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Aldo Moro, lettere dalla prigionia

Brescia Aldo Moro, lettere dalla prigionia Paolo Colombo e Chiara Continisio hanno prestato corpo e voce al Presidente della DC e ad AnnaLaura Braghetti, unica donna tra i carcerieri di quest’ultimo. by Bianca Martinelli | 13 maggio 2016 La camicia da ritirare in tintoria, i biscotti serviti per colazione durante i giorni di prigionia che erano gli stessi che era solito mangiare a casa sua, i pensieri per la famiglia e, in particolar modo, per il nipotino prediletto. Al suo fianco, sul palco dell’aula polifunzionale, Chiara Continisio , ricercatrice dell’ateneo milanese, nei panni di Anna Laura Braghetti, unica donna tra i carcerieri del Presidente della DC che per 55 giorni tennero in ostaggio Moro in uno stretto cunicolo scavato sotto il piccolo appartamento romano di via Montalcini 8. Colombo e Continisio hanno letto e commentato le memorie di Moro e della Braghetti, e ad emergere , insospettabilmente, è stata la dimensione più umana e quotidiana dell’esistenza dei due. All’agonia psicologica di Moro fa eco la soddisfazione allucinata di Braghetti che si dice soddisfatta del metodo con cui sta gestendo commissioni e faccende domestiche, senza destare il minimo sospetto in conoscenti e vicini di casa. Discreta, cordiale e riservata con tutti, Anna Laura Braghetti, puliva la casa, suddivideva le borse della spesa e la biancheria da portare in tintoria così che a nessuno potesse venire il sospetto che in quella casa vivessero ben più che in due persone. Prima di dare inizio alla lezione il ricordo di Colombo e Cortinisio è andato ai cinque componenti della scorta di Moro, rimasti uccisi durante il sequestro: il Maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l'appuntato Domenico Ricci, il Brigadiere Francesco Zizzi, l'agente Raffaele Jozzino e l'agente Giuliano Rivera.

 

A piedi nella storia sulla via Appia

Brescia A piedi nella storia sulla via Appia Per 27 studenti del corso di Letteratura latina della sede di Brescia un tuffo nel passato e nella natura: ottanta chilometri alla scoperta di resti e vestigia romane, con la guida “spirituale” del professor Massimo Rivoltella e di due sue assistenti. by Chiara Rovati, Elena Claudi, Luca Mombellardo, Giulia Poliero e Caterina di Giuseppe | 19 ottobre 2018 L’idea di una walking school sulla via Appia Antica è nata tra le quattro mura di un'aula della sede di Brescia della Cattolica. Il cammino dei per 27 studenti è iniziato dal Circo Massimo ed è giunto fino a Genzano: 80chilometri in totale, di cui 34 sulla via Appia, percorsi interamente a piedi econ lo zaino in spalla. Immersi nel silenzio e nel profumo della macchia, di tanto in tanto i docenti si soffermavano a illustrare aneddoti e curiosità su quanto era alla portata dello sguardo. La fatica nelle gambe e sulle spalle non ha, però, abbattuto gli animi: come ricorda una delle partecipanti, “sentire quei chilometri nelle gambe è stata un’esperienza che nessun’aula universitaria potrà restituirci”. Condividere il tutto durante i nostri 80 chilometri lo ha reso più speciale: se ripenso a quei quattro giorni è impossibile non sorridere». che nasce l'idea che porterà 27 studenti di Lettere delle sedi di Milano e Brescia avivereun'esperienza probabilmente irripetibile.

 

Archivi a confronto

Archivio per la Storia dell'Educazione in Italia Archivi a confronto Tesi di laurea a confronto nella 2^ tappa del ciclo "Come trovare ciò che si cerca in archivio". Dopo la breve introduzione di Rolando Anni dell'Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’età contemporanea, la parola è passata agli studenti. L’attenzione si è focalizzata sulla Fondazione Gaetano Bonoris, primo esempio di fondazione bresciana con un proprio patrimonio separato da quello dell’ente che lo gestisce. L’istituzione nasce nel 1928 grazie al lascito testamentario del conte Bonoris, che nomina la Congrega della Carità Apostolica erede universale delle sue ricchezze, destinate a bambini privi del sostegno famigliare nei territori bresciani e mantovani. Con la tesi "Gli archivi come memoria della comunità: la prima contesa tra S. Apollonio e S. Sebastiano in Lumezzane (1642-1645)" Davide Pellegrini (facoltà di Lettere e Filosofia) ha sottolineato quanto sia importante l’archivio per conservare la memoria di una comunità. Mary Shelley, Kazuo Ishiguro e una biblioteca non solo scientifica" ha preso avvio da un documento della raccolta di autografi sette-ottocenteschi conservata nella Biblioteca di Storia delle Scienze “Carlo Viganò”: si tratta della lettera dello scienziato bolognese Giovanni Aldini, nipote di Luigi Galvani e autore di studi sull’elettricismo. Grazie ai suoi esperimenti tesi alla rivitalizzazione dei corpi umani mediante scosse elettriche, Aldini viene considerato una delle fonti del Frankenstein di Mary Shelley: dall’analisi del celebre romanzo ottocentesco Alice ha spostato poi la sua attenzione sul testo contemporaneo Never Let me go di Kazuo Ishiguro.

 

Archivi editoriali, patrimoni da preservare

Brescia Archivi editoriali, patrimoni da preservare Un seminario, promosso dal professor Luciano Pazzaglia , ha analizzato il ruolo cruciale degli archivi nel processo di ricostruzione di vicende storiche ed educative dei territori. ottobre 2017 “L’archivio è un luogo affascinante, dove non si trova la storia ma fonti da interrogare per collegare il passato con il futuro; è dunque un luogo che richiede una formazione specifica e una certa sensibilità”. Due editrici dunque ben distinte sul piano editoriale, ma vicine per consonanza ideale, da sempre impegnate nel campo educativo-culturale di ispirazione cattolica. Per lungo tempo le carte di ambedue le editrici sono state lasciate a se stesse ma da qualche anno esse sono state fatte oggetto di un primo riordino e oggi sono in buona parte accessibili agli studiosi. Le carte del fondo della Morcelliana sono state presentate da Sara Lombardi , collaboratrice del ASE, che ha sottolineato la ricchezza del materiale documentario, il cui studio permette di ricostruire non solo la storia dell’editrice, bensì svariati aspetti della società bresciana del Novecento. Sulla curiosa vicenda dell’archivio della casa editrice Manfrini di Rovereto (nata intorno al 1920) ha parlato il prof. Baldi : specializzata in guide turistiche (commissionate da enti pubblici), l’editrice ebbe molta fortuna ma, una volta chiusa, il suo archivio (e con esso il patrimonio delle macchine) rischiava di andare distrutto. archivi #libri #documenti #storia #editoria #patrimonio Facebook Twitter Send by mail Print.

 

A Scienze politiche si parla arabo

Libri A Scienze politiche si parla arabo Due importanti riconoscimenti per la facoltà: due ricerche internazionali sull’Oceano indiano e sull’Africa orientale, curate dalla professoressa Beatrice Nicolini , sono state richieste per la traduzione da case editrici del Medio Oriente. dicembre 2018 Le ricerche internazionali sull‘Oceano indiano, sull’Africa orientale e sulle relazioni con la Penisola arabica e i paesi del Golfo persico/arabico sono oggetto degli studi interdisciplinari che caratterizzano l’impostazione metodologica della facoltà di Scienze politiche e sociali . In questo solco, due volumi pubblicati in inglese dalla docente di Storia dell’Africa e di Indian Ocean World Beatrice Nicolini sono stati richiesti per la traduzione in arabo da due case editrici del Medio Oriente. La maggioranza degli studi su queste regioni rimane spesso nelle lingue occidentali e la volontà di tradurli in arabo significa che vi è una importante apertura e un forte desiderio di esplorare nuove fonti. Il volume Oman, Makran and Zanzibar: History and Strategy in the Indian Ocean (1799-1856) , Brill, Leiden, 2004 Revised Edition with New Introduction and Bibliography , è stato richiesto e tradotto in arabo dalla casa editrice Jadawel, Riyad, Regno dell’Arabia Saudita. Il volume Land and Maritime Empires in the Indian Ocean , Educatt, Milano, 2017, tradotto dalla casa editrice libanese Dar Al Rafidain che distribuisce in Iraq, Oman e Medio Oriente, è stato presentato il 4 dicembre all’Università di Londra. I risultati di questi studi sono stati finanziati con i fondi erogati dall’Università Cattolica nell’ambito dei suoi progetti di ricerca.

 

Attraverso la Storia con la Fisica

Parmigiani si iscrive al corso di laurea in fisica dell'università di Milano nel 1968-1969, si la laurea nel 1973. A questi anni risale l'incontro con Piero Caldirola , fautore della teoria quantistica della misura della "Scuola di Milano", e con Giuseppe “Beppo” Occhialini, t ra i fondatori dell'astrofisica delle alte energie, colui che svilppò la tecnica di rivelazione tramite emulsioni fotografiche e scoprì il pione, nel 1947 . Alla laurea seguirono anni confusi, dove Parmigiani mosse i suoi primi passi nel mondo della ricerca al Cise di Milano, iniziando a studiare i laser e l’interazione della luce coerente con la materia. Negli anni successivi, parte per gli Stati Uniti dove approda al centro di ricerca IBM di San Josè, in California, per studiare le proprietà ottiche di particelle nanometriche…gli albori di quella che comunemente oggi viene chiamata plasmonica. In questi anni le sue ricerche si concentrano sullo sviluppo di spettroscopie ultraveloci per studiare le dinamiche elettroniche in materiali con interessanti proprietà, come, per esempio, i superconduttori ad alta temperatura a base di ossidi di rame. “Ho pensato che rivedere insieme questi miei anni di studio e di docenza potrebbe aiutare i giovani e interessare i meno giovani – ha dichiarato a fine incontro Parmigiani. Ora so anche che solo ciò che ho dato ai miei studenti resterà, almeno in parte, negli anni a venire; mentre una riflessione, che mi insegue da quando ho l'età della ragione, nell'ora che si fa tarda mi ammonisce sottovoce”.

 

Montessori, l'attualità di un metodo

Educazione Montessori, l'attualità di un metodo Presentata l’edizione 2018 degli «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche» che ha per protagonista la nota pedagogista e le reti di relazioni da lei intessute. "Insieme a Don Bosco e Don Milani, Montessori è certamente una delle figure più note in Italia e all'estero in fatto educazione. Il metodo Montessori insegna ai bambini l'ordine, la concetrazione, la libertà non fine a sè stessa bensì finalizzata all'autocontrollo. Un fatto, quest’ultimo, che in una società come la nostra, estremamente bisognosa di integrare correttamente le diversità, può costituire una risposta concreta”. Del resto si trattò di un rivoluzione pedagogica e culturale: molte regole che apparivano consolidate in ambito educativo cambiarono radicalmente. Perché l'adulto che richiede l'obbedienza al bambino - sosteneva Montessori - trascura quasi sempre la reale volontà di quest’ultimo. educazione #storia #mariamontessori #montessori #metodo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Che bella la storia se la racconti

MILANO Che bella la storia se la racconti Registi come Gabriele Vacis , divulgatori come Daniele Biacchessi, fumettisti e storici a confronto lunedì 13 febbraio nel workshop “Dire, fare, raccontare” . febbraio 2017 Com’è che quando va in televisione o a teatro la storia sfonda ma sui banchi non appassiona? È la domanda che si porranno da approcci diversi accademici, giornalisti, fumettisti e registi protagonisti del workshop nazionale sulla narrazione della storia “ Dire, fare, raccontare ”. Tra loro Gabriele Vacis e Daniele Biacchessi , per fare due nomi conosciuti al grande pubblico, ospiti dell’iniziativa promossa per la seconda volta dalla facoltà di Scienze politiche e sociali e dal dipartimento di Scienze politiche , con il coordinamento dei professori Paolo Colombo e Chiara Continisio . Oppure operazioni teatrali come quelle realizzate da Gabriele Vacis, coautore con Marco Paolini di Vajont, o le tournée sulla storia promosse in giro per l’Italia dall’editore Laterza con sale gremite di pubblico eterogeneo. Il workshop organizzato nella sede milanese di via Nirone lunedì 13 febbraio dalle 11 alle 18 favorirà uno scambio di competenze ed esperienze tra le persone invitate, con l’unico obiettivo di rendere la storia più avvincente nei diversi ambiti di riferimento. Per i professori Colombo e Continisio, l’iniziativa si colloca nella decennale attività di “ Storia e narrazione ”, “un vero e proprio laboratorio di creazione di storie”, come lo definiscono loro, in programma al teatro Ariberto di Milano, con il coinvolgimento degli studenti universitari ma anche alla cittadinanza. “Un esperimento che si conclude ogni volta con la partecipazione del pubblico, chiamato ad assistere a una storia coinvolgente e affascinante, come quella che i nostri nonni e i nostri genitori ci raccontavano prima di andare a dormire”.

 

Coronavirus, la tentazione del capro espiatorio

Milano Coronavirus, la tentazione del capro espiatorio Attribuire a persone o a intere categorie sociali le colpe per le proprie disgrazie è una delle tecniche più ricorrenti escogitate dall’umanità per compensare la mancanza di conoscenza sull’origine di ciò che le accade. L’intervento del prof Gabrio Forti 10 marzo 2020 Alcuni stralci di un articolo del professor Gabrio Forti apparso sull’edizione digitale del “Sole 24 Ore” di lunedì 9 marzo. Di Gabrio Forti * C'è un pensiero di Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura nel 1981, che dovrebbe essere stampato e affisso in tutti gli uffici pubblici, luoghi istituzionali e magari anche in ogni casa. Nulla l’uomo teme di più che essere toccato dall’ignoto. Tra esse, una delle più ricorrenti e pericolose consiste nell'andare alla ricerca di “capri espiatori”. Il “capro espiatorio” è chiamato a svolgere dunque una illusoria funzione cognitiva, prima ancora di quella, classicamente illustrata da filosofi, antropologi e psicanalisti, di liberazione da sensi di colpa collettivi attraverso la loro proiezione sui malcapitati di turno. leggi sul sole24ore.com il testo integrale ] * Ordinario di Diritto penale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’ Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia penale #coronavirus #letteratura #storia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dai monasteri benedettini all’economia di Papa Francesco

La Cattolica al Meeting Dai monasteri benedettini all’economia di Papa Francesco La testimonianza di due giovani ricercatori dell’Università Cattolica al Meeting di Rimini 22 agosto 2019 Dai monasteri benedettini all’economia di Papa Francesco, fino alla nuova finanza tra Africa ed Europa. Sono gli ambiti di ricerca di due giovani ricercatori dell’Università Cattolica che sono intervenuti ad alcuni incontri in programma al Meeting di Rimini . Analizzare l’effetto della governance dei monasteri benedettini sui territori che amministravano nell’Inghilterra dell’anno Mille, spiegando i vantaggi economici di questo tipo di amministrazione. È quanto ha dimostrato la ricerca condotta da Domenico Rossignoli (qui sotto) , ricercatore della facoltà di Scienze politiche e sociali , insieme a Federico Trombetta , e presentata al Meeting di Rimini. Un contributo che riteniamo utile per l’economia in generale perché mostra come quel modello di governance, al di là del suo aspetto religioso, abbia prodotto risultati economici». Al Meeting ha parlato di imprese sociali nei Paesi africani e del ruolo dell’università nella formazione degli imprenditori locali. Ciambotti fa parte anche della task force voluta da Papa Francesco e composta da economisti e imprenditori per ragionare su un modello di sviluppo economico attento alla persona e all’ambiente nella linea dell’enciclica Laudato si’ .

 

Da Sidney a Brescia, per studiare la Resistenza

Archivio storico della Resistenza Da Sidney a Brescia, per studiare la Resistenza È l’avventura della ricercatrice australiana Judy Steele Parolini, dottoranda all’Università di Sidney, in visita all’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea. by Bianca Martinelli | 20 aprile 2016 Ha attraversato il mondo per studiare e toccare con mano documenti e testimonianze relative al movimento della Resistenza Italiana , avvenimento di capitale importanza per la contemporaneità e storicamente inquadrabile nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all'occupazione nazifascista. La ricercatrice australiana Judy Steele Parolini , dottoranda dell’ Italian Department dell’Università di Sidney , lo scorso 14 aprile è stata ospite dell’ Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea , con sede in Università. La dottoressa Steele fino al 30 aprile rimarrà nel nostro Paese per realizzare alcune video-interviste a proposito dei combattenti che negli anni tra il 1940 e il 1945 presero parte al fenomeno della Resistenza partigiana in Valsaviore . Per la ricercatrice australiana, giunta in città accompagnata dal marito di origini bresciane emigrato oltreoceano dieci anni or sono, non è la prima volta nel nostro Paese: nel 2012, grazie ad un programma di scambio con l’Università di Zurigo, si era già recata in Valcamonica e Valsaviore. resistenza #ricerca #storia #australia #italia #sidney #valsaviore #valcamonica #archiviostorico Facebook Twitter Send by mail Print L'ARCHIVIO STORICO DELLA RESISTENZA L' Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea nasce come "Istituto storico della Resistenza bresciana" nel 1967. Attualmente l'Archivio storico della Resistenza bresciana e dell'età contemporanea è impegnato al completamento della catalogazione del fondo riguardante il CLN bresciano e più in generale il periodo immediatamente successivo alla Liberazione.

 

Don Mazzolari, il profeta di Bozzolo

Brescia Don Mazzolari, il profeta di Bozzolo Il piccolo paese nella campagna mantovana è stata la tappa dell’itinerario che il gruppo studentesco Atelier sta percorrendo da qualche tempo sulle tracce di piccoli grandi uomini che, anche se osteggiati, hanno segnato la storia del nostro Paese. by Dalila Raccagni | 23 ottobre 2018 “Il dono più grande non è fatto di cose, ma di noi stessi: allora anche l’ultima creatura ha qualcosa da donare”. È nella prospettiva del dono che il gruppo studentesco Atelier , accompagnato dal professor Domenico Simeone , ha organizzato il 20 ottobre 2018 presso la Fondazione Mazzolari di Bozzolo (Mn), sulla scia degli ultimi anni, una giornata didattica totalmente dedicata alla figura di quest’uomo, prete, scrittore e partigiano italiano. Un uomo che, come testimonia la visita fatta da Papa Francesco il 20 giugno 2017 nei luoghi di questo profeta, ha ancora molto da dire anche alla società contemporanea. Grazie alle parole di don Umberto Zanaboni (vicepostulatore per la Causa del servo di Dio don Primo Mazzolari) e Giancarlo Ghidorsi (segretario della Fondazione) abbiamo potuto comprendere come don Primo riusciva a guardare oltre l'orizzonte, ove finisce ai nostri occhi il tempo. Uno spirito in un corpo irrequieto che toccò con mano temi che ancora oggi sono nella nostra attualità, ai quali ci siamo resi conto non possiamo rimanere indifferenti. Don Primo lo si può definire davvero un profeta, questo perché ha saputo anticipare i tempi, interrogandosi e aiutando le persone a domandarsi circa il ruolo del laicato all'interno della Chiesa, della parrocchia, aprendosi ai poveri e ai lontani.

 

Francesco e il Sultano: il dialogo continua

La Cattolica al meeting Francesco e il Sultano: il dialogo continua La professoressa Maria Pia Alberzoni , nel suo intervento al Meeting, ha spiegato come esistano fonti ulteriori rispetto a quelle francescane che attestano una rete fitta di comunicazioni tra mondo cristiano e mondo musulmano. agosto 2019 L’episodio dell’incontro tra San Francesco e il Sultano, che pure fu eccezionale, si inseriva in una fitta rete di comunicazioni tra mondo cristiano e mondo musulmano finora poco conosciuta. Lo ha spiegato la professoressa Maria Pia Alberzoni , docente di Storia medievale, a margine dell’incontro “ Francesco e il sultano: una storia ancora da scoprire ” e della mostra “F rancesco e il Sultano 1219-2019. Lo studio di fonti diverse da quelle cosiddette “francescane” ci ha permesso di individuare documenti che ci attestano buoni rapporti, scambi di lettere oltre che, naturalmente, scambi culturali tra cristiani e musulmani». Un dialogo che, per quanto riguarda i frati minori francescani, continua ininterrottamente dal 1219 ai giorni nostri. meeting #storia #san francesco #dialogo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime

La Cattolica al meeting Giovagnoli, la fede che sgretolò il regime Lo storico dell’Università Cattolica ha ricostruito al Meeting di Rimini il ruolo che Giovanni Paolo II giocò nella fine pacifica delle dittature dell’Est Europa. agosto 2019 La rivoluzione senza violenza fu un inedito nella storia europea. Così nel suo intervento al Meeting di Rimini – nell’ambito dell’incontro Diritti e doveri. speranze e delusioni , con Giovanni De Luna e Massimo Bernardini – il professor Agostino Giovagnoli , docente di Storia contemporanea alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università Cattolica, ha rievocato la caduta dei regimi dell’Europa Orientale nel 1989. Lo storico della Cattolica, in particolare, ha ricostruito il ruolo fondamentale che giocò il pontificato di Giovanni Paolo II nella caduta del regime polacco e degli altri regimi dell’Est. Una transizione che non fu condotta facendo discorsi politici perché era convinto che sarebbero implosi se si fosse ricostruita la coscienza religiosa e civile del popolo. meeting #storia #politica #comunismo Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Le cinque Italie

Ne consegue un'inedita visione del territorio del Belpaese, che abbandona la triplice ripartizione nord, centro e sud, in favore di una lettura verticale. by Giuseppe Lupo | 18 marzo 2016 Per compiere un viaggio nelle utopie appenniniche occorre abbandonare la tradizionale lettura di un’Italia orizzontale (sa cui derivava una triplice ripartizione: Nord, Centro e Sud) a favore di una lettura verticale. Ciò consente anche di verificare con altissima probabilità di successo l’incidenza del fattore spazio (e non più del fattore tempo) nelle scelte letterarie. Le quali spesso non obbediscono soltanto alle ragioni della Storia, ma alla conformazione del terreno, alla natura dei luoghi che determina trasversalmente l’insorgere di alcuni fenomeni, alla disposizione dei fiumi (cito i nomi di almeno tre scrittori “idraulici”: Claudio Magris, Guido Conti, Raffaele Nigro). L’Appennino denuncia il fallimento della Storia (che si pente per le sue inadempienze) celebrando l’utopia come mito dell’attesa, come tensione per un altrove geografico che può anche essere sfuggente, ma che esiste. La citazione coglie l’immaginario di chi vive sull’Appennino: sospirare le isole lontane, dunque sognare viaggi per un altrove favoloso, ma poi, una volta raggiunto questo altrove favoloso, sentire nostalgia del paese. Ciò determina quel senso di spaesamento raccontato da Silvio D’Arzo in Casa d’altri (1952), a cui non si può opporre alcuna resistenza, se non l’idea della fuga o della reinvenzione di una geografia.

 

Grozio, un filosofo contro la guerra

Brescia Grozio, un filosofo contro la guerra Nel 1625 il filosofo denunciava la guerra come antinaturale e attribuiva ai trattati il compito di regolare i rapporti tra gli Stati, gettando le basi per diritto naturale e laicità. Eppure visse cinque secoli fa. Ci troviamo a cavallo tra il periodo tardo-rinascimentale e il periodo barocco: l’Europa è devastata da epidemie e guerre e in particolare dall’anno 1618 con l’inizio della guerra dei trent’anni. Nel 1625 pubblicò la sua opera più importante, “De juri belli ac pacis”, di cui ha parlato lo scorso uno marzo il professore fra’ Fausto Arici nella conferenza “Diritto della pace e della guerra”, promossa nella sede di Brescia della facoltà di Scienze politiche e sociali. Nel trattato del 1625 Grozio denuncia la guerra come un fattore antinaturale poiché può essere considerata giusta solo se è vista come ultima opzione o se serve a punire lo Stato che abbia violato i patti, fallito ogni tentativo di conciliazione. Grazie ai patti e alla costruzione di una società basata su regole gli uomini stabiliscono di creare una società basata sulla politica che si sottomette alle autorità. Per il Giusnaturalismo non esistono solo le leggi di chi comanda ma esistono le leggi naturali non scritte che sono superiori alle leggi di un sovrano. Le leggi di un’autorità non dovrebbero mai contrastare con il diritto naturale ovvero quello che i greci un tempo chiamavano “agrafoi nomoi” (leggi non scritte).

 

Historytelling, la storia che piacere

MILANO Historytelling, la storia che piacere I professori Paolo Colombo e Chiara Continisio hanno creato un format per divulgare la storia che riempie i teatri di tutta Italia. È il format che hanno creato dieci anni fa due professori rispettivamente delle facoltà di Scienze politiche e sociali e Scienze della formazione , Paolo Colombo e Chiara Continisio . Le mie lezioni hanno sempre avuto un tono che esulava dalla tradizione accademica - racconta Paolo Colombo - e, parlandone con la mia collega, è nata l’idea di realizzare un prodotto da proiettare al di fuori delle aule universitarie». Il progetto dell’historytelling, che porta la storia a teatro, è partito inizialmente da una collaborazione con i monaci della chiesa di Santa Maria delle Grazie, raccontando fatti storici con forme narrative innovative: storie diverse richiedono trattamenti differenti e rendono unico ogni appuntamento. Una riscoperta della storia narrata «un po’ come quando da piccoli si chiede ai più grandi di raccontare dei fatti passati», anche se questo non può sostituirsi, nel caso degli studenti, allo studio delle nozioni. L’historytelling è una formula che incontra un pubblico molto ampio e lo zoccolo duro è probabilmente quello degli spettatori adulti: «I giovanissimi probabilmente non comprenderebbero una parte di sfumature, battute o riferimenti ma dai 18 anni in su si hanno gli strumenti per poter appassionarsi». Un mix perfetto già portato nei teatri di diverse città d’Italia - l’appuntamento più recente al Carcano di Milano - e di cui se n’è potuto avere un assaggio nella lezione aperta su Martin Luther King, tenutasi in largo Gemelli il 28 novembre scorso, in onore dei 50 anni dalla sua morte.

 

Idee contro la desertificazione

Nonostante le differenze di impostazione culturale, convinzioni e discipline professate, tutti loro hanno messo a disposizione le proprie competenze (con diverse tipologie di impegno e di continuità) di uno stesso ministro. Pochi anni dopo, a Milano e in differente contesto, un sindacalista dei metalmeccanici ( Pierre Carniti ) fondava la rivista « Dibattito sindacale », palestra di sociologi e giuristi di una generazione più giovane: Gian Primo Cella, Bruno Manghi, Mario Napoli, Tiziano Treu . Si tratta solo di due esempi, tra i meno noti, della casistica ben più ampia di una stagione di vivaci dibattiti mossi, in fondo, dalla comune volontà di contribuire al consolidamento democratico, culturale ed economico della giovane Repubblica. L’intesa tra policy maker e intellettuali era alimentata dalla condivisione di mondi vitali omogenei e da un ordine di valori che, per i primi, ridimensionava le smanie personali del potere e, per i secondi, dava respiro alle ambizioni accademiche individuali e alle rispettive autoreferenzialità disciplinari. Il punto d’attacco era quello che Pastore chiamava la «desertificazione» civile e sociale di metà anni Venti quando, spinto dal disagio economico, lo «spirito della reazione» alterava ogni prospettiva, tanto che «ciò che ieri si vedeva come un incubo, oggi si vede come una liberazione». Oggi di non cedere imbelli a quel che sta già accadendo in un capitalismo sempre più sorvegliato da gotici metadati capaci di manipolare cinicamente il nostro libero arbitrio (come denuncia Shoshanna Zuboff) e di mettere in croce il pluralismo sociale, fiducioso luogo umano di buona convivenza. docente di Storia economica e direttore dell' Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia “Mario Romani” dell’Università Cattolica, campus di Milano Ottavo contributo di una serie di articoli dedicati al ruolo degli intellettuali #intellettuali #cutura #storia #italia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

I giovani bresciani nel ventennio fascista

BRESCIA I giovani bresciani nel ventennio fascista I ricercatori dell’Archivio storico della resistenza hanno concluso l’attività di formazione al liceo delle Scienze umane De Andrè. giugno 2017 Non è vero che i giovani non amano la storia. Rolando Anni e Maria Paola Pasini, ricercatori dell’Archivio storico della Resistenza e dell’Età contemporanea dell’Università Cattolica sono intervenuti al liceo delle Scienze umane De Andrè, e hanno guidato la conclusione dei lavori del progetto “Archivio Storico” dell’Istituto. Quest’anno l’argomento di ricerca e approfondimento è stato: “I giovani bresciani del ventennio fascista”, nel quale gli studenti-ricercatori hanno dato corpo alla ricostruzione delle ideologie di formazione dei giovani sia nell’ambito scolastico che in quello pomeridiano di ritrovo e disimpegno degli anni ‘20 e ‘30. I ricercatori dell’Archivio partecipano regolarmente, su invito, a manifestazioni e iniziative promosse dalla società civile. Va sottolineato che i documenti conservati all’interno sono messi a disposizione di vari ricercatori italiani e stranieri. L’attività di informazione e divulgazione nelle scuole mirano a far conoscere e ad approfondire i temi legati alla resistenza, al fascismo e all’antifascismo con particolare riferimento alla storia bresciana.

 

Il cantiere dell’archeologo digitale

cattolicapost Il cantiere dell’archeologo digitale Massimo Limoncelli , dottore di ricerca in studi umanistici in Cattolica, lavora al restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici, sia per fini conoscitivi che ricostruttivi. Dopo la laurea in Storia all’Università di Genova, nel 1999, ottiene un diploma di specializzazione in Archeologia Medievale all’Università del Salento e nel 2016 consegue un dottorato in Studi umanistici all’Università Cattolica a Milano. Dal 2010 lavora come libero professionista nel suo laboratorio di Lecce e collabora con numerose università, centri di ricerca e studi professionali italiani e stranieri nel settore della ricostruzione archeologica virtuale 2D e 3D. Il restauro virtuale di beni archeologici, architettonici o artistici ha come fine sia quello didattico-conoscitivo sia quello di indicare la strada da percorrere per la ricostruzione di edifici antichi» spiega. I l mio mestiere è quello di ricondurre le potenzialità del digitale nei metodi del restauro reale, applicati anche al virtuale, con esiti come le ricostruzioni 2D, per la pittura, il mosaico e i documenti librari, e 3D, per l’architettura, la scultura e i reperti mobili », continua Limoncelli. Passare dal virtuale al reale si può, com’è accaduto con il progetto del teatro romano di Hierapolis in Frigia , oggi in Turchia, ricostruito da Limoncelli attraverso il processo di “anastilosi virtuale”, ovvero la ricostruzione degli edifici in crollo, che ha aperto il campo a una concreta ipotesi ricostruttiva. Sono molti i siti archeologici che ha sempre sognato di riportare in vita, almeno virtualmente, «ma in testa c’è l’Acropoli di Atene, su cui spero un giorno di aver modo di lavorare».

 

Il diritto? Un’opera d’arte

MILANO Il diritto? Un’opera d’arte La storia giuridica di Roma antica e la storia dell’arte, dal Medioevo ai nostri giorni, narrate specularmente in una sequenza di capolavori pittorici. Lunedì 16 gennaio a Milano la presentazione di un volume curato dalla professoressa Lauretta Maganzani 13 gennaio 2017 Per molti è solo un insieme di norme, leggi e regolamenti. A testimoniarlo un’interessante e originale iniziativa editoriale raccolta nel volume dal titolo L’arte racconta il diritto e la storia di Roma (Pacini Editore, 2016), curata dalla professoressa Lauretta Maganzani , docente di Diritto romano nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’autrice per la prima volta mette insieme la storia giuridica di Roma antica e la storia dell’arte, dal Medioevo ai nostri giorni, narrate specularmente in una sequenza di capolavori pittorici. Così il lettore è accompagnato in un itinerario storico, giuridico e artistico appassionante e coinvolgente, capace di svelare le radici più profonde della cultura occidentale, ma anche delle sue più perverse degenerazioni. Le conclusioni del dibattito, moderato da Stefano Solimano , direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche , sono affidate all’autrice del volume. Alla realizzazione del libro hanno collaborato: Virginia Maria de Capitani , Edoardo Caglio , Davide Canzano , Stefano Didoni , Andrea Fogliani , Lucia Frattini , Maria Sofia Gasperini , Gabriele Giovannetti , Luigi Regazzoni , Irene Zappa .

 

Franciacorta? Con le radici nel medioevo

Lo studio del professor Archetti delinea la storia dei vini mossi a partire da carte processuali, pergamene monastiche e volumi contabili, dai quali si evince che nel bresciano la coltura della vite era diffusa già prima del Mille. Il vino frizzante di Franciacorta precede addirittura quello legato alla leggenda dell’abate Pierre Pérignon, conosciuto come l’inventore dello champagne alla fine del Seicento. Così dalle ricerche di Archetti emerge il quadro di una Franciacorta dove si è sempre prodotto vino fin dall’epoca longobarda, con quantitativi anche superiori alle esigenze familiari, a conferma dell’esistenza già in tempi antichi di un’attività commerciale. Tale volume dimostra come lo studio storico e accademico riesce a farsi vicino all’economia dei territori, in questo caso al settore enologico. È un modo per riappropriarsi delle radici e per declinare le nuove scoperte storiche in chiave promozionale per l’oggi, con il maggior apprezzamento del prodotto tipico locale e con la sua valorizzazione commerciale legata allo sviluppo dei luoghi di produzione. vino #franciacorta #medioevo #storia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Il Medioevo delle libertà

brescia Il Medioevo delle libertà Potrebbe suonare quasi provocatorio il tema della prima Scuola di Studi medievali promossa dal Cesime nella chiesa romanica del monastero di San Salvatore in Valle Camonica. luglio 2017 È un tema molto particolare quello individuato per la prima Scuola di Studi medievali , promossa dal Centro studi sugli Insediamenti monastici europei della sede di Brescia dell'Università Cattolica. La scelta tematica della libertà nel medioevo – spiega il direttore del corso Nicolangelo D’Acunto – potrebbe suonare quasi provocatoria, tanto la cultura corrente è abituata a considerare il medioevo come l’epoca della negazione di ogni forma di libertà. Medioevo delle libertà si terrà in Valcamonica e in particolare nel monastero di San Salvatore in Capo di Ponte, di cui resta la splendida chiesa romanica e che fu nel medioevo un importante tassello della presenza cluniacense in Italia. Il corso, di carattere multidisciplinare, prevede lezioni su questioni interpretative di ampio respiro tenute da docenti specialisti come Glauco Maria Cantarella (Università degli Studi di Bologna), Guido Cariboni (Università Cattolica del Sacro Cuore), Nicolangelo D’Acunto (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Andrea Zorzi (Università degli Studi di Firenze). Scopo di LabOratorium è quello di valorizzare il monastero di S. Salvatore in Capo di Ponte - già restituito alla comunità da un oneroso restauro - trasformandolo in un centro di formazione, invenzione, cura e divulgazione per i giovani e il territorio della Valle Camonica. Il pomeriggio del 14 luglio l’appuntamento è presso la Pieve di S. Siro a Capo di Ponte per una visita guidata a cura di Gianclaudio Sgabussi di Fondazione Camunitas, che accompagnerà quanti prenderanno parte all’iniziativa, alla scoperta della Pieve Romanica.

 

Il medioevo e quell’idea di libertà

Brescia Il medioevo e quell’idea di libertà Ogni epoca storia va letta con le giuste lenti, soprattutto per concetti che, visti con gli occhi contemporanei, sembrerebbero stati negati in una fase del passato a torto considerata oscurantista. settembre 2017 di Nicolangelo D’Acunto * Ha davvero senso o costituisce una mera provocazione cercare la libertà nel medioevo? La nostra cultura diffusa è abituata a considerare proprio il medioevo come l’epoca della negazione di ogni forma di libertà. L’idea medievale di libertà era, infatti, profondamente diversa da quella che si è affermata a partire dalla Rivoluzione francese e che sostanzia la nostra cultura. Infatti nel secolo XI si assiste alla fioritura di molte nuove declinazioni del linguaggio della libertà, ma soprattutto a una serie di istanze politiche e spirituali che ponevano su basi inedite il rapporto dei singoli e delle collettività con le istituzioni. direttore del Cesime #storia #medioevo #liberta' #cesime Facebook Twitter Send by mail Print LIBERTAS, QUATTRO GIORNI DI CONFRONTO Esperti di fama internazionale discuteranno di libertà nel medioevo nel convegno organizzato dal Centro di Studi sulla storia degli insediamenti monastici europei (Cesime) nella sede bresciana dell’Università Cattolica dal 14 al 16 settembre 2017. L’invenzione di queste Settimane si deve a Cinzio Violante , uno dei massimi medievisti del Novecento che, giunto all’Università Cattolica nel 1956, con il consenso di padre Agostino Gemelli, volle aprire la storiografia italiana alle novità provenienti dalla ricerca scientifica europea e nordamericana, con particolare riguardo alla costruzione della Christianitas . In quella occasione giovani studiosi provenienti da diverse università europee hanno presentato le loro comunicazioni, sempre sulla libertà nel medioevo, che saranno pubblicate negli atti della Settimana della Mendola.

 

Il miracolo dei Santi Faustino e Giovita, verità storiche e iconografia

Giovanni Panzeri , ha sottolineato che con il convegno l’Università Cattolica ha voluto mettere le proprie competenze scientifiche al servizio di un sempre più efficace radicamento nella città. L’attenzione degli studiosi intervenuti si è concentrata sul “miracolo” del 13 dicembre 1438: il condottiero Niccolò Piccinino , alla guida delle truppe milanesi, cercò invano di impadronirsi della città di Brescia, ma secondo la tradizione locale i santi martiri Faustino e Giovita apparvero sulle mura e respinsero l’attacco. Gli illustri relatori hanno fatto una sorta di “anatomia” del miracolo, rinunciando programmaticamente a stabilire se l’apparizione dei patroni sia davvero accaduta. Perché questo è accaduto? Perché i Bresciani del Quattrocento hanno voluto credere all’intervento dei ss. Faustino e Giovita? La risposta più immediata conduce alla necessità di dare una sanzione religiosa al passaggio di Brescia dalla sfera d’influenza di Milano a quella di Venezia. Gli studiosi intervenuti hanno presentato i risultati di ricerche d’archivio innovative, dimostrando a sorpresa che le fonti prodotte dalle autorità civiche hanno diffuso con maggiore tempestività di quelle religiose la memoria del miracolo. Grazie alla ricerca della prof.ssa Barezzani proprio la parte musicologica ha riservato una gradita sorpresa: Marcello Mazzetti e Livio Ticli (Dipartimento di Musica antica di Brescia) hanno eseguito un antico brano liturgico, che per secoli aveva accompagnato la festa dei santi patroni ed è stato “resuscitato”per l’occasione. Gli atti del convegno si annunciano di grande interesse e saranno certamente pubblicati dall’Università Cattolica, come ha assicurato il prof. D’Acunto, direttore del CESIME.