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Migranti, le religioni alla prova dell’integrazione

L’intervento dell’arcivescovo Mario Delpini by Agostino Picicco | 09 dicembre 2019 Non si è trattato della consueta presentazione di un libro, ma di un’occasione per aggiungere un nuovo capitolo al libro di monsignor Samuele Sangalli Immigration. L’integrazione, anche a livello di comunità religiose, risulta un tema ineludibile, un fenomeno che ha bisogno di essere compreso in tutta la sua portata e nelle sue valenze dialogiche, avvalendosi di persone coraggiose e lungimiranti oltre le chiusure nazionalistiche fonte di preoccupazione, come ha sottolineato la dottoressa Kanter. Per la professoressa Beretta, «la dottrina sociale della chiesa sta cercando di far dialogare tutte le singole discipline alla luce della fede. Il tema del libro è importante e anche divisivo, perché sul tema dell’immigrazione si vedono emergere contraddizioni ma anche spazi, tra cui quello del dialogo tra le comunità religiose è uno dei più interessanti». E proprio sull’integrazione degli immigrati nella chiesa milanese, è toccato a monsignor Delpini illustrare gli esiti del Sinodo minore sulla “Chiesa delle genti”, tra i primi atti del suo governo pastorale. L’arcivescovo ha parlato del rapporto della chiesa nella società, della chiesa che è per sua natura missionaria e mandata al mondo, considerando che i cattolici di Milano non sono solo i milanesi. Il Sinodo ha fatto una lettura di questo fenomeno non in chiave sociologica ma teologica, ispirata dalla docilità dello Spirito che accompagna la chiesa.

 

Il sistema capitalistico? Una religione

Così scrive nel libro Il capitalismo e il sacro (Vita e Pensiero) Luigino Bruni , professore ordinario di Economia Politica alla Lumsa e capofila di “ The Economy of Francesco ”, il progetto lanciato dal papa per mettere in atto un nuovo modello economico, alternativo a quello dominante nel sistema capitalistico. Il libro sarà presentato mercoledì 11 dicembre alle 18 al Collegio Augustinianum dell’Università Cattolica ((via Necchi 1, Milano). Insieme all'autore ci saranno Marco Tarquinio , direttore di Avvenire , e Corrado Passera , Ceo illimity. Introdurrà il prorettore vicario Antonella Sciarrone Alibrandi, dopo il saluto iniziale del direttore del collegio Edoardo Grossule . Ma conosce anche la inestirpabile carica anti-idolatrica che sempre la ha abitata e tenuta in vita. Misericordia, dono, gratuità sono la sua cifra più profonda, un vero antidoto alle tendenze distruttrici di un’economia diventata idolo. capitralismo #religione #vita e pensiero #economia Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Dio a modo mio, intervista sulla fede

RICERCA Dio a modo mio, intervista sulla fede Centocinquanta ragazzi di tutta Italia, scelti dal campione del Rapporto Giovani, raccontano il loro rapporto con la fede a un gruppo di “ricercatori” coetanei . L’indagine qualitativa che ne è seguita è raccolta nel volume Dio a modo mio , curato da Paola Bignardi e Rita Bichi , nato da un approfondimento nell’ambito del Rapporto Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. Per permettere agli intervistati di parlare a proprio agio e senza filtri su un tema così privato l’Istituto Toniolo ha chiesto la collaborazione di alcuni studenti dell’Ateneo che hanno rivolto i quesiti dell’indagine ai loro coetanei. Annamaria Musillo (nella foto a lato) è una di loro: originaria di Matera, ex studentessa dell’Università Cattolica e collegiale del Paolo VI, laureata in Lingue e letterature straniere , ora vive a Roma e, appena concluso il Tfa, aspetta di diventare a tutti gli effetti insegnante di Spagnolo. Nel 2013 si è sviluppata un’ulteriore indagine qualitativa sul tema “Giovani e fede” che ha coinvolto 23 intervistatori di età compresa fra i 23 e i 30 anni e 150 intervistati distribuiti tra Nord, Centro e Sud Italia, tutti battezzati, tutti appartenenti a due fasce di età (19-21 anni e 27- 29 anni) . I 150 giovani hanno risposto a domande sul loro rapporto con la fede, le loro credenze e i loro atteggiamenti nei confronti della religione, sui loro ricordi del catechismo, raccontando la loro esperienza religiosa. Con questi 50 giovani è stato svolto un ulteriore approfondimento attraverso una seconda intervista, i cui risultati sono confluiti nel libro Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia appena edito da Vita e Pensiero (2015).

 

Julien Ries, torna l’homo religiosus

Il sacerdote belga, tra i maggiori studiosi viventi di antropologia religiosa, ha donato all’Ateneo del Sacro Cuore di Milano la sua biblioteca, la totalità dei suoi manoscritti, appunti e fogli relativi a corsi e, soprattutto, le corrispondenze che ha avuto con storici delle religioni di tutto il mondo. È una miniera straordinaria», sottolinea il rettore Lorenzo Ornaghi alla presentazione ufficiale dell’Archivio “Julien Ries” per l’antropologia simbolica, organizzata lo scorso 10 novembre dal Centro di Ateneo per la dottrina sociale della chiesa e da Jaca Book, la casa editrice italiana dell’ Opera Omnia dell'antropologo belga. Sono intervenuti Evandro Botto , direttore del Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa, Silvano Petrosino , direttore dell’Archivio “Julien Ries”, Natale Spineto , docente di Storia delle religioni all’Università degli Studi di Torino, e Sante Bagnoli , presidente della casa editrice. Ma perché l’archivio “Julien Ries” è così importante e rappresenta una fonte preziosa per gli studiosi? A rispondere è Natale Spineto, che con il sacerdote di Lovanio ha avuto la fortuna di lavorare, conoscendone a fondo l’opera e la biblioteca. Vi sono libri che rispecchiano i diversi settori di cui Ries si è occupato: dallo gnosticismo al manicheismo, dall’ebraismo all’induismo, dall’Iran antico alla Mesopotamia, più una parte filosofica e teologica. Si tratta, in sostanza, di una biblioteca sistematica, in cui un ricercatore potrà trovare ciò di cui ha bisogno per una solida ricerca di storia delle religioni. Ma anche un luogo che farà sì è che il patrimonio di Ries continui a vivere, soprattutto presso chi ha nutrito e nutre interesse nei confronti di una antropologia religiosa quale chiave interpretativa dei problemi della società odierna», conclude Spineto.

 

Religione e potere, binomio possibile

MILANO Religione e potere, binomio possibile L’ottavo seminario internazionale, organizzato dall’Archivio Julien Ries, ha affrontato un legame in cui l’opportunità diviene tentazione. Una lunga storia dove il rapporto è spesso ambivalente: positivo o negativo a seconda dell’uso che se ne fa. L’opportunità che diviene tentazione ” , in occasione dell’ottavo seminario internazionale del ciclo annuale organizzato dall’ Archivio “Julien Ries” per l’Antropologia simbolica , di cui è direttore. Il potere è spesso visto come ambiguo, malvagio - afferma Petrosino - ma in realtà ha la funzione di un pharmakon . Durante l’incontro è stata posta particolare attenzione all’analisi storica del potere religioso, grazie al contributo di Giovanni Codevilla , docente dell’Università degli Studi di Trieste ed esperto di storia delle relazioni tra Stato e Chiesa in Russia. L’esercizio del potere vaticano, dalla nomina di cardinali extra-europei all’opera del magistero, assumono senso soltanto nell’ottica del servizio cui è preposta la Chiesa universale: si tratta di una considerazione fondamentale per evitare di chiudere la Chiesa entro un recinto di valori e ideologie non negoziabili. In questo consiste la linea di Papa Francesco il quale, oggi più che mai, ribadisce l’importanza di “domandarsi circa le strade da percorrere”, come ribadito nel suo discorso ai vescovi di Washington, avvenuto nel settembre 2015.

 

In Egitto i nuovi assassini

I nuovi “assassini” sono un’altra cosa: schegge, prima di diventarlo materialmente, di un mondo in cui gli ordini del vecchio sono sostituiti da proclami e istruzioni reperibili nel web, veicoli di un potere distruttivo diffuso da un centro anonimo e sfuggente. L’attentato di Alessandria d’Egitto è avvenuto all’entrata della chiesa dove la massima autorità religiosa dei cristiani copti aveva appena terminato di celebrare messa. Esso esige azioni in qualche modo coordinate e prolungate di governi interessati a promuovere la pace , di apparati informativi leali , di leader religiosi capaci di discernimento , di università e sistemi di informazione in cui l’aspirazione alla comprensione delle ragioni dell’altro prevalga sulla polemica e sull’apologetica . docente di Storia del cristianesimo alla facoltà di Lettere e filosofia , direttore del dipartimento di Scienze religiose #religione #violenza #islam #copti #cristiani Facebook Twitter Send by mail Print CRISTIANI D’ORIENTE. Passato attraverso varie fasi, da Sadat a Mubarak, dai Fratelli musulmani ad Al-Sisi, il cristianesimo copto non ha mai goduto di particolare libertà: “Se non si può parlare di persecuzione, è appropriato parlare di discriminazione ”. “Le terre che oggi chiamiamo Siria, Iraq e Turchia orientale ospitavano centinaia di monasteri, centri di conoscenza e di erudizione che non avevano eguali nell’antico Occidente cristiano, nemmeno in Irlanda. Tutti articoli che danno un quadro ricco di informazioni storiche e attuali, drammatico ma non senza speranza della realtà dei cristiani, senza mai disperare della possibilità di un dialogo con i musulmani che abitano quelle terre, spesso luogo di convivenza nel corso delle varie epoche.

 

Cina-Vaticano, prove di dialogo

giugno 2017 di Elisa Giunipero * Tra le sfide di politica internazionale che oggi la Cina affronta, dopo quarant’anni dalla morte di Mao, c’è anche il rapporto con la Santa Sede. Dopo che monsignor Pietro Parolin, profondo conoscitore della situazione della Chiesa cinese, lasciò Roma nel 2009, i contatti tra Cina e Santa Sede ebbero una brusca interruzione ma tali contatti sono ripresi proprio grazie all’azione del cardinale Parolin, divenuto Segretario di Stato. Nella visione “poliedrica” del mondo di papa Francesco, la Cina non è più una periferia lontana su cui estendere gradualmente l’influenza del cristianesimo ma un luogo che può irradiare cultura e contribuire alla pace. Emblema dell’attuale strategia geopolitica cinese è l’imponente progetto di costruire una “Nuova Via della Seta” (Belt and Road Initiative), lanciato nel 2013, una sfida all’egemonia statunitense e un gigantesco programma di integrazione economica e di cooperazione culturale per riaffermare l’unità e centralità dell’Eurasia. Lungo tutta la storia della Chiesa cattolica in Cina c’è stato un grande sforzo di adattamento culturale al contesto locale e, dal punto di vista della Chiesa cattolica, il concetto di sinizzazione è stato concepito in termini culturali. In una Chiesa guidata da un Papa gesuita e latinoamericano per il quale non ci può essere evangelizzazione senza inculturazione, è oggi più che mai possibile affrontare in modo creativo nuove sfide di adattamento al contesto sociale e politico cinese. Docente di Storia della Cina contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore #cina #religione #papa #chiesa Facebook Twitter Send by mail Print QUARANT’ANNI DOPO MAO Una riflessione a più voci sulle attuali politiche interne e internazionali del governo cinese.

 

Se il capitalismo diventa un idolo

Occorre mettere a disposizione della gente il tempo, dato che è nel tempo che si realizzano i piaceri decisivi della vita». Con queste parole il direttore di “ Avvenire ” Marco Tarquinio , ha spiegato che capitalismo e sacro sono due cose diverse, introducendo la presentazione del libro dell’economista marchigiano Luigino Bruni, di cui ha elogiato “l’impegno etico” nel produrre ponderati articoli economici per il quotidiano cattolico. Bruni, docente di Economia politica alla Lumsa, ha appena dato alle stampe con Vita e Pensiero , in coedizione con “Avvenire”, il volume Il capitalismo e il sacro . Sul concetto degli “assorbitori che tolgono tempo alla vita” si è soffermato Corrado Passera , Ceo di Banca Illimity , che ha stigmatizzato l’idea che la somma degli egoismi individuali porti al bene comune. Difendere la famiglia, l’impresa, il fare utili, è lecito, ma quando si parla di responsabilità sociale bisogna fare un salto su altri valori, perché il bene comune non è contrapposizione di interessi». L’impresa non è un inferno, non è sfruttamento, ma è un modo bello per esprimere le capacità dell’uomo, non solo dono ma anche scambio. Ma di fronte a un’economia diventata idolo, ha controbattuto Luigino Bruni, ci sono valori che possono creare un bilanciamento del sistema come misericordia, dono, gratuità, e l’impresa intesa come “azione collettiva generativa”.

 

Migrazioni, il ruolo della religione

ricerca Migrazioni, il ruolo della religione Presentato al Senato, alla presenza del presidente della Cei Gualtiero Bassetti e del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese , uno studio dell’Ateneo che apre a nuovi approcci nella governance dei fenomeni migratori 22 gennaio 2020 Migrazioni e appartenenza religiosa. È il tema della ricerca che è stata presentata lo scorso 22 gennaio al Senato dal rettore Franco Anelli , alla presenza del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti , e del ministro dell’Interno, prefetto Luciana Lamorgese . From the periphery to the core, for a new humanism ” è uno studio inedito e multidisciplinare che l’Ateneo ha condotto nell’arco di tre anni, foriero di nuovi approcci alla governance dei fenomeni migratori. Lo studio ha confermato le ipotesi iniziali: al di là della sua straordinaria complessità e di investimenti di ricerca ancora insufficienti, vi è un pregiudizio ideologico che impedisce di cogliere adeguatamente il ruolo della religione nei processi migratori e di integrazione. L’identità religiosa è una fonte di resistenza e resilienza, ma è anche ciò che conferisce significato alla decisione di migrare, specie per chi ha sperimentato solo dopo la migrazione un contesto di libertà religiosa. Tuttavia, l’identità religiosa dei migranti deve spesso scontrarsi con le visioni stereotipate che aleggiano nell’opinione pubblica, sia nel caso dei migranti musulmani, sia in quello dei migranti cristiani, che sperimentano con sofferenza e amarezza la scarsa familiarità degli italiani nei riguardi di tradizioni religiose diverse da quella romano cattolica. Ciò chiama in causa sia l’esigenza di alfabetizzazione religiosa, ma anche quella di riacquistare un legame con la sua dimensione trascendente, con la religione “vissuta” e non meramente ridotta alla sua dimensione culturale, facendo dell’immigrazione una sfida profetica per una società che afferma di fondarsi su radici cristiane.

 

Dal Concilio alle sfide della contemporaneità

Il Dipartimento costituisce un elemento portante e significativo dell’Università Cattolica» afferma il preside della facoltà di Lettere e filosofia Angelo Bianchi , dopo i saluti del direttore Marco Rizzi , in occasione del convegno del Cinquantesimo. Al termine del Concilio Vaticano II, nel 1965, il rettore Ezio Franceschini in un celebre discorso legò la storia dell’Università Cattolica alla storia della chiesa. Chi realizzò questo progetto fu il rettore Giuseppe Lazzati e, tra i primi frutti del cambiamento conciliare, ci fu proprio l’istituzione del Dipartimento di Scienze Religiose che rappresentava una novità e una scelta coraggiosa per vari motivi. Inoltre consente di cogliere il senso di Università Cattolica, attualizzato e aggiornato, di comprendere l’utilità dell’Università Cattolica oggi, il suo compito, la sua declinazione con altre realtà e istituzioni per ripensare e attualizzare il ruolo di docenti e studenti all’interno della società italiana e della chiesa». Secondo il professor Franco Pizzolato «il compito della Cattolica, previsto da padre Gemelli, sulla scia del Concilio Vaticano I, teso a coniugare scienza e fede, aveva raggiunto il suo scopo con l’accreditamento della Cattolica nel mondo scientifico. Nel suo intervento il rettore Franco Anelli richiama il fondatore padre Gemelli, attento e acuto osservatore del mondo accademico-scientifico internazionale, al quale si deve l’istituzione della prima cattedra in Italia di “Letteratura cristiana antica”. Riprendendo il magistero di papa Francesco cita il concetto di “teologia in uscita”, cioè del pensiero teologico «che si unisce con la storia e si immerge nei vari contesti culturali, che si confronta con le realtà di frontiera, dove forti sono le istanze di riscatto e di giustizia».

 

Il segno delle chiese vuote, ebook gratuito

Tolentino Mendonça , la casa editrice Vita e Pensiero mette a disposizione un nuovo ebook gratuito scritto per questo tempo, un invito a un nuovo cristianesimo: Il segno delle chiese vuote del praghese Tomáš Halík . Ordinato clandestinamente prete durante il regime comunista, Halík ha ricevuto numerosi premi per il suo impegno a favore del dialogo interreligioso, dei diritti umani, della libertà spirituale, tra cui nel 2014 il prestigioso Templeton Prize, il "Nobel" per la religione. di Tomáš Halík L’anno scorso, prima di Pasqua, la cattedrale di Notre-Dame a Parigi è andata in fiamme; quest’anno, in Quaresima, in centinaia di migliaia di chiese di diversi continenti, nonché in sinagoghe e moschee, non si svolgono funzioni. Non posso però fare a meno di chiedermi se questo tempo di chiese vuote e chiuse non rappresenti una sorta di monito per ciò che potrebbe accadere in un futuro non molto lontano: fra pochi anni esse potrebbero apparire così in gran parte del nostro mondo. Non vedo come un rimedio veloce sotto forma di artificiali surrogati, quale ad esempio la trasmissione delle messe in televisione, possa essere una buona soluzione in questo momento in cui il culto pubblico è sospeso. Forse dovremmo invece mettere alla prova la verità delle parole di Gesù: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Quelle isole di spiritualità e dialogo potrebbero essere la fonte di una forza capace di guarire un mondo malato.

 

Religioni e migrazioni, dalla ricerca una proposta per la politica

Ricerca Religioni e migrazioni, dalla ricerca una proposta per la politica Lo studio diretto dalla professoressa Laura Zanfrini sarà presentato venerdì 25 settembre al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede. Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale; S. E. Mons. Durante il Convegno verrà presentata la ricerca “ Migrazioni e appartenenze religiose ”, promossa dall’Università Cattolica e realizzata da una équipe multidisciplinare di esperti. Nonostante la drammatica diffusione, a livello globale, di discriminazioni, persecuzioni e conflitti di origine religiosa, sia i dati ufficiali che la letteratura accademica tendono a sottovalutare il loro ruolo nella genesi delle migrazioni contemporanee. La presentazione dello studio sarà affidata al direttore scientifico della ricerca, Laura Zanfrini , ordinario di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica in Università Cattolica, e a Padre Fabio Baggio , Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Jean-Claude Hollerich , Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (COMECE); Chiara Cardoletti-Carroll , Rappresentante Regionale UNHCR per il Sud Europa; Laurence Hart , Direttore dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni; S. E. Mons. Al Convegno seguirà, nelle settimane successive, un ciclo di Webinar dedicati all’approfondimento di aspetti specifici, attraverso l’intervento dei diversi ricercatori coinvolti nello studio - sociologi, filosofi, psicologi, giuristi, politologi, teologi - svolto tra Italia e Medio Oriente nel triennio 2016-2018.

 

La religione dei migranti sfida l’Europa

Sono i concetti-chiave della ricerca multidisciplinare Migrazioni e Appartenenze Religiose che ha coinvolto una trentina di ricercatori – tra sociologi, filosofi, psicologi, giuristi, politologi, teologi – impegnati per un triennio. La ricerca è stata presentata venerdì 25 settembre nell’ambito del convegno “La religione del migrante come sfida per la società e per la chiesa”, promosso dall’Università Cattolica in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana. Affinché si dispieghi il potenziale positivo della religione i ricercatori individuano alcune condizioni che chiamano in causa la responsabilità delle autorità di governo, del sistema di accoglienza, della scuola e delle stesse organizzazioni religiose. Se è vero che la religione può rappresentare un fattore di distinzione, e talvolta di contrapposizione, è vero anche che può fungere da elemento aggregante, di dialogo e di cooperazione nella costruzione delle comunità» ha osservato monsignor Stefano Russo , segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Non a caso «la ricerca dimostra ampiamente che ci troviamo di fronte a un pregiudizio ideologico che impedisce di cogliere adeguatamente il ruolo della religione nei processi migratori e di integrazione». La storia dei grandi flussi migratori ci insegna che questo elemento, insieme ai suoi simboli e ai suoi valori, costituisce non solo un bene prezioso ma anche un ponte, un potente strumento che facilita percorsi di comprensione, di integrazione e di inclusione sociale». Un’apertura che porta a una collaborazione e che fa iniziare una «situazione nuova di speranza» considerando che oltre i numeri ci sono le storie delle persone che migrano.

 

La religione dei migranti nell’Europa post-secolarizzata

Il primo webinar si tiene oggi, giovedì 15 ottobre 2020, alle 16 ed è dedicato alla Religione dei migranti e rifugiati nell’Europa post-secolarizzata . L'evento si potrà seguire da questo link #migranti #religione #ricerca #migrazioni Facebook Twitter Send by mail Print.

 

Migrazioni, no a una lettura emergenziale

Secondo una ricerca d’Ateneo è priva di fondamento l’ipotetica minaccia all’identità delle nazioni europee, basata sull’illusione di una omogeneità linguistica e culturale by Bianca Martinelli | 22 ottobre 2020 I fenomeni migratori sono una realtà del nostro tempo ma sono spesso affrontati in modo troppo semplificativo. La ricerca ha permesso di comprendere il ruolo che la religione ha nella nostra società e a livello dell’identità espressa tanto nelle politiche migratorie quanto nella sfera pubblica» fa notare la coordinatrice dello studio e docente di sociologia delle migrazioni Laura Zanfrini . Il pluralismo religioso, infatti, fa parte di una narrazione che valorizza sì il potenziale generativo in termini di arricchimento generato dal confronto ma mette anche in discussione le basi della nostra società e il dato identitario delle nazioni europee, a oggi basato sull’illusione di una omogeneità linguistica e culturale. La realtà è che ancora troppo spesso luoghi di culto come le moschee sono collocati in aree marginali e di periferia, contribuendo così ad alimentare stereotipi e la percezione delle religioni come qualcosa di ostile o folkloristico quando invece sono un aspetto strategico su cui lavorare». Se guardiamo il tema delle migrazioni e della libertà religiosa da punto di vista del diritto internazionale possiamo dire che «il concetto di persecuzione religiosa è uno dei maggiori fattori di spinta del fenomeno migratorio». Le forme di protezione giuridica di cui possono godere queste persone discendono da obblighi di carattere internazionale e lo status maggiormente richiesto è quello di rifugiato politico, il che presuppone un atto persecutorio che lede i diritti di dignità o la libertà di culto della persona». Un sintomo di questa inadeguatezza è la sostanziale sottovalutazione della rilevanza della dimensione esperienziale che le appartenenze religiose rivestono» spiega Paolo Gomarasca , docente di Filosofia morale che nella ricerca di Ateneo si è occupato di delineare il tema dell’etica dell’ospitalità nell’Europa post-secolarizzata.

 

Migrazioni, le ragioni di chi rischia

Flussi migratori Migrazioni, le ragioni di chi rischia La religione non è l’unico push factor dietro alle scelte dei migranti. Già perché, per determinare route causes e i push factor dei fenomeni migratori, occorre tenere conto della complessità del quadro generale dei contesti locali, delle contingenze legate alla geografia politica e religiosa dei luoghi e non, ultimo, alla condizione economica del singolo e della comunità. Sono alcuni dei concetti chiave espressi nel webinar Appartenenze religiose e percorsi migratori , secondo appuntamento di un ciclo di quattro incontri che hanno come obiettivo quello di illustrare i molteplici aspetti che compongono la ricerca “Migrazioni e appartenenze religiose”, finanziata e realizzata dall’Università Cattolica. Non è propriamente un atto persecutorio, ma rende bene l’idea di come la religione venga piegata per scopi altri, mettendo così le popolazioni nella condizione di doversene andare» fa notare Maggiolini. della nostra Costituzione sancisce di poter esercitare la propria religione collettivamente o individualmente, di poterla cambiare così come di non essere credenti, oltre che di farne uso propagandistico purché le azioni non costituiscano un attentato al buon costume. A ciò si aggiunga come spesso gli atti persecutori avvengano in famiglia - pensiamo ad esempio alla persecuzioni causate dall’orientamento sessuale nei confronti degli omosessuali o di donne tacciate di stregoneria per la loro condotta - per comprendere la natura vasta ed eterogenea della casistica esaminata. Se il modus operandi unanime e consolidato è quello di erogare aiuto ed assistenza a chiunque in modo indiscriminato, il paradosso risiede nel fatto che così facendo viene limitata la possibilità di andare alla radice delle motivazioni che hanno spinto il migrante a migrare.

 

La necessità di ripensare il rapporto tra Europa e religione

TERRORISMO La necessità di ripensare il rapporto tra Europa e religione Non c’è una battaglia fra cristiani e musulmani, o fra l’Austria e i migranti, ma una lotta fra le molte persone che credono nella pace e alcuni che auspicano la guerra. L'intervento della prof.ssa Laura Zanfrini su La Stampa 04 novembre 2020 A distanza di pochi giorni dall' attentato di Nizza il terrorismo è tornato a colpire attaccando il centro di Vienna in un assalto coordinato che dalla sinagoga della capitale austriaca si è esteso per i locali del centro cittadino. Su La Stampa la riflessione della professoressa Laura Zanfrini in cui si ricorda che è necessario essere consapevoli che una società coesa e autenticamente democratica non è un esito scontato, bensì un traguardo da costruire attraverso provvedimenti concreti. di Laura Zanfrini * Quella europea è la storia di lunghe e sanguinose “guerre di religione”. Analogamente, in molti paesi la religione è oggi ragione di conflitto, persecuzione e discriminazione; strumento di potere e controllo sociale; pretesto per preservare i privilegi dei gruppi dominanti; veicolo d’omologazione culturale; espediente per sovvertire la convivenza e imporre regimi autoritari o progetti politici criminali. A volte schegge impazzite, lupi solitari o membri delle reti terroristiche internazionali, “simpatizzanti” dei folli progetti politici dell’Isis – come nel caso che ha sconvolto l’Austria in queste ore –, artefici di attentati vili ed efferati al grido Allahu akbar: questo sì un atto di blasfemia verso i fedeli musulmani. Continua a leggere su La Stampa * docente di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

La fuga davanti a Dio

Da sempre interessato alla filosofia, decise di chiudere con la medicina e di trasferirsi in Ticino per vivere come libero scrittore, a contatto con la natura, prendendosi cura della moglie malata. Pubblicato nel 1934, in piena epoca nazista (e ripubblicato da poco da Vita e Pensiero), La fuga davanti a Dio descrive con toni quasi apocalittici tutti i pericoli della società tecnocratica e la sua implicita tendenza verso la dittatura. Eppure, anche in questo fuggire continuo, in questo continuo rincorrere la possibilità non ancora esplorata, rimane un luogo in cui ancora è possibile la contemplazione, un luogo in cui 'stare'. L’amore» scrive Picard «è ciò che generalmente trattiene l’uomo dal mettersi in moto per la fuga. Hermann Hesse in una recensione coeva dell’opera, interamente riportata nel volume, ne ha scritto: «è un libro da veggente, la sua immagine di una fuga davanti a Dio non è metafora ma visione, è un'opera tremenda e al tempo stesso consolante ». L'autore» scrive ancora Hesse «legge i lineamenti del mondo della fuga nel volto dell’epoca, un mondo in cui è stata cancellata l’impronta delle idee e quindi privo di immagine (bildlos), ma dimentico anche del silenzio come pure della parola, entrambi stritolati fino all’annientamento dal brusio verbale. Un mondo dunque, senza profondità e che difetta di presenza, di interezza, durata e amore».

 

La migrazione è un fenomeno familiare

Secondo padre Marco Vianelli , direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Famiglia della Cei, «l’inverno demografico che sta investendo l’occidente renderà più difficile costruire una collettività che tenga conto delle diversità: un figlio, che fatica a sentirsi “fratello”, incide notevolmente sulla società». Questo ha a che fare coi diversi livelli d’interpretazione della Shari’a, la legge rivelata da Dio, che ammette l’interferenza del fattore religioso all’interno della sfera pubblica e delle leggi che regolano lo status personale». Oltre alla parità di genere anche i fattori generazionali incidono, e non poco, sui processi di integrazione connessi alla trasmissione e assimilazione di valori tra cui quelli religiosi, anche se spesso, nelle società maggiormente improntate alla secolarizzazione come quella occidentale, il tema rimane sullo sfondo. Eppure l’età degli individui nel momento della migrazione è determinante: se si è adulti migranti il grado di formazione della personalità è completo, mentre i minori possono essere inseriti nel sistema scolastico del Paese d’accoglienza. L’assimilazione è spesso segmentata: può essere consonante in quei casi in cui genitori e figli si acculturano con la stessa velocità, ma il più delle volte è dissonante, per via della maggiore propensione delle giovani generazioni ad adottare lingua, usi e costumi del Paese ospitante». I mariti sono in Italia mediamente da 20 anni, le donne mediamente da 15, in tutti i componenti della famiglia emerge forte il sentimento di fatica e la tristezza del distacco dalla terra madre, il ché porta ad una negoziazione all’interno della coppia e della famiglia». Si tratta di un dato in linea con gli studi internazionali di settore, eppure sorprende riscontrare un tale livello di orgoglio e rispetto per le proprie radici in ragazzi in una fascia d’età generalmente caratterizzata da fragilità dal punto di vista identitario».

 
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