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Oltre la diplomazia dei tweet

milano Oltre la diplomazia dei tweet Secondo Sir Ivor Roberts , già ambasciatore britannico a Roma, le relazioni diplomatiche sono più importanti che mai, anche in un tempo in cui il mondo, a partire dalla Siria, è in fiamme, e la politica sembra accadere sui social. È un messaggio di realismo e di speranza quello che Sir Ivor Roberts ha portato nella sua lezione promossa da Alta scuola in economia e relazioni internazionali (Aseri) e da centro di ricerca sulla Cultura e narrazione del viaggio dell’Università Cattolica. Da ultimo, la decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme è stata una mossa controproducente dal punto di vista dell’equilibrio diplomatico. Anche l’annunciato e storico meeting tra il presidente Usa e Kim Jong-Un è il punto d’arrivo di un paziente lavoro di cucitura svolto dalla Corea del Sud e dal suo presidente Moon Jae-In. Siamo giunti a questo punto perché in passato è mancato un adeguato esercizio della diplomazia» è l’opinione di sir Roberts. Se a Douma è stato Assad a far uso di armi chimiche», dice il direttore Aseri, «è impossibile che l’abbia fatto senza l’accordo della Russia, che esercita un’influenza enorme sulla politica del regime. Se la responsabilità è russa, quindi, è la Russia che si sarebbe dovuta colpire: si è scelto di non farlo, dando un ampio preavviso dell’attacco, che quindi non ha avuto alcuna conseguenza concreta per Putin».

 

Alla guerra dei dazi

Un’iniziativa già tentata da Bush nel 2003, che ha il chiaro intento di sfavorire la Russia, il Giappone e, soprattutto, la Cina, nei due settori citati, particolarmente sensibili per gli Usa. Una chiara delegittimazione dell’Organizzazione mondiale del commercio, secondo Andrew Spannaus , giornalista americano che già mesi prima aveva previsto la vittoria di Trump, per la sua capacità di intercettare le reali esigenze del popolo americano, di quelle classi oppresse che ormai rappresentano il 75% dei Paesi ricchi. Su una lunghezza d’onda diversa il direttore dell’ Aseri Vittorio Emanuele Parsi ( in alto la sua videointervista ), che ritiene vi sia «una visione teologica, astorica del libero commercio», che invece ha causato questa distribuzione iniqua delle risorse nelle nazioni più sviluppate. Il protezionismo (che Trump di certo non ha inventato) a suo tempo ha fatto aumentare i dati relativi al commercio degli States e permesso di proteggere lo standard e la qualità dei loro prodotti. È questo ciò che preme maggiormente al Presidente, quello che ha promesso ai suoi elettori e che ora tenta di rispettare: produrre, far crescere la manifattura, ridurre il deficit commerciale e il gap con la Cina. Per il professor Luca Rubini dell’Università di Birmingham, invece, ciò che ha causato questo divario sempre più netto tra poveri e ricchi è la mancanza di politiche interne mirate, non il libero commercio. I dazi nascono per sfavorire la Cina ma in realtà impattano più sul Canada, sul Messico e sull’Unione Europea, tanto che è stato rinviato fino a giugno l’ultimatum all’Unione europea, nel tentativo di trovare finalmente un accordo proficuo per entrambe le parti in causa.

 

Caruso, si apre un’era neo-nazionalista

milano Caruso, si apre un’era neo-nazionalista Secondo il ricercatore di Politica economica, con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca più che col neo-protezionismo avremo a che fare con un mondo meno cooperativo, e perciò anche più povero, in cui aumenterà il peso dell’economia della guerra. È lo scenario che potrebbe aprirsi con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, secondo Raul Caruso , ricercatore di Politica economica alla facoltà di Scienze politiche e sociali . Una stagione che potrebbe mettere a rischio regimi e istituzioni internazionali, in un mondo che, diventando meno cooperativo, sarà anche più povero. Si andrà verso una fase “neo-nazionalista”, in particolare per le relazioni economiche internazionali, ma non è detto che corrisponda a una fase apertamente neo-protezionista. Quindi una fase ‘neo-nazionalista’ apre a maggiori distorsioni del mercato da parte dei governi e a costi sociali elevati, in particolare per i più poveri, a dispetto della retorica populista in voga negli ultimi tempi. Il Giappone di Abe è chiamato a scegliere se rimanere fermo nella sua politica di apertura alla Cina oppure mostrarsi in linea con la linea dura anticinese di ‘The Donald’. Con queste prospettive come si potrà bilanciare il rapporto tra economia e sviluppo? «Nell’era di Trump la parola “sviluppo” non sarà più sul tavolo di molti leader politici e osservatori internazionali.

 

Era Trump, cosa cambierà?

Politica estera Era Trump, cosa cambierà? Ridefinizione dei ruoli di potenza e riformulazione dei rapporti internazionali. A Brescia un seminario ha discusso della visione, delle priorità e delle direttrici di politica estera della nuova amministrazione statunitense a due mesi dall’insediamento. Tra gli esperti intervenuti, introdotti dal prorettore Mario Taccolini : Carolina De Stefano , della Scuola Superiore Sant'Anna e George Washington University, Giuseppe Gabusi dell’Università di Torino, T.wai - Torino World Affairs Institute, Enrico Fassi , Andrea Plebani , Alessandro Quarenghi e Andrea Locatelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. politica #estero #economia #trump #usa Facebook Twitter Send by mail.

 

Il mondo alla prova Trump

analisi Il mondo alla prova Trump Per il professor Vittorio Emanuele Parsi l’ordine internazionale liberale può essere danneggiato dalla nuova presidenza Usa: potrebbero rivelarsi quattro anni perduti in un mondo dove crescono le diseguaglianze. Sono solo alcune, nemmeno tutte, delle perle di saggezza contenute in un’intervista a ruota libera rilasciata domenica scorsa al Times e alla Bild dal neo-presidente Donald Trump , che il 20 gennaio si insedierà alla Casa Bianca. Ne emerge un quadro desolato e preoccupante dello stato di salute della democrazia americana, che ha consentito l’elezione di un candidato le cui idee sul mondo sono un impasto di pregiudizi da bar e colossale ignoranza: una marea di sciocchezze. Al di là del legittimo sconcerto, ciò che preoccupa maggiormente è la considerazione che le istituzioni su cui si è fondato il concetto di Liberal World Order (l’ordine internazionale liberale) possano essere danneggiate irreparabilmente da quattro anni di presidenza Trump. Ma il futuro dell’Alleanza Atlantica, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle Nazioni Unite ha a che fare con la vita di tutti noi. In queste istituzioni si è incarnata quell’egemonia politica e culturale degli Stati Uniti che ha fatto definire il Novecento come “il secolo americano”. Ma è soprattutto la diseguaglianza che sta tornando a essere la cifra più inaccettabile del mondo che stiamo lasciando in eredità alle future generazioni. La sensazione è che i quattro anni di questa nuova presidenza saranno, ad andar bene, quattro anni perduti: un lusso che decisamente non potremo permetterci.

 

La Nato tra Trump e Putin

MILANO La Nato tra Trump e Putin Quale ruolo per l’Alleanza Atlantica con il nuovo inquilino della Casa Bianca, con il mutamento delle relazioni Usa-Russia e delle nuove frontiere dello scacchiere siriano e del terrorismo di matrice islamica. Decimo convegno di studio il 3 maggio a Milano 28 aprile 2017 Dalla politica estera di Trump, ancora molto in fieri , alla guerra in Siria e al ruolo di Putin. Il rapporto transatlantico dalla storia all’attualità: fasi e compiti della Nato , questo il titolo della giornata di studi che sarà introdotta dai saluti istituzionali del preside della facoltà di Scienze politiche e sociali Guido Merzoni e del direttore dell’omonimo dipartimento Massimo de Leonardis . Le nuove minacce della cyber warfare e della guerra ibrida saranno affrontate da accademici, diplomatici e militari che metteranno in evidenza, in uno scambio a più voci, il significato che l’emergere di queste nuove dimensioni ha per una realtà a vocazione tradizionalmente militare. La prima (ore 11-12.45), incentrata su I compiti della Nato: deterrenza e difesa, hybrid warfare e cyber defence , sarà presieduta da Massimo de Leonardis , ordinario di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali e presidente ICMH. Si parlerà di Visioni Geopolitiche nella seconda sessione (ore 14-15.30), coordinata da Pier Paolo Ramoino , vice presidente, Centro interdipartimentale di Studi Strategici Internazionali Università di Firenze. Nel corso del dibattito si potranno, infine, avere anticipazioni sui temi in discussione e sulle prospettive del prossimo vertice Nato a livello di capi di Stato e di governo, che si terrà a Bruxelles il 25 maggio.

 

Dallo storytelling alla post-verità

VITA E PENSIERO Dallo storytelling alla post-verità Mentre inizia l’era Trump, una riflessione sul senso di un’elezione dirompente, dove conta inserirsi nelle “bolle” informative in cui una notizia verosimile, talvolta inverosimile, può diventare una realtà incontrovertibile. Memori della pessima fama che la forma di governo democratica aveva lasciato, vollero impedire che la nascente repubblica fosse lacerata dalle lotte tra fazioni. E proprio per evitare che l’elezione del presidente degli Stati Uniti potesse scatenare lo scontro delle passioni politiche e mettere a rischio la pace, consegnarono a un collegio di grandi elettori il compito di scegliere chi dovesse essere il capo dell’esecutivo. E cioè quel candidato che all’inizio delle primarie repubblicane sembrava solo una comparsa del grande circo elettorale americano, ma che, mese dopo mese, macinando vittoria dopo vittoria, è riuscito a diventare il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Forse più che formulare previsioni è utile in questo momento riflettere su ciò che ha rappresentato l’elezione di Donald Trump e sulle motivazioni che hanno condotto a un risultato che – comunque la si pensi – rappresenta uno shock destinato a lasciare una traccia profonda. In questo senso la polemica di Trump contro Wall Street e contro l’establishment non sarebbe altro che la reincarnazione di quel vecchio populismo agrario che, sul finire dell’Ottocento, impugnò la bandiera del “sogno americano” contro la “plutocrazia” delle grandi corporations. Perché molto più efficaci diventano strutture di comunicazione personali, capaci di penetrare dei reticoli dei social network, di inserirsi nelle “bolle” informative in cui una notizia verosimile – o in qualche caso inverosimile – può diventare una realtà dimostrata e incontrovertibile, quasi impossibile da scalfire persino con le più sofisticate argomentazioni.

 

Europa, il bivio è vicino

Brescia Europa, il bivio è vicino Le elezioni francesi potrebbero segnare un punto di svolta per l’Unione europea, sostiene il professor Damiano Palano . Ma, afferma il professor Michele Brunelli , la crisi potrebbe essere anche un’occasione di rilancio. aprile 2017 Potrebbe venire anche un effetto positivo per l’Europa dalla nuova amministrazione americana. Lo sostiene ai nostri microfoni Michele Brunelli , docente di Storia delle civiltà e delle culture politiche alla sede di Brescia dell’Università Cattolica, secondo cui l’Unione europea potrebbe avere l’occasione di provvedere alla propria difesa tramite un esercito europeo, che sia unico e compatto. Il professor Brunelli è intervenuto al seminario “L’età dell’incertezza. Scenari globali e l’Italia” , che si è tenuto lo scorso 29 marzo nella sede di via Trieste, per iniziativa del dipartimento di Scienze storiche e filologiche e delle facoltà di Scienze linguistiche e di Scienze politiche e sociali. Nel video anche l’intervista a Damiano Palano , docente di Scienze politica all’Università Cattolica, che riflette sul momento cruciale che aspetta l’Europa e sui prossimi appuntamenti elettorali che l’aspettano, primo tra tutti quello francese, con la possibile vittoria di Marine Le Pen e le conseguenze per l’Unione europea.

 

L’immigrazione e il blocco di Trump

milano L’immigrazione e il blocco di Trump Delia Pompa, del think tank americano Migration Policy Institute , parla ai nostri microfoni delle misure restrittive verso i Paesi arabi. Non sappiamo se diventeranno esecutive, devono superare tre diversi vagli». febbraio 2017 di Gianluca Durno e Lorenzo Giarelli «Non sappiamo ancora se il blocco di Trump verso i Paesi arabi diventerà esecutivo, perché la decisione deve essere sottoposta a tre diversi vagli. Delia Pompa , ricercatrice di Education Policy al Migration Policy Institute , think tank americano che si occupa proprio di tematiche legate alle migrazioni internazionali, legge così il momento politico che vivono gli Stati Uniti dopo l’insediamento di Donald Trump. Da quando Donald Trump è entrato nei pieni poteri di presidente, il mondo vive nell'incertezza di non sapere se il tycoon terrà fede alle promesse più estreme fatte in campagna elettorale. In attesa di capire se il blocco diventerà esecutivo, di certo il tycoon sembra andare controcorrente rispetto alle politiche di Obama: «In generale, in tema di integrazione – ha detto Delia Pompa – Obama ha attuato buone manovre. Su tutte, l'atto con cui diede protezione a chi fosse arrivato negli Usa prima dei 16 anni di età, anche da clandestino».

 

L’Islam secondo Gad Lerner

milano L’Islam secondo Gad Lerner Il giornalista, tornato in Tv con “Islam, Italia” , parla agli studenti del master Ipm del suo reportage: un mondo da conoscere più da vicino, perché non c’è alternativa all’integrazione. gennaio 2017 di Stefano Galimberti e Lorenzo Giarelli È da poco tornato in tv con una serie di sei puntante per spiegare da vicino la trasformazione della nostra società in rapporto all’islam. Un reportage di quelli «come si faceva una volta», quello di Gad Lerner , «perché il mio lavoro parte ancora da una biro e un taccuino, prima ancora delle immagini e delle tecniche di montaggio» ha affermato. Si chiama “Islam, Italia” ed è un lavoro corposo, che ha lo ha portato a viaggiare per il mondo – Qatar, Nigeria, Turchia, Francia – per arrivare a capire da vicino gli aspetti dell’islam che riguardano l’Italia. Il titolo del programma – ricorda Lerner – è un riferimento a un mio vecchio programma che si chiamava “Milano, Italia”, realizzato quando fare inchieste sul Nord era una novità assoluta, in controtendenza ai mille lavori che si facevano sul Sud Italia». Per Gad Lerner c’è stata poi una difficoltà in più: «Quando ho iniziato a lavorare per realizzare “Islam, Italia” ho pensato che dovevamo essere curiosi e presentare risultati inaspettati. Oltre al Qatar, c’è un altro Paese cruciale nell’indagine di Gad Lerner: «La Nigeria, con il suo enorme boom demografico, è fondamentale per capire alcune dinamiche sociali».

 

Gentiloni, l’Europa rialzi la testa

milano Gentiloni, l’Europa rialzi la testa Dopo la Brexit e l’inattesa vittoria di Donald Trump alle elezioni americane c’è ancora più bisogno di un nuovo ruolo del vecchio continente. Ha aperto così la propria prolusione il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni , in occasione dell’inaugurazione dell’anno Accademico 2016/2017 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nell’aula magna di largo Gemelli, dopo il discorso inaugurale del rettore Franco Anelli e il saluto del presidente dell’Istituto Toniolo cardinale Angelo Scola. Il discorso di Gentiloni ha toccato i temi più caldi della politica internazionale: dalla Brexit alla crisi dei migranti, con riferimento anche all’elezione a sorpresa di Donald Trump come nuovo presidente americano. Eppure Gentiloni ha ribadito come il colosso a stelle e strisce, almeno a partire dalla presidenza Obama, stia deponendo la corona della leadership internazionale, spostando l’asse verso l’Asia e il Medioriente: «In questo contesto bisogna individuare il ruolo che l’Europa deve assumere». In merito ai risultati della campagna elettorale in America, il ministro ha sottolineato che la Trump-fobia sia un’esagerazione: «Oggi ci facciamo mille problemi per Donald Trump, ma il nuovo presidente americano non è il solo a vedere il mondo in un certo modo. Il tema su cui bisogna focalizzarsi, ha detto in conclusione Gentiloni – ricollegandosi al discorso del rettore, Franco Anelli – deve essere il rafforzamento dell’identità europea, che si può perseguire attraverso l’insegnamento del sapere culturale, di pari passo con le attività pratiche. In chiusura del suo intervento, il ministro ha rivolto un pensiero all’Italia, che è tenuta in grandissima considerazione e stima, a livello internazionale: «Come italiani ci stiamo impegnando nell’acquisizione della consapevolezza del nostro ruolo sul profilo internazionale, sia nei meriti, sia nelle responsabilità».

 

Elezioni americane, attenti a Trump

Milano Elezioni americane, attenti a Trump Nella sua lezione agli studenti il vicedirettore de Il Post Francesco Costa analizza la campagna irresistibile che ha portato il magnate a ottenere la nomination. by Gianluca Pisacane | 06 maggio 2016 «Cos’ha fatto Trump che gli altri candidati non sono stati in grado di fare?». Con questa domanda il vicedirettore de Il Post Francesco Costa ha aperto il 5 maggio il suo incontro con gli studenti dell’Ateneo sulle elezioni americane. A moderare Luca Castellin , docente di Comunicazione politica, e Massimo De Leonardis , direttore del Dipartimento di Scienze Politiche nonché ordinario di Storia dei Trattati e Politica Internazionale. Si parte con un’analisi della figura del noto imprenditore di Manhattan, che lo scorso 4 maggio ha conquistato la nomination repubblicana. La gente sa che qualche volta esagera, come con la proposta del muro al confine col Messico, ma pensa anche che sia uno dei pochi a dire le cose come stanno. In America si dice che “i Repubblicani vorrebbero avere l’esercito più grande del mondo, senza usarlo mai, mentre i Democratici il più piccolo, usandolo dappertutto”.

 
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