune” sia il valore più ampiamente riconosciuto dalle nuove generazioni italiane ma che più sentono mancare. In particolare quasi il 95% degli intervistati lo considera importante per il funzionamento di una società che oltre a produrre ricchezza riesca a promuovere il benessere di tutti i cittadini. A ritenere però che nel nostro Paese si faccia molto poco in questa direzione sono ben tre giovani su quattro. continua a leggere su “Avvenire”] #giovani #politica #osservatorio giovani #bene comune Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Politica, l’urlo che sale dal basso

Ce lo dicono, con due linguaggi diversi, due fatti venuti alla ribalta in questi ultimi giorni. Da un lato l’ultimo rapporto Censis, secondo il quale quasi un italiano su due (48%) spera nell’arrivo di un "uomo forte" che, senza preoccuparsi troppo del Parlamento e delle elezioni, riesca a mettere le cose a posto. Si tratta certamente di un dato preoccupante, segno di una diffusa stanchezza nei confronti della democrazia. Quasi che si cominciasse a disperare di poter trovare la via per mettere un po’ d’ordine in un mondo che sembra scivolare nel caos. Un punto di esasperazione rispetto a classi dirigenti che dimostrano, ormai quotidianamente, una palese inadeguatezza nel gestire le sfide della vita comune. In un modo del tutto diverso, anche tra le Sardine che hanno riempito le piazze in questi giorni si ritrova la stessa domanda di politica che non trova interlocutori. docente di Sociologia alla facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica, campus di Milano [continua a leggere su Avvenire] Foto in alto: Edvard Munch, L'utlo (particolare) #politica #censis #cittadini Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Politica, un giro di boa che chiude un ciclo

L'ipotesi è che una stagione politica iniziata nel 2011 si sia conclusa e che se ne stia aprendo una nuova, tutta da capire, in cui non è detto che le pulsioni populiste siano state sconfitte. L'analisi del politologo pubblicata sull'Huffington Post di Damiano Palano * Il responso che le urne ci hanno consegnato la sera del 21 settembre si presta a letture molto diverse. Il fronte di (centro)destra può invece stilare un bilancio almeno in parte positivo per la riconferma di Toti in Liguria e di Zaia in Veneto, ma anche per la vittoria di un proprio candidato nelle Marche. Il Movimento 5 Stelle Il referendum costituzionale è un “giro di boa” per i pentastellati perché il favore degli elettori verso il taglio dei parlamentari non può nascondere le enormi difficoltà che questa formazione politica sperimenta (certo non da oggi). E la retorica anti-politica, anti-casta, anti-establishment è una risorsa davvero troppo friabile, oltre che un’arma di cui nuovi sfidanti possono agevolmente impossessarsi. Per quanto riguarda il voto regionale si è delineato un quadro di perfetta parità: tre regioni al centrodestra, di cui una, le Marche, strappata al centrosinistra, e tre a quest’ultimo. Abbiamo chiesto ai professori Paolo Balduzzi, Antonio Campati e Michele Massa di capire a che cosa sono chiamate le forze politiche alla luce dei risultati della competizione elettorale ( vai alla pagina introduttiva ).

 

Anche in politica #cambiostile

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha dichiarato: «Come Ministero siamo convintamente al fianco di Parole O_Stili nella diffusione della cultura del rispetto e nel contrasto di ogni forma di linguaggio dell’odio. Sono azioni che abbiamo messo al centro di un Piano nazionale lanciato lo scorso 27 ottobre che coinvolge tutte le scuole e che ha fra i suoi punti qualificanti proprio la diffusione del Manifesto della comunicazione non ostile ideato da Parole O_Stili. Rosy Russo , ideatrice di Parole O_Stili ha dichiarato: «Alle porte di una campagna elettorale che si preannuncia dura, l’augurio è che il Manifesto, e in generale la campagna di sensibilizzazione #cambiostile, possa concretamente aiutare il confronto politico a non diventare mai incivile e scorretto. Ci auguriamo che l’esempio dei 5 Ministri e circa 200 parlamentari che hanno già aderito al progetto possa diventare una buona pratica capace di contagiare tutta la classe politica italiana e diffondere il virus positivo dello scegliere le parole con cura». Da cosa nasce il "Manifesto della comunicazione non ostile… in politica" Dalla Carta, già realizzata lo scorso febbraio dall’Associazione Parole O_Stili, che raccoglie 10 princìpi di stile per ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi, online e offline, presenti nel “Manifesto della comunicazione non ostile”. Antonio Palmieri , responsabile nazionale della comunicazione elettorale e Internet di Forza Italia - è stato presentato un documento di applicazione dei 10 princìpi del Manifesto alla comunicazione politica. È inoltre oggetto di una partnership con il Miur per la promozione di una cultura della rete “non ostile” rivolta a studenti, docenti e famiglie; ad oggi è stato tradotto in otto lingue.

 

Il paradosso americano

Ciclo: Il mondo in disordine Il paradosso americano La potenza mondiale degli Stati Uniti costituisce un ossimoro tra invulnerabilità e insicurezza? Di questo si è parlato nel seminario L'impero fragile e le trasformazioni della geopolitica americana. L’intervento di Stefanachi ha sottolineato quanto sia importante l’aspetto geopolitico di uno Stato, ossia tutti quei fattori territoriali che influenzano e modificano la politica dello stesso. Ad esempio, gli Stati Uniti dispongono di un territorio molto esteso e dotato di varie risorse minerarie, petrolifere, naturali; costituiscono quasi un’isola - e perciò una difesa militare passiva - ma soprattutto si trovano circondati da Paesi sostanzialmente poveri, da cui dunque non devono aspettarsi attacchi di nessun genere. Tutti questi fattori aiutano gli Stati Uniti ad affermarsi nella politica estera rispettivamente a livello economico, geografico e militare , e riescono così a influenzare molte delle scelte di altri Stati, garantendosi una significativa invulnerabilità. Un concetto che richiama il pensiero di Obama “guidare da dietro”; ovvero mandano rinforzi strategici, consigliano, propongono, ma non si impegnano mai in modo diretto. “Appare quasi come un’azione lasciata a metà; la geopolitica sembra fare degli Usa una potenza inaffidabile” conclude Stefanachi, lasciando spazio a Locatelli che ha contribuito a scattare una fotografia sull’evoluzione di un Paese che ancora oggi determina gran parte delle scelte della politica estera. america #politica #geopolitica #mondo #globalizzazione #statiuniti #sicurezza Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Leggere Sturzo per rivalutare le élite

il dibattito Leggere Sturzo per rivalutare le élite L’idea che non serva più delegare il potere a una minoranza poiché grazie alla rete tutti possono intervenire direttamente per orientare le scelte politiche fa breccia in ampi strati dell’opinione pubblica. Alle radici del populismo di Antonio Campati 26 giugno 2019 Con questo articolo proseguiamo il dibattito - aperto il 18 giugno dall’ intervento su Cattolici e politica del professor Agostino Giovagnoli - a cento anni dall’appello di don Luigi Sturzo “agli uomini liberi e forti”. di Antonio Campati * Nel dibattito pubblico, il termine élite è avvolto da una patina di negatività. Ma ciò che Sturzo ha ben chiaro in mente è che all’interno della democrazia deve crearsi un dinamismo virtuoso per favorire la circolazione di élite con qualità apprezzabili (e per ostacolare la formazione di oligarchie). Com’è possibile educare e selezionare una classe politica adeguata? Un compito tanto delicato, per Sturzo, lo può assolvere soprattutto il partito, il quale, con la sua organizzazione e con le sua vita interna, consente al popolo di esprimersi in forma organizzata. L’eredità di Sturzo ci può allora aiutare in una duplice direzione: da un lato, a diffondere la consapevolezza che le élite sono importanti per il funzionamento della democrazia; dall’altro, che queste devono affrontare un «tirocinio» capace di renderle davvero consce delle loro responsabilità. assegnista di ricerca in Filosofia politica, facoltà di Scienze politiche e sociali , Università Cattolica del Sacro Cuore Sesto articolo di una serie dedicata ai cento anni dall’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo #sturzo #liberieforti #elite #politica Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Lavoro, salari, pensioni: un banco di prova

Il dibattito Lavoro, salari, pensioni: un banco di prova Nonostante gli esiti discutibili di alcuni provvedimenti varati dal precedente governo, è meglio che il nuovo esecutivo cerchi di emendarli piuttosto che azzerarli. In particolare, alcuni provvedimenti già avviati dal precedente Governo e in attesa di essere perfezionati, oppure disegni di legge già ampiamente discussi potrebbero facilmente trovare il sostegno necessario ad essere approvati dal Parlamento. Inoltre, nonostante alcuni provvedimenti legislativi sul lavoro introdotti dal precedente Governo abbiano prodotto esiti discutibili, sarebbe saggio non impiegare tempo e sforzi per disfare totalmente quanto già fatto, ma operarsi piuttosto per emendarlo e migliorarlo. Si potrebbero in questo caso introdurre delle correzioni marginali al “decreto dignità” semplificando e riducendo la disciplina delle causali e, in attesa del pronunciamento della Corte europea (alla quale è stata rinviata dal Tribunale di Milano), rivedere marginalmente la disciplina dei licenziamenti così come prevista dal “Jobs Act”. Tale provvedimento ha tuttavia mostrato notevoli limiti sotto diversi fronti: primo, la temporaneità (3 anni) delle misure; secondo, la ridotta platea dei lavoratori che hanno aderito e, terzo, gli ingenti costi che il programma avrebbe a regime. Reddito di cittadinanza In terzo luogo, il cosiddetto “reddito di cittadinanza” che ha avuto il merito di finanziare più generosamente le misure di contrasto alla povertà e, in teoria, quello di attivare meccanismi più efficienti per il collocamento dei disoccupati al lavoro. Una riduzione degli oneri a carico delle imprese e dei lavoratori consentirebbe, da un lato, di compensare parzialmente gli effetti del salario minimo sul costo del lavoro delle imprese e, dall’altro, di garantire una retribuzione netta maggiore ai lavoratori con livelli retributivi più bassi.

 

Panebianco e gli scenari internazionali

milano Panebianco e gli scenari internazionali Il politologo ospite in Cattolica per la presentazione del suo Persone e mondi, azioni individuali e ordine internazionale. Un volume nel quale spiega il rapporto relazioni degli individui, legami tra i diversi gruppi umani e politiche estere degli Stati. Sono solo alcune delle domande alle quali Angelo Panebianco ha cercato di rispondere nel volume Persone e mondi, azioni individuali e ordine internazionale presentato il 13 marzo in un’aula Bontadini riempita di economisti, politologi e sociologi. Il volume propone un punto di vista inconsueto e lenti teoriche originali per esplorare il modo in cui le azioni individuali e le interazioni fra gli individui condizionino vicende apparentemente lontane dalla vita individuale, nell’intento di rendere più comprensibili i complicati processi che governano le arene internazionali». Nel suo denso e originale volume, Angelo Panebianco spiega il rapporto che c’è fra persone, ossia il piccolo delle scienze sociali, e mondi, ossia quelle entità collettive come gli Stati o i regimi internazionali che fanno da sfondo alla vita concreta delle persone. Come già argomentato in un libro del 2009, L’automa e lo spirito, Panebianco è un individualista metodologico: i mondi nascono dalle interazioni fra individui, basate su ragioni, passioni ed emozioni. Per spiegare un fenomeno macro, come una guerra, il nazionalismo o il fondamentalismo islamico, bisogna ricostruire la sequenza generativa che l’ha prodotto, a partire dagli individui e dai loro rapporti concreti.

 

Nuovo governo, emergenza conti pubblici

politica Nuovo governo, emergenza conti pubblici Archiviata la flat tax, Iva e Quota 100 potrebbero essere, secondo il professor Paolo Balduzzi , tra i provvedimenti del nuovo esecutivo. agosto 2019 di Paolo Balduzzi * Il nuovo governo che sta per nascere dovrà subito affrontare alcune questioni urgenti per tenere sotto controllo i conti pubblici italiani. Innanzitutto, c’è il nodo della legge di bilancio, da approvare formalmente in Parlamento entro fine dicembre ma che il Governo deve presentare all’Unione europea entro metà ottobre. Su questa proposta è possibile che l’Unione europea invii raccomandazioni e suggerimenti, di cui il nostro Paese dovrà tenere conto se vorrà evitare il rischio che si apra una procedura di infrazione. Il Pd punta molto anche allo smantellamento di Quota 100: in questo caso, si tratta al contrario di una strategia che libera risorse e che quindi potrebbe diventare molto appetibile. Restano sul piatto, e si spera non in un libro dei sogni, la riforma fiscale, che dovrebbe in particolare alleviare il peso sui redditi da lavoro, e l’introduzione di un programma serio, regolare e strutturato di revisione della spesa. docente di Scienza delle finanze, facoltà di Economia , dipartimento di Economia e Finanza , Università Cattolica #governo #politica #conti pubblici Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Miglio, cent’anni dalla nascita

Milano Miglio, cent’anni dalla nascita Giornata di studio in onore del politologo, già preside della facoltà di Scienze politiche dell’Ateneo. Dopo i saluti del preside Guido Merzoni , interverranno Pierangelo Schiera , Carlo Galli , Massimo Cacciari , Lorenzo Ornaghi , Alessandro Campi 22 febbraio 2018 Una ricostruzione dei vari aspetti del pensiero di Gianfranco Miglio a cent’anni dalla sua nascita. A cento anni dalla nascita di Gianfranco Miglio (1918-2018) : questo il titolo del convegno di studio promosso congiuntamente dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal Dipartimento di Scienze politiche. Con gli interventi di prestigiosi studiosi si cercherà di riprendere alcuni aspetti del pensiero del politologo comasco, spesso trascurati ma che hanno avuto una grande incidenza sul dibattito culturale italiano e sugli orientamenti degli studi politici. Dopo i saluti istituzionali di Guido Merzoni , preside di Scienze politiche e sociali, e l’introduzione di Damiano Palano , direttore del Dipartimento di Scienze politiche, seguiranno tre sessioni. Nella prima (ore 11), coordinata da Paolo Colombo , docente di Storia contemporanea in Cattolica, si alterneranno gli interventi di Pierangelo Schiera , emerito dell’Università degli Studi di Trento, che parlerà di Miglio e Schmitt: un incontro fra diagnosi del tempo e teoria politica . Giuseppe Duso , docente di Storia della filosofia politica all’Università degli Studi di Padova, terrà la relazione intitolata Il federalismo: oltre lo stato e oltre Schmitt .

 

Un'economia per la pace

novembre 2017 di Raul Caruso* L’economia della pace è una branca dell’economia che ci aiuta a capire le cause e le determinanti dei conflitti armati, oltre che di altre forme di violenza, ma anche a individuare le misure di politica economica finalizzate alla rimozione delle cause dei conflitti violenti. Obiettivo finale per l’economista della pace, infatti, è spiegare in maniera compiuta le politiche per garantire una prosperità economica che duri nel tempo . Secondo l’economia della pace, lo sviluppo economico nel lungo periodo, è legato all’espansione della pace . Anche la Germania nazista aveva un’economia estremamente fragile e Adolf Hitler e i gerarchi nazisti avevano, infatti, la necessità di giustificare e coprire i fallimenti in ambito economico insistendo sulla retorica razzista e militarista che pervadeva la vita della società tedesca. Tra gli esempi storici di successo della pace e del conseguente sviluppo vi è quello dell’integrazione europea successivo alla Seconda Guerra Mondiale . A dispetto delle difficoltà e delle fasi di stallo che hanno caratterizzato e che ancora caratterizzano il processo di integrazione europea, l ’obiettivo della pacificazione tra paesi è stato raggiunto e l’Unione europea è attualmente una delle aree di maggiore benessere nel mondo. In termini concreti, infatti, l’economista della pace invita i policy-maker a considerare la costruzione della pace oltre alle tradizionali variabili economiche di riferimento come il Pil. L’economia della pace è quindi la base da cui partire per favorire la prosperità e il benessere delle società.

 

Go top