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Petrosino: non siamo figli delle stelle

E non è vero che la religione è solo spiritualismo. L’umano descritto da Petrosino è sempre aperto e il desiderio è un suo tratto essenziale, perché a differenza del mero bisogno non può essere colmato. Il desiderio non è quindi una mancanza? «Il modo d’esistere dell’uomo è del tutto particolare, unico, perché è influenzato da una mancanza che non è un’assenza, da un’apertura che non cessa di aprire e di rinviare sempre al di là. Inoltre, stranezza che si aggiunge a stranezza, tale mancanza non può in alcun modo essere interpretata come un puro vuoto, un mero di meno, un semplice difetto, un buco da tappare. Eppure il bisogno, ci dice, è la stella che orienta che l’uomo… «Si, il desiderio, anche nella sua etimologia ha a che fare con le stelle ( de-sidera ), ma a mio avviso l’uomo che non si riduce a essere vivente, quell’uomo, è senza costellazioni. Lei stesso in un altro fortunato titolo, Contro la cultura, descrive l’efficacia di alcuni romanzi e racconti nel narrare l’uomo e lo fa anche in questo caso, quando ci parla del desiderio che rende ciechi. Ma che pane è quello che non passa dalla condivisione con l’altro, da un atto di libertà? Gesù per esempio è sempre in relazione con l’altro, con il Padre, e lo Spirito è il respiro della Trinità.

 

Diventa uno dei Giusti: basta leggere

VITA E PENSIERO Diventa uno dei Giusti: basta leggere Domenica 6 ottobre in occasione dell'inaugurazione del Giardino dei Giusti di Milano torna l'appuntamento con gli studenti-lettori 03 ottobre 2019 Tutto è iniziato da una poesia e da un compleanno. La poesia è di Borges e si intitola I giusti , versi che parlano di un’idea di bontà e giustizia, di cui siamo depositari tutti, realizzabile attraverso gesti semplici, come la lettura. Il primo appuntamento per gli studenti-lettori dell’Università Cattolica è domenica 6 ottobre alle 15.00 in occasione dell’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Milano . La giornata continua con diversi ospiti tra i quali la senatrice a vita Liliana Segre , superstite dell’Olocausto e attiva testimone della Shoah italiana, che alle 18.30 dialogherà con Gabriele Nissim. Neuroscienziata che studia il cervello che legge, la Wolf nel libro Lettore, vieni a casa , spiega come la lettura abbia «un impatto civile e politico fortissimo», perché è lo spazio in cui si forma lo spirito critico del cittadino e la dimensione empatica dell’uomo. Per questo i reading dei Giusti continuano e continueranno, soprattutto grazie all’entusiasmo dei giovani studenti e, soprattutto, lettori. Info http://www.vivaillettore.it/i-giusti-continuano-a-leggere/ | info@vivaillettore.it #vita e pensiero #viva il lettore #giusti continuano a leggere #olocausto Facebook Twitter Send by mail.

 

Giornalisti, il rischio del cinismo

MILANO Giornalisti, il rischio del cinismo Roberto Righetto e Silvano Petrosino hanno inaugurato, con una riflessione sul rapporto tra stampa ed etica dopo i fatti di Avetrana, i “Mercoledì di Vita e Pensiero”, un ciclo per discutere a partire dagli articoli del bimestrale della Cattolica. È questa la domanda che dà senso e titolo all’incontro che il 19 gennaio ha inaugurato il ciclo de “I mercoledì di Vita e Pensiero” . Il primo di una serie di appuntamenti che, fino a maggio, avranno per scenario la libreria di largo Gemelli. Roberto Righetto , responsabile delle pagine culturali del quotidiano "Avvenire", stavolta, intervista Silvano Petrosino , docente di Semiotica dell'Università Cattolica, sul rapporto tra moralità e mondo dell’informazione. Il mestiere del cronista oggi è in crisi – spiega Petrosino, autore di un articolo sul tema nell’ultimo numero del bimestrale “Vita e Pensiero” – perché si costruiscono le notizie in modo tale da risultare poco chiare». Petrosino, incalzato dalle domande di Righetto, ha parlato della pertinenza delle fonti e di quanto sia importante per un giornalista non riportare solo frasi a effetto. Di fronte a questa verità, e alla realtà quotidiana, piuttosto scarsa, alla quale si assiste sulla stampa italiana, Roberto Righetto ha posto un’ultima domanda a Petrosino sul futuro della stampa.

 

Quando la morte non era tabù

Perché? Lo storico Franco Cardini lo ha spiegato in Cattolica nel secondo appuntamento dei “Mercoledi di Vita e Pensiero” by Luca Aprea | 15 febbraio 2011 «Non c’è momento storico dove la morte non sia presente. Professore ordinario di Storia medievale presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze, ex membro del CdA della Rai nonché pubblicista prolifico lo storico fiorentino mercoledì 9 febbraio è stato il protagonista del secondo appuntamento dei “Mercoledì di Vita e Pensiero” il ciclo di incontri promosso dall’omonima libreria. Tema del dibattito, sviluppato insieme a Danilo Zardin , docente di Storia moderna del nostro ateneo, “La vita e la morte nel Medioevo” , argomento già trattato da Cardini nel sesto numero del bimestrale “Vita &; Pensiero”. Spiega Cardini: « Nella civiltà occidentale si è diffuso il concetto che morti e vivi devono stare separati perché nei morti c’è un qualcosa di altro da sé che va tenuto distante, controllato. Sono consapevole di andare contro la mia stessa categoria – ha ammesso Cardini – ma va ricordato che sul tema sono stati riconosciuti ai medievisti meriti eccessivi perché è stata proprio questa corrente a scommettere su questo tema e affrontarlo in modo nuovo. I giovani purtroppo leggono questi testi in modo distaccato ed è un peccato perché si tratta di un approccio decisamente recente, parliamo di circa cinquant’anni fa, che andrebbe affrontato con più entusiasmo». Il prossimo appuntamento con i “Mercoledì di Vita e Pensiero” è previsto per mercoledì 23 febbraio, sempre all’interno della libreria di largo Gemelli: Silvia Vegetti Finzi e Marie Simon daranno vita all’incontro “ Figli di genitori separati: come dar loro la parola”.

 

Separazioni, la parola ai figli

MILANO Separazioni, la parola ai figli È stata raccolta in un volume di “Vita e Pensiero”, presentato in libreria, l’esperienza pluriennale dei Gruppi di ascolto dei bambini di genitori separati. Il libro è il frutto di un lavoro che dal 2006 vede uno staff di psicologi impegnati nei “Gruppi di parola”, composti da bambini tra i 6 e i 12 anni che condividono la realtà della separazione dei genitori. Se parliamo di bambini, cominciamo ad ascoltarli – ha detto Marie Simon, una delle promotrici dei Gruppi di Parola all’estero -, ad ascoltare quello che hanno da dire sulla separazione, sulla sofferenze provocata dal legame spezzato. Questo è stato lo spunto per la nascita dei Gruppi che prendono in carico proprio il legame sofferente tra genitori e figli, presentandosi come una sorta di esperienza “correttiva”. Questo è quello che succede anche nei Gruppi di parola dove al termine degli incontri i figli restituiscono il lavoro fatto ai genitori, pronti ad affrontare il legame in modo nuovo, pronti a “salire sul pulmino” e a continuare a viaggiare insieme». È una “magia lenta” quella che accade nel gruppo quando i bambini parlano e si esprimono liberamente senza essere interrogati dalle operatrici, e mentre raccontano le loro emozioni si accorgono di non essere solo quell’emozione ma di poter essere anche altro. Anche se la tensione al dire non è mai esaurita da nessun detto - ha sottolineato Maria Teresa Maiocchi -, l’enunciazione del dolore dei bambini davanti a tutte le ragioni che vengono spiegate è la possibilità loro offerta per andare avanti».

 
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