Giornalismo d’inchiesta, storytelling giornalistico e web, internazionalizzazione e una preparazione che consenta di saper leggere e prevedere, per quanto possibile, le trasformazioni che riguardano la professione: questi i punti di forza di un’esperienza che permettono ai partecipanti al master biennale di primo livello in Giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale dell’Università Cattolica di conseguire un traguardo importante per la propria carriera.

Il master, alla cui selezione ci si può iscrivere dal 3 agosto 2019, è l’erede di quella che fu la Scuola di Comunicazioni Sociali, una fra le più antiche in Italia, oggi diretta dal professor Marco Lombardi con il giornalista d’inchiesta Matteo Scanni (già vincitore dei premi Alpi e Siani e oggi presidente del DIG Award - Documentari Inchieste Giornalismi) come direttore delle testate, dentro l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (Almed). 

È una scuola che ha cambiato pelle alla fine degli anni Novanta, quando è diventata master, affiancando al praticantato giornalistico convenzionato con l’Ordine professionale nazionale il percorso di specializzazione post laurea del nuovo ordinamento universitario. Così, chi completa il corso di studi ottiene sia il titolo accademico che l’accesso all’esame di Stato a Roma per diventare giornalista professionista. E una delle chiavi della didattica della scuola è quella di fornire gli strumenti più adatti per sviluppare giornalisti d’inchiesta e d’inchiesta video e televisiva.

Molti di loro, oggi, lavorano come autori o inviati in programmi della televisione nazionale e di tivù private, come La 7 e Mediaset. Quasi un esercito di ex allievi della Cattolica ha vinto il concorso Rai bandito nel 2015. Tra i 100 giornalisti vincitori, ben dieci sono ex della Cattolica, tra cui il primo classificato, Giacomo Segantini, oggi al Tg1, dopo diversi anni come redattore all’estero per Euronews. 

Ma ci sono anche coloro che hanno fatto strada nelle agenzie e nella carta stampata: all’Ansa o a Repubblica; alla Gazzetta dello Sport al Sole 24 Ore o ad Avvenire. C’è chi ha scoperto nuove tecniche del giornalismo e ne ha fatto un atout professionale, dedicandosi al data journalism  a  Wired o a IRPI, sviluppando con questo strumento inchieste che sono state pubblicate anche all’estero. Per chi poi pensasse che non è sostenibile esercitare questo lavoro da battitori liberi, da freelance, tra l’Italia e il mondo, molti ex allievi del master hanno dimostrato il contrario: c’è chi lavora all’agenzia Agi in Cina, chi ha scelto la vita da freelance ed è uno degli editori di una editrice che produce inchieste in forma di e-book. O come Laura Silvia Battaglia (biennio 2005-2006) che alterna l’attività di insegnamento nella scuola di giornalismo di cui è stata allieva, con corrispondenze di guerra per media inglesi, turchi, svizzeri e libanesi da Paesi del Medio Oriente come Iraq e Yemen.